Sigma SD Quattro: impressioni

1000-sigma-sd-quattro-1_1470216066Sigma è stata sempre tradizionalmente una produttrice di obiettivi fotografici. Ha iniziato a produrre fotocamere digitali nel 2002 dopo un incontro fortuito alla Photokina del 2000 tra il suo fondatore Michihiro Yamaki e l’inventore del sensore Foveon e fondatore dell’omonima società, Carver Mead ricercatore presso il Caltech nella Silicon Valley. Yamaki riconobbe il valore della tecnologia di questo nuovo sensore e decise di collaborare con la Foveon per produrre fotocamere digitali. Il primo prodotto fu la reflex SD9. In seguito nel 2008 Sigma acquisì Foveon e grazie anche alle ricerche ed ai perfezionamenti apportati da Dick Merrill e Dick Lyon continuò a perfezionare il sensore Foveon, denominato X3.Tutte le fotocamere digitali, tranne le Sigma, utilizzano un sensore cosiddetto Bayer con un solo strato di diodi sensibili alla luce. Per poter riprodurre i colori ai diodi sono anteposti dei filtri colorati con uno schema ripetitivo di quattro pixel, uno con un filtro blu, uno rosso e due verdi in diagonale. Quindi si avranno il 25 % dei pixel sensibili alla luce blu, il 25 % a quella rossa e il 50 % a quella verde. Questo perchè l’occhio umano è più sensibile al verde che al rosso o al blu ed è quindi opportuno riprodurre meglio le sue tonalità. Le informazioni registrate dalla macchina e contenute nei file raw quindi non contengono l’informazione colore completa per ciascun pixel. Per ottenere e riprodurre i veri colori l’elaboratore della macchina o quello del computer, se si salva in raw e si converte dopo, devono effettuare un’operazione di interpolazione, usando le informazioni di colore dei pixel vicini per ottenere l’informazione completa per ciascun pixel. Questa operazione è chiamata “demosaicizzazione”. Ciò comporta un’imprecisa informazione colore, sopratutto per la gradazione tonale, ed una perdita di risoluzione: in pratica con un sensore di tipo Bayer si raggiunge al massimo il 70% della risoluzione nominale del sensore, ma spesso meno.
Il sensore Foveon ha invece tre strati di silicio, diodi, sensibili alla luce, sfruttando il fatto che le onde luminose penetrano più o meno in profondità negli strati in funzione della loro lunghezza d’onda. Di conseguenza il primo strato è sensibile al blu che ha una lunghezza d’onda minore, il secondo al verde ed il terzo al rosso, il colore con lunghezza d’onda maggiore. In questo modo ciascun pixel riceve un’informazione colore completa, quindi non è necessaria un’interpolazione ed i colori sono più precisi e puri. La risoluzione inoltre è quella nominale. In più questo sensore non richiede un filtro antialias ed è meno soggetto all’effetto moirè.
L’ultima versione di questo sensore, la X3 Quattro, si differenzia dalle precedenti in quanto il rapporto dei pixel negli strati sensibili al rosso,verde e blu è rispettivamente di 1:1:4. Il primo strato sensibile al blu, con circa 20 Mpx per la versione APS, cattura anche l’informazione relativa alla luminanza, cioè alla risoluzione ed al colore blu, il secondo, da 4,9 Mpx solo quella relativa al colore verde ed il terzo, sempre da 4,9 Mpx, solo quella del colore rosso. In questo modo si combinano insieme un’ottima risoluzione ed un’ottima riproduzione dei colori, diminuendo contemporaneamente il rumore alle alte sensibilità che è un po’ il difetto di questi sensori.

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Quest’ultima versione del sensore Foveon è stata inizialmente utilizzata per la serie di compatte DPx Quattro che comprende quattro modelli con obiettivi a focale fissa di differente lunghezza.
Ad inizio di quest’anno Sigma l’ha utilizzato per una nuova serie di fotocamere mirrorless le SD Quattro.
Si tratta di due modelli di mirrorless che si differenziano esclusivamente per le dimensioni del sensore: la SD Quattro ha un sensore uguale alle compatte di dimensioni APS-C (23,5×15,6 mm), mentre la SD Quattro H ne ha uno un po’ più grande di dimensioni APS-H (26,6×17,9 mm).

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Il numero di pixel di questi sensori è stato spesso oggetto di incertezze e di controversie. Sigma tende a dichiarare il numero di pixel totale comprendendo i tre strati di diodi ed in questo caso si avrebbero 29 Mpx per il sensore APS-C e 38 Mpx per quello APS-H, oppure a dichiarare il numero di pixel equivalente per un sensore Bayer che raggiunga la risoluzione del suo Foveon e in questo caso dichiara 39 e 51 Mpx che sono poi le risoluzioni massime a cui possono essere salvate le immagini, prodotte però tramite un’interpolazione.
Io preferisco considerare la risoluzione del primo strato, quello sensibile al blu, che fornisce prevalentemente anche l’informazione di luminanza, cioè i dettagli dell’immagine: contando così si hanno 19 Mpx per il sensore APS-C e 25,5 per l’APS-H. E sono queste le risoluzioni a cui normalmente sono salvate le foto delle due SD Quattro.

Le principali caratteristiche delle SD Quattro sono:

– sensore Foveon APS-C (23,5×15,6 mm) con 19 Mpx nel primo strato e 29 totali per la SD Quattro e APS-H (26,6×17,9 mm) con 25,5 Mpx nel primo strato e 38 totali per la SD Quattro H
– dimensione massima delle foto 39 Mpx per l’APS-C e 51 Mpx per l’APS-H
– fattore moltiplicativo 1,5x per l’APS-C e 1,3x per l’APS-H
– due elaboratori d’immagine TRUE III
– sensibilità da 100 a 6400 Iso
– possibilità di rimuovere il filtro infrarosso
– innesto obiettivi Sigma SA
– mirino elettronico con 2,36 Mpx, copertura del 100 % e ingrandimento 0,73x
– schermo fisso da 3″ con 1,62 Mpx”
– autofocus ibrido a rilevamento di fase e di contrasto con 9 punti AF
– otturatore con tempi da 30 secondi a 1/4000
– esposizione programmata, a priorità di tempi, diaframmi e manuale
– non ha un flash integrato, ma la slitta per uno esterno
– velocità di raffica di 3,6 fg/s
– non riprende video
– schede di memoria SD/SDHC/SDXC
– batteria agli ioni di litio
– corpo in lega di magnesio protetto da polvere ed acqua
– dimensioni 147x95x91 mm
– peso 625 grammi

La SD Quattro costa  circa 1.050 € con l’obiettivo Sigma 30 mm f/1,4 DC HSM, ma è molto difficile da trovare.

Ho effettuato un breve prova pratica della SD Quattro durante la Photokina.
Queste mirrorless sono abbastanza grandi in rapporto alle dimensioni del sensore ed hanno anche una forma un po’ strana. Infatti la parte inferiore, cioè il fondello, non è piana, come in tutte le fotocamere, ma è svasata dalla parte dell’impugnatura. Inoltre avendo Sigma mantenuto l’innesto obiettivi delle sue reflex SD, l’innesto obiettivi deve essere distanziato dal sensore come se ci fosse lo specchio, per mantenere il corretto tiraggio delle ottiche. Questo comporta una sporgenza cilindrica sul frontale per supportare il bocchettone d’innesto.

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E’ grande quanto o più di una reflex APS e sicuramente di più di una mirrorless dello stesso formato.

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Sigma SD Quattro – Fujifilm X-Pro2
Sigma SD Quattro - Fujifilm X-Pro2
Sigma SD Quattro – Fujifilm X-Pro2
Sigma SD Quattro - Nikon D3400
Sigma SD Quattro – Nikon D3400
Sigma SD Quattro - Nikon D3400
Sigma SD Quattro – Nikon D3400
Sigma SD Quattro -Sony A6500
Sigma SD Quattro -Sony A6500
Sigma SD Quattro -Sony A6500
Sigma SD Quattro -Sony A6500

Il corpo è molto ben costruito e finito. I comandi sono prevalentemente concentrati sul dorso e sono abbastanza intuitivi, anche se numerosi. Sulla calotta restano, oltre al pulsante di scatto sull’impugnatura, le due ghiere di regolazione, il pulsante per il richiamo del menu rapido e quello di blocco. L’interruttore d’accensione è stranamente sul fianco sinistro dell’innesto obiettivi. E’ una forma un po’ strana e diversa dall’usuale, ma tutto sommato pratica.
Il mirino, piuttosto sporgente dal corpo, è ampio e offre una visione nitida e luminosa. Anche lo schermo è molto nitido in virtù dell’elevato numero di pixel.

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Ho effettuato un po’ di scatti con la SD Quattro dotata dell’obiettivo Sigma 50 mm f/1,4 Art, uno dei migliri 50 mm disponibili, che su questa fotocamera equivale ad un 75 mm. Purtroppo ho potuto scattare solo presso lo stand Sigma, mentre mi sarebbe piaciuto riprendere delle foto in esterni alla luce del sole per valutare meglio la resa dei colori. Ho scattato a tutte le sensibilità da 100 a 6400 Iso.
Le foto sono state salvate in jpeg e in raw alla risoluzione corrispondente allo strato superiore blu del sensore, circa 19 Mpx, ma sarebbe possibile salvarle anche ad una dimensione superiore, corrispondente a circa 39 Mpx.

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Per convertire le foto raw è necessario usare Sigma PhotoPro 6, scaricabile gratuitamente dal sito Sigma. con cui ho effettuato la conversione regolando al minimo la riduzione di rumore.

Le foto raw convertite in jpeg sono però molto simili a quelle jpeg prodotte direttamente dalla fotocamera, ma comunque pubblico quelle da raw.
Alla sensibilità più bassa, 100 Iso, ma anche a 200 la nitidezza è molto elevata ed effettivamente si vede che questo sensore, in combinazione con un obiettivo di alta qualità, offre qualcosa in più (guardare le foto 1 e 2). Aumentando la sensibilità si nota una progressiva perdita di nitidezza, leggera, ma visibile, a 400 Iso e più forte alle sensibilità più alte. Comunque le foto fino a 400 Iso rimangono molto dettagliate con un’eccellente tridimensionalità. A 800 Iso si comincia a vedere il rumore, niente di preoccupante, ma la nitidezza diminuisce. Il rumore è ancora discretamente controllato a 1600 Iso, a prezzo però della nitidezza, e questa può essere considerata la sensibilità limite per questa macchina. Oltre si ha un aumento esagerato del rumore, con la formazione di bande orizzontali, perdita di nitidezza e soprattutto viraggio dei colori a causa della perdita parziale del rosso che fa virare verso il blu-verde l’intera foto.
L’autofocus, per quello che ho potuto sperimentare con i soggetti statici, è abbastanza veloce e preciso nonostante abbia solo 9 punti AF.
In conclusione la SD Quattro è una fotocamera molto particolare, adatta a paesaggi, ritratti, macro, nature morte e qualsiasi tipo di foto in cui predomini il colore, basta che la luce sia adeguata e non costringa a superare i 400 Iso di sensibilità. Mi è piaciuta molto la tridimensionalità che dona alle foto, questo anche merito dell’eccellente Sigma 50 mm f/1,4.
Mi dispiace purtroppo di non averla potuta provare in esterni per valutare bene la sua resa dei colori in confronto con le altre fotocamere. Spero in una sua prova completa a breve.

Sarebbe bello che questo sensore, dalle grandi qualità anche se attualmente con alcuni limiti, venisse ulteriormente sviluppato. Sigma però è una piccola casa che si dedica prevalentemente agli obiettivi e le sue risorse, per quanto buone, sono limitate. Purtroppo nessuno degli altri grandi produttori di sensori, Canon, Panasonic, Samsung, Sony, si è mai interessato a questo sensore ed aisuoi sviluppi, preferendo dedicarsi ai sensori Bayer nonostante i loro limiti. Resta solo da sperare che ormai, visto che si è arrivati vicino ai limiti dello sviluppo per questi sensori, qualcuno inizi ad interessarsi al Foveon.

 

2 pensieri su “Sigma SD Quattro: impressioni”

  1. Per chi ha bisogno della valorizzazione estrema del dettaglio sembra essere un’ottima proposta, ad un prezzo direi competitivo, sarebbe interessante un confronto con altre APS-C accoppiate ad obiettivi di qualità. Ciao.

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  2. va lodata l’ostinazione con cui Sigma si dedica al continui miglioramento di questo particolarissimo sensore, che andrebbe protetto dall’Unesco visto che è l’unico che esce dalla convenzionalità del Bayer; è indubbio che con maggiori capitali da investire anche il suo sviluppo sarebbe più rapido. Permane un peccato che ormai si può definire originale: la mancanza dello stabilizzatore sul sensore, che sarebbe indispensabile per un migliore sfruttamento delle basse sensibilità, dove il Foveon dà il meglio di sé.

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