Fotografare il paesaggio: III parte

In questo terzo ed ultimo articolo sulla foto di paesaggio parlerò di come regolare l’esposizione e di come procedere in casi in cui si vogliono ottenere effetti particolari per evidenziare il movimento dell’acqua e per regolare opportunamente la profondità di campo.
Si tratta di indicazioni tecniche, ma partendo da un punto di vista diverso di quello seguito da alcuni corsi e manuali, che prevedono di solito di fare tutto manualmente dedicando la maggior parte del tempo disponibile per scattare le foto a questi aspetti.
La cosa più importante e principale da fare resta sempre il controllo della luce, della composizione, dell’inquadratura e della semplificazione come illustrato nel primo articolo Fotografare il paesaggio: I. Nel secondo articolo Fotografare il paesaggio II parte  invece erano indicate le fotocamere e gli obiettivi più indicati per questo tipo di foto.

Sull’esposizione per le foto di paesaggio sono state scritte fiumi di parole, libri e trattati. Negli anni 30 del secolo scorso il famoso fotografo paesaggista Ansel Adams inventò un suo metodo per l’esposizione di queste foto conosciuto come “Sistema zonale”. Non ho ovviamente intenzione di illustrare questo metodo, la cui descrizione si può trovare ampiamente in rete, in particolare su Wikipedia .
Questo siatema era particolarmente adatto alle foto su pellicola e particolarmente a quelle in bianconero, anche se può essere usato sia per le foto digitali che per quelle a colori, ma con minore successo secondo me.
E’ però un sistema complicato che richiede notevole studio e notevole tempo per la sua applicazione. E’ vero che per le foto di paesaggio il tempo sembrerebbe di solito non essere un problema, ma in realtà non è sempre così. In certi casi la luminosità della scena può mutare molto rapidamente ed è necessario scattare subito, in altri casi si ha poco tempo durante i propri giri turistici.
Certo se si ha, come Adams, il tempo di studiare i propri soggetti e le proprie inquadrature per giorni, mesi e in qualche caso anni, sapendo per ciascuna qual’è la stagione migliore per fotografareli, il giorno e l’ora migliore, allora si può avere anche il tempo per applicare il suo sitema.
Il sistema presuppone inoltre una gamma dinamica disponibile, pellicola o sensore che sia, di almeno 12 stop o EV, cosa che non è possibile con la maggior parte dei sensori elettronici attualmente in uso sulle fotocamere a meno di non disporre di una medio formato. Con la pellicola questa gamma dinamica era ugualemnte raggiungibile solo con le fotocamere di grande formato, 9×12 cm o più, a lastre o pellicole piane, ma non certo con le 35 mm. Inoltre era necessario fare misure accurate con un esposimetro spot di ben precisi punti dell’inquadratura.
Per la maggior parte dei fotografi però questo non è possibile.
Poi si deve anche considerare che tutto il tempo dedicato alla valutazione e la scelta dell’esposizione, magari in manuale, è sottratto allo studio ed alla realizzazione della composizione e dell’inquadratura.
A questo punto è bene procedere in modo diverso. Molti indicano l’esposizine manuale,, ma in base a che cosa? Come ho spiegato nell’articolo “Regolazione automatica o manuale ?!?” l’esposizione veramente manuale non esiste, è un’illusione e quello che si dice “esposizione manuale” in realtà fa solo perdere tempo e non è assolutamente manuale. Ci si basa sempre su una lettura esposimetrica, di solito quella della fotocamera perchè quasi nessuno oggi dispone di un esposimetro separato e ancor meno uno a luce incidente, che eventualmente sarebbe il più indicato per una misura corretta della luce o uno spot. A questo punto si prende atto delle indicazioni della macchina impostando tempi, diaframmi e sensibilità Iso manualmente e apportandovi le correzioni che si ritengono opportune, se e quando necessarie, facendo riferimento ad una scala graduata.
Il tutto può essere fatto più rapidamente usando e funzioni automatiche della fotocamera, opportunamente corrette quando necessario.
In molti manuali e corsi si spiega che per valutare l’esposizione corretta è necessario guardare l’istogramma, funzione che la maggior parte delle moderne fotocamere digitali rende disponibile. Secondo questi l’istogramma deve essere uniformemente distribuito da sinistra, le ombre più scure, fino a destra, le luci più chiare, come nell’esempio pubblicato.

Purtroppo questo non è sempre vero, ma dipende molto dal soggetto e dall’illuminazione disponibile. Ad esempio se si riprende una scena notturna l’istogramma sarà prevalentemente spostato sulla sinistra come nell’esempio che riporta la situazione reale che si vede ad occhio.

Se si corregge l’esposizione, in questo caso di due stop, come nell’esempio riportato, per distribuire l’istogramma in modo maggiormente uniforme si otterrà un’immagine che non rispecchia assolutamente la situazione reale, ma fa sembrare la scena molto più luminosa di quello che è.

In altri casi invece la scena presenta tonalità chiare e bianche, come nel caso delle foto sulla neve. In questo caso un istogramma centrato fra la sinistra, le ombre, e la destra, le luci, comporta una sottoesposizione per la quale la neve risulterà grigia.

Se si vuole rendere correttamente la scena, cioè la neve bianca, l’istogramma dovrà essere spostato verso destra, sovraesponendo ci almeno 1,5 stop.

In sostanza la visione dell’istogramma potrebbe essere utile per le scene ben illuminate con luci ed ombre ben distribuite, ma in questo caso in realtà serve a poco e non c’è bisogno di vederlo per stabilire la giusta esposizione. In altri casi invece è fuorviante, come abbiamo visto.

Allora come procedere? In primo luogo affidandosi agli automatismi della fotocamera con la funzione Program e l’impostazione automatica della sensibilità Iso, che sia una compatta economica o una reflex o mirrorless costosa. Nel 90 % dei casi questa imposterà l’esposizione correttamente e basterà verificarla nel mirino, se elettronico, o sullo schermo, in live view se si usa una reflex o infine dopo los scatto. Per le foto di paesaggio è possibile farlo in quanto è sempre possibile ripetere lo scatto se non si è soddisfatti dell’esposizione, tranne in casii veramente eccezionali.
In alcuni casi però può succedere che l’esposizione stabilita dalla fotocamera non sia la più adatta alla scena che si vuol riprendere perchè. ad esempio, l’impostazione del diaframma è troppo aperta e non consente di ottenere la profondità di campo voluta per la foto che si vuole scattare. In questo caso si può correggere l’impostazione data dal programma con la funzione Program Shift, presente in quasi tutte le fotocamere, che consente di modificare la coppia tempo diaframma mantenendo costante l’esposizione. In questo modo si può chiudere maggiormente il diaframma ed aumentare la profondità di campo o, viceversa, aprirlo per diminuirla. Nel caso di chiusura del diaframma si deve però prestare attenzione alll’allungamento del tempo di scatto, che potrebbe diventare troppo lungo in rapporto alla focale utilizzata se si scatta a mano libera, anche se per un paesaggio dove non compaiono oggetti in movimento (persone, animali, veicoli) la stabilizzazione potrebbe aiutare, ma non contateci per più di 2 stop. Se si usa il treppiedi ovviamente non c’è problema, se non per gli oggetti in movimento eventualmente presenti. Un’altro modo per ottenere la profondità di campo voluta è quello di scattare in priorità dei diaframmi, stabilendo preventivamente il diaframma desiderato; questo metodo conviene se si scattano molte foto, sempre con la stessa profondità di campo, e non si vuole perdere tempo a correggere ogni volta il programma.

In ogni caso per ovviare ai tempi di scatto troppo lunghi, se non si usa il treppiedi, ad un certo punto sarà necessario aumentare la sensibilità Iso. Questo di solito non è consigliato per le foto di paesaggio, infatti si consiglia spesso di scattare con il treppiedi. Se però questo non è disponibile si dovrà aumentare la sensibilità manualmente oppure, se si vuole mantenere l’automatismo, impostare la fotocamera in modlità manuale, fissare il tempo di scatto di sicurezza ed il diaframma necessario per la profondità di campo desiderata e lasciare all’automatismo di stabilire la sensibilità Iso necessaria; molte fotocamere infatti consentono questa modalità, anche se pochi ne sono consapevoli. Certamente aumentando la sensibilità oltre un certo limite le foto potranno essere affette da rumore, ma è certamente meglio una foto rumorosa che nessuna foto. Il rumore, come sappiamo, dipende dalle dimensioni del sensore, più è grande migliore è il rapporto segnale/rumore, per questo per le foto di paesaggio sono più indicate le fotocamere medio formato o fullframe.
Ci possono però essere anche dei casi in cui nella foto compaiono soggetti in movimento che si vuole evidenziare: tipico è il caso dello scorrere dell’acqua di un fiume, dello zampillo di una fontana o delle onde del mare, ma possono anche essere persone in movimento, veicoli o animali. In questo caso sarà però quasi indispensabile un treppiedi oppure appoggiare la fotocamera su un solido supporto. Poi si procederà come visto precedentemente con la modifica del programma (Program Shift) oppure usando la priorità dei tempi per fissare un tempo adeguato a rendere mosso il soggetto. In certi casi, come nelle riprese di onde, fiumi o cascate, il tempo di scatto necessario per rendere fluidi e non congelati questi elementi potrebbe essere lungo, qualche secondo o più. Questo però potrebbe essere impossibile, conservando una corretta esposizione, perchè il diaframma non si può chiudere più di un certo valore; inoltre magari si vorrebbe tenerlo aperto per limitare la profondità di campo. In questi casi sarà necessario usare dei filtri grigio neutro che sottraggono luce e consentono quindi di usare tempi di esposizione lunghi anche in pieno giorno. Alcune fotocamere, compatte e bridge, dispongono di filtri incorporati, ma la maggioranza, in particolare tutte quelle ad obiettivi intercambiabili, non ce l’hanno. Sono diponibili però dei filtri, da avvitare sull’obiettivo, oppure altri, a lastrina, da applicare sempre davanti all’obiettivo con un apposito portafiltri, per ridurre la luce che raggiunge il senore. Questi filtri, come anche spiegato nel precedente articolo, sono disponibili in varie gradazioni e possono assorbire da 1 fino a 16 stop di luce consentendo quindi di scattare anche in pieno giorno con tempi molto lunghi. Il loro difetto è, se sono molto forti e usati su una reflex, di oscurare il mirino, quindi si doovrà scattare in live view.

Fino ad ora mi sono riferito a quei casi, la maggioranza, in cui l’esposimetro della fotocamera è in grado di misurare l’esposizione corretta, ma se non è così? In questi casi è necessario correggere la sua impostazione. L’operazione si fa molto rapidamente con il correttore d’esposizione, presente universalmente in tutte le fotocamere degne di questo nome ed anche in molti smartphone. Girare una ghiera, in alcuni casi esterna e e dicata alla correzione, o premere un pulsante e poi girarla è molto più rapido che impostare manualmente tempo, diaframma e Iso, magari dovendo premere diversi pulsanti, girare ghiere, se non entrare nei menu. Infatti più tempo si dedica a questeoperazioni meno ne resta, al fotografo medio, da dedicare alla luce, alla composizione, all’inquadratura ed alla semplificazione che devono restare gli obiettivi principali per ottenere una buona foto. Di quanto compensare l’esposizione può essere valutato in base all’esperienza, se se ne ha, ma è comunque possibile anche tramite la fotocamera. Se è dotata di mirino elettronico, o si opera in live view con una reflex, lo si potrà fare nel mirino o sullo schermo (tenere però presente che la visione sullo schermo in presenza di forte luce ambiente non è affidabile). A questo punto si correggerà l’esposizione, in meno o in più a secondo della situazione, per ottenere il risultato voluto che sarà visualizzato prima dello scatto. Se la reflex non ha il live view (caso ormai raro) o se non si vuole usarlo si verificherà il risultato dopo lo scatto e nel caso sarà necessario ripterlo. Nei casi più disperati e più incerti è poi sempre possibile effettuare più scatti con esposizioni differenziate, sia usando le funzioni di bracketing, ma più facilmente e rapidamente variando l’esposizione con il comando di compensazione.
Se poi si scatta in raw, o in jpeg più raw, come sarebbe sempre opportuno fare per le foto di paesaggio, si potranno sempre effettuare ulteriori correzioni in fase di conversione sul computer.

Tutto questo vale a maggior ragione per il bilanciamento del bianco. Di solito questo può essere lasciato in automatismo ed è impostato correttamente dalla fotocamera per gli scatti in esterni con luce naturale, sole o nuvole che siano. I problemi possono nascere se ci sono anche luci artificiali, cioè all’alba o al crepuscolo, oppure di notte. In questi casi il bilanciamento automatico spesso va in crisi e no restituisce un colore corretto. Scattando in raw questo però non è un problema in quanto prima della conversione è sempre possibile impostare il bilanciamento come si preferisce senza assolutamente alcun degrado della qualità. Se si scatta solo in jpeg invece potrebbe essere necessario impostarlo manualmente usando una delle impostazioni predefinite e verificando nel mirino o sullo schermo, anche se questi strumenti non sono totalmente affidabili per questa verifica.

In conclusione questo modo di procedere, usando per quanto possibile gli automatismi della fotocamera, consente di ottenere qualitativamente ottime foto e di dedicare molto più tempo alla scelta del soggetto, della luce migliore, della composizione, della struttura, dell’inquadratura e della semplificazione, senza stare a perdere tempo con indicazioni dell’esposimetro da riportare manualmente sulla fotocamera o seguire indicatori su scale graduate nel mirino, cose che alla fine portano allo stesso risultato.

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3 pensieri su “Fotografare il paesaggio: III parte”

    1. Paolo,
      nell’articolo ho parlato delle tecniche più semplici per l’esposizione, applicabili anche da un principiante. L’esposizione a destra non è di facile ed immediata applicazione e non necessariamente da sempre dei buoni risultati. Si basa innanzitutto sul fatto che la parte più a destra dell’istogramma (circa 1/5) comprende una gamma di toni maggiore di quella al centro ed a sinistra. Qualche manuale lo attribuisce ad una caratteristica dei sensori da credere per “fede”. In realtà, sintetizzando e semplificando molto, è dovuta alla quantizzazione: le informazioni analogiche provenienti dal sensore sono quantizzate, ogni livello tonale trasformato in un numero binario corrispondente al livello più vicino, visto che rappresentare una quantità continua come i valori di luminosità in digitale significa rappresentarla a gradini. Ciò comporta che i gradini a destra, che corrispondono a livelli di luce più elevati siano più ravvicinati nella rappresentazione lineare dell’istogramma.
      Innanzitutto l’esposizione a destra implica di scattare in raw e di elaborare poi l’immagine in postproduzione prima della sua conversione in jpeg. Usare l’esposizione a destra vuol dire cercare di ottenere nella foto un maggior numero di livelli tonali. Per farlo però bisogna stare molto attenti a non bruciare le alte luci, quindi fare più tentativi sovraesponendo gradualmente l’immagine sempre di più senza però arrivare alla saturazione ed alla bruciatura delle alte luci. A questo punto si deve correggere l’immagine raw, usando un opportuno convertitore, per ottimizzarne i punti di bianco e sopratutto di nero e per correggere in meno l’esposizione. I risultati possono esserci, ma non sono garantiti e dipendono dall’abilità di chi opera le correzzioni.
      Comunque nell’articolo ho portato un esempio di immagine che deve essere esposta a destra: è quella sulla neve. Così si deve operare per tutte le immagini di forte luminosità in cui predominano i toni chiari.
      Ciao, Francesco

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  1. Un articolo che si trova in sintonia con il mio modo di fotografare paesaggi, immagini che preferisco riprendere a diaframmi chiusi per avere il più possibile una fotografia nitida anche ai bordi lasciando all’AutoISO (limitato comunque a 400-800 di valore massimo) la corretta regolazione della sensibilità. Quando la situazione di illuminazione si fà scarsa allora apro il diaframma e riduco il tempo di esposizione cercando il più possibile un elemento principale che faccia da soggetto distraendo lo sguardo dai bordi qualitativamente non ottimi, ovviamente non avendo a disposizione un sostegno per la fotocamera. Ciao.

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