Le tecniche di illuminazione 1

Luce-fondamentaleLa luce nel ritratto ha un’im­portanza elevatissima.  Con lo stesso pe­so assunto nella fotografia di still life, l’illuminazione mutata sul viso di una persona ha il potere di stravolgerne od accentuarne tratti e carattere.  Come già accennato, l’abilità dei fotografo consi­sterà non solo nel padroneggiare le tec­niche di illuminazione dal punto di vista tecnico, ma anche e soprattutto per quello che riguarda le implicazioni psi­cologiche ed interpretativi che ogni tec­nica porta con sé.
Passiamo in rassegna le varie tecniche di illuminazione, considerandole – in se­parata sede – proprio in ordine a questi due aspetti: tecnica ed implicazioni psi­cologiche.

LE LUCI BASE

 

Luce fondamentale (o principale)

Luce-fondamentale

E’la sorgente luminosa che caratteriz­za l’intera immagine.  Il più delle volte corrisponde alla luce di maggior in­tensità, e a volte può essere l’unica lu­ce esistente.

Anche se esistono casi in cui può es­sere utile comportarsi in maniera anti­conformista, è bene che la luce fondamentale giunga sul soggetto con un’inclinazione compresa fra i 40 ed i 60 gradi.

La regola non è un’astrazione gratuita: è infatti entro tale angolazione che pro­viene per la maggior parte delle ore diur­ne la luce dei Sole, ed è su questo angolo che viene percepita la maggior naturalezza nella luce utilizzata.

Una vecchia regola semplice della pra­tica recita che, per essere sicuri della na­turalezza della luce principale, il riflesso che la lampada genera negli occhi dei soggetto deve corrispondere alla posi­zione occupata dalla lancetta corta di un orologio che segni le ore undici, oppu­re l’una (supponendo l’iride essere il quadrante dell’orologio).

La luce fondamentale caratterizza l’im­magine nel suo insieme; indipendente­mente dalle schiarite usate in seguito, una luce principale puntiforme esalta le rughe di espressione ma anche i difetti della pelle, mentre l’inverso è causato da una luce diffusa.

L’angolo di inclinazione medio (45-50 gradi) dovrà essere abbassato quando il sog­getto presenti occhi incassati, fossette sul mento, zigomi sporgenti che si vo­gliono nascondere.

Per valutare l’effetto generale della lu­ce principale è bene osservarne preven­tivamente le conseguenze sul volto ritratto mantenendo spente tutte le al­tre luci.

Luce complementare (o luce se­condaria)

Luce-complementare

Alla luce complementare è delegato il compito di rendere leggibili tutte quelle zone che vengono lasciate in ombra dal­la luce fondamentale.

Può consistere in una semplice schiari­ta per riflessione, od in una o più lam­pade appositamente puntate verso il soggetto.

Occorre prestare attenzione al corretto orientamento delle luci, in modo che non generino visibili doppie ombre; a tal scopo, praticamente in tutti i casi la lu­ce di schiarita è luce diffusa, mentre quella principale può essere diretta (cioè, non diffusa) oppure diffusa ma di intensità superiore.

Luce d’effetto

Luce-deffetto

La luce d’effetto è deputata a conferire profondità e rilievo all’immagine, oltre a rendere ben leggibili i dettagli dei capel­li, che diversamente non “staccherebbe­ro” in modo sufficiente dallo sfondo.  Si tratta di una sorgente luminosa di scar­sa potenza ma sempre diretta che vie­ne fatta riflettere dai capelli, puntandovela direttamente contro.

La luce d’effetto viene si­tuata dietro al soggetto in una delle due posizioni classiche:

a) al di sopra della testa dei soggetto e dietro a questo, tendenzialmente dallo stesso lato della luce fondamentale ed in posizione innalzata, in modo da risul­tare fuori campo; si usa, solitamente, uno spot sospeso ad una giraffa (in esterni, il Sole in controluce ma non “in macchina”, o una schiarita effettuata con uno specchio)-,

b)direttamente dietro alla testa della persona ritratta, in modo che il sogget­to stesso mascheri la lampada; in tal modo si ottiene l’effetto di “alone” lu­minoso dei capelli che circonfonde pun­tualmente il capo delle modelle dei fotoromanzi, specialmente nelle situa­zioni più romantiche.

Luce dello sfondo

Lude-dello-sfondo

Una regola che dovrà sempre essere te­nuta a mente: se il colore dei fondale è stato scelto perché giudicato adatto ad incorniciare il volto della persona ritrat­ta e, dunque, si desidera che il fondo presenti lo stesso colore che risulta vi­sibile ad occhio nudo,occorrerà che al­meno una porzione dello sfondo inquadrato riceva luce ad un’intensità pari a quella per la quale si espone il soggetto.

In sostanza e per semplificare le cose, la tecnica più semplice per illuminare il fondo riproducendolo così come appa­re è quella che richiede di puntare su sfondo e su soggetto (come luce prin­cipale) un illuminatore della stessa po­tenza, e posto alla stessa distanza.  Per intenderci, una lampada da 1000 watt a due metri dal soggetto, ed una lampa­da uguale, sempre a due metri, per lo sfondo.

Quando il soggetto venga ritratto con tecnica di high key (chiave alta, soggetto molto chiaro) il fondo dovrà preferibil­mente riflettere una quantità di luce su­periore di due stop rispetto a quella assunta come luce media (rispetto, cioè, al valore per il quale si effettua l’espo­sizione).

Ciò genererà dei fondi correttamente bianchi – a fondale bianco neutro – o dei colori gradevolmente pastello – a fronte di fondali colorati

Se il soggetto deve risultare staccato su fondo nero, occorrerà sincerarsi dei fat­to che il fondale rifletta una quantità di luce inferiore di almeno tre stop rispet­to al valore medio.

Per giungere al risultato è necessario av­valersi di drappi di velluto nero, se lo spazio frapponibile fra sfondo e sogget­to è poco, o semplicemente di cartone nero o muro scuro, quando sia possibi­le far “cadere” il livello di luminosità del­lo sfondo, mascherando opportuna­mente le luci

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