Regolazione automatica o manuale ?!?

Ora basta! Mi sono stancato dell’affermazione che per essere bravi fotografi si deve regolare la fotocamera in “manuale”. Mi danno fastidio le prese in giro su Facebook .  Mi dispiace per i tanti neofiti che vorrebbero imparare a fotografare e che invariabilmente si sentono dire che “per essere bravi fotografi devono saper regolare la macchina in manuale”. Sono ancora più dispiaciuto perchè qualcuno mi scrive dicendomi che si vergogna di fotografare in automatico!
Basta, non è vero niente. E’ solo un modo che hanno alcuni fotografi, che si considerano a torto o a ragione “esperti”, per fare rilevare la loro (presunta) superiorità ai neofiti ed ai principianti e metterli in soggezione, forse perchè hanno paura che scattino foto migliori delle loro.
Una delle migliori e più brave fotografe che abbia mai conosciuto scatta in automatico, ma le sue foto sono meravigliose. Quello che conta nelle foto è la passione e l’amore che ci si mette nel scattarle, quello che dicono ed ispirano a chi le guarda e poi, se vogliamo essere più tecnici, la luce, la composizione, la struttura, i colori, l’inquadratura e la semplificazione. Altro che “regolare in manuale”.
Questo però “gli esperti” non lo dicono, forse non lo sanno!
Io scatto in automatico e non me ne vergogno ed ora vi spiego qualche cosa su esposizione, messa a fuoco ed altro.
L’esposizione, la messa a fuoco e la profondità di campo (PdC) sono stati sempre fattori fondamentali per la riuscita tecnica di una foto, ma NON SONO LA FOTO. E’ chiaro che una foto male esposta, mossa, non a fuoco e con una PdC non adeguata non va bene, a meno che non sia una foto di cronaca o altro scattata in condizioni di emergenza e ai fini documentativi. Però una foto è altro, è quanto contiene e visualizza, è quanto dice e racconta a chi la guarda, è quanto gli ispira. Questo dipende chiaramente dal fotografo e dalle sue capacità, non tecniche, ma di tradurre in immagine l’idea e i sentimenti che l’hanno ispirato quando ha deciso di scattare.
Con i miei articoli su come migliorare le proprie foto Migliorare le foto I: Cos’è la fotografia,  Migliorare le foto II: luce e fotografia, Migliorare le foto III: composizione, Migliorare le foto IV: struttura, Migliorare le foto V: inquadratura e semplificazione sto cercando di dare indicazioni al riguardo ed è chiaro che poi ognuno le applicherà secondo il proprio stile e capacità.
In quegli articoli non si parla, almeno fino ad adesso, di regolazioni della fotocamera, anche se nei prossimi darò delle indicazioni.
In questo articolo illustrerò le modalità di regolazione della fotocamera facendone una breve storia.

Le prime fotocamere, fino circa agli anni 30 del secolo scorso, non erano dotate di nessun automatismo ne di esposimetro. La messa a fuoco si faceva sul vetro smerigliato, per le banco ottico o per le reflex biottica (tipo Rollei), oppure ad occhio valutando la distanza dal soggetto. L’introduzione, da parte di Leica, negli anni 20 del telemetro fu una grossa rivoluzione. In molti casi, specialmente per foto dinamiche ed al volo, comunque si scattava regolando l’obiettivo, specialmente se grandangolare, sull’iperfocale in funzione della chiusura del diaframma, fidando nel fatto che difficilmente si producevano stampe di grande formato che potevano evidenziare la non perfetta messa a fuoco. L’esposizione si regolava basandosi sull’esperienza, in funzione delle condizioni di luce presenti, oppure sui foglietti di istruzione allegati alle pellicole che davano indicazioni sull’esposizione da usare nelle varie condizioni. Pochi e solo i più esperti e i professionisti erano dotati di esposimetri esterni. Questi misuravano (e misurano ancora per chi li usa) la luce riflessa dal soggetto, oppure la luce incidente su di esso con risultati migliori. Si dovevano però comunque apportare delle correzioni alle loro misure, in funzione anche del soggetto (chiaro, scuro) e infine riportare il tutto sulle regolazioni della macchina. Il tutto richiedeva un certo tempo, che non si poteva dedicare alla composizione della foto, ed andava bene per i soggetti statici, i paesaggi ad esempio. Ansel Adams infatti sviluppo il suo sitema zonale proprio per questo, ma lui impiegava ore, giorni o anche anni per una foto, come quelle famose che ha scattato nel parco naturale di Yosemite.
Per le foto dinamiche si preregolava la macchina sulla luminosità media della scena. Si poteva fare perchè, scattando in bianconero, si poteva fidare sull’elevata latitudine di posa delle pellicole, che tolleravano errori di esposizione di 2-3 stop in più o meno e sul fatto che si potevano sempre operare correzioni in camera oscura. Cartier Bresson usava le Leica, le compatte del tempo, perchè erano le uniche fotocamere facilmente trasportabili, ed evidentemente si regolava come detto per le foto dinamiche.
I problemi incominciarono a sorgere con le pellicole a colori, in particolare le diapositive (Kodachrome, 1935). Queste sono molto meno tolleranti delle pellicole in bianconero e richiedono un’esposizione corretta, pena la illeggibilità della foto, troppo chiara o troppo scura, anche perchè non c’era più il passaggio in camera oscura.
Fu necessario quindi dotarsi di esposimetri precisi ed usarli appropriatamente. Nel frattempo comparvero le prime fotocamere dotate di esposimetro. Erano esposimetri al selenio, non molto precisi e le cui capacità di misurazione si esaurivano nel tempo perchè basati sulla capacità del selenio di produrre una tensione elettrica che però si esauriva col tempo. La misurazione inoltre era imprecisa perchè non teneva conto dell’angolo di campo abbracciato dall’obiettivo nel caso delle fotocamere con obiettivo intercambiabile. I dati di questi esposimetri comunque dovevano essere riportati manualmente sulle regolazioni della macchina. Molti fotografi continuarono ad usare gli esposimetri esterni, altri continuarono ad esporre ad occhio o seguendo i foglietti di istruzione.
La vera rivoluzione per la misurazione dell’esposizione arrivò negli anni 60 con la presentazione, da parte di Topcon, della prima reflex con esposimetro incorporato che misurava l’esposizione attraverso l’obiettivo (TTL, thru the lens), la RE Super (che ho ancora nella mia collezione). Tutte le altre marche di reflex seguirono a breve, anche se con soluzioni differenti, ma tutte TTL. Le reflex nel frattempo erano diventate le fotocamere predominanti, fra professionisti e fotoamatori, spodestando dal mercato le telemetro (che però sopravvivono ancora con Leica) e le biottiche. Con queste fotocamere la regolazione dell’esposizione era molto più facile, bastava far collimare gli appositi indici nel mirino, agendo sulle regolazioni di tempi e diaframmi. La sensibilità ovviamente era fissa, determinata dalla pellicola e impostata una volta per tutte per i 24 o 36 scatti consentiti. Naturalmente in alcuni casi si dovevano apportare delle correzioni, in più o in meno, in funzione delle condizioni di luce (controluce ad esempio) o del soggetto (chiaro, scuro).
La messa a fuoco era sempre manuale, sullo schermo smerigliato con l’aiuto di microprismi e telemetri ad immagine spezzata (stigmometro). Per le foto dinamiche si procedeva come prima. Nel caso di soggetti in movimento veloce (auto o moto da corsa, atleti, ecc.) si predisponeva la messa a fuoco in un punto dove si prevedeva che passassero e dove si voleva fotografarli.
Il passo successivo, dovuto ai progressi ed alla miniaturizzazione dell’elettronica, fu l’esposizione automatica, prima a priorità dei tempi o dei diaframmi, poi di entrambi a scelta ed anche programmata, situazione nella quale la macchina sceglie autonomamente tempi e diaframmi.
Infine nel 1985 arrivò la messa a fuoco automatica con la Minolta Maxxum, seguita a breve da tutte le altre marche. Gli autofocus inizialmente lenti sono poi stati perfezionati e le ultime reflex a pellicola erano in grado di mettere a fuoco rapidamente ed in modo preciso.
Per le fotocamere compatte l’evoluzione fu analoga, anche se la misurazione dell’esposizione non era TTL e molte erano solo automatiche, senza possibilità di regolazioni manuali.

Attualmente le fotocamere digitali sono tutte dotate di esposizione automatica e di autofocus e, tranne le compatte più economiche, consentono l’esposizione a priorità e manuale, la scelta dei punti AF e la messa a fuoco manuale. In più si è aggiunta la possibilità di regolare la sensibilità Iso foto per foto, automaticamente o manualmente. Offrono quindi il massimo della flessibilità. Offrono la possibilità di variare la coppia tempo diaframma determinata in program con altre equivalenti a parità di esposizione. Danno poi la possibilità di correggere rapidamente l’esposizione in più o in meno di almeno due o tre stop agendo semplicemente su un tasto e una ghiera con l’occhio al mirino. Hanno la possibilità di regolare automaticamente la sensibilità Iso, in molti casi adeguandosi anche ad una coppia tempo/diaframma prefissata dal fotografo in manuale, consentendo sempre la regolazione in più o in meno. Gli autofocus sono veloci e precisi, nelle migliori sono in grado di seguire soggetti in movimento anche casuale in un modo che nessuno a mano potrebbe fare. Consentono di scegliere rapidamente il punto o i punti di messa a fuoco. Il bilanciamento del bianco è sempre abbastanza preciso e ci si è scordati i filtri di compensazione colore che si usavano per le dia (qualcuno nemmeno sa che cosa siano).
E allora perchè regolare la fotocamera “manualmente” per fare belle foto? E poi cosa regolare manualmente e in base a quali criteri e procedure?
Per l’esposizione come si deve procedere in “manuale”? Ad occhio? Seguendo tabelle come una volta con i foglietti d’istruzione? Misurando con un esposimetro esterno la luce e poi riportando i dati sulla fotocamera? E se poi la luce cambia? Leggendo i dati misurati dalla macchina e riportandoli manualmente facendo collimare gli indici con inevitabile perdita di tempo?
In ogni caso usando il Program o una priorità le impostazioni automatiche vanno bene nel 90-95 % dei casi. In tutte le fotocamere con mirino elettronico, o sullo schermo anche se più difficilmente, poi si possono vedere gli effetti dell’esposizione nel mirino prima dello scatto e correggerle, con il tasto +/-, se necessario. Nelle reflex questo non è possibile (è lo svantaggio dei mirini ottici, che però hanno altri vantaggi) e ci si deve basare sull’esperienza oppure scattare una foto e rivederla sullo schermo per valutare se correggerla. Per variare la PdC basta, in program, variare la coppia tempo/diaframma, oppure usare la priorità dei diaframmi. Al limite se si vogliono usare un tempo ed un diaframma definiti e fissi si può usare il manuale (si!) impostando però la sensibilità in auto. L’esposizione si varia sempre con il tasto +/-. E’ sempre molto più rapido e preciso che “regolare in manuale”.
Per la messa a fuoco come ci si deve regolare in “manuale”? Valutare la distanza ad occhio e mettere a fuoco manulmente? Mettere a fuoco manualmente basandosi sugli aiuti forniti dall’autofocus della fotocamera? Usare l’iperfocale ormai è difficile, tranne che sulle Leica a telemetro, perchè gli obiettivi non riportano sempre la scala delle distanze e quasi mai quella delle profondità di campo.
E’ più semplice affidarsi all’autofocus. Se non mette a fuoco quanto vogliamo basta spostare l’inquadratura, premere a metà il pulsante di scatto e poi reinquadrare. Oppure scegliere il punto AF adatto.

Tutto questo però consente anche a chi non ha una grande conoscenza della tecnica fotografica di scattare belle foto se applica le regole predette e se soprattutto fotografa con ispirazione e sentimento quello che a lui piace. E allora si deve sostenere che non è un bravo fotografo perchè usa la fotocamera in automatico e non è capace di usare le “regolazioni manuali”?

In conclusione per fare belle foto ci vuole senso estetico, applicazione, prove e tentativi. Si deve studiarel’estetica e la composizione come per la pittura,. Quando si scatta ci si deve preoccupare della composizione, i rapporti delle masse, la prospettiva, spostarsi, muoversi in avanti, indietro, lateralmente, in alto e in basso, usando possibilmente un solo obiettivo fisso e non uno zoom, dare una struttura alle foto, valutare la luce, i colori, perfezionare l’inquadratura e semplificare la foto eliminando tutto il superfluo e gli elementi di disturbo. Si deve dedicare il tempo a disposizione per lo scatto, spesso molto poco, a queste cose fondamentali. Per l’esposizione anrà bene quella automatica con, in qualche raro caso una rapida correzione. Se poi l’eposizione non è proprio perfetta, ma la foto è bella, nessuno lo noterà.

Altro che “regolazione manuale”!

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46 pensieri su “Regolazione automatica o manuale ?!?”

  1. Francesco, seguo sempre con interesse il tuo blog. Se fosse così come pensano sedicenti esperti di fotografia perchè le fotocamere professionali hanno la modalità automatica? Penso che la scelta di come impostare la macchina sia subordinata al momento in cui scatti e alla situazione in cui ti trovi, mi spiego: sei su un pulman turistico e stai facendo il giro della città? Meglio la modalità automatica. Sei ad un evento sportivo: allora uso la priorità dei tempi e così via per le altre situazioni tipiche. La bravura sta nel conoscere la propria fotocamera limiti, pregi e difetti e come impostarla al meglio per ottenere dei buoni scatti, poi se vuoi che oltre ad essere corretti siano anche belli allora la differenza la fa il fotografo non la macchina fotografica.
    Ciao
    Marco

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  2. Ehm… Perdonami un appunto.
    E’ vero che in automatico si possono fare foto bellissime, io stesso scatto in automatico, spesso, spessissimo, quasi sempre. Ma è anche vero che se non si ha padronanza del mezzo (la macchina fotografica), non ci si potrà mai spostare dagli scatti standard che oramai tutti sono in grado di fare.
    Padroneggiare la macchina, saperla usare in manuale, permette di fare arte con la fotografia, permette di allontanarsi dall’immagine realistica, e di avvicinarsi a una immagine ‘personale’ che gli altri fotografi non potranno mai imitare, se non dopo aver visto il tuo lavoro.

    Mettiamola in questo modo? Un pittore che non sa usare i pennelli può fare un bel quadro, ma non può fare un quadro originale. Allo stesso modo, un fotografo che non sa usare la propria fotocamera in tutte le sue potenzialità, tra cui le regolazioni in manuale, potrà fare belle foto, ma difficilmente riuscirà a fare foto originali.

    Detto ciò, la fotografia in manuale non è così complicata come la si vuole dipingere. Ci vuole una istruzione base, e poi tanta esperienza, certo, ma è sufficiente andare per strada e scattare foto (e in digitale neppure si spendono soldi per rullini e sviluppo). Si può imparare guardando come lavorano gli automatismi, tentando prima di replicarli, poi giocando… Allontanandosi dai setup ideali per vedere che effetti si possono ottenere. Per cui, se si deve biasimare il professionista quando snobba l’amatoriale alle prime armi, è perché si vanta di avere conoscenze che invece potrebbero tranquillamente essere alla portata di tutti. D’altro canto, spesso l’amatore è pigro al punto da non voler conoscere approfonditamente il proprio strumento.

    Più in generale, su un blog di fotografia professionale una volta lessi questa frase: la miglior macchina fotografica per un fotografo è quella che ha a disposizione al momento in cui vuole scattare una foto.

    Come ha detto Marco, nel commento qui sopra, e come affermi anche tu nel tuo articolo, è il fotografo che fa bella la foto, non la macchina.

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    1. Glauco,
      perdonami, ma …io evidentemente sono duro di comprendonio ed un po’ lento a capire, ma per cortesia ti pongo alcune domande alle quali penso potrai rispondere vista la tua grande esperienza e capacità.
      Tu dici: “E’ vero che in automatico si possono fare foto bellissime, io stesso scatto in automatico, spesso, spessissimo, quasi sempre. Ma è anche vero che se non si ha padronanza del mezzo (la macchina fotografica), non ci si potrà mai spostare dagli scatti standard che oramai tutti sono in grado di fare.
      Padroneggiare la macchina, saperla usare in manuale, permette di fare arte con la fotografia, permette di allontanarsi dall’immagine realistica, e di avvicinarsi a una immagine ‘personale’ che gli altri fotografi non potranno mai imitare, se non dopo aver visto il tuo lavoro.”.
      Io purtroppo non riesco a capire perchè chi usa gli automatismi possa fare solo gli “scatti standard” e non uno scatto originale, esteticamente bello, e che racconti qualcosa a chi lo guarda.

      Il paragone con i pittori non è esatto, perchè innanzitutto per il fotografo l’equivalente del pennello è il pulsante di scatto, che tutti possono usare, e poi perchè il confronto va fatto su quello che un pittore dipinge nel suo quadro e un fotografo riprende nella sua foto. I pittori studiano disegno, estetica, proporzioni, colori, luce e devono comunque avere nella loro mente l’intera idea di quello che vogliono dipingere. I fotografi hanno un compito più facile, hanno davanti a se la realtà e devono solo rappresentarla ed interpretarla secondo il loro modo di vedere, scegliendo la luce giusta per quanto possibile, curando la composizione, le proporzioni, i colori, la struttura, l’inquadratura e semplificando il più possibile la foto. Questo non ha nulla a che fare con la scelta, automatica o manuale, dei parametri di esposizione, diaframma, tempo di scatto, sensibilità Iso, e di messa a fuoco. O non pensi che sia così?
      Facciamo un esempio pratico. Supponiamo di voler riprendere un paesaggio in pieno giorno d’estate col sole alle spalle. Come si determina l’esposizione e la messa a fuoco. Per la seconda non c’è problema, sarà all’infinito sia in autofocus che in manuale, a meno che non si includa un oggetto in primo piano nella foto (ma allora non è paesaggio). Per l’esposizione come procederesti?

      Ci si può basare sulla vecchia regola dei foglietti acclusi alle pellicole Kodak (per chi se la ricorda), tempo di scatto equivalente alla sensibilità, poniamo 100 Iso e quindi 1/100, f/16 in pieno sole su spiaggia o neve, f/11 in altre situazioni. Può andare bene così, oppure si potrebbe fare f/8 e 1/200 per avere un tempo di scatto più breve, oppure f/16 e 1/50 per avere più profondità (in questo caso forse sarebbe bene aumentare la sensibilità a 200 Iso e usare sempre 1/100 per evitare pericoli di mosso, in Auto Iso la macchina lo fa da sola!). In alternativa si potrebbe usare un esposimetro esterno, chi lo usa più, che darebbe un responso simile. Oppure si può guardare nel mirino e regolare manualmente tempi e diaframmi fino a fare collimare l’indice sull’esposizione corretta. Se si vuole, ad esempio sottoesporre un po’ per non bruciare il cielo e dare rilievo alle nuvolette bianche sullo sfondo si può impostare manualmente un tempo più breve o un diaframma più chiuso a scelta.
      Tutto questo si può fare con la macchina impostata in M (manuale) e Iso manuali, andando man mano a cercare le varie regolazioni, oppure con la macchina in Program e la sensibilità in Auto usando il program shift e il tasto di compensazione dell’esposizione risparmiando tempo da dedicare invece alla foto..
      Arrivati alla stessa regolazione c’è differenza fra la foto scattata con il metodo manuale o con l’automatico?

      Convengo che usare la macchina sperimentando tempi, diaframmi e sensibilità diverse consenta di imparare e di valutare i diversi risultati, ma una volta fatta questa sperimentazione perchè continuare a regolare la macchina in manuale quando in automatico va quasi sempre bene, richiedendo solo in alcuni casi delle rapide correzioni che possono essere fatte, dopo avere composto l’immagine, premendo un tasto o girando una rotella con l’occhio al mirino e, nel caso di mirino elettronico, visualizzando il risultato prima dello scatto, invece di perdere tempo a pensare come regolare la macchina in manuale, dedicandone poco alla foto.

      In conclusione sono d’accordo sul fatto che è il fotografo che fa la bella foto, ma questo non dipende dal fatto che la macchina sia regolata automaticamente o in manuale.

      Mi viene in mente sull’argomento che dire che un fotografo non è bravo se usa la macchina in automatico è come dire che un pilota di F1 non è un bravo guidatore perchè usa il cambio automatico, di cui tutte le F1 sono dotate. E’ una questione di tempo da dedicare a qualcosa di più importante lasciando alla macchina di fare quello che può essere automatizzato.

      il tuo commento conferma quanto ho affermato nel mio articolo: i fotografi “esperti” tendono ad intimidire i neofiti con la favola delle “impostazioni manuali”.
      Ciao, Francesco

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      1. Il pittore poi la luce deve imparare a conoscerla, padroneggiarla e soprattutto riprodurla, ricrearla… senza luce non c’è disegno, pittura, grafica che resista (o persino esista).

        Il fotografo (credo, giacché sono solo un amatore) deve saperla cogliere, esaltare, “approfittarne”, cogliere l’attimo… ma credo per lui certa luce sia sempre un po’ un “regalo”.
        Certo a volte ce l’andiamo a cercare, sappiamo che ci sono condizioni ideali, luoghi ideali, ore ideali, ma se non parliamo di luce ricreata in studio, possiamo sempre solo sfruttare ciò che troviamo “in natura”.

        Questa foto che mi ha meritato un piccolo premio
        https://ceuntempoperognicosa.files.wordpress.com/2014/12/cimitero-monumentale-staglieno-ge_006-1600×1200.jpg perché è piaciuta?
        Per il gioco della luce (credo soprattutto)… luce che così scendeva sul volto statuario da un lucernarnio, in quel momento e in qell’ora…
        Carpe diem!

        Ah, credo di aver impostato ben poco in quell’occasione… forse giuso gli ISO 😉

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      2. Certo che confermo ciò che dici, che gli esperti intimidiscono i neofiti, però è indubbio che saper scattare foto in manuale sia utile.
        Faccio un esempio?
        L’astrofotografia. Qui gli automatismi sono da dimenticare, le stelle sono troppo lontane per poter essere messe a fuoco in automatico, giusto la Luna può essere catturata senza l’intervento umano.
        Se volessi catturare un soggetto molto veloce mantenendolo a fuoco, potrei usare la raffica con tempi molto brevi, oppure sfruttare il panning, in un modo o nell’altro, se non proprio in manuale, per lo meno dovrei lavorare in priorità di tempi.
        Anche il light painting pretende l’uso della priorità dei tempi, e si ottengono foto davvero interessanti.
        Se invece cerco un bello sfumato, o un effetto boken, aver dimestichezza con i diaframmi, e lavorare in priorità di apertura, aiuta molto, anzi, è fondamentale.
        La regolazione degli iso, sinceramente, lavora già molto bene in automatico e non ha molto senso andare a cercare un setup manuale… per lo meno se non si vuole ottenere volontariamente un effetto sgranato, un po’ come si faceva in passato con le pellicole, specie col bianco e nero.

        La street photography, i paesaggi, i fotoritratti, le foto naturalistiche, e molte altre discipline fotografiche possono essere svolte tranquillamente in automatico senza aver mai nostalgia dei setup in manuale.

        Saper utilizzare la macchina in manuale è però divertente, può permettere al fotografo di giocare un po’ di più con la fotografia, di… dedicarsi allo slow-photography, alla fotografia riflessiva, e al non farsi cogliere dallo scatto compulsivo, al click e via, perché costringe ad osservare con attenzione il soggetto.

        Quanto al paragone tra fotografia e pittura… Mi spiace ma il pennello non è il pulsante di scatto. Esistono milioni di pennelli, ognuno offre un tipo di approccio differente sulla tela, e poi ci son le spatole, e in alcuni casi i pittori usano persino le mani, o straccetti inumiditi… I pulsanti di scatto sono tutti uguali. No… Il pennello è come una delle regolazioni basilari della fotocamera, così come la tela. Potrei paragonare – approssimativamente – il pennello ai tempi di scatto, e la tela alle aperture, e il tipo di colore agli ISO. 🙂

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        1. Glauco,
          lasciamo perdere l’astrofotografia che richiede metodi e procedure diverse. Per il resto sostanzialmente concordi che la regolazione automatica è molto utile e comoda.
          Intendiamoci bene però: per me la regolazione automatica non è quella Auto marcata in verde che quasi tutte le fotocamere hanno, comprese alcune reflex professionali, ma la modalità Program che consente di variare la coppia tempo diaframma a parità di esposizione, oppure le priorità tempi o diaframmi, tutte con Iso auto, o anche la modalità manuale con Iso Auto, utile per fissare tempo e diaframma. In tutte queste modalità è poi possibile sovra o sottoesporre con l’apposito comando +/-.
          Per l’autofocus vuol dire usare la selezione automatica dei punti nella maggior parte dei casi, ma in altri usare quello centrale o uno diverso a scelta.
          Quello che non capisco a questo punto è cosa vuol dire “utilizzare la macchina in manuale”. Forse leggere quello che suggerisce il suo esposimetro e poi collimare manualmente l’indice agendo su tempi e diaframmi e nel caso variando l’esposizione con riferimento a questo? Oppure non guardare nemmeno l’esposimetro, che però nelle digitali è sempre attivo, e impostare tempi e diaframmi secondo la propria sensazione o basandosi su qualche tabella? Questo si faceva nelle prime reflex, pre TTL.
          Per la messa a fuoco vuol dire farla manualmente guardando nel mirino, anche se purtroppo i mirini attuali delle reflex non sono più fatti per questo e rendono difficoltosa l’operazione, oppure usando gli ausili alla messa a fuoco (ingrandimento, peaking) dei mirini elettronici o infine stimando ad occhio la distanza e riportandola su obiettivi che spesso non riportano una scala distanze?

          Osservare con attenzione il soggetto solo in funzione delle regolazioni della fotocamera poi non conduce ad osservarlo dal punto di vista fotografico e fare una buona composizione. Porterà, forse, ad una foto tecnicamente corretta, ma non necessariamente ad una buona foto. Il tempo dedicato a pensare alle regolazioni manuali è più utile dedicarlo allo studio della composizione, della prospettiva e dell’inquadratura.

          Pei pennelli ed il pulsante di scatto non concordo: con i pennelli, ed i colori, il pittore produce un’immagine sulla tela o altro supporto, così come con il pulsante di scatto il fotografo produce un’immagine, prima sulla pellioola, ora sul sensore. La regolazione della fotocamera può essere considerata equivalente semmai a quanto e che colore il pittore da alla scena, ma senza un’idea di cosa ottenere neil pittore ne il fotografo produrranno una buona immagine.
          Ciao, Francesco

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      3. Provo a inserirmi in questa discussione dicendo semplicemente come uso io la reflex e l’eventuale uso in manuale (quando mi serve).
        Siccome l’esposimetro misura la luce riflessa, può andare bene in ambienti normalmente illuminati ma quando mi trovo in un ambiente buio,
        interno di una chiesa ad esempio, la scarsa luce riflessa mi fa aprire troppo il diaframma con la conseguenza di ottenere una immagine, apparentemente esposta bene, anzi la vedo addirittura bella chiara, ma che non rispecchia la realtà dell’ambiente.
        Da qui preferisco in manuale sottoesporre l’immagine.

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        1. Enrico,
          quello che dicisul modo in cui l’esposimetro misura la luce è giusto.
          Forse però non mi sono spiegato bene nell’articolo: per effettuare la correzione di esposizione che dici non serve impostare la fotocamera in manuale, basta premere il tasto, che tutte le reflex e quasi tutte le compatte hanno, per la correzione +/- dell’esposizione ed impostarla usando l’apposita ghiera. Molto più semplice e rapido che cambiare la modalità di funzionamento ed impostarla in manuale per poi collimare la scala graduata su un valore +/- diverso da quello indicato.
          Ci si deve poi intendere per cosa vuol dire esposizione in manuale: se è impostare manualmente le regolazioni suggerite dall’esposimetro della fotocamera con un’eventuale correzione è solo un perdita di tempo che sarebbe meglio dedicare alla composizione ed inquadratura della foto. Se è misurare la luce incidente con un apposito esposimetro esterno va bene, ma si presta soltato per un tipo di fotografia statico.
          Ciao, Francesco

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  3. concordo con francesco, io con la mia compatta automatica mi trovo benissimo, al massimo regolo in manuale l’esposizione e il tipo di messa a fuoco spot, centrata o matrix, così mi posso concentrare sulla composizione senza sbattermi su iso tempi priorità ecc. Specie quando si deve fare scatti al volo per non perdere l’attimo, cioè sempre, le impostazioni automatiche sono una manna.

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  4. lo stesso vale per me, con una compatta da pochi euro senza nemmeno un mirino, dal display mi concentro solo sulla composizione, al resto ci pensa la macchina che, a parte il rumore digitale e la poca nitidezza dei dettagli (ma per avere foto più nitide ed un mirino ho capito che dovrei spendere un capitale in lenti e corpi macchina e non me lo posso proprio permettere), ha una resa ottima dei colori e sforna buone foto perfettamente stampabili anche in grande formato

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    1. Fulvio,
      concordo su quanto dici, ma non sul fatto che si debba spendere un capitale per avere una fotocamera migliore di una compatta economica. Una reflex o una mirrorless base si trovano a poco più di 300 €.
      Ciao, Francesco

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      1. Lo so anche io infatti volevo prenderne una allettato dalle offerte, ma alla fine sempre reflex base sono e dalle recensioni anche loro hanno dei limiti tipo rumore a bassi iso, mirini e comandi non al top, e poi dovrei spenderci soldi per lenti più performanti di quelle vendute in kit ed allora i 300 euro non basterebbero più. Avevo anche adocchiato delle mirrorless a prezzi convenienti ma anche loro hanno dei limiti e quelle “migliori” costano uno sproposito. Lo stesso discorso per alcune mirrorless entry, si il prezzo è buono ma poi la resa non è così eccezionale, allora mi chiedo ne vale davvero la pena?

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        1. Fulvio,
          non farti ingannare da test e recensioni superficiali o addirittura fasulle e da giudizi dati per partito preso sulle reflex economiche.
          Le differenze fra una reflex APS economica ed una di alta gamma, per andare sul concreto fra una Canon 1200D e una 70D o 7D II e fra una Nikon D3200 e D3300 e una D7200, sono essenzialmente nella costruzione. Le reflex economiche hanno corpi con telaio in metallo e rivestimento esterno in policarbonato, quelle top sono interamente in lega di alluminio o magnesio e il loro corpo è protetto da polvere ed acqua, quindi più adatte ad un uso pesante quale quello professionale. Le economiche hanno mirini un po’ più piccoli e un po’ meno luminosi, i comandi diretti non sono molti, ma questo non comporta grossi problemi. Gli autofocus hanno meno punti AF,ma sono ugualmente veloci. In compenso le reflex economiche sono più piccole e leggere e quindi più facilmente trasportabili. Tutto questo non influisce sulla qualità d’immagine che è la stessa.
          I sensori poi spesso sono gli stessi, vedi Nikon con sensori tutti da 24 Mpx, o molto simili 18 Mpx per la 1200D, 20 per 70D e 7D II. Quello che determina poi il rapporto segnale/rumore è la dimensione del sensore e infatti nelle prove effettuate con misure serie (oltre alle mie puoi fare riferimento a quelle pubblicate dalla rivista “Tutti Fotografi”) il rapporto segnale/rumore delle reflex economiche è uguale a quello di quelle top.
          Riguardo alla qualità degli obiettivi i 18-55 forniti in kit da Canon e Nikon hanno un’ottima qualità e sono disprezzati da certi “pseudo fotografi” solo per snobismo perchè costano poco. La loro economicità è dovuta però alla costruzione interamente in materiale sintetico (plastica) che non li rende adatti ad un uso professionale pesante e all’elevato numero in cui sono prodotti, ma la qualità ottica è ottima.
          In conclusione i risultati a livello di qualità d’immagine di una reflex APS base sono gli stessi ottenibili da una reflex APS di alto livello, cambiano solo certe funzioni e qualità accessorie che sono utili in impieghi e situazioni che un fotoamatore non necessariamente affronterà.
          Se poi consideriamo le mirrorless fotocamere come la Sony A6000, 550 € con 16-50, battono di gran lunga la maggior parte delle reflex APS anche top per autofocus, raffica e video con una qualità d’immagine al massimo livello della categoria APS.
          La differenza fra una reflex o mirrorless APS base con il 18-55 in kit ed una di alta gamma in termini di qualità d’immagine è infinitesima in confronto fra quella che c’è fra una qualsiasi reflex ed una compatta con sensore piccolo da 1/2,3″, 1/1,7″ e anche da 1″.
          Ciao, Francesco

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          1. Ti ringrazio hai chiarito molti miei Dubbi ma ora me ne è sorto un altro. In futuro cosa mi conviene prendere una reflex entry tipo d3200 o una mirrorless come la sony a6000 da te citata? I corpi macchina sono abbastanza compatti però la nikon costa molto di meno

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            1. ma invece di confrontare la d3200 con la a6000 potresti prendere in considerazione la a5100 identica alla a6000 solo che non ha il mirino, costa sui 500 euro a fronte dei circa 800 che ci vogliono per la sorella maggiore.

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                    1. grazie ad entrambi per le info, cmq non voglio spendere nè 800 e nemmeno 500-600 per una fotocamera da portarmi sempre appresso, vorrei restare sotto i 400, partire con un corpo macchina già buono e poi in futuro spendere qualcosa per le ottiche, quindi vorrei sapere se mi conviene puntare su una ML o su una Reflex e se a 400 euro se ne trovano già di buone. Ripeto 400 euro massimo con ottica kit. Per le mirrorless non saprei come orientarmi ne quali marche preferire. La Sony a5100 anche se non mi fa impazzire esteticamente mi sembra già un buon compromesso a patto che il prezzo scenda ancora.Esteticamente guardando su monclick mi piacciono la samsung nx3000, la fuji xa2 e le lumix gf7, ma come qualità immagine e prestazioni sono paragonabili alla sony a6000 o alla 5100? Nikon e Canon a livello ML come sono? O vado di reflex entry nikon? grazie a chi mi risponderà.

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                  1. Mirko,
                    è possibile, è possibile. Monclick non è famosa per i prezzi modici.
                    E’ possibile sia in negozio che in rete, da negozi ositi affidabili e con garanzia italiana. Non so quanto dura però.
                    Ciao, Francesco

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  5. ok, sono abbastanza d’accordo, io sono un neofita e in pratica di fotografia non capisco niente. Ma mi sto documentando. Ovviamente solo ora mi sto avvicinando alla modalità Manuale, la studio, ma quando devo scattare foto, utilizzo la modalità automatica, altrimenti ci metto mezzo secolo per fare una foto puntualmente sbagliata.
    Esiste però un però. La modalità Manuale ti costringe a imparare. Ti tocca capire cosa sia l’esposizione, il diaframma, gli stop, la profondità di campo, etc, etc. In pratica ti costringe ad essere consapevole. Ovviamente non tutti hanno la passione e quindi il tempo da dedicare a questa attività, ma senza dubbio la consapevolezza ti permette di fare foto non dico migliori, ma più vicine a quello che vorresti trasmettere.
    La modalità manuale è una costrizione, una incredibile e spesso insopportabile sequenza di parametri. Ma saperla utilizzare vuol dire avere il controllo.
    Oggi esistono le calcolatrici e i computer, e sono comodissimi, ma a scuola ti insegnano le addizioni, sottrazioni etc, etc. In teoria se ne potrebbe fare a meno, ma forse, anche se noiose da imparare, a qualche cosa serviranno pure (a tal proposito devo ripassare le divisioni, chi mi dice quanto fa 1357:24 senza usare una calcolatrice/computer?).

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    1. Vincenzo,
      sono d’accordo sul fatto che regolare la macchina in manuale possa servire ad imparare gli effetti delle varie regolazioni. Ma come riconosci tu stesso è una perdita di tempo e spesso porta a foto sballate.
      e poi su che base la regoli’ A casaccio? In base ad una tabella scritta o mentale? Guardando cosa indica l’esposimetro e poi riportandolo sulle regolazioni, magari modificato per vedere che effetto fa. fallo, am solo per imparare.
      quando poi vuo fotografare pensa alla foto, al soggetto che ti ispira, alla luce, composizione, colori, struttura, inquadratura e poi dai un rapido sguardo alle regolazioni automatiche, che nel 95 % deicasi vanno bene, e se necessario modificale con i comadi +/- o con il program shift.
      E’ vero che è opportuno saper scrivere a mano con penna e carta e fare le operazioni elementari, ma non credo che potrei gestire questo blog e tu potresti leggerlo con carta e penna.
      Ciao, francesco

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    2. Come diceva il maestro Miaghi “devi disimparare ciò che hai imparato”, per cui una volta che hai imparato tutti i parametri della fotografia capisci che ne puoi anche fare a meno perchè c’è la tecnologia che prima non c’era che ti aiuta in questo, se ogni foto che vuoi fare devi star li a regolare tutti i parametri scatteresti una foto al giorno perdendo attimi preziosi. Pensa che io con la mia compatta pur essendo quasi tutta automatica mi sento costretto dai tempi delle regolazioni, solo per accenderla, regolare esposizione, qualche volta il bianco, zoom, messa a fuoco e qualche altra cosa, perdo secondi preziosi e spesso mi sfuggono attimi irripetibili!

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  6. Credo che un buon fotografo non possa prescindere dal conoscere le funzioni “manuali” della propria macchina, ma proprio perché le conosce a volte può farne a meno, soprattutto la priorità di diaframma o di tempi sono utilissime e in alcuni casi non si può farne a meno!
    Affidarsi per la totalità all’automatico potrebbe essere forzato, esposizione e aperture decise dalla macchina a volte non vanno d’accordo con gli intenti del fotografo.
    Detto questo, le reflex attuali fanno un gran bel lavoro anche scattando in automatico!

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    1. Fabio,
      scusa ma i funzionamenti a priorità dei tempi o dei diaframmi sono automatici.
      Il funzionamento manuale dovrebbe essere quello in cui un fotografo imposta i valori di esposizione, tempi, diaframmi e sensibilità, manualmente e possibilmente senza leggere l’esposimetro della macchina, o no? Se si limita a impostare o variare manualmente l’esposizione suggerita dalla macchina, invece di impostarla su Program o a priorità e modificare eventualmente l’esposizione con l’apposito comando ormai presente in tutte le macchine perde solo tempo.
      Ciao, Francesco

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  7. grande Francesco. io non sono esperto di foto, ma le faccio con passione, istinto, poca tecnica ma tanta fantasia. ho una semplice compatta punta e scatta no premium anno di produzione 2013 o 2014 , valore attuale 180 euro circa ( beh dopo 3 mesi di recensioni ho scelto quella giusta), fa delle foto molto belle e realistiche.i miei amici possessori di reflex sono entusiasti di alcune mie foto. stavo pensando ad una mirroless, poi però mi chiedo…ma chi me lo fa fare?ciao !!!!

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    1. Andrea,
      con quanto dici dimostri che la qualità delle foto non dipende dalla macchina, ma dal fotografo. Poi però naturalmente si deve considerare che sarebbe impossibile fare certe foto senza un’adeguata attrezzatura.
      Ciao, Francesco

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      1. hai ragione….ma non tendo a fare “certe foto” …io cerco di cogliere l’attimo di una scena che mi emozioni o che mi dia una bella sensazione…spesso se dovessi impostare la macchina , il carpe diem sfugge via…ed a quel punto il manuale non servirebbe a niente.

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  8. Salve a tutti. Vorrei sapere una cosa da principiante se possibile.
    Indipendentemente che si utilizzi la macchina in modalità totalmente automatica o manuale e al di là che l’obiettivo sia impostato su AutoFocus (AF) oppure in Manuale (MF), lo zoom negli obiettivi per Canon o Nikon è sempre manuale (attraverso la apposita ghiera dello zoom)?
    Grazie a tutti
    Alfredo

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    1. Alfredo,
      gli zoom per le reflex Canon e Nikon sono tutti manuali con la regolazione tramite la rotazione dell’apposita ghiera o, in qualche caso, a stantuffo.
      Ciao, Francesco

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  9. ciao francesco,
    si parla tanto di elevanti numeri di punti di messa a fuoco nelle nuove fotocamere. sono così indispensabili averne tanti? ci sono macchine con almeno 45 punti…..grazie.

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    1. Andrea,
      il numero dei punti AF assume importanza in funzione del tipo di foto che si scattano. Se vuoi riprendere un’auto da corsa a oltre 200 km/h, ma anche un atleta in corsa, un calciatore, un ciclista o qualunque altra attività sportiva contano molto. Lo stesso se vuoi riprendere animali che si muovono liberamente e velocemente, o comunque qualunque soggetto in movimento veloce, compresi i bambini.
      In questo caso una copertura il più possibile completa del fotogramma è indispensabile affinchè l’autofocus possa seguire il soggetto in movimento. Le nuove Nikon D5 e D500 hanno, ad esempio, 153 punti AF, la Sony A6000 179, la A7R II 399 e la A6300 addirittura 425.
      Se invece si fotografano soggetti statici, paesaggi, monumenti, oppure si fanno ritratti, macro e comunque si fotografno soggetti statici tanti punti AF non servono.
      Ciao, Francesco

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  10. le 2 sony che hai citato mi piacerebbero molto….una domanda, se prima o poi acquistassi un prodotto del genere e se scattassi foto quasi sempre in automatico, sarebbe un’ acquisto sprecato? otterrei delle immagini di qualità quasi pari ad una buona compatta? secono alcuni “”””esperti”””” dicono di si….aspetto un tuo giudizio…ciao e grazie.

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    1. @Andrea, lasciatala pellicola sono passato attraverso varie compatte (anche se orma decisamente vecchiotte le recenti hanno fatto parecchi passi avanti), ben tre bridge superzoom (per constatare che la marca e altre variabili, cambiavano di poco la qualità), una mirrorless come la V1 (da soli 10 mpx) e infine da pochissimo alla Sony A6000…
      La differenza dalle altre è abissale (non fosse altro per il fatto che hai un sensore APS da 24 mpx).
      Ha due varianti di scatto automatico che ti consentono di concentrarti su tutti gli altri aspetti della fotografia di cui giustamente parla Francesco.
      Riamane molto compatta e trasportabile p ha il mirino! elemento che non trovi in tantissime compatte e non solo, a mio giudizio indispensabile per una buona inquadratura e la gestione dello scatto.
      Certamente non sarà un acquisto “sprecato”. Certo la spesa è diversa da una compatta o da una bridge, ma anche da alcune reflex entry level… la valutazione devi farla tu.

      Poi un parere più tecnico e attendibile te lo darà certamente Francesco. 😉

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    2. Andrea,
      con “le 2 Sony” ti riferisci alle A6000 e A6300?
      In ogni caso cosa intendono i tuoi cosiddetti “esperti” per “qualità delle foto”? Risoluzione? Rapporto segnale/rumore? Gamma dinamica? Esposizione? Messa a fuoco? Per me questa è qualità tecnica, che è importante, ma non ha nessuna attinenza con la qualità delle foto e non fa bella una foto brutta.
      Una bella foto la puoi fare con qualunque macchina, se è tecnicamente corretta meglio, ma ci sono tante eccezioni come si può vedere nelle foto di tanti maestri del passato e del presente. Poi ci sono certi tipi di foto, ad esempio le riprese sportive, F1, MotoGP, calcio, sci, ecc. che richiedono ovviamente attrezzature particolari senza le quali è impossibile farle.
      Le due Sony in oggetto sono poi ottime fotocamere con sensori APS di buone dimensioni e con un’ottima qualità d’immagine. Fare con queste fotocamere buone foto, anche usandole in automatico, dipende quindi solo da te.
      Ciao, Francesco

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    1. Perché ci fanno pagare una buona qualità con il massimo della portabilità, di fatto una RX100 è quasi “impossibile” non averla sempre con se; infatti, ad esempio, una Fuji X30, pur se inferiore come qualità d’immagine oltre gli 800 ISO ma superiore per costruzione, comandi, mirino ed autofocus ma ben meno portabile costa assai meno rispetto anche al modello 2 della Sony sopra citata. Ciao.

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    2. Andrea,
      il prezzo delle fotocamere, come di qualsiasi altra merce, dipende da due fattori: il costo di produzione e l’aspettativa del potenziale acquirente.
      Considerando le compatte di ultima generazione con sensori da 1″ retroilluminati e in alcuni casi di tipo a strati come le Sony, si può dire che i costi di produzione sono più elevati dei precedenti modelli e anche di alcune reflex a causa delle nuove tecnologie impiegate che devono essere ammortizzate. Si deve anche considerare che sono anche dotate di obiettivi di elevata qualità e luminosità, Leica, Nikon, Zeiss che ne aumentano il costo. La tecnologia delle reflex invece è ormai completamente ammortizzata, anche se si basa in parte sulla meccanica, e quindi meno costosa. C’è poi da considerare che le reflex base non hanno mai sensori, elaboratori d’immagine e autofocus di ultima generazione e questo abbatte i loro costi.
      Tutto ciò non basterebbe a giustificare però certe differenze di prezzo. Si deve anche considerare che si paga la novità, la miniaturizzazione e la disponibilità dei clienti a pagare di più un prodotto nuovo di ultima generazione, specialmente se gli offre vantaggi dal punto di vista utilizzo come le ridotte dimensioni uniti ad una qualità che fino a poco tempo fa ci si aspettava da modelli più grandi e costosi. Questo fenomeno vale anche per le mirrorless che in teoria dovrebbero costare meno delle reflex avendo in meno lo specchio ed il pentaprisma.
      Questo avviene non solo per le fotocamere, ma ancora di più per gli smartphone. Ad ogni nuova generazione, venduta a caro prezzo, il modello precedente che di solito ha solo un anno di vita o anche meno si può trovare alla metà del prezzo originale. Ciò vuol dire che il prezzo non era determinato dal costo di produzione, ma dall’aspettativa dei clienti. Solo Apple riesce a sfuggire a questa regola mantenendo comunque alti i prezzi data la convinzione dei suoi clienti che comunque i suoi prodotti siano superiori.
      Ciao, Francesco

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  11. Ciao a tutti e grazie a te dei consigli – utilissimi. Io sono Franceso ed ho una Nikpon D3200 con la quale cerco di fare foto “decenti”. Sto dietro la fotografia da un po’ di anni e mi piace tantissimo. Alcune volte ci riesco altre no ma credo sia normale. Il mio problema è cercare di adattare la m. alle varie situazioni Ripeto alcune volte con successo altre no. Comunque non dispero..

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  12. Mi fai pensare a me, bravo ingegnere che sa come regolare una macchina e conosce tutte le specifiche, posso trovare il modo di scattare in condizioni difficili in questo modo (ma la macchina la freghi anche in “auto”), tipo per lavoro o in una chiesa… poi prende in mano la mia aps-c mia moglie, fa 3 scatti a caso e puoi metterli in quadro.
    Ho una nikon d3000 con qualche ottica ed una samsung nx3000, pensavo di aggiornarmi passando a sony con una bella a6000 o a6300, ma quasi quasi andrò di a5100.
    Oramai se uso la modalità manuale è per fare foto su cavalletto e la sam è talmente superiore alla vecchia nikon che ho posato i fissi (af a parte) e dire che l’avevo presa piuttosto di una compattina, avrei investito sul sistema sam 😦

    Comunque a tutto c’è un limite, almeno sugli Iso metto sempre mano e se non conosci i limiti della tua macchina o scatti e sai postprodurre il raw… Le foto belle puoi farle con lo smartphone, di giorno e all’aperto.

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    1. Simone,
      eh eh, sei un collega! Tu regoli con precisione tempo, diaframma, Iso e poi tua moglie, magari in automatico, fa qualche bella foto. Vuol dire che lei pensa solo alla foto e a quello che deve raccontare, noi pensiamo alla tecnica e ci dimentichiamo della foto.
      Ho scritto questo articolo proprio per questo motivo e devo dire che da quando penso meno a Iso, tempi, diaframmi e focali faccio foto migliori. Questo non vuol dire che non si debbano controllare questi parametri e modificarli quando necessario o per ottenere particolari risultati, ma che fare una buona foto è un’altra cosa. Mio zio pittore di tecnica fotografica non ne sapeva nulla, ma faceva ottime foto.
      L’idea di sostituire la Nikon D3300, comunque un’ottima fotocamera, con una mirrorless Sony è valida. Però piuttosto che una A5100 ti consiglio vivamente almeno una A6000 per la presenza del mirino, fondamentale sia per inquadrare bene in esterni dove, specialmente col sole, con lo schermo non si riesce ad avere una visione precisa, sia per avere una maggiore stabilità di impugnatura della macchina. Non capisco però l’accenno al sistema “sam”. Cosa intendi?
      Io comunque uso gli Iso in automatico, con le Sony si può fare anche impostando la macchina sul manuale e scegliendo tempo e diaframma preferito. Se non si vuole che salgano troppo basta impostare un limite massimo. In ogni caso questo dipende dalla luce disponibile e se si vogliono fare foto in poca luce dopo avere aperto tutto il diaframma e allungato il tempo di posa al limite del mosso (lo fanno molto bene da sole le macchine) non rimane che aumentare la sensibilità e anche questo le macchine lo sanno fare. Al fotografo non resta che la scelta del soggetto e la composizione. Si possono usare le priorità invece del program per assicurarsi di usare un tempo o un diaframma adeguato, ma impostare tutto manualmente fa perdere tempo che invece dovrebbe essere dedicato alla foto.
      Ciao, Francesco

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