Photokina 2016 – Pentax/Ricoh

pentax-ricoh-01-dsc00237Lo stand di Pentax e Ricoh era abbastanza piccolo e in posizione laterale. C’era una sola novità di Ricoh. L’ultima reflex Pentax, la K-70, è infatti stata presentata quattro mesi fa insieme ad alcuni obiettivi.
Lo stand era organizzato con un banco principale al quale potevano essere chieste le fotocamera da visionare e provare, con evidenza particolare alla fullframe K-1, e un altro banco dedicato alla medioformato 645Z.
Da parte di Ricoh l’unica novità era la Theta S presentata agli inizi di settembre.

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A questo punto ho preferito provare le due fotocamere più interessanti presenti cioè la K-1, che avevo visto in una precedente manifestazione e con cui avevo fatto solo qualche scatto, e la 654Z, già provata alla precedente Photokina, ma sempre interessante per la qualità.

Pentax K-1

La K-1 è la prima fullframe della casa giapponese che ricordo è stata la prima a produrre una reflex in Giappone nei primi anni 50 dello scorso secolo e che vanta una lunga tradizione di validi modelli, che all’epoca si chiamavano Asahi Pentax, a cominciare dalla Spotmatic che ha avuto una larghissima diffusione, la LX, la MX e la ME. Con il digitale Pentax presentò nel 2001 un prototipo di reflex fullframe, ma poi si è concentrata sulle reflex APS e solo recentemente si è finalmente decisa a fare il grande passo nel settore fullframe con una reflex per certi aspetti innovativa.

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Le caratteristiche principali della K-1 sono:
– sensore fullframe (35,9×24 mm) CMOS da 36 Mpx senza filtro antialias
– simulatore di filtro antialias
– stabilizzazione a “5 assi” integrata sul sensore
– innesto obiettivi Pentax KAF2
– mirino pentaprisma con copertura del 100 % e ingrandimento reale 0,7x
– schermo da 3,2″ orientabile con 1.037.000 pixel
– autofocus a rilevamento di fase con 33 punti AF selezionabili automaticamente o manualmente
– modalità di esposizione completamente automatica, Program, a priorità anche della sensibilità e manuale
– sensibilità automatica o manuale da 100 a 204800 Iso
– otturatore meccanico con tempi da 30 secondi ad 1/8000
– ripresa video Full HD 60/50i, 30/25p, 24p in formato MP4 e H.264, oltre a risoluzioni inferiori, con audio stereo
– slitta a contatto caldo per flash esterno
– velocità di raffica fino a 4,4 fg/s
– disponibilità di filtri colore
– doppio alloggiamento per schede SD
– connettività Wi-Fi
– ricevitore GPS integrato
– dimensioni 137x110x86 mm
– peso 1010 grammi

La prima cosa che colpisce nella K-1 sono le dimensioni relativamente ridotte, mentre il peso è elevato. In realtà è più piccola delle reflex concorrenti di pari categoria e delle dimensioni più o meno simili a quelle di una reflex APS. Questo vale però principalmente per il corpo perché gli obiettivi hanno dimensioni che competono a quelle di un formato fullframe. La costruzione appare molto buona ed il corpo è a prova di polvere ed acqua come tradizione Pentax. I comandi sono molti, prevalentemente concentrati sulla destra, con una manopola di comando per le modalità di funzionamento, due ghiere di comando ed una seconda manopola, a destra del pentaprisma, che consente di accedere direttamente a molte funzioni evitando i menu. Lo schermo ha un’articolazione complessa che consente di orientarlo in alto e in basso ed anche obliquamente, ma mantenendosi in asse con l’obiettivo per facilitare le inquadrature. Il meccanismo sembra robusto, ma sarà da verificare nella pratica la sua comodità e la sua durata.
Il mirino è ottimo, ampio, chiaro e luminoso, e consente di inquadrare con facilità. Inizialmente la fotocamera mi ha lasciato un po’ perplesso per l’elevato numero dei comandi e per i menu che non seguono gli schemi standard diffusi sulla maggior parte delle macchine digitali, ma poi sono riuscito, con l’aiuto di un addetto, ad impostarla come volevo.
Per la prova sono riuscito finalmente ad avere lo zoom FA 24-70 mm f/2,8 che in precedenti prove non era disponibile. L’insieme è abbastanza equilibrato e non troppo pesante ed ingombrante come in altre reflex simili. Ho effettuato diversi scatti a tutte le sensibilità, purtroppo come in quasi tutti gli altri casi, solo attorno al banco di dimostrazione. Le foto scattate in jpeg e raw (PEF) sono state convertite con Lightroom disabilitando la riduzione di rumore.

Poco quindi si può dire sulla velocità dell’autofocus e sulla nitidezza date le condizioni di scatto. Per quanto riguarda il rumore questo è ben contenuto fino a 3200 Iso, sensibilità a cui comincia ad essere visibile, ma tutto sommato non infastidisce troppo anche a 6400 Iso. Oltre diventa eccessivo e si richiede una sua riduzione, cosa che inevitabilmente comporta una perdita di nitidezza. La sensibilità massima di 102400 Iso come in altri casi è da evitare. In conclusione una prestazione buona, ma da una fullframe ci si potrebbe aspettare qualcosa di più.

645Z

La 645Z ha un sensore CMOS di dimensioni 43,8×32,8 (circa 1,7 volte il fullframe) con 51,4 Mpx e senza filtro antialias. Grazie anche all’elaboratore d’immagine Prime III la sua massima sensibilità arriva a 204800 Iso. L’autofocus Safox 11 ha 27 punti AF ed un’elevata sensibilità -3 EV. Lo schermo da 3,2″ con 1037.000 punti è orientabile in alto e in basso. La velocità di raffica arriva a 3 fg/s. La 645Z dispone di live view e può riprendere video Full HD 60i/30p con codec H264 e con ingresso per microfono esterno. Il corpo è in lega di magnesio, con un telaio interno in alluminio ed è protetto da polvere ed acqua. Il mirino usa un prisma trapezioidale per diminuire le dimensioni ed ha una copertura del 98 %. Usa schede SD e dispone di un doppio alloggiamento.

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La 645Z ha delle caratteristiche davvero molto interessanti per foto di paesaggio, cerimonie o ritratti.
La macchina si rivela maneggevole, anche se si deve fare l’abitudine alla sua forma più vicina al cubo rispetto alle reflex tradizionali. Il mirino è grande e luminoso, l’autofocus è veloce ed abbastanza preciso. Il rumore di scatto però è elevato a causa del ribaltamento del grande specchio. I comandi non dissimili da quelli di una normale reflex, sono di facile comprensione ed uso, con il pannello LCD sulla destra che fornisce tutte le indicazioni sulle impostazioni della macchina.
Ho effettuato un po’ di scatti con la 645Z e l’obiettivo 55 f/2,8 (equivalente ad un 43 mm) a tutte le sensibilità da 400 a 204800 Iso. Le foto sono state salvate direttamente in DNG e convertite con Lightroom azzerando la riduzione di rumore.

La nitidezza è elevatissima, tranne alcune delle foto fino a 800 Iso scattate con tempi inferiori a 1/100 che risentono di micromosso a causa presumibilmente del ribaltamento dello specchio. Il rumore si incomincia a percepire a 6400 Iso in modo fine, ma anche a 12800 non disturba più di tanto se non nelle superfici scure di colore uniforme. Oltre è maggiormente visibile e si richiederebbe una sua riduzione. La massima sensibilità, 204800 Iso, è come sempre inserita per poterla dichiarare nelle specifiche, ma poco usabile. E’ una macchina adatta sopratutto per paesaggi, monumenti, ritratti e quando serve stampare foto di dimensioni veramente grandi, ma le notevoli vibrazioni prodotte dallo specchio rendono necessario scattare con tempi abbastanza veloci.

Nello stand erano poi esposte le altre reflex Pentax APS, fra cui la K-70.

Pentax K-70

E’ una reflex con sensore di formato APS (23,5×15,6 mm) e corpo compatto protetto da polvere ed acqua come tradizione Pentax. Il sensore ha 24 Mpx ed è privo di filtro antialias, ma dispone del sistema Pentax per la simulazione del filtro sfruttando i movimenti micrometrici del sensore consentiti dal sistema di stabilizzazione. La K-70 infatti ha, come tutte le reflex Pentax, il sistema di stabilizzazione integrato sul sensore. Questo consente anche l’ulteriore funzione denominata “Pixel Resolution System” che consente di registrare, muovendo il sensore di un pixel alla volta, di registrare quattro immagini poi sommate per produrre un’immagine ad alta risoluzione che contiene per ogni pixel l’informazione completa del colore col risultato di avere colori più fedeli e dettagli più fini di quelli consentiti dalla normale filtratura Bayer. Altra innovazione è l’autofocus ibrido per avere un autofocus veloce anche in live view. L’autofocus a rilevamento di fase SAFOX X prevede 11 punti AF. L’elaboratore d’immagine Prime M II consente una sensibilità massima di 102400 Iso. Lo schermo è orientabile in tutte le direzioni, la riprese video è Full HD ed è integrata la connessione Wi-Fi.

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La K-70 continua la tradizione Pentax di proporre reflex compatte, ma con caratteristiche uniche per la loro categoria che le distinguono dalle alternative. Anche in questo caso sono presenti la protezione del corpo e la stabilizzazione integrata oltre all’interessante simulatore del filtro antialias ed al sistema per acquisire l’informazione completa di colore e risoluzione, utilizzabile però solo con la fotocamera su treppiede e per soggetti statici.
Interessante anche l’autofocus ibrido per l’uso in live view e probabilmente anche per le riprese video. Lascia un po’ perplessi invece l’autofocus con solo 11 punti AF, anche se nella norma per i modelli base. Peccato anche per la ripresa video ancora solo Full HD.

Fra gli obiettivi non c’erano novità. Gli ultimi presentati sono l’HD Pentax-D FA 15-30 mm f/2,8 SDM WR e HD Pentax-D FA 28-105 mm f/3,5-5,6 ED DC WR per fullframe e l’HD Pentax-DA 55-300 mm f/4,0-5,6 ED PLM WR RE per APS.

Ricoh Theta S

Fra le ricoh la novità era la Theta S, fotocamera che consente riprese a 360°. Ha un sensore da 1/2,3″ (6,17×4,55 mm) con 14 Mpx e produce foto da 5376×2668 pixel. L’obiettivo ha una apertura f/2,0 e l’otturatore tempi da 60 secondi a 1/8000. Riprende video Full HD ed ha la connessione wi-fi e una memoria integrata di 8 Gb. Le dimensioni sono molto ridotte 130x44x23 mm, come il peso 125 grammi.

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