Olympus OM-D E-M5 II: impressioni

DSCF0785sIn occasione di un Olympus day presso il negozio romano La Placa ho avuto occasione di vedere brevemente la nuova Olympus OM-D E-M5 II e di fare alcuni scatti di prova.
La OM-D E-M5 II è nuova edizione della prima mirrorless della serie OM-D. Ha un sensore di formato M 4/3 (17,3×13 mm) riprogettato, un elaboratore d’immagine TruePic VII e il sistema di stabilizzazione sul sensore a “5 assi” già presente sul precedente modello. Offre in più la possibilità di scattare foto con risoluzione di 40 Mpx, ottenuta spostando il sensore a passi di mezzo pixel e registrando otto immagini in un secondo fuse poi in una raw o jpeg.
Il corpo leggermente ridisegnato mantiene la protezione contro polvere ed acqua. Il mirino è migliorato ed ora offre la risoluzione di 2,36 Mpx, mentre lo schermo è ora completamente articolato per orientarsi in tutte le direzioni compreso in avanti per gli immancabili “selfie”. L’otturatore elettronico arriva al tempo di 1/16000 di secondo. Può riprendere video Full Hd ed è dotata di connessione Wi-Fi.

Ricordo brevemente le caratteristiche principali della OM-D E-M5 II:

– sensore da 4/3 Live CMOS con 16 Mpx
– innesto obiettivi Micro 4/3
– elaboratore d’immagine TruePic VII
– stabilizzatore d’immagine a “5 assi” sul sensore
– funzione High Res SHot per scatti a 40 Mpx
– elevata qualità di costruzione e finitura con  ghiere e manopole in metallo
– corpo protetto da polvere ed acqua
– mirino elettronico con 2,36 Mpx, copertura del 100 % e ingrandimento reale 0,74x
– schermo da 3″ con 1.037.000 pixel orientabile in tutte le direzioni
– sensibilità da 100 a 25600 Iso
– otturatore con tempi da 60 secondi a 1/16000
– velocità di raffica fino a 10 fg/s
– ripresa video Full HD a 1920×1080 pixel 60/50p, 30/25p e 24p, oltre a risoluzioni inferiori con audio stereo
– Art filter e scene predisposte
– batteria agli ioni di litio con un’autonomia di 310 scatti per carica
– usa schede SD/SDHC/SDXC
– uscita HDMI
– dimensioni 124x85x45 mm
– peso 469 grammi con batteria e scheda

La OM-D E-M5 costa 1.160 € con lo zoom M Zuiko 12-50 f/3,5-6,3, 1600 € con lo zoom M Zuiko 12-40 f/2,8 e 980 € solo corpo.

La E-M5 II esteticamente si presenta molto simile al precedente modello con solo una impugnatura leggermente più accentuata e l’alloggiamento del mirino al centro, simile ad un pentaprisma di una reflex, leggermente meno sporgente come si può vedere.

E-M5 II-E-M5_front

E-M5 II-E-M5_rear

E-M5 II-E-M5_top_lens

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La costruzione è di elevato livello con il corpo in lega di magnesio protetto da polvere ed acqua, le ghiere di comando metalliche e rivestimenti neri goffrati antiscivolo. Cambia anche la disposizione di alcuni comandi spostati in posizioni più accessibili, compreso l’interruttore di accensione che passa dall’angolo inferiore destro del dorso alla parte sinistra della calotta, coassiale alla manopola delle modalità di funzionamento. Non è la posizione ottimale, lo preferirei coassiale al pulsante di scatto, ma è migliore della precedente. Sono aumentati inoltre i pulsanti Fn personalizzabili che diventano quattro, di cui uno dedicato all’HDR (Fn4) e finalmente uno dedicato alla variazione della curva di risposta alla luce (Fn2). Questa funzione era già disponibile sulla precedente E-M5, ma nascosta nei menu e credo pochi sapessero della sua esistenza. Ora è stata esplicitata come sulla E-M1.
Posteriormente si nota lo schermo, ora incernierato sul lato sinistro ed orientabile in tutte le direzioni e il pulsante di revisione delle foto spostato nella posizione in cui si trovava prima l’interruttore di accensione. Rimangono le due comode ghiere di comando, anteriore e posteriore, posizionate sulla calotta. Quella anteriore è coassiale al pulsante di scatto.
Il mirino, ben protetto da una conchiglia in gomma e dotato di regolazione diottrica, è migliorato rispetto a quello già buono della E-M5 ed ora è al livello dei migliori. Lo schermo OLED con 2.360.000 punti è molto brillante e nitido, la copertura è del 100 % e l’ingrandimento 0,74x come quelli delle migliori fullframe e superiore a quello della precedente E-M5. Nel mirino si possono vedere tutte le indicazioni e le impostazioni della fotocamra e visualizzare imenu come sullo schermo. Questo ha una risoluzione maggiore, 1.037.000 punti e con la nuova possibilità di movimento è molto comodo e può essere usato anche per gli immancabili “selfie”, quelli che una volta si definivano autoritratti.
Il sensore Live MOS di formato 4/3 (17,3×13 mm) con 16 Mpx coadiuvato dall’elaboratore d’immagine TruePic VII consente una sensibilità da 100 a 25600 Iso.
La stabilizzazione è integrata sul sensore, a “5 assi” come sul precedente modello. In pratica stabilizza l’immagine per le rotazioni sui 3 assi della fotocamera e per imovimenti orizzontali e verticali sul piano del sensore. Questa stabilizzazione si è dimostrata nelle prove sempre molto efficace arrivando a garantire un guadagno anche di 4 stop sulla lunghezza del tempo di scatto rispetto a quella di sicurezza in rapporto alla focale equivalente dell’obiettivo, il reciproco della lunghezza focale. Il tutto vale naturalmente per soggetti statici!
Proprio sfruttando la mobilità del sensore sul suo piano Olympus ha sviluppato la funzione High Res Shot che consente di ottenere da un sensore da 16 Mpx foto da 40 Mpx. In pratica la macchina scatta consecutivamente 8 foto spostando di volta in volta il sensore di 1/2 pixel in tutte le direzioni tramite gli stessi attuatori che lo muovono per la stabilizzazione e combinando queste foto in un’unica immagine raw da 9216×6912 pixel o jpeg da 7296×5472 pixel. Il tutto, dichiara Olympus, nel tempo di un secondo. Questo vuol dire che la funzione di scatto a 40 Mpx può essere usata per la ripresa di soggetti statici, paesaggi, monumenti, ecc. e con la macchina ben salda su treppiede.
L’autofocus invece è rimasto a rilevamento di contrasto con 81 punti AF, come nella precedente E-M5 e non è stato adottato quello ibrido a rilevamento di fase e contrasto della E-M1, presumibilmente per evitare una concorrenza interna fra i due modelli.
Infine la E-M5 II è dotata di connessione Wi-fi, con la possibilità di controllo e scatto remoto tramite l’apposita app, disponibile per Android e iOS, da smartphone e tablet e con la possibilità di trasferimento delle foto.
Altra cosa importante: finalmente è possibile acquistare la E-M5 II anche con lo zoom M Zuiko 12-40 mm f/2,8 Pro invece che col M Zuiko 12-50 f/3,5-6,3 EZ motorizzato. Il 12-40/2,8 è molto più luminoso e qualitativamente migliore del 12-50 oltre che meno ingombrante in lunghezza, come si può vedere dalle foto, anche se un po’ più pesante.

Nella mia breve presa di contatto ho usato appunto una E-M5 II dotata dello zoom 12-40/2,8.
Le prima prova che ho voluto fare è stata quella della funzione HRS per scattare foto a 40 Mpx. Non disponendo di un treppiedi ho posizionato la fotocamera su un robusto ripiano in modo di effettuare lo scatto, usando l’autoscatto, senza muoverla. Differentemente da quanto dichiarato da Olympus la E-M5 II impiega almeno 3-4 secondi per effettuare gli otto scatti necessari a comporre la foto in alta risoluzione. Questo comporta alcuni problemi. Infatti oltre ad escludere ovviamente la possibilità di riprendere qualsiasi soggetto in movimento, comprese le pesone in posa ameno che non siano in grado di rimanere immobili come statue, è necessario preoccuparsi che nell’inquadratura non ci sia nulla che possa in alcun modo muoversi. Nella ripresa di paesaggi questa è una difficoltà perchè basta un alito di vento per rendere poco nitidi alberi e foglie. Se si riprendono monumenti invece basta che qualche persona sullo sfondo si muova per rovinare la foto. Il campo di applicazione di questa funzione è perciò piuttosto ristretto. Paesaggi visti da lontano e prevalentemente rocciosi, le Dolomiti ad esempio. Monumenti attorno ai quali non transitino persone o visitatori, oggetti esposti in musei (se si può usare il treppiedi), quadri, nature morte e still life in generale.
Per adesso è quindi una funzione di uso molto limitato e sarà necessario attendere per vedere se Olympus riuscirà a velocizzarla.
Allego una delle poche foto dimostrative prive di difetti che sono riuscito a scattare.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Ho poi effettuato una serie di scatti a tutti i diaframmi disponibili, da f/2,8 a f/22, ed alle focali di 12 e 40 mm con l’obiettivo, già da me precedentemente provato, per verificarne nuovamente l’elevata qualità. Ho inquadrato alcuni alberi privi di foglie ed edifici per mettere in evidenza l’ottima risoluzione che è molto elevata già a tutta apertura e decade solo alla massima chiusura per la diffrazione.

Ho infine effettuato degli scatti in interni a tutte le sensibilità, da 200 a 25600 Iso, per verificare il rapporto segnale/rumore e la qualità d’immagine all’aumentare della sensibilità. Le foto salvate in raw sono state convertite con Olympus Viewer con la riduzione di rumore spenta.


I risultati sono in linea con quelli ottenuti nelle precedenti prove dalla E-M1 con un’assenza di rumore fino a 1600 Iso. A 3200 Iso il rumore è visibile nelle aree scure uniformi, ma non danneggia la nitidezza dell’immagine; ugualmente a 6400 Iso a cui aumenta molto poco. Anche 12800 Io è una sensibilità accettabile in quanto il rumore, pur essendo visibile, è in forma prevalente di granuli scuri senza i punti di colore che in molti casi danneggiano irrimediabilmente la foto. Solo a 25600 Iso la foto presenta un rumore troppo elevato ed inaccettabile. Una prestazione veramente notevole per un sensore 4/3.

In conclusione la prima impressione con la E-M5 II è stata positiva, più però per i miglioramenti apportati alla macchina nelle sue caratteristiche che per la funzione High Res Shot da 40 Mpx che ancora sembra poco matura per un uso serio al di la del divertimento momentaneo.
Naturalmente queste impressioni dovranno essere approfondite con una prova completa.

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2 pensieri su “Olympus OM-D E-M5 II: impressioni”

  1. la funzione HRS sarebbe una mano santa per me che fotografo prevalentemente affreschi, che poi stampo su tela o soggetti architettonici. Credo si possano ottenere ottimi risultati senza dover ricorrere a macchine di costo e dimensioni importanti.

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    1. Capitano,
      quello che fotografi tu è infatti uno dei casi che ho indicato in cui la funzione HRS può essere utile, però è necessario usare un treppiedi.
      Ciao, Francesco

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