Come finisce una leggenda

Bayer pixel binningI miti e le eggende fanno parte della cultura dell’umanità.
Anche la fotografia ne è piena. Una delle più antiche narra che una volta, nell’era arcaica e tanto tempo fa, la fotografia nacque ad opera di maghi che con i loro poteri fecero per incantesimo in modo che sottili striscioline di plastica arrotolate e inserite in un apposito e magico macchinario, riuscisero a farci vedere scene del mondo reale come le avremmo potute vedere in un sogno.
Non si sa se ciò corrisponda a verità, nelle leggende il reale si confonde con l’immaginario, è certo però che gli antichi guardassero queste immagini non direttamente, ma rappresentate, sempre attraverso procedure magiche e usando misteriose pozioni, tanto potenti da dovere essere usate quasi al buio, in stanze appena illuminate da misteriose luci rossastre, per non svelare la loro potenza, su appositi fogli di papiro o forse carta i cui resti però non sono stati mai rinvenuti nelle piramidi. Questi fogli avevano delle dimensioni che ben si adattavano al formato delle cornici da appendere ai muri delle case indipendentemente dal fatto, come ci informano le fonti delle antiche riviste, che fossero ottenute con un magico macchinario portato in una tasca o in una piccola bisaccia o da uno trasportato su un carro. L’unica differenza era che il potere evocativo che faceva vedere la realtà nelle cornici contenenti i fogli era più grande se la macchina magica e la striscia o la lastra utilizzata erano più grandi. La spiegazione di ciò che davano gli antichi era che più grande era la macchina e più grande era la magia che essa emanava. Continua a leggere Come finisce una leggenda