Panasonic G9 II: test

La Lumix G9 II che sostituisce la precedente G9 è in realtà una fotocamera quasi completamente nuova.
Il corpo macchina si stacca dal design precedente ed è uguale a quello delle ultime fullframe di Panasonic, la S5 II e la S1R II. Ugualmente il sensore, di formato M43 (17,3×13 mm), è nuovo ed ha ora 25 Mpx. La novità più importante è però l’autofocus. Panasonic ha abbandonato il sistema DFD deludente come prestazioni per i soggetti in movimento ed ha finalmente adottato quello a rilevamento di fase. La ripresa video infine arriva fino a 5.8K.
Le altre caratteristiche riprendono quelle del precedente modello con un corpo metallico protetto da polvere ed acqua, un analogo schema dei comandi anche se si perde il pannello LCD con l’indicazione delle impostazioni della fotocamera, la stabilizzazione integrata sul sensore a “5 assi” e una velocità di raffica che può arrivare a 75 fg/s.
La G9 II quindi da nuova vita al segmento delle mirrorless M43 ed è opportuna una prova approfondita per valutarne i progressi.

La G9 II ha un corpo di dimensioni e peso medi, protetto da polvere ed acqua, con una impugnatura sporgente sulla destra. La costruzione e la finitura sono di ottimo livello e danno un’impressione di alta qualità. I comandi sono numerosi e tutti ben disposti.

Differisce abbastanza dalla precedente G9 perché, come detto, Panasonic ha unificato i corpi macchina delle sue M43 con quelle delle fullframe. La G9 infatti aveva un corpo più arrotondato e leggermente più piccolo rispetto alla G9 II.

Le sue principali caratteristiche sono:

– sensore Micro 4/3 (17,3×13 mm) Live MOS da 25 Mpx
– processore d’immagine Venus Engine
– stabilizzazione a “5 assi” sul sensore
– innesto obiettivi Micro 4/3
– mirino elettronico con 3,69 Mpx, copertura del 100 % e ingrandimento reale 0,8x
– schermo da 3″ orientabile con 1,840.000 pixel sensibile al tocco
– autofocus a rilevamento di fase con 779 punti AF selezionabili automaticamente o manualmente
– modalità di esposizione completamente automatica, Program, a priorità, manuale
– sensibilità automatica o manuale da 100 a 25600 ISO espandibile a 50 ISO
– otturatore meccanico con tempi da 60 secondi ad 1/8000 e elettronico fino a 1/32000
– disponibilità di filtri creativi
– ripresa video 5.8K a 5760×4320 pixel 30/24p, 4K a 3840×2160 pixel a 60/50/30/25/24 fg/s in formato MP4 con audio stereo o Full HD 120/100/60/50p, 30/25p, 24p anche in AVCHD
– ingresso per microfono stereo esterno, cuffia e uscita HDMI per dispositivi esterni
– velocità di raffica fino a 75 fg/s
– livella elettronica a due assi
– connettività Wi-Fi, NFC e Bluetooth
– dimensioni 134x102x90 mm
– peso 658 grammi

La G9 II costa 1.900 € solo corpo, 2.100 € con lo zoom Lumix 12-60mm f/3,5-5,6 e 2.500 €  con il Leica Vario-Elmarit 12-60 mm f/2,8-4,0.

Descrizione

La G9 II ha una forma piuttosto squadrata con spigoli arrotondati ed una pronunciata impugnatura. In ogni caso il suo aspetto è piacevole ed equilibrato. Il corpo è ottimamente costruito, in magnesio e protetto da polvere ed acqua, rifinito e rivestito in buona parte da gomma zigrinata antiscivolo .Le dimensioni sono, come già detto, quelle di una fullframe, la S5 II, ed anche il peso, sebbene leggermente ridotto, è quasi identico a quello della S5 II.
Questa scelta di Panasonic ha diversi motivi che si possono ipotizzare anche se ovviamente la casa non ne da spiegazione.
Il primo e più ovvio è quello di un risparmio produttivo, usando lo stesso corpo macchina per diversi modelli cambiando solo il sensore, l’innesto obiettivi e pochi altri dettagli. C’è però un altro motivo importante: al loro esordio le mirrorless, in particolare le M43, erano state presentate come fotocamere compatte e leggere, in alternativa alle reflex grosse e pesanti. Poi con il loro sviluppo, la presentazione di mirrorless fullframe e con il fatto che le mirrorless hanno soppiantato le reflex, questo argomento si è un po’ perso, specialmente con le fullframe. I produttori di mirrorless M43, Olympus (ora OM System) e Panasonic, in particolare si sono resi conto che produrre fotocamere molto piccole creava problemi di ergonomia e di utilizzo per il ristretto spazio destinato ai comandi. Non era possibile inoltre proporre fotocamere professionali, robuste e resistenti, con una miniaturizzazione spinta. D’altra parte il vantaggio di avere un sensore più piccolo del fullframe non è tanto quello di poter realizzare un corpo macchina più piccolo, ormai tutte le mirrorless sono più piccole e leggere delle precedenti reflex, quanto poter realizzare obiettivi più piccoli leggeri e meno costosi a parità di luminosità e focale equivalente. Questo vale in particolare per i tele e gli zoom anche se ci sono da considerare due aspetti che caratterizzano quella che viene considerata equivalenza negli obiettivi.
Il primo riguarda la profondità di campo: se per abbracciare un determinato angolo di campo si usa, su un sensore più piccolo del fullframe come un M43, un obiettivo con metà della focale (ad esempio un 25 mm al posto di un 50 mm) la profondità di campo, che dipende dalla lunghezza focale e dal diametro del diaframma, sarà più ampia con un rapporto uguale a quello di moltiplicazione per ottenere la focale equivalente, in questo caso 2. Quindi un obiettivo da 25 mm a f/2,0 su una M43 avrà la stessa profondità di campo di un 50 mm a f/4,0 su una fullframe inquadrando lo stesso campo.
Il secondo aspetto riguarda il rumore in funzione della sensibilità: un sensore M43 ha una superficie di circa un quarto di quella di un sensore fullframe e questo comporta che, a parità di tecnologia e a un numero di pixel simile, riceva un quarto della luce con un aumento del rumore di un fattore corrispondente a circa 2 stop. Questo influenza la resa qualitativa delle immagini man mano che si aumenta la sensibilità ISO in condizioni di poca luce che non si potrà aumentare quanto per una fotocamera con sensore più grande come una fullframe. Di conseguenza per una M43 è importante avere obiettivi luminosi.
Dopo questa premessa pubblico qualche foto di confronto fra la G9 II e la S5 II con vari obiettivi.

Se si confrontano le due fotocamere frontalmente si vede che sono identiche salvo per il diverso innesto obiettivi e per le dimensioni del sensore. Le cose cambiano montando gli obiettivi.

Con un 24-70/2,8 sulla S5 II e un equivalente (per escursione focale e luminosità) 12-35/2,8 sulla G9 II si vede che c’è una grande differenza in dimensioni, e anche peso, fra i due sistemi.

Questo si nota ancora di più se si monta un tele zoom 70-200/2,8 sulla S5 II ed un equivalente 35-100/2,8 sulla G9 II.

La differenza si accentua ancora con un 150-600 Sigma su S5 II e un quasi equivalente 100-300 su G9 II.

Anche con gli obiettivi a focale fissa, a parità di apertura, le differenze sono sensibili come si vede fra il 35/1,2 Sigma su S5 II e il 17/1,2 Olympus su G9 II.

Lo stesso è con l’85/1,4 Sigma su S5 II e il 42,5/1,2 su G9 II.

Considerando però che una fullframe sopporta meglio l’aumento di sensibilità, con meno rumore, è possibile per questa usare degli obiettivi meno luminosi per contenere dimensioni, peso e prezzo. In questo caso il 35/1,8 su S5 II ha più o meno le stese dimensioni e peso del 17/1,2 Olympus su G9 II e costa anche meno.

Lo stesso vale per l’85/1,8 su S5 II a confronto con il 42,5/1,2 su G9 II.

Anche nel caso di obiettivi zoom ad ampia escursione le cose non cambiano con il 28-200/4,0-7,1 su S5 II ed il 14-140/3,5-5,6 su G9 anche se questo ha un’escursione focale ed una luminosità leggermente superiori.

Infine un confronto fra la G9 II con uno dei due obiettivi usati per la prova, il Leica 10-25/1,7 e la Sony A7 IV con il FE 28-70/2,0 GM di focale leggermente più lunga, ma di luminosità quasi uguale: in questo caso dimensioni e pesi sono paragonabili, anzi la A7 è leggermente più piccola.

Se si confronta la G9 II con il Leica 10-25/1,7 con la A7 IV con un obiettivo con quasi la stessa escursione focale il FE 24-50/2,8 G si vede  però che la differenza dimensionale è a favore della Sony; la differenza di luminosità è compensata dal minor rumore alle alte sensibilità della Sony.

In conclusione il vantaggio di una fotocamera con sensore M43 rispetto ad una fullframe si esprime essenzialmente nell’uso di teleobiettivi e zoom di grande lunghezza focale e per questo queste fotocamere sono spesso usate da chi si dedica alla caccia fotografica ed alle foto naturalistiche consentendo di andare in giro con pesi ed ingombri decisamente più limitati oltre che una spesa inferiore per il corredo. Anche per le foto sportive queste fotocamere possono essere vantaggiose per le stesse ragioni anche se tendenzialmente i professionisti preferiscono andare sul sicuro rivolgendosi alle tradizionali fullframe.
Dopo questa lunga premessa passo alla descrizione.

Inizio la descrizione dal frontale:

Sulla destra dell’innesto obiettivi, guardando la fotocamera frontalmente, si vede il pulsante di sblocco dell’ottica. In alto l’illuminatore a led di ausilio per l’autofocus che funziona anche come segnalatore dell’autoscatto.

Dall’altro lato alla sinistra dell’innesto ci sono due pulsanti: quello più in alto Fn2 personalizzabile per impostazione predefinita ingrandisce la parte di immagine su cui è il punto di messa a fuoco, il secondo, FN3 anche questo personalizzabile consente di verificare sia l’anteprima della profondità di campo sia il risultato che si otterrebbe su un soggetto in movimento con il tempo di scatto selezionato.

Sulla calotta superiore vediamo, da sinistra, la manopola per la selezione delle modalità di scatto: singolo, raffica I e II configurabili, ripresa temporizzata e autoscatto.

Al centro c’è la slitta porta accessori con dietro i fori per i due microfoni.

Alla sua destra la manopola per selezionare le modalità di funzionamento: P (program), A (priorità dei diaframmi, S (priorità dei tempi), M (manuale), Video con impostazioni manuali, Slow & Quick (rallentatore e acceleratore), impostazioni personalizzate C1, C2 e C3 e iA (totalmente automatico). Coassiale a questa l’interruttore di accensione. A suo fianco il pulsante rosso per la ripresa video.
All’estrema destra la ghiera di comando posteriore.

Sull’impugnatura c’è, all’estremità, il pulsante di scatto circondato dalla ghiera di comando anteriore. Dietro ci sono tre pulsanti: da sinistra bilanciamento del bianco, sensibilità ISO e compensazione dell’esposizione.

Nella parte posteriore, dominata dal grande schermo orientabile i comandi sono concentrati tutti sulla destra e in alto.
Da sinistra troviamo il pulsante per la revisione delle foto e quello che consente la commutazione per la visione dallo schermo al mirino o renderla automatica.
Al centro il mirino protetto da una cornice in gomma morbida e sopra il sensore per la commutazione automatica tra questo e lo schermo.
Alla sua destra il pulsante per la selezione delle modalità di messa a fuoco con ampia (tutti i punti AF con scelta automatica), zona, punto singolo, messa a fuoco precisa con un’area spostabile e dimensionabile a piacere, inseguimento e riconoscimento visi. Coassiale a questo c’è un piccolo interruttore che ruotato commuta la messa a fuoco da singola AFS a continua AFC e a manuale MF. Subito a fianco il joystick che serve per selezionare e spostare i punti di messa a fuoco e navigare fra i menu e i comandi. Accanto il pulsante AF-ON per attivare l’autofocus indipendentemente dal pulsante di scatto.
Alla destra dello schermo dall’alto il pulsante Q per il richiamo del menu rapido che consente di impostare direttamente la maggior parte delle regolazioni della fotocamera. Poi c’è un’ulteriore ghiera rotante di comando che funziona anche come pad a quattro vie con al centro il pulsante di conferma e per il richiamo dei menu. I pulsanti del pad, che servono anche per scorrere i menu, non hanno una funzione predefinita preassegnata, ma sono personalizzabili, come i pulsanti Fn, da una lista di decine di funzioni. Sotto un pulsante che serve a tornare indietro nella navigazione nei menu annullando una scelta e che in revisione serve per la cancellazione delle foto; infine il pulsante DISP. che serve a scegliere le informazioni visibili nello schermo o nel mirino.

Sul lato destro c’è il doppio alloggiamento per le schede SD, compatibili UHS II, protetto da uno sportellino.

Su quello sinistro, coperte da due sportellini in gomma ci sono tutte le prese di collegamento: in alto la presa per microfono esterno e quella per la cuffia, in basso l’uscita HDMI e la presa USB di tipo C.

Nella parte inferiore troviamo l’innesto per il treppiedi, coassiale con l’obiettivo, e lo sportello che protegge il vano per l’alloggiamento della batteria.

In dotazione, insieme alla macchina sono forniti:
– batteria ricaricabile
– adattatore CA per ricarica batteria
– un cavo USB
– il tappo di copertura del bocchettone di innesto ottiche
– la cinghia a tracolla
– un piccolo e sintetico manuale plurilingue. Il manuale completo è disponibile come pdf sul sito Panasonic
– il software per Windows e Mac, PhotoFun Studio un browser fotografico per importare, visualizzare le foto, Lumix Tether, HD Writer AE e altri possono essere scaricati dal sito Panasonic.

Come accessori sono disponibili:
– batteria supplementare
– caricabatterie
– impugnatura portabatteria DMW-BGG19, DMW-BGS5
– comando a distanza otturatore DMW-RS2
– adattatore per alimentazione da rete DMW-DCC17
– vari flash esterni Panasonic dedicati
– microfoni esterni DMW-MS2 e VW-VMS10
– filtri di protezione per gli obiettivi

Schermate

Modalità di funzionamento

Menu rapido

Menu

Uso in pratica

La G9 II provata era dotata di due zoom ad alta luminosità il Leica Vario-Summilux 10-25 mm f/1,7 ASPH equivalente ad un 20-50 mm ed il Leica Vario-Summilux 25-50 mm f/1,7 ASPH equivalente ad un 50-100 mm.

Corpo macchina

Il corpo macchina come detto ha un’estetica abbastanza spigolosa. L’impugnatura ben pronunciata, con ampio spazio per le dita, consente di tenerlo saldamente in mano. E’ ottimamente costruito, in lega di magnesio e protetto da polvere ed acqua. Le parti laterali sono rivestite di una gomma morbida zigrinata e antiscivolo che ne rendono comoda e piacevole l’impugnatura. Con gli zoom in prova montati l’insieme, pur di peso non indifferente, è equilibrato grazie appunto alle dimensioni del corpo e si maneggia senza problemi.

Comandi

Dico subito che i comandi delle ultime Panasonic ed in particolare di questa G9 II sono i migliori e con la migliore disposizione ed usabilità fra tutti quelli delle fotocamere finora provate.
Sono tutti a portata di dita e comodi da memorizzare e da azionare. Le due ghiere di comando, anteriore e posteriore, che a secondo delle modalità di funzionamento comandano tempi, diaframmi o entrambi, sono molto comode e facilmente raggiungibili; in alternativa per molte impostazioni e per navigare nei menu può essere usato il joystick molto comodo anche per selezionare e spostare i punti o le aree di messa a fuoco. La maggior parte delle impostazioni si può fare con pulsanti diretti, oppure dal Quick menu, premendo l’apposito pulsante e poi spostandosi con la ghiera posteriore, con quella anteriore o col joystick, e infine regolando il valore desiderato, senza dovere entrare nei menu. In particolare i tre pulsanti dietro quello di scatto per WB, ISO e compensazione dell’esposizione sono di una praticità notevole; infatti sono raggiungibili facilmente con l’indice e distinguibili senza problemi al tatto in quanto quello ISO centrale dispone di un piccolo rilievo che consente di individuarlo facilmente. Anche la levetta per la scelta del modo di messa a fuoco e il pulsante per scegliere la relativa area si raggiungono facilmente con il pollice, il tutto senza staccare l’occhio dal mirino.
Oltre a questi comandi è possibile personalizzare i pulsanti con funzione pad della ghiera rotante sul dorso. Ho scelto di assegnare in senso orario, partendo dall’alto: in alto Modalità misura esposizione, a destra Tipo otturatore, in basso Modalità silenziosa e a sinistra qualità d’immagine. In questo modo tutte le regolazioni fondamentali della fotocamera sono disponibili con comandi diretti facilmente azionabili con le dita anche con l’occhio al mirino e con un po’ di pratica tutte le regolazioni si possono effettuare velocemente.

Menu

Con la serie S fullframe Panasonic ha introdotto un secondo livello nella suddivisione dei menu che complica un po’ le cose per chi era abituato ai menu semplici e lineari dei modelli M43 precedenti, ma consente, dopo aver preso un po’ di pratica, di accedere più rapidamente alle sezioni di interesse.
Sono suddivisi in: Impostazioni foto con Qualità d’immagine 1, Qualità d’immagine 2, Messa a fuoco, Flash 1, Flash 2, Altro (Foto) 1, Altro (Foto) 2; Impostazioni video con Qualità immagini 1, Qualità immagini 2, Formato immagine, Messa a fuoco, Audio1, Audio 2, Monitor/Display, Altro (video); Impostazioni di ripresa con Qualità immagini, Fuoco/Scatto 1, Fuoco/Scatto 2, Fuoco/Scatto 3, Funzionamento 1, Funzionamento 2, Monitor/Display 1, Monitor/Display 2, Monitor/Display (Video) 1, Monitor/Display (Video) 2, Obiettivo/Altro; Personalizzazione della fotocamera con Scheda/File, Monitor/Display 1, Monitor/Display 2, Ingrsso/Uscita, Impostazioni, Altro; Menu personalizzato 1, 2 e 3; Riproduzione con Modalità riproduzione, Elabora immagine, Aggiungi/elimina foto, Modifica immagine, Altro.
A prima vista sembrano un po’ complicati anche perchè ci sono alcuni titoli che si ripetono ed in certi casi non si capisce subito in quale pannello si deve entrare per impostare le funzioni di interesse, ma una volta presa pratica è facile arrivare subito a ciò che si cerca. E’ interessante anche la possibilità di elaborare in macchina le foto raw.

Mirino

La S5 II è dotata di mirino di qualità media con 3,69 Mpx con una copertura del 100 % e un ingrandimento reale di 0,8x. La sua nitidezza è buona e non soffre di riflessi quando si inquadrano fonti di luce e di scie quando si muove velocemente l’inquadratura. Vi si possono visualizzare tutte le informazioni visibili sullo schermo. Il passaggio dalla visualizzazione sullo schermo a quella nel mirino può essere manuale, premendo l’apposito pulsante, oppure meglio automatica, tramite un apposito sensore che rileva quando si avvicina l’occhio all’oculare. Nel mirino è possibile visualizzare l’effetto di tutte le regolazioni apportate all’immagine, esposizione, bilanciamento del bianco, profili colore ed effetti. Su questo e anche sullo schermo è possibile visualizzare una griglia di guida, un riferimento per il centro dell’immagine ed una livella su due assi, molto comoda per evitare immagini storte e linee cadenti.

Schermo

Lo schermo è da 3″ con 1,84 Mpx e sensibile al tocco. E’ nitido e ben visibile. Soffre però del problema di tutti gli schermi quando ci si trova in esterni: in alcuni casi, specialmente nelle inquadrature di scene di grande luminosità e ad alto contrasto, come ad esempio in controluce, nello schermo non si riesce a vedere molto. La possibilità di orientarlo in tutte le direzioni, è molto utile per riprese da angolazioni difficili, oltre che per le riprese video.
Lo schermo sensibile al tocco consente di scegliere molte impostazioni direttamente da questo. Si può anche scegliere il punto o l’area di messa a fuoco e modificarne la posizione e la grandezza semplicemente toccando lo schermo anche con l’occhio al mirino. In questo modo si può anche ottimizzare l’esposizione della parte toccata e scattare. Nella revisione delle foto queste si possono scorrere e ingrandire come su uno smartphone o tablet.

Otturatore

La G9 II è dotata di un otturatore meccanico con tempi da 60 secondi a 1/8000 che può anche funzionare con la prima tendina elettronica con tempi da 60 secondi a 1/2000. E’ disponibile poi un otturatore elettronico con tempi da 1 secondo a 1/32000. Si può scegliere fra il funzionamento solo meccanico, quello solo elettronico o la scelta automatica fra l’uno e l’altro a secondo del tempo di scatto impostato. L’otturatore meccanico con scatto elettronico sulla prima tendina può essere utile per ridurre a zero le vibrazioni prima dello scatto. Quello elettronico consente di scattare in modo completamente silenzioso in situazioni in cui non si deve produrre alcun rumore e disturbo come teatro, conferenze e concerti di musica da camera e di usare la raffica alla velocità fino a 75 fg/s, mentre con quello meccanico si arriva fino a 14 fg/s. L’inconveniente dell’otturatore elettronico può essere la deformazione di oggetti in movimento laterale veloce nell’inquadratura.

Stabilizzazione

La S5 II è dotata di stabilizzatore integrato sul sensore a “5 assi” con tecnologia Dual IS. Questo sistema di stabilizzazione garantisce, secondo Panasonic, un vantaggio di 7,5 stop, anche per le riprese video, ed è in grado di collaborare con quello eventualmente presente negli obiettivi, arrivando in questo caso fino a 8 stop. Le prestazioni della stabilizzazione sono discusse nella pagina delle prestazioni.

Autofocus

L’autofocus a rilevamento di fase è la più grande novità della G9 II rispetto al modello precedente. Dispone di 779 punti AF selezionabili automaticamente o manualmente, in modo singolo o a zone. I 779 punti AF coprono quasi tutta la superficie del sensore per la messa a fuoco. Si può anche scegliere una zona ristretta di messa a fuoco che raggruppa più punti AF personalizzabile e spostabile a piacere sullo schermo col tocco o con il joystick. Infine si può scegliere un singolo punto posizionabile a scelta sullo schermo. Se si vuole maggiore precisione è disponibile la modalità “messa a fuoco precisa” che consente, premendo a metà il pulsante di scatto di ingrandire l’area di messa a fuoco per controllarla con maggiore precisione. E’ poi disponibile il rilevamento automatico dei volti, degli occhi, di animali(cani, gatti e di uccelli, auto e moto, assistito dalla IA e molto efficace e funzionante anche con la messa a fuoco continua AFC. Per i soggetti in movimento è disponibile la funzione di inseguimento (tracking) che mette a fuoco il soggetto e lo segue nei suoi spostamenti.
E’ possibile regolare la sensibilità dell’autofocus alla velocità di spostamento del soggetto, allo spostamento del soggetto da un’area all’altra di messa a fuoco e al cambiamento della velocità del soggetto.
Le modalità di funzionamento sono quelle classiche, AFS (singolo),  AFC (continuo) e manuale selezionabili con l’apposita leva sul dorso. La sua sensibilità scende fino a -4 EV.
Nelle riprese video la messa a fuoco può essere continua.
Se si usa la messa a fuoco manuale la G9 II offre diversi aiuti: ingrandimento dell’area di messa a fuoco, rilocabile sull’inquadratura, e evidenziazione dei contorni (focus peaking) con scelta del colore e del livello, tutti visibili nel mirino o nello schermo.
Per le prestazioni vedere l’apposita pagina.

Esposizione

L’esposizione può essere totalmente automatica in iAuto, oppure si possono usare il programma P con la possibilità di cambiare la coppia tempo/diaframma (program shift), le priorità ai tempi o diaframmi o l’esposizione manuale. In questo caso su un’apposita scala viene indicata la differenza fra l’esposizione impostata e quella misurata fino a 3 EV. In tutte le modalità è facile e rapido regolare la macchina con le due ghiere disponibili. La sensibilità ugualmente si può regolare con facilità, se non si usa in Auto, premendo l’apposito pulsante sulla calotta, comodissimo, e poi ruotando una delle due ghiere.
La misura dell’esposizione è effettuata su 1728 zone e può essere multipla (a matrice), pesata centrale o spot.
L’esposizione si è dimostrata sempre corretta anche con molta luce e in presenza di forti contrasti e solo in casi veramente al limite ho dovuto apportare delle correzioni. Per le foto notturne di paesaggi urbani, usando la misurazione a matrice, è però necessario sottoesporre da 2/3 a 1 stop, cosa facilmente controllabile nel mirino.

Sensibilità ISO

La G9 II dispone della tecnologia Dual Native ISO con due curve di amplificazione del segnale, una per le basse sensibilità da 100 a 500 ed una per quelle alte da 500 a 25600. Per le riprese V-Log invece quella bassa è da 500 a 6400 ISO e quella alta da 800 a 12800. Per le riprese HLG quella bassa varia da 250 a 6400 e quella alta da 400 a 12800. Questo consente di ridurre il rumore alle alte sensibilità.
La sensibilità può essere impostata manualmente con intervalli di 1/3 di stop premendo l’apposito pulsante e con una delle ghiere di regolazione (o anche con il joystick) oppure automaticamente.
In modalità ISO Auto la macchina regola il tempo minimo di scatto in funzione della lunghezza focale impostata sull’obiettivo, anche zoom, e consente di evitare foto mosse (per soggetti statici!).

Bilanciamento del bianco

Il bilanciamento del bianco prevede il funzionamento automatico oppure su 5 valori predefiniti per sole, nuvoloso, ombra, lampade ad incandescenza e flash. In modalità automatica si può scegliere se ridurre la tonalità rossastra per la luce ad incandescenza oppure lasciarla privilegiando l’atmosfera. E’ possibile effettuare una misurazione personalizzata e se ne possono memorizzare quattro. E’ anche possibile scegliere la temperatura di colore in gradi Kelvin ed anche di questa si possono memorizzare quattro impostazioni.
In auto si è dimostrato sempre corretto sia di giorno che di notte, in esterni ed interni e non ho mai dovuto apportarvi correzioni.

Formato foto

Le foto possono essere salvate in formato 4:3, 3:2, 16:9 e 1:1 e in varie dimensioni: per il 4:3 L a 25 Mpx, M a 12,5 Mpx e S a 6,5 Mpx e possono essere salvate in Jpeg con qualità Fine o Standard, in raw e in raw più jpeg.

Profili colore

Si può scegliere per le foto il profilo colore preferito, Standard, Vivida, Naturale, L ClassicNeo, Lineare, Paesaggio, Ritratto, Monocromatica, L Monocromatica D, L Monocromatica S, Monocromatica LEICA, Gamma dinamica Cinlike2, Come709, V-Log e Tempo reale LUT. Ognuno può essere personalizzato per adattarlo ai propri gusti ed esigenze per nitidezza, saturazione e contrasto.

Effetti

La G9 II dispone di numerose modalità effetti creativi. Gli effetti possono essere selezionati da menu.
Sono previsti: Espressivo, Nostalgico, Vecchi tempi, High key, Sottoesposizione, Sepia, Processo incrociato e Bleach bypass.
Ciascuno può essere regolato individualmente.

Flash

La G9 II non dispone di un flash integrato, si deve quindi usare un flash esterno posizionabile sull’apposita slitta. Questa assenza è riscontrabile in tutte le fotocamere professionali, ma è comunque penalizzante quando si vorrebbe un flash come luce di schiarita e non si ha disponibile un flash esterno. Inoltre con un flash integrato sarebbe possibile comandare flash esterni in modalità senza fili senza usare un trigger accessorio.
Il flash può essere impostato su automatico, forzato, riduzione occhi rossi, slow sync, e sincronizzazione sulla seconda tendina. Si può impostare la compensazione dell’esposizione flash indipendentemente da quella per la luce ambiente.

Funzioni speciali

Riprese intervallate

La G9 II è dotata della funzione “time lapse” per effettuare riprese intervallate. E ’possibile definire il momento d’inizio della registrazione, l’intervallo di registrazione ed il numero dei fotogrammi. A fine registrazione è possibile creare un video 4K o Full HD.

Raffica

Le modalità di scatto singolo, raffica, autoscatto e bracketing si impostano con la ghiera delle modalità di scatto sulla sinistra della calotta. Le posizioni sulla ghiera I e II possono essere personalizzate da menu per richiamare le velocità di raffica SH, H, M e L.
La G9 II dispone di varie velocità di raffica che possono essere usate sia con l’otturatore meccanico che con quello elettronico o con la sola prima tendina elettronica. La velocità più alta SH75 a 75 fg/s si ottiene con l’otturatore elettronico con autofocus AFS singolo o con la messa a fuoco manuale; quella SH60 scatta a 60 fg/s anche con AFC per circa 3 secondi senza oscuramento del mirino, oppure si può usare la SH20 a 20 fg/s. Le altre H a 14 fg/s, M a 6 e L a 2 sono disponibili sia con otturatore elettronico che meccanico o con prima tendina elettronica. In jpeg si possono scattare più di 200 fotogrammi, in raw e raw+ jpeg un massimo di 160 fotogrammi.
Infine è disponibile la registrazione pre-raffica SH che registra le immagini per l’intervallo di tempo impostato anche nel periodo che intercorre tra il momento in cui il pulsante di scatto viene premuto parzialmente e quello in cui viene premuto fino a fondo per lo scatto. Questo tempo può variare tra 0,5 e 1,5 secondi.
In complesso una buona scelta che garantisce prestazioni al livello delle migliori mirrorless dalla categoria. Per le prestazioni vedere l’apposita pagina.

Video

La ripresa video è molto articolata e valida come in tutte le Panasonic. I video possono essere salvati nel formato MOV H.264/MPEG-4-AVC o H.265/HEVC o Apple ProRes opppure MP4 H.264/MPEG-4-AVC o H.265/HEVC. La ripresa può usare tutto il formato del sensore o Pixel/Pixel.
In MOV si possono riprendere video 5.8K 5760×4320 pixel (4:3) 30/25/24p, 5.7K 5728×3024 pixel (16:9) 60/50/48/30/25/24p, 4.4K 4352×3264 pixel(4:3) 60/48p, C4K 4096×2160 pixel(17:9) o 4K 3840×2160 pixel (16:9) 120/100/60/50/48/30/25/24p con un bitrate fino a 800 Mbps e codifica LongGOP 4:2:2 a 10 bit o 4:2:0 a 8 bit. C’è anche la possibilità di registrare in HLG. In alternativa si può registrare in Full HD (1920×1080 pixel) 240/200/120/100/60/50/30/25/24p.
Con un adattatore opzionale CA DMW-AC10 e un accoppiatore CC DMW-DCC17 è possibile registrare su un SSD collegato via USB.
Tramite l’uscita HDMI è possibile registrare in raw su dispositivi esterni compatibili come Blackmagic Video Assist o Atomos Ninja.
La registrazione ha la durata massima di 90 minuti su SD e di 80 su un SSD esterno, ma ovviamente è limitata dalla capacità delle schede di memoria e dalla carica della batteria.
La ripresa può essere effettuata in modo totalmente automatico oppure si possono usare tutte le modalità di esposizione disponibili, Program, a priorità e manuale ed anche molte delle scene disponibili. Si può anche regolare il bilanciamento del bianco e la sensibilità ISO. Tutte le regolazioni per il video, compresa la messa a fuoco, possono essere fatte anche con lo schermo touch.
La messa a fuoco può essere automatica con le modalità disponibili AFS/AFC oppure manuale.
L’audio è registrato in stereo con volume regolabile. C’è una presa per microfono esterno stereo e per la cuffia.

Connessione

La G9 II è dotata di connessioni Wi-Fi e Bluetooth. Tramite l’app Image App, disponibile per Android e iOS, è possibile connettersi alla fotocamera per il suo controllo remoto, compreso lo scatto a distanza; si possono poi trasferire le immagini dalla fotocamera allo smartphone, anche in modalità automatica ed eventualmente trasferirle su un cloud per backup. E’ anche possibile connettere la fotocamera ad una smart-tv, a un computer o a una stampante.

Obiettivi

Attualmente Panasonic fornisce un ampio corredo di obiettivi già sufficiente per tutte le esigenze di cui molti stabilizzati. L’elenco completo si trova qui Obiettivi Panasonic G.
Sulla G9 II è poi possibile montare gli obiettivi Olympus M43 che comprendono ottiche di notevole qualità il cui elenco si trova su Obiettivi Olympus. Ci sono poi disponibili alcuni obiettivi autofocus da Sigma e Tamron e molti a fuoco manuale da Laowa, 7artisans, TTartisans ed altri.
Sulle Micro 4/3 poi è possibile montare, con opportuni adattatori, praticamente tutti gli obiettivi disponibili per fotocamere reflex o a telemetro grazie al ridotto tiraggio della montatura, naturalmente con messa a fuoco manuale, ma con automatismo di esposizione a priorità dei diaframmi. Panasonic fornisce gli anelli per obiettivi Leica M ed R, ma ce ne sono molti altri disponibili da altri fornitori, compreso quello per Olympus OM.
Il corredo da consigliare per la G9 II dipende ovviamente dall’uso che si vuol fare di questa fotocamera, adatta a tutti i generi fotografici ed anche ai video a livello professionale. Considerando la qualità e il livello della fotocamera è però consigliabile equipaggiarla con i migliori obiettivi disponibili.

Impressioni d’uso

La G9 II è è un progresso sensibile rispetto alla precedente G9 per il sensore e soprattutto per l’autofocus.
L’uso della fotocamera è semplice e non richiede un grande apprendistato. I comandi si trovano tutti immediatamente sotto le dita e le regolazioni, automatiche o manuali, sono facili ed immediate.
A prima vista il corpo macchina può sembrare un po’ grande e pesante a confronto con certe realizzazioni precedenti di Panasonic e anche di Olympus decisamente più compatte, ma poi questo si apprezza perchè consente di impugnare con sicurezza e comodità la fotocamera. Il tutto poi si ridimensiona molto quando si considerano anche gli obiettivi che sono tutti  compatti e leggeri pur presentando buona luminosità. Volendo si può dotare la G9 II dei due zoom Leica 12-35/2,8 e 35-100/2,8 equivalenti a 24-70 e 70-200 e l’insieme, corpo ed obiettivi, peserà meno di un 70-200/2,8 per fullframe da solo, con dimensioni molto più ridotte.
Se poi ci si vuole avventurare nell’uso dei teleobiettivi fissi o zoom spinti pe la fotografia naturalistica o sportiva questi vantaggi di peso e dimensioni si rivelano importanti. La G9 II infatti non delude in questo tipo di foto: ha un autofocus molto efficiente con la tecnologia a rilevamento di fase e prestazioni in raffica, come si potrà vedere nell’apposita pagina, adeguate a questo tipo di fotografia. Il tutto coadiuvato dalla stabilizzazione Dual IS, sul sensore ed eventualmente sugli obiettivi, che si rivela efficace e consente di stabilizzare anche gli obiettivi a focale fissa che di solito non sono dotati di stabilizzatore.
Se però si vuole dotare la G9 II di obiettivi zoom luminosi, come quelli in prova, per superare i limiti che un sensore M43 ha alle alte sensibilità allora inevitabilmente pesi e dimensioni aumentano e con essi anche i costi, pur non raggiungendo quelli di un corredo fullframe
Dal punto di vista video la G9 II offre ugualmente ottime prestazioni. come tutte le Panasonic  Durante le riprese è possibile usare il mirino elettronico, ma naturalmente è stato molto più comodo usare lo schermo anche per tenere la macchina in modo più stabile o anche  un monitor esterno che però non ho provato.
Nel complesso l’insieme della fotocamera con i due zoom in prova ha fornito prestazioni molto soddisfacenti. I comandi, come già detto, hanno la disposizione migliore fra le fotocamere provate e ne rendono l’uso molto piacevole. In ogni circostanza gli obiettivi hanno consentito di ottenere ottime foto, con un’adeguata profondità di campo e un bokeh piacevole e anche in riprese con poca luce ho potuto contenere la sensibilità entro valori che non hanno generato eccessivo rumore.

Per il dettaglio della qualità d’immagine e degli obiettivi fare riferimento alle apposite pagine.

Per tutte le foto di prova ho usato il formato 4:3.
Le foto sono suddivise in foto di test, scattate a tutte le sensibilità, da 100 a 25600 Iso, in luce naturale di giorno e di notte e in interni ed a vari diaframmi per valutare gli obiettivi, e foto di esempio a varie sensibilità a secondo delle situazioni, anche se di giorno sono stati usati possibilmente i 100 ISO. Tutte le foto sono state salvate sia nel formato jpeg come salvato dalla macchina, sia nel jpeg convertito dal raw con CaptureOne.

====>>  Prestazioni & Conclusione

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