Fujifilm X-T20: test

La X-T20 è la sorella minore della X-T2, mirrorless top di gamma di Fujifilm, ma non per questo è meno valida. Differisce dalla X-T2 per il corpo, più piccolo e non a prova di polvere ed acqua. Il sensore è lo stess X-Trans CMOS, esclusivo Fujifilm, di formato APS con 24 Mpx e una disposizione dei pixel particolare che evita la creazione di falsi colori ed effetto moirè e consente di fare a meno del filtro antialias. Altre caratteristiche di spicco sono il mirino elettronico di alta qualità e le ghiere di comando per tempi e compensazione dell’esposizione. Tutti gli obiettivi Fujinon XF poi hanno la ghiera dei diaframmi. L’innesto obiettivi è Fujifilm X caratterizzato da un tiraggio molto ridotto che consente di montare, con anelli adattatori, moltissimi obiettivi, in primo luogo i Leica M. La X-T20 infine è dotata di messa a fuoco ibrida, a rilevamento di fase e di contrasto, particolarmente veloce.

L’estetica della X-T20 richiama quella di una reflex con il mirino, in questo caso elettronico sporgente sopra la calotta, ma le sue dimensioni sono più contenute di quelle delle reflex APS.
Per questa serie di fotocamera Fuji ha sviluppato un sensore CMOS denominato X-Trans CMOS. La nuova matrice (CFA – Color Filter Array) non necessita di un filtro ottico passa-basso. Questo filtro infatti è indispensabile per la riduzione del moiré e dei falsi colori generati dai sensori convenzionali ma, nel contempo, degrada anche la risoluzione. Fuji ha sviluppato una nuova matrice CFA che si ispira alla casuale disposizione della grana nella pellicola, eliminando la necessità di un filtro ottico passa-basso per risolvere i problemi del moiré e dei falsi colori. Nella matrice i pixel RGB sono disposti in gruppi di 6×6 con alta aperiodicità (casualità). Aumentare il grado di casualità elimina la causa fondamentale del moiré e dei falsi colori, un problema che si verifica nelle matrici convenzionali durante le riprese di elementi a righe e altri schemi ripetitivi. La presenza di un pixel R, G e B in ogni serie di pixel orizzontali e verticali riduce al minimo la generazione di falsi colori e garantisce la superiore riproduzione dei colori stessi.
L’utilizzo di una matrice ispirata alla pellicola ha reso necessario un processore più potente per elaborare i dati dell’immagine; per questo Fuji ha creato X Processor Pro2. Questo processore consente di ottimizzare le potenzialità del sensore X-Trans CMOS fornendo elevata velocità e alta precisione di elaborazione delle immagini.

La X-T20 può simulare la resa dei colori di alcune tra le più famose pellicole Fuji, fra cui Velvia, Astia e Provia e Classic Chrome che richiama i colori delle diapositive di una volta, ed altre.

In sintesi le caratteristiche principali della X-T20 sono:

– sensore APS (23,6×15,6 mm) CMOS da 24 Mpx X-TransTM CMOS III
– processore X Processor Pro 2
– innesto obiettivi Fujifilm X
– autofocus ibrido a rilevamento di fase e di contrasto con 91 punti AF a rilevamento di fase e 325 a rilevamento di contrasto e assistenza alla messa a fuoco manuale con evidenziazione dei contorni
– sensibilità ISO da 200 a 12800 Iso con estensioni a 100 e fino a 51200 solo in jpeg
– mirino elettronico con 2,36 Mpx, copertura 100 % e ingrandimento 0,62x
– schermo da 3″ con 1.040.000 pixel orientabile in alto e in basso
– otturatore a funzionamento meccanico con tempi da 30 secondi a 1/4000 e a funzionamento elettronico con tempi fino a 1/32000 di secondo
– comandi con ghiere per tempi e compensazione esposizione
– raffica fino a 14 fg/s
– video 4K a 3840×2160 pixel e Full HD con audio stereo
– sistema di pulizia del sensore a vibrazione Ultra Sonica
– modalità di simulazione pellicola avanzata
– connessione wi-fi
– dimensioni 118x83x41 mm
– peso 383 grammi

La X-T20 costa circa 820 € solo corpo, 840 € con lo zoom XC 16-50 mm f/3,5-5,6 OIS stabilizzato e 1.060 € con lo zoom XF 18-55 mm f/2,8-4,0 OIS stabilizzato, con garanzia italiana.

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Descrizione & uso
Prestazioni
Galleria
Conclusioni
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1 commento su “Fujifilm X-T20: test”

  1. Questo prodotto ancora non rappresenta la perfezione di ciò che dovrebbe essere una macchina APS-C, giusto per la mancanza della oramai sviluppata stabilizzazione anche sul sensore che consentirebbe di sfruttare ancor meglio in scarsa condizione di luminosità le ottime ottiche Fuji. La cosa a mio avviso ha un discreto peso dato che questo corpo piccolo è particolarmente adatto all’utilizzo degli altrettanto piccoli obiettivi XF f2, mentre avendo necessità di utilizzare obiettivi più grandi allora X-T2 risulta essere più idonea. Alla prossima versione con, forse, stabilizzazione anche sul sensore le serie X-T rasenteranno la perfezione dell’APS-C che ad oggi nemmeno le migliori reflex ancora ancorate ai vecchi attacchi idonei per il formato pieno portano in dote. Ciao.

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