Olympus: OM nuove e classiche

Provando in questi giorni la nuova Olympus OM-D E-M5 che si rifa esplicitamente nell’estetica e nel nome alla tradizione delle reflex OM, grande successo di Olympus degli anni 70, mi è venuta l’idea di effettuare un confronto fra queste fotocamere di generazione e tecnologia differente. Natuamente il confronto non è sulle prestazioni perchè le macchine sono troppo diverse, anche se con un’adeguata pellicola penso che le reflex OM potrebero superare la qualità della E-M5, ma sull’estetica e sulle dimenioni, rapportate anche al formato del fotogramma.
Nella mia collezione di reflex meccaniche ci sono fortunatamente anche una OM1n e una OM2n con diversi obietivi, quindi è stato facle metterle vicino alla OM-D e fare qualche considerazione.

Le reflex Olympus OM1 e OM2 sono state presentate negli anni 70 dello scorso secolo. Erano delle macchine rivoluzionarie, piccole e leggere, ma robuste e con caratteristiche altamente professionali. Si pensi al motore di trascinamento che consentiva di scattare a 5 fg/s (con la pellicola!), al caricatore da 250 fotogrammi, agli schermi intercambiabili ed al corredo di oltre 40 obiettivi di grande qualità. La OM2 poi ha un sistema di esposizione all’avanguardia, non superato, con automatismo a priorità dei diaframmi, che misura direttamente la luce riflessa dalla pellicola o dalla prima tendina dell’otturatore durante l’esposizione stessa. In questo modo può reagire a variazioni di luminosità durante lo scatto (ad esempio il lampo del flash di un’altro fotografo) o nelle pose lunghe. Inoltre può effettuare esposizioni di molti minuti e comandare automaticamente, con una misurazione in tempo reale i flash dedicati. In confronto le concorrenti Canon e Nikon avevano dimensioni e peso doppi e nessuna di queste caratteristiche. Eppure le reflex OM si dimostrarono robuste e versatili e furono adottate da molti professionistsi stanchi delle dimensioni e del peso delle loro reflex.

Guardandole da vicino si vede che la linea esterna delle OM1, 2 e OM-D è molto simile, la OM-D è chiarmente ispirataalle alle sue antenate. Però le OM1 e 2 (praticamente identich se non per qualche comando diverso) hanno una purezza di line che l OM-D stenta a raggiungere. La sporgenza del pentaprisma, che ricordo alloggia un pentaprisma in vetro che copre il formato della pellicola, cioè il “fullframe”, è minima e raccordata in modo perfetto con il resto del corpo. La OM-D che invece ha un mirino elettronico, costituito cioè da un sottile pannello LCD, ha una sporgenza molto più pronunciata del mirino che interrompe in modo netto il profilo della parte superiore. Sulle OM la slitta per il flash non è fissa, ma si può innestare sul pentaprisma, avvitandola nell’apposito alloggiamento se se ne ha la necessità, mentre sulla OM-D questa è fissa aumetando quindi permanntemente l’altezza della macchina. Anche avvitata la slitta non supera l’altezza del pentaprisma. Smontando l’obiettivo è possibile infilare il corpo nella tasca di una giacca, un paio di obiettivi in un’altra ed andare in giro così senza borsa.

La larghezza del corpo macchina è di poco superiore a quela della OM-D, che però a differenza delle OM1 e 2 non deve contenere ai lati il caricatore di pellicola ed il rocchetto di avvolgimento.

Lo spessore è paragonabile, anche se si deve considerare che nella OM-D lo schermo orientabile lo fa aumentare di qualche mm. Solo al centro, in corrispondenza dell’innesto obiettivi le OM1 e 2 sono più spesse per consentire il montaggio dell’obiettivo alla giusta distanza. La sporgenza però è realizzata in modo avvolgente attorno al bocchettone per ridurre al minimo le dimensioni e raccordata molto bene con il pentaprisma in modo da farsi notare il meno possibile. Notare anche che attorno a bocchettone è inserito il comando dei tempi, per minimizzare gli ingombri e rendelo facilmente accessibile con la mano sinistra che tiene l’obiettivo. La manopola sulla calota invece comanda la sovra e sotoesposizione, soluzione ripresa da alcune nuove digitali.

Guardandole frontalmente senza obiettivo si può vedere anche quanto è più grande il bocchettone di innesto ottiche e la dimensione del fotogramma
Purtroppo non posso fare vedre la famosa tendina dell’otturatore dela OM2 disegnata a scacchi bianchi e neri, per avere una riflessione simile alla pellicola, sulla quale a macchina misurava l’esposizione in tempo reale perchè la OM2 non dispone del comando di sollevamento dello specchio.

Anche gli obiettivi, pur di alta qualità e luminosità, erano piccoli e compatti come si può vedere con il 28-48 mm f/4,0 e il 50 mm f/1,8 ripresi che ovviamente coprono il formato fullframe.

Considerando tutto viene spontaneo chiedersi come mai le reflex di oggi siano così grandi. Se le OM1 e 2 possono alloggiare un pentaprisma di dimensioni “fullframe”, uno specchio ribaltabile altrettanto grande e un bocchettone di innesto ottiche adeguato ad obiettivi per fullframe perchè invece oggi una reflex fullframe, ma anche una APS, deve essere così tanto grande. Usando lo stesso tipo di elettronica e di batteria della OM-D e aggiungendo un motore per il ribaltamento dello specchio non sarebbe possibile far entratere il tutto nello spazio che una volta occuoava la pellicola? Il sensore è più spesso della pellicola, ma dietro questa c’è il pressapellicola che occupa qualche millimetro quindi anche lo spessore non dovrebbe aumentare. Il motore di messa a fuoco non sarebbe necessario se gli obiettivi fossero dotati di motori ad ultrasuoni ad anello, piccoli, rapidi e silenziosi.
Sarebbe bello avere una reflex fullframe delle dimensioni di una OM1. Evidentemente oggi questo non si vuole, i produttori hanno deciso che le reflex sono importanti per il loro ingombro e si vendono a peso: più sono grandi e pesanti e più costano. E pensare che in un altro settore ad alta tecnologia succede il contrario: gli ultrabook piccoli e leggeri costano molto di più dei notebook molto più grandi e pesanti. Strano vero?
O si deve forse pensare che i progettisti di fotocamere non sono più bravi come quelli di una volta?

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9 pensieri riguardo “Olympus: OM nuove e classiche”

  1. Bella disamina Francesco, credo che i produttori riuscirebbero a vendere molte più reflex se queste avessero dimensioni più contenute, non dico come una mirrorless magari, ma perlomeno a livello di una bridge o poco meno si… Ad esempio io ho scartato la scelta della reflex optando per una Nikon 1 anche per le dimensioni eccessive di che le rendonopoco pratiche per averle sempre a portata di mano…

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    1. Andrea,
      speriamo che anche altri seguano questa strada. Una reflex o una mirrorless fullframe di dimensioni ragionevoli avrebbero grande successo.
      Ciao, Francesco

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  2. Bei grandi ricordi e viaggi: avevo OM4Ti e OM4 nera per il B&N, multispot per lavorare con precisione a zona e Zuiko ad ottica fissa. Ancora oggi, in attesa della FF mirrorless (questione di pochi mesi ormai… ADESSO!) sulla NEX 7 uso, oltre agli Zeiss dell’Hassy, gli Zuiko 24mm/f2.8 e 50mm/f1.8: solidi, in metallo, tascabili e con un’ottima resa. E c’è anche dell’affetto con Olympus.
    Un saluto.

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  3. Non avevo la OM ma ho sempre invidiato un amico che più furbamente di me l’aveva acquistata e la usava con grande diletto.
    Sembra che le dimensioni (a livello di marketing) contino eccome, se nei mercatini dell’usato la maggior parte delle OMD viene rivenduta perchè “troppo piccola” (non fa scena abbastanza?). Ora e non solo ora è di moda esibirsi; durante l’esecuzione dei Mottetti nella chiesa di S Tommaso a Lipsia c’era una cretina che riprendeva la cerimonia con un tablet grande come un televisore!
    ciao, grazie per il tuffo nel passato!

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  4. Ho degli obbiettivi vecchi a casa della mitica Om, di almeno 25-30 anni fa. Sai se i vecchi obbiettivi possono essere usati in questa nuova versione della OM-D E-M5 o servono degli adattatori? Grazie mille per la risposta e complimenti per il blog!

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    1. Mariano,
      gli obiettivi OM possono essere utilizzati sulla OM-D E-M5 tramite un apposito adattatore fornito dalla stessa Olympus. La messa a fuoco sarà ovviamente manuale, ma assistita con l’ingrandimento dell’immagine nel mirino. L’esposizione automatica a priorità dei diaframmi, chiudendo il diaframma sull’obiettivo oppure manuale con le indicazioni dell’esposimetro della fotocamera. La focale equivalente sarà però il doppio della focale reale dell’obiettivo.
      Ciao, Francesco

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