Fujifilm X-T1: test

DSC04840La X-T1 è la mirrorless top di gamma di Fujifilm e differisce dalla X-E2 e dalla X-Pro1 per l’estetica non più simile alle fotocamere a telemetro, ma alle reflex. La caratteristica principale è il suo sensore X-Trans CMOS, esclusivo Fujifilm, di formato APS con 16 Mpx e una disposizione dei pixel particolare che evita la creazione di falsi colori ed effetto moirè e consente di fare a meno del filtro antialias. Altre caratteristiche di spicco sono il mirino elettronicodi alta qualità e le ghiere di comando per tempi, compensazione dell’esposizione e sensibilità Iso. Tutti gli obiettivi Fujinon poi hanno la ghiera dei diaframmi. L’innesto obiettivi è Fujifilm X caratterizzato da un tiraggio molto ridotto che consente di montare, con anelli adattatori, moltissimi obiettivi, in primo luogo i Leica M. La X-T1 infine è dotata di messa a fuoco ibrida, a rilevamento di fase e di contrasto, particolarmente veloce e di un elevata velocità di raffica. E’ quindi interessante verificare in pratica le sue qualità.
L’estetica della X-T1 richiama quella di una reflex con il mirino, in questo caso elettronico sporgente sopra la calotta, ma le sue dimensioni sono più contenute di quelle delle reflex APS.
Per questa serie di fotocamera Fuji ha sviluppato un sensore CMOS denominato X-Trans CMOS. La nuova matrice (CFA – Color Filter Array) non necessita di un filtro ottico passa-basso. Questo filtro infatti è indispensabile per la riduzione del moiré e dei falsi colori generati dai sensori convenzionali ma, nel contempo, degrada anche la risoluzione. Fuji ha sviluppato una nuova matrice CFA che si ispira alla casuale disposizione della grana nella pellicola, eliminando la necessità di un filtro ottico passa-basso per risolvere i problemi del moiré e dei falsi colori. Nella matrice i pixel RGB sono disposti in gruppi di pixel 6×6 con alta aperiodicità (casualità). Aumentare il grado di casualità elimina la causa fondamentale del moiré e dei falsi colori, un problema che si verifica nelle matrici convenzionali durante le riprese di elementi a righe e altri schemi ripetuti. La presenza di un pixel R, G e B in ogni serie di pixel orizzontali e verticali riduce al minimo la generazione di falsi colori e garantisce la superiore riproduzione dei colori stessi.
L’utilizzo di una matrice ispirata alla pellicola ha reso necessario un processore più potente per elaborare i dati dell’immagine; per questo Fuji ha creato EXR Processor Pro. Questo processore consente di ottimizzare le potenzialità del sensore X-Trans CMOS fornendo elevata velocità e alta precisione di elaborazione delle immagini.

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La X-Pro può simulare la resa dei colori di alcune tra le più famose pellicole Fuji, fra cui Velvia, Astia e Provia e con un aggiornamento del firmware anche Classic Chrome che richiama i colori delle diapositive di una volta..
In sintesi le caratteristiche principali della X-T1 sono:

– sensore APS CMOS da 16 Mpx X-TransTM CMOS
– processore EXR Pro II
– innesto obiettivi Fujifilm X
– autofocus ibrido a rilevamento di fase e di contrasto con 49 punti AF e assistenza alla messa a fuoco manuale con evidenziazione dei contorni e telemetro elettronico
– sensibilità ISO da 200 a 6400 Iso con estensioni a 100 e fino a 51200 solo in jpeg
– mirino elettronico con 2,36 Mpx, copertura 100 € e ingrandimento 0,77x
– schermo con 1.040.000 pixel orientabile in alto e in basso
– otturatore a funzionamento meccanico con tempi da 30 secondi a 1/4000 e a funzionamento elettronico con tempi fino a 1/32000 di secondo (richiede aggiornamento firmware)
– comandi con ghiere per tempi, compensazione esposizione e sensibilità Iso
– raffica fino a 8 fg/s
– video Full HD e audio stereo
– sistema di pulizia del sensore a vibrazione Ultra Sonica
– modalità di simulazione pellicola avanzata
– gamma di accessori opzionali dedicati
– dimensioni 129x90x47 mm
– peso 440 grammi

La X-T1 costa circa 1.150 € solo corpo e 1.450 € con lo zoom 18-55 mm f/2,8-4,0 stabilizzato con garanzia italiana.

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Descrizione & uso
Prestazioni
Galleria
Conclusioni
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6 pensieri su “Fujifilm X-T1: test”

  1. Teoria, solo teoria quella della “riduzione dei falsi colori”.

    Ho con me sia questa X-T1 che la X-E1.
    Anche la X-A1 che ha il tradizionale Bayer.

    Nella pratica è vero che il moirè cromatico è pressochè assente, ma tutta questa casualità genera un problema molto più grosso ed è quello di impastare ad un livello inaccettabile i diversi colori nei dettagli più fini.
    Tipico e frequente il colore slavato (effetto acquarello) che compare attorno ai fitti e sottili rami di un albero contro il cielo se c’è poco contrasto, con un cielo grigio, oppure sereno dopo il tramonto.
    Si formano, tra i rami, piccole zone di colore inventato, risultato di una assurda miscela tra i due colori reali, quello del cielo e quello dei rami.
    Questa è una situazione, è uno dei tipici esempi, ma se ne possono elencare tanti altri, l’X-trans non ha evidenti preferenze quando deve riprodurre delle fitte trame o dettagli di qualcosa con uno sfondo di colore diverso.

    Anzi una tendenza preferenziale l’ho notata ed è quella altrettanto inaccettabile che non vede i piccoli e relativamente fini dettagli color rosa-magenta tenui.
    Spariscono nel nulla assieme alle eventuali aberrazioni cromatiche di quel colore eventualmente generate dagli obiettivi.

    E queste anomalie, non sono di soli 1 o 2 pixels, sono macchie sfumate di alcuni o decine di pixels!
    È una resa, un comportamento che è definibile come opposto a quello del Foveon e quindi anche a quello della pellicola.

    Purtroppo questa è l’amara verità e la situazione non cambia di molto tra jpg generati dalla fotocamera o files sviluppati dai RAW mediante il convertitore di Fuji, o altri come Lightroom, Iridient Developer, Capture One.
    Non ho provato Photoninja che qualcuno dice dare risultati migliori, o meno indecenti, con la gestione del X-trans, ma il problema di fatto non è risolto (è marzo del 2015) e secondo me mai lo sarà se è vero il principio della alta casualità nella disposizione cromatica dei suoi pixels.

    Se è casuale come lo gestisci perfettamente senza inventare qualche artefatto di diversa apparenza?
    E non è necessario guardare le immagini sempre al 100% per accorgersi di questo big problem!
    Fuji da anni continua a cercare soluzioni originali che non riesce a gestire bene, strade molto difficili, con risultati che sono un mix di ottimo e scarso.
    Peccato, perchè i suoi obiettivi sono davvero eccellenti e meriterebbero sensori davvero migliori, anche di fatto.

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    1. Claudio,
      le tue critiche alla Fujifilm ed al sensore X-Trans mi sembrano un po’ eccessive. Se in alcuni casi anche con questo sensore si hanno falsi colori in situazioni al limite (non è che sempre si fotografano fitti e sottili rami d’albero sullo sfondo di un cielo grigio o fini dettagli color rosa-magenta tenui!!!) gli altri sensori fanno anche di peggio e ho centinaia di foto che lo provano. Il sensore X-trans invece è molto efficace nell’evitare il moirè ed anche per questo ho decine di foto di fotocamere, anche di alta classe, senza filtro antialias con effetto moirè.
      Il sensore Foveon evita i falsi colori è vero, ma ha comunque dei grossi problemi che aumentando la sensibilità producono orrende intonazioni verdastre.
      Ogni tecnologia ha quindi i suoi difetti, ma comunque questo non le rende inutilizzabili.
      Ciao, Francesco

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      1. Io non ho detto e non ho voluto sottointendere che le rende inutilizzabili.
        Però a questo punto potrei anche dire, le utilizziamo perchè non c’è niente di meglio.
        Questo offre il mercato.
        Non mi lamento, critico le cose che non vanno e che possono essere migliorate.
        Non sempre si fotografano i rami, ecc., ecc.?
        Quando lo si fa succede questo, ed è inaccettabile soprattutto se la missione è quella di voler evitare i falsi colori.
        Ma l’ho detto chiaramente, questo è solo un esempio, fra i tanti che possono succedere in qualsiasi circostanza.
        Non ho detto che il Foveon è la perfezione, lo sappiamo bene, non ho detto che è una fotocamera da usare ad alti ISO.
        Ne conosciamo bene i limiti, te, io e tutti quelli che lo usano.
        Dicevo che la metodologia di acquisizione è in un certo senso opposta all’X-trans, compresi i risultati finali.
        Anche per quanto riguarda il comportamento a sensibilità ISO elevate.
        Converrai che questo è un dato di fatto non opinabile.

        Oltretutto non lo dico per averlo letto.
        Lo dico sulla base di ciò che ottengo usandole. Sono qui con me, quasi tutte queste:

        Sigma SD10, SD14, SD1M, dp2Q, le Fujifilm già menzionate sopra, le prime reflex Fuji digitali S1, S2, la reflex Kodak DCS Pro SLR/n (che di Pro aveva solo il nome ed il prezzo), le varie Sony di tutte le tipologie sia APS che FF, alcune Nikon e Canon APS e FF, due Pentax, le Olympus 4/3 e m4/3, l’ultima che ho preso è la nuova E-M5 MKII, tre Panasonic.

        Qui convengo con te, sono forse un pochino eccessivo.
        Ma i produttori forse sono contenti… quando non li critico troppo.

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        1. Claudio,
          concordo con te, non esistono fotocamere esenti da difetti ed è giusto criticarle perchè i produttori le migliorino ascoltando i consigli dei fotografi.
          Anche io non scrivo per sentito dire o perchè leggo in rete, ma provo le fotocamere come puoi vedere dai miei numerosi test. Anche le migliori hanno difetti ed in alcuni casi mi hanno meravigliato come ad esempio l’aberrazione cromatica che ho riscontrato nel Summicron 23/2,0 per Leica T, per il resto eccezionale per risoluzione, oppure l’effetto moirè sempre sulla Leica T, che non ha il filtro antialias, o sulla Sony A7 che dovrebbe averlo.
          Fujifilm se non altro ha il merito di cercare sempre soluzioni migliori ed originali per i problemi di qualità dell’immagine, sin dai tempi in cui propose il formato cinematografico Single ( in contrapposizione al pessimo Super 8 di Kodak. Ha anche prodotto molte pellicole dia considerate fra le migliori. Con l’X-Trans ha cercato una strada innovativa che ha molti pregi ed alcuni difetti. Segnalandoli speriamo che possa migliorare.

          Visto che fra le tante tue fotocamere hai una Olympus OM-D E-M5 II approfitto per chiederti se hai avuto modo di provare la nuova funzione foto ad alta risoluzione da 40 Mpx. Io l’ho potuta provare solo brevemente e mi ha fatto l’impressione di essere un giochetto buono per il marketing, almeno per adesso, ma non ho potuto approfondire la prova.

          Infine ho ammirato le tue gallerie e mi complimento per le belle foto.
          Ciao, Francesco

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          1. Grazie!

            Due giorni fa osservandone i risultati sul mio complesso target test (che forse un giorno pubblicherò da qualche parte) ed anche in qualche scatto di prova in esterni mi si sono spalancati gli occhi.
            Parlo del risultato del HR 40Mp.

            Notevole incremento di risoluzione con quasi totale assenza di artefatti vari, moirè cromatico e di luminanza.

            Iniziavo giá a considerare seriamente l’acquisto di alcuni nuovi obiettivi recenti, nativi per il m4/3, per non continuare ad usare quelli per il 4/3 con l’adattatore originale o tutti gli altri del pianeta, adattabili.

            Ma ieri ho voluto fare un rapido test confronto con la Sigma dp2Q e sono rimasto incredulo rivedendo la differenza in termini di purezza e precisione dei dettagli più fini, quasi incredibile.
            Purtroppo il file Olympus HR non regge il confronto, pur essendo così grande.

            Aperto in Photoshop (dopo aver convertito l’ORF in dng tramite DNG Converter e sviluppato a 16 bit in Lightroom), vedo una foto di 364,5 MB, 9216 x 6912 Pixels, 78,03 x 58,52 cm con gli usuali 300 Pixels/Inch tipografici.

            Osservi quello del Foveon e ti dici: no! Bel lavoro Olympus, ma non reggi il confronto, neppure lontanamente.
            Mi riferisco ai soggetti statici.

            Se poi c’è un microscopico movimento da qualche parte nel soggetto inquadrato le cose degradano ad un livello tale che non ha senso usare la funzionalità 40Mp.
            Ci mette troppo tempo per fare gli 8 scatti.
            Non ho cronometrato, ma saranno 4…5 sec.
            Basta una lievissima brezza di vento e perdi tutti i vantaggi del potenziale High Res.
            Se fotografi edifici senza fronzoli esterni ondeggianti al vento, se fai montagne senza vegetazione, a basse temperature con assenza di evidenti moti convettivi dell’aria, va bene, altrimenti…

            Probabilmente anche la Pentax FF che uscirà a fine anno avrà la stessa tecnologia di spostamento del sensore, ma per evitare di creare interpolazioni cromatiche e registrare così ogni colore reale per ogni pixel, non per ottenere maggior risoluzione.
            Un alternativa al Foveon con una tecnica diversa.

            Tutto bello e sorprendente, ma purtroppo di uso limitato.
            Molto limitato!

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            1. Claudio,
              le tue osservazioni sulla funzione HR 40 Mpx dell’Olympus OM-D E-M5 II coincidono con le mie. Ho fatto solo pochi scatti in esterni ad edifici circondati da qualche albero e tranne in uno in cui i rami degli alberi sono nitidi (evidentemente in quel momento non c’era vento!) negli altri la nitidezza si perde e le foto diventano peggiori che alla risoluzione nativa del sensore. E’ una funzione che va bene solo per monumenti o edifici che non hanno elementi in qualche modo mobili o per paesaggi tipo montagne senza alberi (Dolomiti?!), ma di uso molto limitato. Il problema, come hai osservato anche tu, è che ci vuole troppo tempo per effettuare gli 8 scatti.
              Quando proverò la nuova E-M5 II, spero presto, farò qualche prova con i monumenti di Roma che di solito fotografo. Se riuscirò ad avere anche una Sigma Dp2 proverò anche con quella.
              Sono curioso anche io di vedere la nuova Pentax FF con un’analoga tecnologia, chissa se finalmente riuscirà a risolvere il problema dell’informazione colore.
              Ciao, Francesco

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