Quale fotocamera? (4a e ultima parte)

Nelle precedenti puntate ho parlato della scelta della fotocamera con riferimento alle compatte, alle superzoom o bridge ed alle Evil. In questa ultima parte perlerò delle reflex.
La reflex è attualmente la regina delle fotocamere. Le sue origini sono lontane e risalgono alla metà del secolo scorso. Le reflex hanno dominato il mercato delle fotocamere di qualità a partire dalla metà degli anni 60, soppiantando le macchine a telemetro (Leica) e le biottica (Rollei) in campo professionale e si sono affermate anche nel settore amatoriale come fotocamere per chi voleva la massima qualità e flessibilità.
Ma è ancora giustificata questa loro superiorità con l’evoluzione tecnologica attuale? E sono così impegnative e difficili da usare?

Rispondo subito alla seconda domanda dicendo un chiaro NO. Poi spiegherò il perchè.
ma vediamo quali sono i vantaggi delle reflex, e gli eventuali difetti, e perchè sono nate e si sono affermate così tanto.
Il motivo fondamentale per cui le reflex SLR (Single Lens Reflex) ora DSLR sono nate e si sono affermate è che, con il meccanismo dello specchio davanti all’obiettivo e del pentaprisma, consentono di vedere nel mirino ESATTAMENTE quanto inquadra l’obiettivo, indipendentemente da quale esso sia, e quindi esattamente come sarà la foto che stiamo per scattare. Questo era fondamentale all’epoca della pellicola. Le macchine alternative, a telemetro, usavano un mirino separato che non inquadrava esattamente quanto ripreso dall’obiettivo. C’erano (e ci sono ancora nelle Leica a telemetro) le cornicette per l’inquadratura, piuttosto scomode. Inoltre nelle riprese ravvicinate l’inquadratura del mirino era diversa da quella dell’obiettivo, nonostante le correzioni di parallasse apportate. Inoltre col mirino non si potevano montare teleobiettivi potenti. Questo ha decretato il successo delle reflex nonostante la complicazione meccanica dello specchio mobile.
Oggi però molti penseranno ci sono gli schermi LCD e i mirini elettronici. Questo è vero, ma ciò non significa necessariamente un miglioramento. Infatti inquadrare con gli schermi posteriori comporta notevoli svantaggi: prima di tutto per quanto siano perfezionati creano comunque problemi quando si vuole inquadrare in condizioni di forte luminosità, esterni col sole, quando non si riesce ad avere una visione chiara a causa della loro scarsa luminosità e contrasto. Poi costringono ad inquadrare con le braccia in avanti, magari con una sola mano, che è la posizione peggiore per tenere la macchina stabile e ottenere foto ferme e quindi nitide (però è la fortuna degli stabilizzatori). Inquadrare con un mirino e quindi con la macchina all’occhio consente invece di tenere le braccia aderenti al corpo, la posizione più stabile, e obbliga a usare entrambe le mani. In questo modo la fotocamera è tenuta in modo più stabile e le foto saranno nitide anche con tempi relativamente lenti.
Rispetto ai mirini elettronici di cui sono dotate le bridge ed alcune Evil i mirini delle reflex sono superiori in quanto consentono la visione ottica diretta. Non c’è mediazione del’elettronica quindi nessun ritardo nelle immagini in movimento. I colori sono quelli veri e non alterati dagli schermi elettronici (usati nei mirini elettronici) che come è noto non sono mai in grado di riprodurre l’intera gamma dei colori visibili. Non risentono inoltre di effetti di abbagliamento e saturazione in presenza di forti luminosità (sole o forti luci nell’inquadratura) o di scarsa sensibilità. Quello che vede l’occhio si vede nel mirino. Basta fare un confronto per rendersene conto. In particolare con le macchine fullframe si ha una visione che solo chi usava le reflex a pellicola conosce e ricorda.
Per quanto riguarda la facilità d’uso tutte le reflex, comprese le professionali più costose, sono dotate di autofocus, molto più veloce fra l’altro di qualsiasi compatta o bridge specialmente in scarsa luce, e possono essere impostate in P (Professional) per esporre in modo totalmente automatico. Poi il fotografo consapevole e che sa quello che fa può decidere diversamente, a differenza delle compatte, ma ciò non è affatto obbligatorio e si possono fare ottime foto lasciando fare tutto alla reflex come e meglio di una compatta.
Le reflex inoltre sono dotate di sensori molto più grandi delle compatte e delle bridge. Questo vuol dire una maggior risolvenza, anche a parità di pixel, in quanto gli obiettivi, di miglior qualità, comunque lavorano a frequenze spaziali ridotte (in parole povere debbono risolvere meno linee per mm) e quindi danno risultati migliori. Inoltre il sensore più grande consente di avere meno rumore alle alte sensibilità. Infatti il rumore dipende dalle dimensioni del sensore. Inoltre tutte le reflex consentono, opzionalmente, di salvare le foto in raw, formato che permette maggiori correzioni in postproduzione e una qualità leggermente migliore. Ciò però non è obbligatorio e per iniziare si può tranquillamente scattare in jpeg per avere le foto subito visibili ed utilizzabili come con una compatta.
A questo punto si può pensare però che le reflex costano molto di più delle compatte o delle bridge. Ciò di solito è vero, ma non in modo assoluto. Le reflex di fascia base infatti hanno dei costi, con uno o due obiettivi in kit, che si sovrappongono o sono molto vicini a quelli delle bridge o delle compatte di classe più alta.
Ma allora a chi consigliare le reflex? Non certo a chi vuole una fotocamera per fare foto ricordo senza minimamente impegnarsi a capire cosa vuol dire fotografare e quali sono le tecniche per fare buone foto. Questi si accontentano spesso delle foto fatte con il telefono cellulare e se usano una compatta è anche troppo.
Chi però vuole fare foto di buona qualità e impegnarsi un minimo per capire come funziona la fotografia può fare un pensiero all’acquisto di una reflex di fascia base. Avrà sicuramente una macchina che come minimo e senza particolare impegno gli consentirà di fare foto di qualità migliore di quelle di una compatta. Se poi vorrà sviluppare la sua passione per la fotografia potrà aggiungere obiettivi ed accessori senza limitazioni. Infatti qualsiasi reflex, anche la più economica può montare qualsiasi obiettivo previsto nel corredo del fabbricante e molti accessori, compresi i flash esterni.
I fotoamatori evoluti poi sanno benissimo che per ottenere foto di qualità la reflex, magari semiprofessionale o professionale è quasi indispensabile. Ci potrebbe essere la tentazione delle nuove Evil, ed in alcuni casi, come ho illustrato nel precedente articolo, può essere giustificata. Ma considerando le limitazioni delle Evil e i loro costi la reflex resta sempre la scleta migliore.
Per la massima semplicità di utilizzo poi non è necessario dotarsi e portarsi dietro un numeroso corredo di obiettivi. Una reflex di fascia base con un 18-200 o più consente di andare in giro leggeri, senza dover mai cambiare obiettivo, con la possibilità di affrontare quasi tutte le situazioni ottenendo foto di qualità incomparabilmente superiore a quelle di una compatta o di una bridge.
Molti si preoccupano infine del peso delle reflex. E’ vero che in questo campo i produttori potrebbero far di meglio, come ho scritto nell’articolo “Le DSLR si valutano a peso?“, ma comunque una reflex base con un 18-200 pesa poco di più di una bridge e non si può condizionare la qualità delle foto, un ricordo per tutta la vita, a qualche grammo di peso in più da portarsi dietro!
I professionisti sanno bene tutto quello che ho detto e non a caso per il loro lavoro usano quasi esclusivamente le reflex, spendendo molto per il loro acquisto. Non si può sperare di ottenere gli stessi risultati con una compatta da pochi €. Un antico detto anglosassone dice che al mondo non c’è pasto gratis. Ciò vale sia per l’impegno finanziario sia per quello personale che richiede, qualunque macchina si usi, di leggere il manuale di istruzioni e di impegnasi un minimo a pensare per ottenere i migliori risultati.
Concludo dicendo per l’ennesima volta però che le foto le fa il fotografo e non la macchina. Non si deve pensare quindi che si otterranno migliori foto perchè si è comprata una macchina migliore o più costosa. Indipendentemente da quella che si usa se non ci si impegna, non si conoscono le regole di base e la tecnica della fotografia i risultati saranno mediocri.
Viceversa se si conosce la tecnica e le regole per fare una buona foto e ci si impegna adeguatamente si potranno fare bellissime foto con qualsiasi macchina, anche se indubbiamente il mezzo tecnico più sofisticato aiuterà notevolmente ed in certi casi consentirà di fare foto che con una macchina più semplice ed economica sarebbero impossibili.

10 pensieri riguardo “Quale fotocamera? (4a e ultima parte)”

  1. scusa ma non capisco la frase, forse c’è un errore:

    CITAZIONE:

    “Molti si preoccupano infine del peso delle reflex. E’ vero che in questo campo i produttori potrebbero far di meglio, come ho scritto nell’articolo “Le DSLR si valutano a peso?“, ma comunque una reflex base con un 18-200 pesa poco di più di una bridge e non si può condizionare la qualità delle foto, un ricordo per tutta la vita, a qualche grammo di peso in più da portarsi dietro!”

    il solo obiettivo 18-200 pesa dai 500 grammi in su, cui aggiungere il peso del corpo macchina (arriviamo a circa 1kg)… una bridge pesa dai 350 ai 500 grammi tutto compreso.
    Sono io che necessito di ferie (sono un po’ fuso ultimamente) oppure è un piccolo refuso? Forse col 18-55 ci si avvicina al peso di una bridge, certamente non con un tele!

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    1. Moruz, ma ti preoccupi per pochi grammi di peso da portare in più? Ma non sei giovane e forte? E allora? Questa fisima del peso è un’abile mossa dei produttori e purtroppo il pubblico ci sta cascando a pieno.
      Comunque Canon 1000D 500 g, Sony a 230 490 g, Tamron 18-200 398 g, fanno circa 900 g, Fuji HS 10 660 g, Canon SX20 IS 600 g, ci spaventiamo per 250 o 300 g in più?
      Che avrei dovuto dire io quando giravo con due reflex e tre obiettivi più una videocamera perchè ai tempi della pellicola non si poteva fare tutto con uno stesso oggetto? Forse che i giovani di oggi sono delle mozzarelle incapaci di un minimo sacrificio per ottenere la migliore qualità? Può darsi, infatti si accontentano dell’MP3 e del DIVX.
      Ciao, Francesco

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  2. SCUSATE OFF-TOPIC:
    ad oggi è umanamente impossibile distinguere ad orecchio un MP3 a 320 Kbit/s VBR … posso darti ragione che 5-6 anni fa certi mp3 erano compressi da far pena ma oggi siamo alla pari di un CD, se non usi strumenti di precisione che scandagliano le frequenze non udibili dall’uomo.

    Ovvio che dobbiamo distinguere il target: molti alle prime armi si avvicinano alle reflex e per loro il fattore peso è discriminante nel senso che non c’è la cultura di fare le uscite per fotografe ma piuttosto di andare in giro e fotografare un po’ quello che pare: in questo caso sarebbe meglio che anche i negozianti (con buona pace del loro portafoglio) dicano subito che la reflex non fa per questo tipo di pubblico. Io sono per i piccoli passi: la reflex è sempre il punto di arrivo non quello di inizio.

    La gara a ridurre sempre di più il peso è inevitabile, cosa che verrà frenata dai limiti stessi dei materiali (che si avvicinano sempre di più) e probabilmente questo per un utenza professionale non è completamente positivo dato che toglie risorse allo sviluppo su altri campi, come quello dei sensori digitali, ancora leggermente indietro o dell’autonomia delle batterie.

    Francamente non ho grande esperienza in campo fotografico ma mi piace seguirne gli sviluppi: sto valutando e lo farò a breve (dopo pausa di agosto) l’acquisto di una bridge e la scelta della FZ38 è anche dettata dal suo form-factor davvero ben progetto e dal bilanciamento dei pesi

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    1. Condivido quanto dici riguardo alla foto e alle fotocamere ed al pubblico a cui sono destinate. La reflex non e’ adatta a chi vuole fare solo un po’ di foto ricordo, ma non tanto per il fattore peso quanto perche’ sarebbe inutile.
      Per l’acquisto della bridge la FZ38 e’ ottima, ma se aspetti settembre dai uno sguardo anche alla nuova versione FZ45.
      Per gli MP3 forse saranno non distinguibili dai CD ad un orecchio poco allenato e non abituato a sentire concerti e musica dal vivo, anche se non ne sono convinto essendo la compressione MP# con perdita. Il problema e’ pero’ che anche i CD sono qualitativamente molto inferiori agli LP con cui si sentiva musica fino a pochi anni fa e che ora stanno ritornando alla grande.
      Ciao, Francesco

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  3. Ciao Francesco,
    CD, MP3, DVD (e video a casa), fotografia digitale, sono la standardizzazione della mediocrità ed hanno vantaggi svantaggi:

    – quella che oggi è mediocrità, era alla portata dei professionisti qualche anno fa ed ora è alla portata di tutti: un riproduttore LP o video con la qualità dei CD o dei DVD erano costosissimi. La fotografia non era alla portata di tutti

    – la disponibilità di questi strumenti alla portata di tutti nasconde la complessità insita nella realizzazione di un’opera d’arte complessa che richiede anni di studio, esperienza, passione, coordinamento di talenti. Dire che il CD è il massimo della qualità è limitativo se non si specifica che stiamo parlando del rapporto tra qualità e costo della distribuzione, e non parliamo della qualità degli strumenti e delle tecniche utilizzati per la realizzazione

    La lotta contro l’analfabetismo, l’educazione scolastica obbligatoria, non ha creato milioni di filosofi e letterati.
    Anche se adesso le opere immortali sono alla portata di tutti, in teoria, nella pratica il Faust di Goethe, l’uomo senza qualità di Musil, l’Ulisse di Joyce, Dante Alighieri, Proust restano sempre alla portata di pochi. L’educazione fornisce a molti l’opportunità di cogliere la bellezza, ma non crea automaticamente degli artisti.

    La qualità è altro, hai scritto in uno dei tuoi posts in riferimento a una bridge. Sì, ma è altro anche dal mezzo: la qualità è nel rapporto tra il mezzo e coloro che lo utilizzano per creare l’immagine, e tra l’immagine e coloro che la osservano.

    Oggi un grande artista e mio figlio di sette anni hanno la stessa straordinaria opportunità di scattare una foto e distribuirla su internet a milioni di potenziali lettori. La qualità è fortemente determinata dai mezzi, dall’esperienza del fotografo, ma anche dalla capacità del pubblico di leggere il risultato. Il canale di distribuzione ha fatto salti da gigante. La cultura deve inseguire. 🙂

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    1. Simone, ai tempi degli LP non era vero che un impianto hi-fi fosse necessariamente costosissimo, anzi direi che se ne potevano avere di ottimi per il prezzo di oggi di un iPhone. Chi se ne intendeva e voleva ascoltare musica di qualità li sceglieva accuratamente ed assemblava ottimi impianti Poi naturalmente c’erano le esagerazioni supercostose per chi poteva ed abboccava. Purtroppo oggi si vuole tutto semplice, non si vuole o non si è capaci di pensare e ci si accontenta della mediocrità, purchè sia facile.
      Per quanto riguarda la cultura a me sembra che l’educazione scolastica col suo decadimento negli ultimi anni abbia peggiorato la situazione. Altro che Dante, Joyce, proust, a mia moglie, insegnante di geografia è capitata un’allieva che ha scritto che il sole gira intorno alla Terra!
      Il mio riferimento alla qualità per la HS10 era comunque relativo a quella delle immagini prodotte. Per il resto la HS10 è una fotocamera di qualità, molto flessibile e completa, ma se io cerco la miglior qualità di immagine (risoluzione, nitidezza, contrasto, colori, rapporto segnale/rumore) non è la scelta migliore. E’ vero che si possono fare belle foto con qualsiasi macchina, se si è capaci di farlo, ma sicuramente una migliore qualità d’immagine aiuta.
      E’ vero che tutti oggi hanno la possibilità di distribuire le loro immagini a tante persone. Ciò a maggior ragione dovrebbe indurre coloro che hanno maggiori capacita di percezione e di valutazione della qualità globale delle foto ad insegnare e a diffondere il concetto di belle immagini piuttosto che di immagini qualsiasi come vengono vengono. E’ una questione di diffusione di cultura ed educazione ad apprezzare le belle cose e la capacità di produrle. Certo che le manifestazioni dell’arte moderna di oggi non aiutano, ma in questo senso è consolante il successo di mostre di artisti del passato, come Caravaggio o gli impressionisti che ho visto recentemente, contrapposte alla scarsa frequentazione di pubblico delle mostre di arte moderna.
      Ciao, Francesco

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  4. Ciao Francesco,
    il riferimento alla HS10 mi è chiaro e sono d’accordo. L’ho ordinata e la aspetto, e so dei difetti nella qualità dell’immagine. La prossima sarà una reflex, ma non mi sento ancora pronto e preferisco fare un passo alla volta.

    Ho imparato a fotografare con una finepix s2000hd uscendo la sera con un fotografo professionista dotato di eos 1d e borsone dell’attrezzatura: mentre lui cambiava impostazioni e obiettivi e scattava foto perfette a ripetizione, io facevo i salti mortali per trovare il giusto bilanciamento del bianco, la giusta profondità di campo, la messa a fuoco manuale… E mentre lui aveva rimesso tutto in borsa per correre da un’altra parte finché c’era la luce giusta, io avevo appena trovato le impostazioni per una foto accettabile. Talvolta, per capire i suoi consigli dovevo spendere ore sui libri di fotografia (è una giungla: trovare quello adatto al mio livello non è stato facile).

    Ma se prendessi in mano una eos 1d con corredo di obiettivi non saprei da quale parte cominciare.

    Allora mi sono detto: iniziamo dall’inquadratura, da un po’ di impostazioni manuali (ma senza fare i salti mortali come sulla s2000hd), qualche filtro da 58mm, elaborazione di files raw a livello elementare, un flash esterno. Quando dovrò fare nuovamente i salti mortali per ottenere quello che voglio, allora sarà reflex.

    La prossima potrebbe essere la eos 550d (ha le impostazioni manuali per i video), tra un po’, e con un investimento maggiore sugli obiettivi piuttosto che sul corpo. Altrimenti una reflex più economica o usata.

    PS, un poco fuori tema: un impianto hi-fi con LP era al prezzo di un iPhone a meno della svalutazione, e la qualità era la stessa di un buon mp3 in cuffia (20 euro?). Un sistema con qualità superiore ai CD costava come un appartamento (ma se in famiglia si mangia pane e musica, piuttosto si vive in affitto). Quando sono arrivati i CD ho benedetto lo straordinario rapporto tra economicità e qualità (non la qualità assoluta), mentre ho maledetto quel tecnico del suono che aveva inserito un riverbero fittizio in un concerto per oboe di Alessandro Marcello altrimenti perfetto, o quello che aveva spianato la dinamica su un cd delle variazioni Goldberg di Bach che costa esattamente come l’esecuzione su clavicembalo d’epoca di Trevor Pinnock, o di un mediocre concerto per pianoforte di Beethoven che costa quanto l’esecuzione di Pollini o di Michelangeli. In fotografia credo che saprei identificare un buon lavoro, ma non un lavoro eccellente.

    PPS: scrivi molto bene e fai un ottimo lavoro per diffondere la cultura della fotografia. Se riesco e se hai voglia, provo a scrivere qualche articolo, tenendo presente che sono soltanto un novellino.

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    1. Simone, fai bene ad imparare a fotografare per gradi e ottima l’idea di investire più sugli obiettivi che sul corpo macchina.
      Per gli impianti hi-fi non sono invece d’accordo.l’LP era ed è superiore al CD (ho alcune incisioni nell’uno e nell’altroformato e ti assicuro che è così. Sono addirittura meglio certe incisioni d’epoca di Toscanini in mono piuttosto che i CD. Dell’MP3 è inutile parlare, non è hi-fi.
      Un impianto si poteva assemblare, a basso costo, con componenti prevalentemente inglesi, tranne il giradischi che poteva essere un Thorens economico. La qualità non aveva nulla a che fare con gli MP3.

      Se vuoi scrivere qualche articolo accetto ben volentieri la proposta: dimmi l’argomento e mandami qualcosa.
      Ciao, Francesco

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