Quale fotocamera? (3a parte)

Nelle precedenti due puntate ho parlato delle compatte e delle bridge e dei loro pregi e difetti. Come ho detto sono fotocamere adatte per fare foto ricordo, ma anche molto di più se si è però consapevoli dei loro limiti.
Se però si vuole qualcosa di più, sia perchè non si è più soddisfatti della qualità delle foto ottenibili da compatte e bridge, sia perchè la fotografia è diventata un hobby o una passione e si vogliono sperimentare nuove possibilità, per la sceltà restano due tipologie di fotocamere: le reflex discendenti dalle corrispettive a pellicola, che vantano quindi una lunga tradizione e le recentissime EVIL (Electronic Viewfinder Interchangeable Lens). Ma quale scegliere fra le due e in quali casi è preferibile l’una o l’altra?

Le Evil sono l’ultima novità delle fotocamere digitali. i primi modelli sono stati presentati lo scorso anno da Panasonic e Olympus, ma a breve hanno seguito Samsung e Sony. Le voci in rete poi danno per sicura la presentazione di un modello da parte di Nikon e in questo caso c’è da pensare che anche Canon seguirà a breve. Sicuramente in Photokina si vedranno cose interessanti.
Ma perchè queste fotocamere suscitano tanto interesse da parte di fabbricanti e di fotografi? La promessa, da parte dei produttori, è quella di offrire fotocamere con un sensore di dimensioni simili a quelli delle reflex, ma più leggere e compatte, da portare sempre con se in ogni occasione.
Ma è così? La risposta richiede di analizzare come queste macchine sono fatte e le loro funzionalità. Le Evil attualmente possono essere divise in due categorie. La prima è di quelle dotate di mirino elettronico, le Panasonic G1 e G2 e la Samsung NX10. Assomigliano moltissimo alle reflex tradizionali dotate di specchio anche nelle dimensioni. Solo lo spessore del corpo è inferiore perchè non deve contenere lo specchio. L’altra categoria è quella delle Evil senza mirino, inaugurata dalla Olympus E-P1, a cui poi sono seguite la E-P2 e la E-PL1, la Panasonic GF1 e recentemente le Sony NEX-3 e NEX5. Queste macchine vantano un corpo di dimensioni o leggermente inferiore alle reflex grazie all’assenza del mirino (Olympus) o poco più grande di una compatta (Sony). Sembrerebbero quindi delle fotocamere facilmente tascabili, anche per la loro forma. In realtà le Evil del primo tipo, quelle somiglianti alle reflex, sono solo leggermente meno spesse delle reflex compatte di fascia bassa e pesano poco di meno. Quelle senza mirino sono indubbiamente più piccole, specialmente le Sony, se non si tiene conto però che vi si deve aggiungere un obiettivo ed in alcuni casi anche un flash o un mirino elettronico aggiuntivo. Già solo aggiungendo un obiettivo a focale fissa, 20 o 30 mm, che tutte hanno nel corredo, lo spessore aumenta di un paio di cm rendendole di fatto più difficilmente tascabili. Se poi non si vuole essere limitati dalla focale fissa e si vuole uno zoom, anche i limitati 14-42 o 18-55, l’ingombro e il peso aumentano considerevolmente in quanto le dimensioni degli obiettivi sono correlate alla lunghezza focale ed alle dimensioni del sensore e non possono essere ridotte più di tanto. A questo punto non si parla più certo di tascabilità, almeno se li si vuole portare montati e pronti all’uso. Si deve poi considerare che alcune (Olympus, tranne la E-PL1, e Sony) non dispongono di flash. Se lo si vuole si deve usarne uno esterno da tenere montato o montare a parte quando serve (abbastanza scomodo). Inoltre se si vuole un mirino, ottico o elettronico, è necessario aggingere esternamente anche questo, aumentando le cose da portarsi dietro e da montare. Se poi si vuole usare uno zoom con maggiore escursione, tipo 14-150 o 18-200,  le dimensioni di questi obiettivi diventano preponderanti rispetto al corpo macchina ed il peso aumenta in proporzione. La promessa di minor ingombro e maggior leggerezza rispetto ad una reflex è quindi mantenuta solo nel caso in cui si usi un obiettivo fisso di focale normale e si rinunci a flash e mirino. Questa configurazione però mi sembra molto limitativa.
Allora perchè i produttori sono tanto interessati a produrre queste fotocamere? La risposta è che produrre un corpo senza la scatola dello specchio ed il pentaprisma con le parti meccaniche ed ottiche coinvolte, costa molto meno. Se si considera poi che sfruttando il fattore novità le Evil possono essere vendute anche a prezzi più alti la convenienza è evidente. Inoltre i produttori guadagnano di più con gli obiettivi che con le macchine e quindi con le Evil salvaguardano anche questo mercato. Il minor peso ed ingombro e quindi la possibilità di portarle più facilmente con se è quasi completamente un argomento di marketing.
Con questo non voglio dire che le Evil siano cattive fotocamere, ma solo che non sono quello che promettono di essere. Possono essere utili però in alcune occasioni. Una è la street photography in quanto se in versione chiara ed usate senza mirino, con l’obiettivo a focale fissa o un piccolo zoom, non danno molto nell’occhio ed intimidiscono i soggetti molto meno che una reflex. Ci si può fingere lo sprovveduto “turista fai da te” che sta fotografando i monumenti e fotografare senza quasi essere notati. L’altra è la possibilità che offrono, dato il loro corto tiraggio (distanza tra il piano del sensore ed il bocchettone innesto obiettivi), di poter montare, tramite anelli adattatori, qualsiasi obiettivo per reflex. La messa a fuoco sarà manuale ed in questo caso la più adatta a questo uso si rivela la Olympus E-P2 che è dotata di un eccezionale mirino elettronico che facilita molto la messa a fuoco.
Possono essere interessanti quindi anche come secondo corpo per chi ha un corredo di obiettivi attuali o d’annata e contemporaneamente essere usate come fotocamere da portare sempre con se però nella spartana configurazione con obiettivo fisso e senza flash (tranne la Panasonic GH1 che lo ha).
Se si vuole una fotocamera che offra la maggior flesssibilità possibile ci si deve quindi rivolgere alle reflex. Può darsi che questo comporti, a parità di dotazioni e di obiettivi, di trasportare qualche grammo in più, ma si potrà facilmente verificare che la differenza non è poi tanta e si dovrà anche tener conto che la reflex ha tutto incorporato ed integrato nel corpo, senza dover pensare a portarsi dietro pezzi e pezzettini che si potrebbero dimenticare o che potrebbero rompersi.
Per oggi ho scritto anche troppo, ne parleremo alla prossima, ed ultima, puntata.

3 pensieri riguardo “Quale fotocamera? (3a parte)”

  1. Vorrei aggiungere solo una nota. A tutti quelli che iniziano ad usare una reflex, per carità! prima di acquistare due obiettivi pensateci bene! io purtroppo ho preso insieme all’ottima canon 550D un 18-55 e un 55-250, ma per esempio ieri ho fatto un giro per foto vicino ad un lago ed è stata dura! prima una bellissima farfalla che richiedeva uno zoom, poi una bellissima ragnatela da fotografare in modalità macro, insomma ho dovuto cambiare obiettivo ogni 5 minuti! per cui per chi è abituato ale compatte suggerirei di spendere un pò di più ma prenderne uno con focale molto “allargata”

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    1. Pang, hai ragione, ma per un mio errore di digitazione ho scritto GH1 invece di GF1. Il discorso si riferisce perciò alla GF1 che non ha il mirino. La GH1 è stata di fatto sostituita nella gamma Panasonic dalla G2.
      Grazie, ciao. Francesco

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