Leica M9: impressioni

Domenica scorsa è stato organizzato, presso il noto negozio romano La Placa, il Leica day. La Placa è uno dei più attrezzati e forniti Leica Store e nella sala di esposizione dedicata, annessa alla La Placa Academy, espone tutta la gamma delle fotocamere Leica. Erano esposte quindi la medio formato S2, che ho provato in una precedente occasione, la M9 a telemetro, con tutta la gamma di obiettivi M, e le compatte, deivate dalle Panasonic, ma con qualcosa in più a livello software. Fra tutte ho scelto di fare qualche scatto con la prestigiosa M9. Mi incuriosiva anche la prospettiva di provare la messa a fuoco a telemetro.

La Leica M9 non ha bisogno di presentazioni. Deriva dalla dinastia delle Leica M, che hanno fatto la storia della fotografia. Esteticamente è molto semplice e lineare. Se non fosse per lo schermo posteriore e per l’assenza della leva per il trascinamento pellicola, sarebbe indistinguibile dalle sue sorelle a pellicola.
E’ una fullframe con un sensore da 24×36 mm (formato Leica) e 18 Mpx. Il sensore è ottimizzato per l’uso con gli obiettivi Leica M. Dispone infatti di microlenti decentrate verso i bordi in modo da poter inviare ai pixel anche raggi di luce molto inclinati come quelli prodotti dai grandangoli, nonostante il tiraggio (distanza fre il piano focale e la flangia di innesto degli obiettivi) molto ridotto. In qusto modo non è stato necessario riprogettare gli obiettivi e si ha il vantaggio che tutti gli obiettivi del sistema M, costruiti dal 1954 in poi, sono perfettamente utilizzabili sulla M9. E’ inoltre la più piccola e compatta fullframe disponibile. Anche gli obiettivi sono molto piccoli, leggeri e compatti, non avendo bisogno della costruzione retrofocus, necessaria nelle reflex, per fare posto allo specchio. Il sensore dispone di un filtro infrarosso, per evitare i problemi avuti con la M8 che non l’aveva, ma non ha il filtro antialias, per non limitarne la risoluzione.
La cartteristica principale della M9 è la semplicità: tutti i comandi sono esterni e non sepolti in un menu. Può funzionare in automatismo a priorità dei diaframmi A, e in questo caso può scegliere il tempo di esposizione con un valore fisso della sensibilità Iso, oppure anche il valore Iso automaticamente. In alternativa può funzionare in modo completamente manuale. La misurazione dell’esposizione è a prevalenza centrale, con il diaframma alla effettiva apertura di lavoro.
La messa a fuoco è manuale e si fa tramite l’eccelente telemetro, visibile anche in scarse condizioni di luce. Nel mirino si vedono le cornicette luminose che delimitano il campo inquadrato dall’obiettivo montato. Queste si commutano automaticamente a secondo di quale obiettivo si monta con le combinazioni 35 e 135, 28 e 90 o 50 e 75 mm.
I menu sono semplici e tutte le impostazioni si trovano molto facilmente.
La costruzione è eccezionale, il corpo totalmente in lega metallica comunica una notevole sensazione di robustezza e precisione. L’esemplare provato aveva una finitura laccata grigio antracite veramente piacevole.
Altri grandi pregi della M9 sono la silenziosità e la discrezione. Lo scatto dell’otturatore si sente appena (non c’è lo specchio) e la macchina è piccola e non molto appariscente. Questoo ne fa lo strumento ideale per la fotografia di strada e il reportage.
Il corredo obiettivi M comprende 22 focali, prevalentemente grandangoli e normali. Si parte dal Tri Elmar 16-18-21 mm, seguono poi diverse serie di obiettivi con differente luminosità, dai Summilux f/1,4 21, 24, 35 50 mm, i Summicron f/2,0 28, 35, 50, 75 e 90 mm, i Summarit più economici (si fa per dire) f/2,5 o 2,8 21, 24, 35, 50, 75 e 90 mm, gli Elmar 24/3,8 e Macro 90/4,0 per arrivare all’Apo-Telyt 135/3,4. Eccezionale per luminosità poi è il Noctilux 50 mm f/0,95. Tutti sono di eccellente qualità, i migliori disponibili per il formato 35 mm. gli obiettivi di focale più corta del 28 mm sono dotati di un mirino separato da montare sull’apposita slitta porta accessori.
Per la prova ho montato un Apo Summicron 75 mm F72,0. La seibilità impostata è stata di 400 Iso per ottenere dei tempi di scatto di sicurezza ed evitare il mosso. Le altre impostazioni sono state lasciate sullo standard, compreso il bilanciamento del bianco e il salvataggio delle foto è stato impostato su raw nel formato DNG, standard di Adobe. Leica infatti fornisce con la M9 Adobe Lightroom per la conversione e la gestione delle foto.
Il set di posa, annesso alla La Placa Academy dove sono state scattate tutte le foto, aveva un’illuminazione ottimale con due banchi orientabili per ottenere una luce non piatta e che desse profondità e contrasto alle foto.
Con la collaborazione di una brava e simpatica modella ho incominciato a scattare qualche ritratto. L’approccio con il telemetro non è facile per chi, come me, è stato abituato da sempre a mettere a fuoco sullo schermo reflex e ora per di più non lo fa nemmeno più, usando l’autofocus. Le prime foto scattate sono quindi risultate leggermente fuori fuoco. Poi ho capito il suo uso e sopra tutto che una volta messo a fuoco, se la distanza non variava, non dovevo più interferire con la ghiera sull’obiettivo. Sono così finalmente riuscito a scattare delle ottime foto.
Quello che mi ha colpito di più in queste foto, ne pubblico quattro, è la plasticità, la naturalezza del colore, la tridimensionalità, dovuta anche all’illuminazione. La risoluzione è veramente elevata, dovuta al sensore fullframe e all’assenza del filtro antialias. Questa comunque non ha avuto nessuna conseguenza e non sono presenti artefatti di colore anche nei dettagli fini.
in conclusione sono fra le migliori foto che abbia mai scattato.
La M9 è quindi una macchina eccezionale, piacevole da usare anche se richiama atempi passati quando fotografare era più semplice. L’unico difetto, come si può immaginare è il prezzo. La M9 costa 5.495 € solo corpo. L’obiettivo Apo Summicron 75/2,0 2.595 €, per un totale di 8.090 €. gli altri obiettivi variano dai 1.095 del Summarit 50/2,5 ai 7.850 del Noctilux 50/0,95.
Insomma è per la maggior parte delle persone un bel sogno, come Ferrari, Porsche, Lamborghini, ecc. che però qualche volta fa piacere provare e leggere come vanno, anche se non ci si potrà mai permettere.

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10 pensieri riguardo “Leica M9: impressioni”

  1. Ciao Francesco
    Infatti sono stato colpito anch ‘io dalla loro bellezza e pulizia d’immagine
    è la prima volta che scarico le tue foto peccato che cenerano solo 4

    Comunque da quanto mi ricordo il telemetro era una messa a fuoco abbastanza facile
    di cui potevi capire realmente cos’era realmente a fuoco
    ciao rimango in stanbay sulle tue pubblicazioni Adriano

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  2. Caro Francesco, benvenuto tra gli “stregati” da Leica. Ne provai una che avevo sedici anni, ho atteso fino ai quarantacinque prima di prendere una m3 usata e da allora non ho più smesso di fotografare (anche) con la pellicola … quello che ti ha supito (la semplicità e la qualità) è quello che mi ha stregato oltre trent’anni fa, cosa darei per avere un telemetro e solo tre ghiere (tempi, diaframmi e messa a fuoco dove debbono stare) su una piccola Pen lo sai l’ho detto in svariati post … purtroppo la M9 non è per tutti, ma costa infinitamente meno di una porsche o ferrari. Dato che per me la foto è molto più importante delle autostrade (per andare a 130 poi …) anche in questa situazione di crisi mi sto impegnando per acquistarne una con molta fatica. Gli obiettivi poi si comprano anche (soprattutto) usati come ho fatto io … intanto continuo a fotografare (anche) a pellicola, affidandomi per lo sviluppo e la scannerizzazione a qualche laboratorio professionale in attesa di riattivare la camera oscura in un angolo di casa … ciao, Roberto

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  3. Chiedo cortesemente ospitalità a Francesco per avallare e compiacermi del commento odierno di Roberto.
    E’ proprio vero, dalle Leica possiamo innamorarci ed essere stregati non tanto dalla fama conquistata con merito da molti decenni, ma dalla sua semplicità d’uso, dal luminoso e preciso telemetro che ti permette di ritagliare la foto come piace a te, dal piacere di utilizzare una macchina “orgogliosamente estranea al tempo” (chiedo doverosa licenza a Roberto Piero Ottavi) ma che realizza, anche con il tuo apporto di sensibilità e tecnica, immagini molto “diverse” da quelle di altre fotocamere dotate di sofisticatissimi sistemi di messa a fuoco, ed altre “diavolerie” che escludono sempre più la manualità e l’esperienza del fotografo.
    Sono stato stregato anch’io 30 anni fa, dopo Canon e Nikon, e lo sono ancora.
    Recentemente ho chiesto consiglio a Francesco se ritenesse valida la soluzione Sony Nex, oppure Olympus 4/3 più adattatore per Leica M o R. Mi ha risposto il 10/12 scorso ed alla fine del consiglio, con mia soddisfazione, si è così espresso (testuali parole). …..””Infine, permettimi: il modo migliore di usare gli obiettivi Leica M col digitale non sarebbe una Leica M9?””
    Ciao, Roberto ed auguri di Buon Natale.
    Luciano – 20 dicembre 2011

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  4. in macchina c’è ancora chi preferisce il cambio manuale; io stesso (fortunatamente convertito da un ventennio all’automatico) ho amato molto la mia alfa 90 6V col cambio in blocco con differenziale e dischi freno posteriori, che costringeva ad inserire la seconda prima di partire in prima, per non grattare. Era un segno distintivo anche quello.
    Per dire che c’è posto per tutti, persino per gli innamorati di Leica.

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  5. Ho sempre avuto Leica ,attualmente ho una M8, presto passero’ ad una M9 p , avendo molti obbiettivi serie M di macchine passate mi conviene per ora continuare con questo marchio. Certo la praticità , la comodità di queste macchine e’ anche un punto a loro favore . Io che faccio escursioni di vario genere e viaggi anche un po’ impegnativi pensare di avere apparecchi più ingombranti e sono tutti più di Leica avrei un problema in più .

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