Classificazione e tipi di fotocamere – 2022

In questo articolo ho sintetizzato quali sono le caratteristiche principali ed i pregi e difetti dei vari tipi di fotocamere ed indicato per cosa sono più adatte. L’articolo aggiorna con considerazioni derivate dalle ultime evoluzioni del mercato fotografico e dalle presentazioni dei nuovi modelli quello precedentemente pubblicato ormai quattro anni fa.
Prima di leggere gli articoli dedicati alle fotocamere consigliate è opportuno leggere questo articolo per capire meglio qual è il tipo più adatto di fotocamera per le proprie esigenze e per il genere di foto che si predilige, e il successivo dedicato ai criteri di scelta.
Infatti l’offerta di fotocamere digitali si è ampliata enormemente negli ultimi anni, sono sorte nuove categorie di macchine, oltre le tradizionali compatte e reflex, come le bridge o le mirrorless e non è facile orientarsi specialmente per un principiante.
C’è anche da considerare che mentre fino a qualche anno fa esisteva una netta distinzione di caratteristiche e di prezzo fra le economiche compatte e le costose reflex oggi non è più così. Le categorie si sono mescolate e le classificazioni saltate. Ci sono compatte fullframe che costano migliaia di €, reflex che ne costano poche centinaia e mirrorless di tutti i tipi, da quelle con sensori piccoli alle medio formato, da quelle da qualche centinaio di € a quelle da migliaia.
Anche le caratteristiche di usabilità non sono più così rigidamente divisibili, compatte per amatori e dilettanti, reflex e mirrorless per i professionisti. Ci sono compatte e mirrorless con caratteristiche professionali e reflex e mirrorless con caratteristiche tipicamente amatoriali.

Le fotocamere attualmente sono suddivise in queste tipologie:

– mirrorless

– reflex

– compatte

– bridge

senza che questo voglia significare una differenza qualitativa delle une rispetto alle altre. Forse l’unica categoria che è rimasta tipicamente amatoriale è quella delle bridge, che però si sono evolute tecnicamente e qualitativamente.

Mirrorless

E’ la categoria venuta più recentemente alla ribalta ed in forte crescita come numero di modelli, interesse del pubblico e vendite.
Il loro nome è strano ed improprio: si riferisce al fatto che sono sprovviste di specchio, a differenza delle reflex. C’è anche chi le definisce CSC, Compact System Camera o EVIL Electronic Viewfinder Interchangeable Lens. In realtà questo tipo di fotocamere esisteva prima delle reflex, ma allora erano classificate come “telemetro” per il loro tipo di mirino.
Le prime mirrorless sono state presentate nel 2008 da Olympus e Panasonic a cui hanno fatto seguito Fujifilm e Sony. La loro affermazione è però avvenuta dopo che Sony ha investito pesantemente in questo settore presentando nel 2013 la prima mirrorless fullframe. e conquistando nel 2018 la leadership nelle vendite di fullframe (reflex e mirrorless complessivamente) A questo punto anche Canon e Nikon, i due principali produttori di reflex, sono entrati nel campo delle mirrorless.
Sono fotocamere ad obiettivo intercambiabile con sensori di varia misura. I sensori vanno dalla dimensione di Micro 4/3, 17×13,5 mm all’APS 23,5×15,6 mm al fullframe 36×24 mm e al medio formato 44×33 mm. La loro forma è di due tipi diversi. Ci sono mirrorless che assomigliano alle compatte, anche nelle dimensioni, spesso senza mirino, anche se molte lo possono avere in opzione, oppure con mirino elettronico. Altre invece riprendono la forma delle reflex, con però dimensioni e pesi inferiori e sono dotate di mirino elettronico.
Nell’ambito della categoria si possono individuare alcune suddivisioni. Quella principale è costituita dalla famiglia delle mirrorless Micro 4/3. Queste corrispondono ad uno standard concordato da vari produttori, ma seguito in pratica solo da Olympus e Panasonic, che consente di scambiare senza alcun problema corpi di una marca con obiettivi dell’altra e viceversa. Il corredo di obiettivi Micro 4/3 è quindi molto ampio e consente di soddisfare tutte le esigenze. Le altre mirrorless seguono invece il loro sistema di obiettivi ed accessori, non c’è interscambiabilità fra una marca e l’altra ed i loro corredi sono meno ampi, anche se in via di espansione. Ci sono però obiettivi universali, prodotti da fabbricanti terzi, che possono essere forniti con innesto per differenti fotocamere. Sono disponibili numerosi obiettivi zoom, ma non se ne trovano con escursione focale estrema come per le bridge: il massimo è 10-11x.
Le mirrorless, come tutte le fotocamere odierne, possono essere usate in completo automatismo, ma le loro numerose possibilità di regolazione e i funzionamenti a priorità e manuale le rendono adatte a qualsiasi uso.
La loro velocità operativa è alta per quanto riguarda l’accensione, il ritardo di scatto e la memorizzazione.
L’autofocus poi ha subito nel tempo notevoli evoluzioni. Inizialmente le mirrorless hanno usato un autofocus a rilevamento di contrasto, attuato direttamente dal sensore d’immagine, preciso, ma non molto veloce. Questo poneva dei limiti, per le mirrorless che disponevano solo di questo sistema, nella messa a fuoco dei soggetti in movimento e negli scatti in raffica.
Negli ultimi anni però tutte le mirrorless presentate disponevano di sistemi autofocus cosiddetti “ibridi”, cioè in grado di usare per la messa a fuoco sia il rilevamento di contrasto che quello di fase molto più veloce, attuato con appositi pixel direttamente dal sensore. In questo modo si sono ottenute fotocamere che hanno una velocità di messa a fuoco analoga a quella delle migliori reflex senza presentare i problemi di taratura ottico meccanica necessari nelle reflex e che spesso rendono imprecisa la messa a fuoco. Queste mirrorless sono quindi in grado di mettere a fuoco anche soggetti in movimento veloce e di inseguirli mantenendoli a fuoco. Inoltre dispongono di un elevato numero di punti AF in grado di coprire quasi tutta l’inquadratura a differenza dell’autofocus di molte reflex che copre prevalentemente il centro.
Il mirino, quando presente, è elettronico e la maggior parte ne ha uno di elevata qualità. Le prime mirrorless avevano un mirino con un leggerissimo ritardo con il quale si percepisce l’immagine inquadrata (importante però solo per i soggetti in movimento veramente veloce) rispetto a quello delle reflex che è in tempo reale, che però nelle più recenti realizzazioni è praticamente scomparso, la presenza di qualche scia quando muove velocemente l’inquadratura, anche questo scomparso, e la sensazione di “immagine elettronica” che ad alcuni può dare fastidio. Questi mirini però forniscono notevoli vantaggi su quelli reflex.
Quasi tutte riprendono video 4K (3840×2160 o 4096×2160 pixel), con possibilità di regolazione manuale e con i vantaggi sul controllo della profondità di campo e della qualità d’immagine se dotate di sensore fullframe. Molte offrono funzioni speciali e filtri creativi.
La qualità d’immagine delle mirrorless può variare da buona per quelle con sensori Micro 4/3 e APS ad ottima o eccellente per le fullframe e le medio formato, in funzione delle dimensioni dei sensori, considerando che questi hanno un rapporto segnale rumore che migliora all’aumentare delle loro dimensioni e che anche il funzionamento degli obiettivi migliora con l’aumento delle dimensioni del sensore. Le fullframe e le medio formato in particolare sono utilizzabili senza problemi anche ad altissime sensibilità e consentono un controllo della profondità di campo più preciso e selettivo di qualunque altra macchina con sensore di dimensioni inferiori.
Una caratteristica interessante delle mirrorless è che, grazie al loro corpo sottile, tutte possono montare, tramite appositi anelli di raccordo, quasi tutti gli obiettivi per fotocamere reflex o a telemetro compresi i famosi Leica. Con tutti questi obiettivi la messa a fuoco è manuale, salvo l’eccezione di alcuni anelli dedicati per gli obiettivi della stessa marca o specifici di produttori terzi, che in questo caso mantengono anche l’automatismo di esposizione. L’esposizione si regola altrimenti manualmente o a priorità dei diaframmi, chiudendo il diaframma alla effettiva apertura desiderata e lasciando che la macchina determini il tempo di scatto.

Vediamo quali sono complessivamente i vantaggi hanno decretato il successo delle mirrorless.

Mirino

Prima di tutto si deve precisare che i mirini elettronici delle attuali mirrorless sono molto diversi da quelli di qualche anno fa. La loro risoluzione è elevata, Le Sony A1 e A7S III arrivano a 9,44 Mpx, ma la maggior parte delle nuove mirrorless ha 3,69 Mpx e molte 5,4. Inoltre la frequenza di scansione è elevata e quindi non si notano più rallentamenti o trascinamenti sui soggetti in movimento o se si muove velocemente la fotocamera. Infine il tempo di ritardo è ormai dell’ordine dei pochi millesimi di secondo. Questo a fronte dei seguenti vantaggi:
si vede il risultato della foto prima di scattarla: il mirino elettronico consente di applicare le regolazioni di esposizione, bilanciamento del bianco, saturazione e profili colore prima di scattare la foto per cui si vedrà il risultato di queste prima di scattare e si potrà intervenire immediatamente per modificarlo, senza dover scattare e poi rivedere la foto sullo schermo. Oltretutto la visione sullo schermo non sempre è agevole, specialmente in condizioni di forte luce.
nel mirino è possibile rivedere le foto scattate, come sullo schermo, ma in condizioni migliori perché questo è schermato dalla luce esterna.
nel mirino è possibile vedere i menu e le schermate di regolazione senza staccare l’occhio da esso come invece è necessario fare per le reflex.
verifica della profondità di campo: nelle moderne reflex che hanno schermi chiari è impossibile vedere la profondità di campo effettiva che si ottiene chiudendo il diaframma. Questo era possibile sulle vecchie reflex a pellicola, ma a prezzo dell’oscuramento del mirino. Con le mirrorless invece il mirino non si oscura mai ed è sempre possibile vedere facilmente la profondità di campo. Questo è molto importante con le ottiche luminose sulle fullframe e medio formato che a tutta apertura hanno una profondità di campo ridottissima.
visibilità in tutte le condizioni: nei mirini reflex si vede molto bene di giorno, ma nelle riprese notturne il mirino si oscura e si vede ben poco. I mirini elettronici delle mirrorless invece non si oscurano mai ed è possibile vedere bene anche le scene più buie, vedendo anche i colori che l’occhio al buio non vede, ma che il sensore riprende.
dimensioni del mirino: le dimensioni del mirino reflex sono proporzionali alle dimensioni del sensore, quindi ampie per le fullframe, ma molto meno per le APS. Le dimensioni del mirino elettronico sono indipendenti da quelle del sensore per cui è possibile avere mirini grandi e luminosi anche per fotocamera APS e M43.
orientamento delle informazioni: quando si inquadra in verticale i mirini reflex mantengono le informazioni delle impostazioni dove sono, di solito sul lato orizzontale basso, mentre i mirini elettronici possono modificare la loro posizione per farle vedere sempre in basso in modo più leggibile.
Livella: qualche reflex dispone di un livella, però poco visibile nel mirino, mentre la maggior parte delle mirrorless dispone di ottime livelle a più colori ben visibili che aiutano notevolmente nello scattare immagini dritte.
Istogramma: nel mirino di quasi tutte le mirrorless è possibile vedere anche l’istogramma di esposizione e ciò facilita la sua regolazione.

Autofocus

I sistemi autofocus ibridi delle mirrorless hanno ormai raggiunto la stessa velocità di quelli delle migliori reflex professionali con numerosi altri vantaggi:
precisione dell’autofocus: le reflex hanno dei sistemi autofocus alloggiati alla base del corpo, sotto lo specchio dal quale ricevono parte della luce tramite uno specchio secondario. Qualunque disallineamento fra queste parti meccaniche o dell’obiettivo può causare un errore di messa a fuoco (i famosi front o back focus). Infatti le migliori reflex consentono una taratura specifica della messa a fuoco per ciascun obiettivo. Le mirrorless non hanno bisogno di tutto questo in quanto la messa a fuoco è effettuata direttamente dal sensore d’immagine e qualunque disallineamento dell’obiettivo sarà automaticamente compensato. Si otterrà quindi sempre una messa a fuoco precisa.
inseguimento: nel mirino è possibile verificare sempre la messa a fuoco man mano che la fotocamera insegue il soggetto, cosa pressoché impossibile in una reflex a causa dell’oscuramento rilevante del mirino durante una raffica.
copertura punti AF: in tutte le reflex fullframe la copertura dei punti AF è limitata alla parte centrale dell’inquadratura. Questo per i limiti dimensionali dello specchio secondario che invia la luce al sistema AF e del sistema AF stesso. Nelle mirrorless questo limite non esiste e i punti AF possono coprire l’intera superficie del fotogramma compresi i bordi, arrivando nei migliori casi fino a oltre il 90 %. Ciò consente di mettere a fuoco facilmente un soggetto posizionato su un lato senza dover mettere a fuoco con la parte centrale e poi ricomporre l’inquadratura e una maggiore efficacia nell’inseguimento.
Riconoscimento dei volti, occhi e soggetti come animali, uccelli, veicoli, aerei e natanti: poiché la messa a fuoco è effettuata dal sensore l’elaboratore d’immagine può riconoscere ed individuare in tempo reale i soggetti da mettere a fuoco.

Scatto

riduzione delle vibrazioni: le mirrorless non hanno lo specchio e questo vuol dire che prima dello scatto non c’è il suo movimento in alto che può provocare vibrazioni. Inoltre se si scatta con la prima tendina elettronica, cosa possibile in quasi tutte, non c’è nessuna parte meccanica in movimento prima dello scatto con un’ulteriore riduzione delle vibrazioni. Se si usa l’otturatore elettronico infine non c’è nessun movimento meccanico e nessuna usura dell’otturatore. L’ultima novità di Nikon, la Z9, è addirittura priva di otturatore meccanico.
scatto silenzioso: la maggior parte delle mirrorless può utilizzare un otturatore elettronico al posto di quello meccanico per scattare in modo totalmente silenzioso, cosa importante in molti ambienti tipo concerti da camera, conferenze, teatri, musei. Nessuna reflex può essere totalmente silenziosa a causa del ribaltamento dello specchio che può essere solo rallentato nel ritorno e nemmeno in live view a causa dell’otturatore.

Esposizione

le mirrorless misurano l’esposizione direttamente con il sensore che vede l’intera immagine e i suoi colori e può essere suddiviso in molte più zone di quello di una reflex per la misurazione valutativa. L’esposimetro delle reflex, alloggiato nel pentaprisma, pur essendo suddiviso in zone ha un sensore con molta minor risoluzione del sensore d’immagine e una minore percezione dei colori, perciò è meno accurato.

Raffica

– le migliori reflex raggiungono i 14-16 fg/s facendo muovere in modo rapidissimo lo specchio in alto e in basso con la grande possibilità di introdurre vibrazioni. Oltre questo limite non potranno andare. inoltre la visione nel mirino è molto oscurata dallo specchio. Le migliori mirrorless sono invece in grado di catturare 30 fg/s (la Nikon Z9 addirittura  120 a risoluzione ridotta) usando l’otturatore elettronico senza nessuna vibrazione, in modo totalmente silenzioso e mantenendo la visione live view nel mirino.

Video

le mirrorless consentono di riprendere video senza perdere l’uso del mirino e usando per la messa a fuoco lo stesso sistema usato per le foto. Con le reflex, a specchio sollevato, invece può essere usato solo il sistema “live view” a rilevamento di contrasto meno efficiente di quello reflex a rilevamento di fase.

Dimensioni e peso

le mirrorless hanno un corpo macchina di dimensioni e peso inferiori alle reflex per l’assenza dello specchio e del pentaprisma. Gli obiettivi però hanno dimensioni proporzionali a quelle del sensore e quindi a a parità di focale e luminosità un obiettivo per mirrorless ha dimensioni e peso poco inferiori ad uno per reflex.
apparenza: se si usa una mirrorles di piccole dimensioni, con magari un obiettivo “pancake”, si da meno nell’occhio e si può essere più facilmente accettati in certi ambienti piuttosto che con una grossa reflex che fa sicuramente “professionista”. Questo può essere utile per la foto di strada.
E’ vero però anche il contrario: anni fa riuscivo sempre ad entrare allo stand Ferrari al Motor Show di Bologna, vietato a quasi tutti, proprio perché mi presentavo con una grossa reflex e un tele dicendo che dovevo fare un servizio fotografico!

Durata della batteria

questo è uno svantaggio delle mirrorless. La necessità di mantenere sempre acceso il mirino o lo schermo comporta notevoli consumi elettrici per cui le mirrorless hanno un’autonomia con la carica della batteria dai 300 agli 800 scatti, meno della metà delle migliori reflex.

La scelta delle mirrorless è in costante aumento ed ormai tutte le marche hanno diversi modelli. Alcune producono solo mirrorless e non hanno più reflex in catalogo.
La qualità d’immagine è buona per le mirrorless con sensore APS ed ottima o eccellente per le fullframe e le medio formato, grazie ai sensori di grandi dimensioni. Le fullframe e le medio formato in particolare sono utilizzabili senza problemi anche ad altissime sensibilità e consentono un controllo della profondità di campo più preciso e selettivo di qualunque altra macchina con sensore di dimensioni inferiori. Inoltre gli obiettivi che possono funzionare su entrambi i tipi di sensore, fullframe e APS, lavorano meglio sul sensore più grande in quanto devono riprodurre frequenze spaziali inferiori. La loro nitidezza è quindi maggiore che se usati su APS.
I corredi di obiettivi disponibili sono più o meno ampi a secondo di quando la marca ha iniziato a produrre mirrorless. Così Sony, Fujifilm, Panasonic (per il M43) e Olympus sono avvantaggiate con un corredo ampio di obiettivi per tutte le esigenze e anche con la disponibilità di molti obiettivi da parte di produttori universali, specialmente per Sony. Canon e Nikon che sono entrate dopo in questo mercato hanno corredi più ristretti, ma li stanno ampliando rapidamente e sono avvantaggiate per la scelta di nuovi innesti di ampio diametro che consentono con più facilità la realizzazione di obiettivi di alta qualità.
Ogni marca ha un corredo di obiettivi, dai super grandangoli ai lunghi tele ed agli zoom, però non sono disponibili zoom con escursione focale megagalattica come quella delle bridge. Si possono trovare al massimo dei 10x.
Sono in conclusione fotocamere adatte a tutti gli usi, per professionisti ed amatori, anche per foto sportive ed ad animali in libertà, e pure per video per il quale sono l’unica scelta possibile e indicate, in alcuni casi, quando si vuole una macchina e un corredo obiettivi di peso ed ingombro relativamente limitati.
I costi variano da meno di 500 € per le più semplici a 6000-7000 per le fullframe professionali e oltre 10.000 per i migliori modelli medio formato.
Queste sono le fotocamere del momento, adatte e consigliate per chi inizia adesso a formare un proprio corredo fotografico, ma da valutare anche per chi già usa le reflex, ma vuole provarle per usufruire dei loro vantaggi.

Reflex

Le reflex hanno avuto origine negli anni 30 del secolo scorso, ma si sono affermate dagli anni 60. All’epoca, nel 1959, Canon e Nikon che fino a quel momento avevano prodotto ottime fotocamere a telemetro, concorrenti delle Leica che dominavano il mercato, esordivano nel campo delle reflex con la Canonflex R e la Nikon F. Le reflex 35 mm esistevano già, prodotte fin dal 1933 dalla tedesca Exakta e poi perfezionate dalla Asahi Pentax e dalla Minolta negli anni 50, ma non si erano mai affermate contro le telemetro. Poi dal 1959 fu la vera rivoluzione, soprattutto con la Nikon F, e le reflex si affermarono come le fotocamere professionali portatili.
Le reflex sono state quindi le regine della fotografia amatoriale di alto livello e professionale degli ultimi 60 anni, ma come a suo tempo hanno soppiantato le telemetro e le biottica fino ad allora usate adesso stanno per essere soppiantate dalle mirrorless. La realtà del mercato infatti è che negli ultimi tre anni non ci sono state novità significative fra le reflex, tranne qualche eccezione consistente in leggeri perfezionamenti a modelli esistenti, e che i loro produttori stanno anche interrompendo la loro produzione e quella degli obiettivi a loro dedicati.
All’inizio degli anni 2000 è cambiato il mezzo con cui si registrano le immagini, una volta la pellicola, ora il sensore elettronico, ma non è cambiata la reflex. La ragione principale per cui questo tipo di fotocamere ha soppiantato a suo tempo, nel campo delle fotocamere portatili, quelle a telemetro, biottica o a mirino galileiano, è il loro mirino. Infatti attraverso lo specchio reflex, posto dietro l’obiettivo, e il pentaprisma che raddrizza l’immagine e la devia verso l’oculare con una reflex è possibile vedere con precisione ed immediatezza quello che è inquadrato con qualunque obiettivo o sistema ottico (telescopi, microscopi) gli si ponga davanti. Questo vale soprattutto per i mirini delle reflex fullframe e medio formato, decisamente più grandi di quelli delle APS. Infatti le dimensioni del mirino dipendono fortemente dalla grandezza del sensore. Per questo le reflex APS sono un po’ svantaggiate e le più economiche hanno mirini piccoli e meno luminosi, anche per motivi di costo.
Il limite di questo mirino è che non può essere usato per le riprese video: infatti in questo caso, come in live view, lo specchio deve rimanere alzato per consentire alle immagini di raggiungere il sensore, quindi si perde la visione reflex. In questo caso le mirrorless con mirino elettronico sono in vantaggio.
L’altro loro limite è il peso ed ingombro, maggiore degli altri tipi di fotocamere, un aspetto che non è stato più curato dai produttori con l’avvento del digitale. Da questo punto di vista sono in particolare svantaggio le reflex APS, specialmente quelle di classe più elevata, con dimensioni e pesi simili alle fullframe, anche perché molti degli obiettivi per loro disponibili sono quelli per fulframe.
La qualità d’immagine è buona per le reflex con sensore APS ed ottima o eccellente per le fullframe e le medio formato, grazie ai sensori di grandi dimensioni. Le fullframe e le medio formato in particolare sono utilizzabili senza problemi anche ad altissime sensibilità e consentono un controllo della profondità di campo più preciso e selettivo di qualunque altra macchina con sensore di dimensioni inferiori. Inoltre gli obiettivi che possono funzionare sue entrambi i tipi di sensore, fullframe e APS, lavorano meglio sul sensore più grande in quanto devono riprodurre frequenze spaziali inferiori. La loro nitidezza è quindi maggiore che se usati su APS.
Ogni marca ha un vasto corredo di obiettivi, dai super grandangoli ai lunghi tele ed agli zoom però non sono disponibili zoom con escursione focale megagalattica come quella delle bridge. Si possono trovare al massimo dei 20x. I corredi più completi sono quelli di Canon e Nikon, ma anche Pentax ha una buona scelta. Si trovano poi numerosissimi obiettivi universali di fornitori terzi.
Quasi tutte ormai sono in grado di riprendere video 4K con possibilità di regolazione manuale e con i vantaggi sul controllo della profondità di campo e della qualità d’immagine dovuti al grande sensore. Come detto però in questo caso si perde la visione reflex e si deve inquadrare con lo schermo posteriore, in alcuni casi orientabile o con uno schermo esterno.
In ogni caso la categoria delle reflex APS è divisa in due gruppi: quelle più semplici ed economiche per un pubblico amatoriale e quelle più complete e prestazionali che stanno cercando spazio accanto alle fullframe meno costose, di prezzo simile, specializzandosi nella precisione e velocità di autofocus e di raffica per offrire un’alternativa più economica e leggera alle reflex super professionali per la foto sportiva e naturalistica. In questo campo però ormai sono insidiate anche da molte mirrorless.
In conclusione le reflex sono fotocamere adatte per tutti i tipi di fotografia e per tutti i fotografi, compresi i professionisti che infatti universalmente le hanno usate e le usano. La scelta è vasta anche a livello di prezzo, si parte dai circa 500 € delle più economiche APS per arrivare ai 6000-7000 delle fullframe professionali e ai 20.000 e più delle medio formato.
Sicuramente le reflex saranno ancora usate per molti anni da chi le possiede, ma per chi inizia adesso a formarsi un corredo fotografico è sconsigliato iniziare con una reflex.

Compatte

Sono fotocamere con obiettivo fisso. In genere è un obiettivo zoom, ma ci sono alcune eccezioni di compatte con obiettivi a focale fissa.
Come suggerisce la loro stessa denominazione sono macchine di ingombro e peso tendenzialmente ridotti (anche se c’è qualche eccezione), da portare facilmente con se, anche se in realtà le dimensioni possono essere abbastanza variabili e ce ne sono di piccolissime e altre che non sono assolutamente tascabili.
Fino a qualche anno fa era facile definire le compatte come fotocamere che montavano sensori piccoli, il sensore più diffuso era di dimensioni 1/2,3″ corrispondenti a 6,17×4,55 mm. Questo consentiva di costruire macchine di dimensioni ridotte sia per il corpo che per gli obiettivi. L’aspetto negativo era che sensori così piccoli non consentono di ottenere un buon rapporto segnale/rumore, specialmente aumentando la sensibilità della fotocamera (che vuol dire amplificare il segnale in uscita dal sensore) quando si fotografa in poca luce, con un peggioramento molto visibile della qualità d’immagine. Un altro aspetto negativo delle piccole dimensioni del sensore è che gli obiettivi non riescono spesso riprodurre con buona nitidezza i dettagli più fini. Alcuni modelli sono stati dotati anche di zoom ad ampia escursione, fino a 40x consentendo di avere in una fotocamera tascabile degli zoom equivalente ad un 24-960 mm di focale.
Oggi non è più così. La diffusione degli smartphone, usati in modo ormai generalizzato per fotografare (basta andare in qualsiasi luogo turistico per rendersene conto) ha ucciso il mercato di queste compatte economiche. Molti si sono accorti che la qualità delle foto prodotte non era superiore a quella ottenibile dagli smartphone e con questi era molto più facile fotografare in quanto sono sempre disponibili e oltretutto consentono di condividere sui social network le foto molto più facilmente. Il fatto che le compatte avessero degli zoom che consentono di ampliare o diminuire l’inquadratura e riprendere anche soggetti lontani, mentre gli smartphone hanno quasi sempre una focale fissa (o uno zoom limitatissimo in qualche raro caso) non interessa a questo tipo di pubblico visto che la sua esigenza primaria è pubblicare le foto sui siti social per fare vedere dove sono andati. Nel caso poi vogliano ingrandire i dettagli di un soggetto lontano zoomando usano questa funzione elettronica, disponibile in tutti gli smartphone, non accorgendosi così che effettuano solo un ritaglio dell’immagine peggiorandone la qualità, anche perché poi guardano le foto solo sul piccolo schermo dello smartphone. Fino ad alcuni anni fa ad ogni cambio di stagione, gennaio e agosto, i produttori presentavano valanghe di nuove compatte di questo tipo, che si rinnovavano ogni sei mesi. Da allora non succede più, sopravvivono solo poche superzoom e molti produttori hanno abbandonato il settore.
I produttori di fotocamere hanno cercato di reagire, anche se con poco successo, cambiando strategia e cercando di rivolgersi a chi richiede migliore qualità perché appassionato di fotografia. Sono incominciate cosi a comparire compatte di migliore qualità, cosiddette “premium”, con sensori più grandi, obiettivi zoom con ampiezza focale meno estrema, ma di migliore qualità o addirittura obiettivi a focale fissa e in molti casi il mirino, componente essenziale per ottenere buone foto. Queste nuove fotocamere mantengono però quasi sempre le qualità delle compatte, leggerezza e piccole dimensioni, compatibilmente con le dimensioni del sensore per rimanere l’alternativa “leggera” quando si vuole usare una fotocamera non impegnativa come dimensioni e peso, in molti casi facilmente tascabile. Inoltre fotocamere di questo tipo sono meno vistose, non danno l’aspetto del “fotografo” a chi le usa e quindi sono più facilmente usabili in molti ambienti e situazioni difficili.
Tutte riprendono video 4K (3840×2160 pixel) e molte offrono funzioni speciali come scene, panorama o filtri particolari.
Queste compatte con quindi consentono buoni risultati, a livello di qualità d’immagine sia in buona luce che quando è scarsa. La qualità d’immagine può variare da discreta per quelle con sensori da 1″ a buona per le Micro 4/3 e le APS ad ottima per le fullframe. La loro velocità operativa e di messa a fuoco, dipendente dalle caratteristiche è buona con alcuni livelli di eccellenza. Molte sono dotate di mirino elettronico e queste sono preferibili come scelta.
Sono adatte quindi per foto generiche in esterni e in interni, in viaggio, vacanza, oppure per eventi ed occasioni familiari, e quando si vuole una fotocamera piccola e poco ingombrante e vistosa da portare sempre con se.
Naturalmente queste compatte costano di più dei precedenti modelli, si può partire da 500 €, ma si arriva anche a 4.000 €. Offrono però una qualità ed una funzionalità superiore alle precedenti ed a qualsiasi smartphone.
Anche per queste fotocamere però non ci sono state novità significative negli ultimi anni tranne che per rare eccezioni.

Bridge

Sono classificate in questo modo, forse impropriamente, delle fotocamere che presentano una forma esterna simile alle reflex, anche se in alcuni casi in dimensioni leggermente più contenute, e che montano degli obiettivi zoom ad ampia escursione e un mirino elettronico.
In realtà alcune di queste fotocamere, le poche sopravvissute con zoom ad amplissima escursione, usano un’elettronica uguale a quella delle compatte di tipo base e montano dei sensori di solito della dimensione piccola da 1/2,3″. Solo in questo modo è possibile infatti costruire degli obiettivi che arrivano a delle escursioni focali fino a oltre 80x senza che assumano dimensioni mostruose e costi improponibili. La qualità d’immagine di queste bridge quindi non è diversa da quella delle compatte base, discreta in esterni con buona luce, scarsa quando c’è poca luce e alla focale massima degli zoom. L’uso di obiettivi di così lunga focale è poi molto difficoltoso a causa della loro scarsa luminosità che spesso costringe a scattare con tempi troppo lunghi, ottenendo foto mosse, o aumentando molto la sensibilità e ottenendo foto con rumore elevato. La qualità di questi obiettivi è poi in genere scarsa specialmente ai massimi della focale. Anche la velocità operativa non è elevata, quindi ritardo di scatto, autofocus non particolarmente veloce e sensibile, lentezza nel salvare le foto, difficoltà nel seguire il soggetto nel mirino per gli scatti a raffica.
Queste fotocamere però in passato hanno attratto molti proprio per il loro zoom spropositati che consentono di riprendere, quando ci si riesce, particolari distanti o di fotografare senza essere visti. Per foto sportive o di animali in libertà sono però assolutamente sconsigliate per la loro lentezza.
In linea di massima sconsiglio quindi questo tipo di bridge, a meno che non le si scelga per divertirsi a fare qualche scatto con focali estreme, equivalenti a 1000 e più mm, che mai si potrebbero avere su una reflex o mirrorless, consapevoli però dei loro limiti.
Anche in questo campo l’offerta ha assistito ad una profonda evoluzione. Qualche anno fa, terminata la corsa allo zoom con maggiore escursione focale, sono state presentate alcune bridge con sensori di maggiori dimensioni, obiettivi con escursione focale inferiore e più luminosi per consentire una migliore qualità d’immagine, autofocus e velocità operativa migliorata.
La presenza del mirino garantisce di poter inquadrare senza problemi anche in pieno sole. Quasi tutte riprendono video 4K (3840×2160 pixel) e possono essere una buona alternativa alle videocamere e molte offrono funzioni speciali come quella panorama o filtri particolari.
Queste bridge, definiamole anche loro “premium”, offrono una discreta qualità d’immagine e possono essere una buona scelta per chi vuole una fotocamera che si adatti a tutti gli usi o quasi, dalle foto ricordo e di famiglia a paesaggi, viaggi, vacanze, eventi e video, senza doversi porre problemi per la scelta e l’acquisto e il trasporto di obiettivi supplementari come avviene per le mirrorless e le reflex.
I prezzi possono variare dai 500 ad circa 1.500 €.
Il mercato delle bridge è però assolutamente fermo, senza nessuna novità negli ultimi anni.

Aggiungo alcune considerazioni su una sotto categorie delle precedenti.

Telemetro

In realtà sono un caso particolare di mirrorless.
Parlare di fotocamere a telemetro oggi vuol dire parlare di Leica. Questa casa che attualmente offre una gamma completa di fotocamere, dalla compatta tascabile alla medio formato professionale, è però per la maggioranza dei fotografi sinonimo di fotocamera a telemetro.
Infatti Leica continua a produrre e ad evolvere le fotocamere della serie M, nata nel 1953 con la pellicola e approdata al digitale nei primi anni 2000.
Le Leica M sono attualmente fotocamere fullframe, ma conservano il mirino a telemetro e l’innesto obiettivi M che consente di usare tutti gli obiettivi Leica prodotti negli ultimi 60 anni.
Naturalmente Leica ha aggiunto tutte le funzioni e caratteristiche che ci si possono aspettare oggi da una digitale. C’è così lo schermo posteriore, la possibilità di usare un mirino elettronico per poter utilizzare i teleobiettivi con innesto Leica R o altri con appositi adattatori, la ripresa video 4K, il live view. Le fotocamere però conservano intatto il feeling ed il fascino delle Leica, per alcuni suoi fan irrinunciabile.
La gamma di obiettivi poi è molto ampia e completa, soprattutto per i grandangoli e per gli obiettivi normali, mentre per i tele si ferma a 135 mm, massima focale usabile col telemetro. Questi obiettivi sono noti per l’elevatissima qualità che offrono anche in formato digitale.
I costi sono ovviamente elevati: per acquistare una Leica M con obiettivo ci vogliono al minimo almeno 6.000 €.

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