Navi da crociera a Venezia

In questi giorni purtroppo l’argomento navi da crociera è venuto tristemente all’attenzione con il naufragio della Costa Concordia all’isola del Giglio. Questo ha aperto anche una discussione sull’opportunità che queste navi si avvicinino e si ancorino nei pressi di luoghi di particolare pregio paesaggistico ed ambientale o città d’arte, leggi Venezia, Su giornali, tv e internet sono comparse numerose foto e filmati di navi che passano di fronte a San Marco e Palazzo Ducale. Anche a me, durante una gita a Venezia lo scorso settembre, è capitato di vederne e fotografarne qualcuna.

Vedere queste navi che passano davanti a San Marco, allo sbocco del Canal Grande, provenienti da quello della Giudecca, fa abbastanza impressione. Molti, tra cui il ministro dell’ambiente, si sono pronunciate contro questo passaggio proponendo di vietarlo e di fatto impedendo alle navi di arrivare in certe località, in particolare a Venezia. Altri fanno osservare però che l’industria delle crociere da lavoro, sia con la costruzione e manutenzione delle navi, sia sopra tutto con i servizi ad essa legati.
Personalmente non sarei pregiudizialmente negativo su questo punto anzi, prima di quanto successo al Giglio ero abbastanza favorevole.
Oggi invece è opportuno sollevare qualche dubbio in base ad diverse considerazioni.
La prima è che queste navi, come anche a suo tempo i grandi transatlantici, una volta erano affidate ad uomini, i comandanti, di provata esperienza e capacità, mentre oggi sembra che siano affidate ad individui poco capaci e, qualche volta, con pochi srupoli. Sono numerosi i casi di navi e traghetti finiti su scogli e moli. Anche a me una volta è capitata quasi un’esperienza del genere, quando un traghetto nella manovra di ormeggio per tre volte rischiò di abbattere un molo di legno.
La seconda è che le navi dovrebbero rispettare tutte le norme di sicurezza previste per evitare incidenti, ma purtroppo è in uso da sempre nella marina, almeno quella mercantile, non rispettarle, di solito per motivi economici. Il Titanic non rispetto le norme sul numero di scialuppe necessarie e la prescrizione di ridurre la velocità vista la segnalazione di presenza di iceberg e sappiamo come è andata. L’Andrea Doria affondò, dopo essere stata speronata dalla svedese Stokolm, perchè instabile in quanto non aveva rispettato la normativa del cantiere costruttore sul riempimento dei serbatoi di carburante con acqua di mare man mano che si svuotavano per mantenere il suo equilibrio di galleggiamento. La Costa Concordia è affondata per non aver rispettato la normativa che vieta alle navi, ma anche ad una qualsiasi piccola barca, di avvicinarsi così tanto alla costa. Visto che queste navi lo hanno fatto altre volte perchè la Guardia Costiera non ha provveduto a sanzionarle adeguatamente come le ho visto fare nei confronti di piccole barche che pochi danni avrebbero potuto fare.
L’ultima considerazione mi è venuta dalla storia sfortunata della Costa Concordia. nel 2008 questa nava andò a sbattere contro un molo del porto di Palermo mentre era in manovra a causa di una forte raffica di vento improvvisa.
E se ciò avvenisse mentre una di queste navi passa davanti a San Marco?
E’ chiaro che pur non dovendo impedire l’arrivo di queste navi nelle località turistiche è necessario studiare delle procedure tali che garantiscano la massima sicurezza di località e passeggeri e sopra tutto farle rispettare.

Infine una considerazione sulla struttura di queste navi. Sicuramente gli ingegneri navali che le hanno progettate avranno fatto gli opportuni calcoli, ma siamo sicuri che una nave con una sovrastruttura esterna di 50 e più metri, con pareti dritte come un palazzo, e con pescaggio di 8-9 metri sia stabile in tutte le condizioni, anche in caso di falle ed incidenti. Le navi di pochi anni fa avevano un rapporto ben diverso tra opera viva (la parte immersa) ed opera morta (le sovrastrutture) eppure come detto anche una nave come l’Andrea Doria, con un rapporto ben diverso fra opera morta e immersione, ma pescaggio uguale,  in confronto alle navi di oggi non era stabile se non veniva zavorrata con i serbatoi. Forse ci si fida troppo che non succeda mai nulla.

Arcadia Di fronte all'Arsenale
MSC Magnifica a San Marco
MSC Magnifica di foronte a San Marco
Costa Concordia
Andrea Doria

11 pensieri riguardo “Navi da crociera a Venezia”

  1. La tragedia, purtroppo è avvenuta per stupidità umana. Rinnovo comunque la mia fiducia nei confronti delle due principali compagnie di navi da crociera italiana: Costa e Msc.
    Il comandante verrà giudicato per i reati commessi ma non me la sento di generalizzare la categoria, fatta di persone serie e professionali.
    Colgo l’occasione per esprimere il mio cordoglio alle vittime di questa triste ed evitabile sciagura.

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  2. Confermo: ci si fida troppo che non succeda mai nulla. Inoltre queste aziende crescono troppo rapidamente facendo ampio ricorso al credito per massimizzare i guadagni, e quando giungono i periodi di crisi si tagliano i costi in modo dissennato perché si può sostituire il capitale operativo con il credito, ma non l’esperienza e la competenza.

    Simone

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  3. Ciao Francesco, io sono di Venezia e leggo con piacere questo tuo articolo sulle navi da crociera (oltre che gli altri utilissimi sulla fotografia). Condivido perfettamente le tue perplessità sul transito di questi colossi in uno spazio ristretto come il bacino di S. Marco e in un’ area delicata come la laguna e sono molto d’ accordo sul fatto che non si deve aspettare che succeda il patatrac prima di intervenire con normative chiare. Volevo inoltre far presente che queste navi -città una volta ormeggiate tengono i generatori in funzione con problemi di inquinamento non indifferente (quelli che abitano in zona si trovano uno strato oleoso sui vetri delle finestre)
    Massimo

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  4. Due anni fa, a Santa Cesarea Terme in provincia di Lecce, la nave Costa Serena passava per un saluto molto vicino alla costa, eccovi una foto, evidentemente questa brutta abitudine di avvicinarsi per “l’inchino” non era la sola della nave incagliata all’isola del giglio. Chi sa chi c’era al comando della Costa Serena…

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  5. Essendo ignorante di barche, non so come funziona la stabilità di queste navi e dove sia il baricentro. Certo è un po’ inquietante vedere quanta parte emerge rispetto a quella sott’acqua. Sono d’accordo che molti posti di lavoro ruotano intorno alle crociere e che quindi sia giusto che queste navi possano andare dove possibile, ovviamente, e scusate la banalità, la loro attività non deve mai andare a scapito né di vite umane né dell’ambiente. In questo caso particolare io non riesco a immaginare e neanche a capacitarmi come un uomo possa arrivare ad un tale livello di stupidità da causare tanti morti, e aggiungiamoci pure tutti i danni economici. Semplicemente pazzesco.

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    1. Carlo,
      mi sembra alquanto impressionante. Fino ad adesso era andata sempre bene!
      Comunque questa è una vecchia tradizione è inutile che gli armatori e le autorità facciano finta di non sperlo.
      Mi ricordo che quando ero ragazzo i miei mi portarono in una crociera col la Costa sulla Eugenio C, l’ammiraglia dell’epoca, una cosa piccola rispetto a quelle di oggi, di appena 30.000 tonnellate, ma lunga comunque 230 metri. Quando passammo davanti a Gibilterra il comandante si accostò a mezzo miglio dalla rocca alla velocità di 27 nodi, poi virò bruscamente facendo inclinare notevolmente la nave sul lato esterno. Io naturalmente mi divertii molto, non pensando ai pericoli insiti in queste manovre.
      Ciao, Francesco

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      1. Si, ieri in un’intervista persino un responsabile di una capitaneria di porto difendeva questa sorta di tradizione.

        Probabilmente senza questi inchini le crociere non avrebbero richiamo per sè e per tutto l’indotto che si crea nelle zone in cui passano e attraccano.
        Pare, in una delle tante confessioni poi chissà se confermate, che il comandante della Concordia navigasse a vista… la strumentazione di oggi farebbe partire tutti i sistemi di allarme ben prima… C’è da domandarsi il perché gli ufficiali in seconda abbiano lasciato “spegnere” (se così è stato) la strumentazione o se sono stati loro a dare l’allerta sullo scoglio prossimo.

        Sta di fatto che anche nel nostro sistema giuridico si è introdotto il concetto di colpa lieve e colpa grave ossia se l’errore umano è ripetibile in quanto “facile” cadere in errore (esempio il cameriere a cui scivola un piatto) o se l’errore umano è scaturito da irresponsabilità o incuria…
        In questo caso eliminare gli “inchini” dove l’evento disastroso è possibile solo per colpa grave forse è eccessivo… in fondo è come quando mettono il limite di velocità a 50 orari dove prima era a 80 perché uno è uscito di strada a 120 all’ora con le gomme lisce mentre pioveva (colpa grave del conducente)

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