Sensore
La OM-1 II è dotata di un sensore Stacked BSI-CMOS di formato Micro 4/3 (17,3×13 mm) con 20,4 Mpx.
La sua sensibilità varia da 100 a 25600 ISO, con la possibilità di estenderla a 80 e 102400, a passi di 1/3 EV.
Per valutarne le caratteristiche e la qualità pubblico oltre alle foto di prova il grafico del rapporto segnale/rumore in funzione della sensibilità e quello della gamma dinamica massima registrabile in funzione sempre della sensibilità.
Rapporto segnale/rumore
In questo grafico è riportato l’andamento del rumore prodotto dal sensore in funzione della sensibilità.
Il rumore viene rilevato fotografando una superficie completamente bianca e convertendo le foto raw così ottenute direttamente in jpeg usando per tutte le fotocamere Adobe Lightroom. In questo modo si uniforma il trattamento di tutti i raw applicando per tutti la stessa compressione jpeg con fattore 100 %.
Per poter confrontare però foto ottenute da fotocamere con diverso numero di pixel tutte vengono ridimensionate alla grandezza di 10 Mpx, adatta per una stampa A4 (circa 21×30 cm).
La curva di rumore della Sony A7 III è il riferimento. Inoltre riporto anche le curve della Fujifilm X-T5 e della Panasonic G9 II.
L’andamento della curva di rumore della OM-1 II mostra un rapporto segnale/rumore superiore a quello della Sony A7 III di circa 1 stop fino a 1600 ISO e di 1,5 per le sensibilità superiori. Alle sensibilità estese però si ha un comportamento strano con i 51200 ISO che hanno una rumorosità pari ai 25600 e di poco superiore a quella della A7 III e invece i 102400 con una rumorosità notevolmente superiore. Rispetto alla Fujifilm X-T5 (da 40 Mpx) la differenza è di 0,5 stop fino a 3200 ISO e di uno o più oltre questa sensibilità. La sua curva coincide poi con quella della Panasonic G9 II. Il tutto è in linea con quello che ci si può aspettare in base alle dimensioni dei rispettivi sensori.
Le foto di test notturne sono scattate a tutte le sensibilità da 100 a 25.600 ISO. Ho convertito le foto con CaptureOne e la riduzione di rumore azzerata.
Foto da raw senza riduzione di rumore
Le foto presentano un’ottima nitidezza e assenza di rumore fino a 1600 ISO. A 3200 si inizia a vedere un leggero rumore, ma la foto è ancora molto buona. Oltre il rumore aumenta ed è necessaria una sua riduzione. Le foto oltre 25600 ISO sono pervase dal rumore e difficilmente recuperabili.
Foto da raw con eliminazione dei falsi colori
Eliminando i falsi colori (rumore di crominanza) le foto presentano solo dei puntini scuri (grana o rumore di luminanza) con una perdita di nitidezza minima e fino a 6400 ISO potrebbero essere usate così come sono accettando questo piccolo disturbo. Oltre il rumore resta eccessivo e va eliminato.
Foto da raw con riduzione di rumore
Attivando la riduzione di rumore si possono migliorare le foto fino a 6400 ISO al prezzo di una leggera perdita di nitidezza, mentre per quelle a sensibilità più alta, fino a 25600 ISO, la perdita di nitidezza diventa eccessiva. Oltre questa sensibilità le foto non sono migliorabili ne utilizzabili.
Foto da raw senza riduzione di rumore a 10 Mpx
Riducendo il formato delle foto a 10 Mpx, adatto per una stampa A4 (30×20 cm), si guadagna 1 stop, il rumore inizia a percepirsi a 3200 ISO sensibilità a cui le foto sono ancora accettabili.
Foto da raw con eliminazione dei falsi colori a 10 Mpx
In questo caso le foto sono pulite e nitide fino a 3200 ISO e anche quella a 6400 può essere usata.
Foto da raw con riduzione di rumore a 10 Mpx
Le foto sono pulite fino a 6400 ISO ed anche quella a 12800 potrebbe essere accettabile. Oltre la perdita di nitidezza è troppo elevata.
Foto jpeg originali
Le foto jpeg direttamente dalla fotocamera hanno un’ottima nitidezza fino a 1600 ISO; oltre incominciano a perdere nitidezza e da 6400 una perdita di nitidezza inaccettabile.
In conclusione con la OM-1 II si può scattare senza problemi fino a 3200 ISO e con riserva fino a 6400. Le sensibilità superiori sono sconsigliate se non in casi disperati.
Un buon risultato per una fotocamera M43.
Esposizione a luce costante e Dual ISO
Per verificare la presenza di un’eventuale doppia curva di sensibilità del sensore, visto che nelle specifiche non è dichiarata, ho scattato a tutte le sensibilità, da 100 a 25600 ISO, a luce costate, cioè con la stessa esposizione determinata per la sensibilità di 1600 ISO salvando le foto in raw. Ho poi corretto l’esposizione nella conversione in jpeg da +/- 4 stop rispetto a quella di scatto corretta per 1600 ISO. In questo modo si vede che il rumore è alto a 100 ISO ed aumenta fino a 320, poi a 400 ISO il rumore si riduce decisamente per aumentare un po’ a 500 e 640, stabilizzarsi a 800 ISO e rimanere uguale fino a 25600. Si può quindi ipotizzare che 400 ISO sia la sensibilità nativa più alta del sensore.
Inoltre in questo modo si vede anche che il rumore è sempre costante per tutte le sensibilità superiori. Infatti il rumore dipende dalla quantità di luce ricevuta dal sensore. La gamma dinamica però diminuisce all’aumentare della sensibilità, in questo caso a partire da 400 ISO.
Se la luce si riduce, e quindi per ottenere un’esposizione corretta si aumenta la sensibilità il rumore aumenta perché al sensore arriva meno luce.
Pubblico le foto scattate a luce costante in una situazione di forte contrasto che richiede un’alta gamma dinamica, sia le originali che quelle corrette per la giusta esposizione.
Gamma dinamica
La gamma dinamica misura la massima differenza di luminosità, fra ombre e luci, registrabile dal sensore prima di arrivare alla saturazione. Nel grafico sono riportate la massima differenza di luminosità in sottoesposizione e sovraesposizione, rispetto all’esposizione misurata dall’esposimetro della fotocamera, alle quali è ancora possibile distinguere dei dettagli nelle ombre e nelle luci, la loro somma che corrisponde alla gamma dinamica complessiva registrata dal sensore, e la gamma dinamica della Sony A7 III come riferimento. La gamma dinamica è espressa in valori EV con un intervallo minimo di 1/3 EV.
La gamma dinamica della OM-1 II è praticamente uguale a quella della A7 III con un solo cedimento alle sensibilità estese di 51200 e 102400 ISO.
Un risultato ottimo considerando le dimensioni del sensore.
Per verificare anche in pratica la gamma dinamica ho scattato delle foto in esterni, tutte alla stessa sensibilità di 200 ISO, partendo da un valore corretto di esposizione e poi sottoesponendo o sovraesponendo fino a 5 stop. La conversione dei raw è stata effettuata con Lightroom perché è l’unico software che arriva a +/- 5 stop di compensazione dell’esposizione.
In sottoesposizione si può compensare bene fino a -5 stop; in questo caso si rivela però un rumore eccessivo. A – 3 stop il rumore è ancora percepibile ed non accettabile, mentre -2 stop non è percepibile e non si ha nessuna conseguenza sulla qualità dell’immagine.
In sovraesposizione invece si può recuperare fino a +2 stop, e con qualche alterazione di colore anche 3, poi la perdita nelle alte luci è irrecuperabile e le foto diventano sempre più grigie e prive di colore.
Invarianza ISO
Con questo termine si intende la capacità di alcuni sensori di accettare una sotto esposizione in ripresa e una correzione durante la conversione da raw senza che l’immagine mostri un rumore eccessivo. Ciò permette di recuperare il dettaglio nelle ombre e non bruciare le alte luci senza usare l’HDR e di correggere eventuali errori di esposizione.
Per la prova ho esposto una foto in esterni in poca luce per l’esposizione corretta a 12800 ISO e poi ho ridotto la sensibilità, mantenendo costante l’esposizione, fino a -5 stop, cioè 400 ISO, infine ho convertito l’immagine con Lightroom correggendo l’esposizione.
Le foto esposte a -5 e -4 stop il rumore è molto più alto di quella esposta correttamente. A – 3 stop il rumore è ancora più alto che in quella con l’esposizione corretta. Solo a -2 stop il rumore è analogo allo scatto con esposizione corretta.
Il sensore della OM-1 II quindi dimostra una scarsa invarianza ISO e consente di sottoesporre, per scelta o per errore, solo fino a -2 stop senza conseguenze per la qualità d’immagine.
Autofocus
L’autofocus a rilevamento di fase ha ottime prestazioni. Per i soggetti statici è veloce e preciso e non ha mai fallito la messa a fuoco anche in condizioni difficili, controluce o foto notturne, la sua sensibilità infatti arriva a -4 EV. Particolarmente valida è la messa a fuoco sul viso e sugli occhi che l’autofocus individua sempre correttamente. Questa funzione è disponibile anche in AFC e si rivela veramente utile nelle foto di ritratto dando notevole sicurezza a chi scatta. La messa a fuoco manuale, assistita con l’ingrandimento dell’area di interesse e con l’evidenziazione dei contorni è molto facile e rapida. Le funzioni di riconoscimento del soggetto funzionano molto bene, le ho provate per veicoli, treni, aerei ed uccelli e sono riuscite ad individuare il soggetto uccello anche se era molto lontano e piccolissimo nel mirino.
Per i soggetti in movimento veloce nel mio consueto set di prova riprendendo con l’Olympus 40-150/2,8 alla massima focale (300 mm equivalenti) e massima apertura f/2,8, tempo 1/1250-1600 soggetti in movimento veloce (auto) ho scattato 1713 foto, di cui 911 raw più jpeg e le altre solo jpeg, tutte perfettamente a fuoco, tranne 2. Anche scattando a treni in accelerazione, con il 12-40 a 40 mm f/2,8, le 240 foto scattate sono risultate tutte a fuoco.
Nelle riprese video la messa a fuoco è precisa, e non dimostra incertezze, anche se per i video spesso è preferibile usare la messa a fuoco manuale.
Profondità di campo
Una delle caratteristiche degli obiettivi M43 è quella di avere una focale dimezzata, a parità di angolo di campo, rispetto a quelli per fullframe e, di conseguenza, una profondità di campo più ampia, circa doppia, rispetto a quelli. Ciò perché la PDC (profondità di campo) dipende dalla lunghezza focale e dal diametro del diaframma che è più piccolo per una lunghezza focale ridotta.
Per verificarlo ho scattato alcune foto con entrambi gli obiettivi provati, alla massima e minima focale ed a alcune intermedie, con il diaframma a tutta apertura f/2,8 e chiuso al massimo a f/22. Nelle foto ho messo a fuoco un soggetto vicino per verificare l’effetto sullo sfondo del diaframma aperto o chiuso.
L’effetto maggiore di sfuocatura dello sfondo si ottiene alle focali più alte, in particolare a 150 mm, molto meno a 12 mm. Si può anche verificare che non c’è differenza fra la foto scattata con il 12-40 a 40 mm e il 40-150 alla stessa focale, entrambi a f/2,8 e f/22.
Per confrontare la PDC di una fotocamera M43 con quella di una fullframe ho anche allestito un apposito set di prova: ho fotografato una scacchiera con i pedoni posti su piani diversi a vari diaframmi.
Per la fullframe ho scattato con una Nikon Z5 e zoom 24-70/4,0 S a 70 mm e diaframmi 4,0, 5,6 8,0, 11, 16 e 22; per la OM-1 II ho usato il 12-40 a 35 mm (70 equivalenti) e diaframmi 2,8, 4,0, 5,6,8,0, 11, 16 e 22.
Dalle foto pubblicate si vede che la profondità di campo della M43 è superiore a quella della fullframe e praticamente a f/2,8 su M43 si ha la stessa PDC che a f/5,6 su fullframe; ugualmente a f/4,0 M43 e f/8,0 fullframe e f/8,0 M43 e f/16 fullframe.
Stabilizzazione
La OM-1 II adotta il sistema di stabilizzazione a “5 assi” con cui OM System garantisce un guadagno fino a 8,5 stop.
Le prove sono state effettuate scattando con il 12-40 e con il 40-150, entrambi alla focale massima di 40 o 150 mm (80 e 300 mm equivalenti), partendo dal tempo di scatto di 1/80 e di 1/320 rispettivamente (tempo di sicurezza minimo) e raddoppiandolo progressivamente.
Con il 12-40 la stabilizzazione si è dimostrata abbastanza efficiente garantendo un guadagno di almeno 4 stop; oltre si hanno alcune foto buone ed altre poco nitide, ma non si va oltre i 6 stop.
Con 1l 40-150 i risultati sono migliori: si arriva a 5 stop, oltre i risultati sono variabili con alcune foto accettabili, ma che risentono di un po’ di perdita di nitidezza.
Complessivamente un’ottima prestazione, che come al solito non arriva, come per tutte le fotocamere provate, agli ottimistici risultati dichiarati.
Obiettivi
Con la OM-1 II ho avuto a disposizione lo zoom 12-40 mm f/2,8, equivalente ad un 24-80 mm sul formato fulframe il 40-150 f/2,8 equivalente ad un 80-300.
Nota importante sulla risoluzione:
il sensore da 20 Mpx della OM-1 II in formato 4:3 produce foto che sul lato orizzontale hanno 5184 pixel. Questo significa che la risoluzione orizzontale massima teoricamente ottenibile è 5184:2= 2592 linee. I sensori con filtratura Bayer, come questo, però non riescono mai ad arrivare alla massima risoluzione teorica, anche senza filtro antialias, a causa dell’interpolazione necessaria per ricostituire l’immagine e si fermano mediamente al 70-75 % di tale valore, circa 1800-1900 linee.
M Zuiko Pro 12-40 mm f/2,8
E’ uno zoom standard che spazia dal grandangolo al tele moderato mantenendo una buona e costante luminosità. Le sue dimensioni e il peso, 382 grammi, sono contenuti e questo mi ha consentito di trasportare la OM-1 II in una piccola borsa.
E’ composto da 14 lenti in 9 gruppi, con due elementi HR, due HD, due ED, uno DSA e uno asferico. Il diaframma ha 7 lamelle e si chiude fino a f/22. Il motore di messa a fuoco è del tipo passo-passo estremamente rapido e silenzioso. E’ protetto da polvere ed acqua con classificazione IP53. Le dimensioni sono 84 mm di lunghezza per 70 di diametro e monta filtri da 62 mm.
La costruzione è impeccabile e di alta classe con finiture molto accurate. Le ghiere di comando scorrono dolcemente e in modo uniforme, con una giusta resistenza. Quella più vicina all’innesto, per la variazione di focale, è ampia e comoda, quella per la messa a fuoco, che agisce per via elettrica, è vicina più sottile, ma adeguata per una facile messa a fuoco. Per attivare la messa a fuoco manuale è necessario tirare indietro verso l’innesto la ghiera di messa a fuoco come si vede in foto. Lateralmente sul barilotto c’è un pulsante Fn a cui è possibile assegnare numerose funzioni come per quelli sulla fotocamera. L’obiettivo si allunga durante la zoomata.
Il diaframma equivalente è f/5,6.
Risoluzione
Come spiegato nell’articolo “Risoluzione: obiettivi e sensori” riporto le misure della risoluzione orizzontale relative all’accoppiata obiettivo sensore per le focali di 12, 18, 25 e 40 mm. La risoluzione è determinata dall’insieme obiettivo sensore.
La risoluzione al centro è buona a 12 mm fino a f/11 poi decade e crolla a f/22 apertura a cui è scarsa; a 18 mm è solo discreta a tutta apertura poi buona fra f/5,6 e 11 per decadere come in precedenza; a 25 mm si torna ai valori di 12 mm mentre a 40 mm la risoluzione è complessivamente più bassa con buono solo a f/5,6 e 8,0. I bordi sono leggermente inferiori e non superano mai il discreto se no a 25 mm f/4,0 e 5,6.
Distorsione
La distorsione alla focale 12 mm è 7,2 %, 4,5 a 18 mm, 0,8 a 25 mm a barilotto e 1,3 a 40 mm a cuscinetto. La distorsione può essere compensata automaticamente dalla macchina salvando in jpeg o da OM Workspace o altri software durante la conversione da raw.
Vignettatura
La vignettatura è pari a 1 e 2/3 stop a 12 mm e f/2,8, e diminuisce molto chiudendo il diaframma, ma rimane di 1,5 stop fino alla massima focale. Anche questa è corretta automaticamente dalla macchina in jpeg o opzionalmente dal software di conversione.
Complessivamente questo obiettivo ha prestazioni non molto elevate come risoluzione, ma un buon microcontrasto che produce immagini piacevoli.
M Zuiko Pro 40-150 mm f/2,8
E’ uno tele zoom che spazia dal tele moderato alla lunga focale mantenendo una buona e costante luminosità. E’ equivalente ad un 80-300 mm anche se per il sistema M43 Om System è l’equivalente di un 70-200/2,8 su fullframe con un allungamento di focale che ne aumenta le dimensioni ed il peso pur rimanendo su valori inferiori a quelli di un 70-200/2,8.
Le sue dimensioni e il peso sono abbastanza contenuti ed è di facile trasporto. Insieme al 12-40/2,8 costituisce un insieme che garantisce una buona e costante luminosità tra le focali equivalenti di 24 e 300 mm.
E’ composto da 16 lenti in 10 gruppi, con tre elementi ED, uno Super ED, due asferici e uno ED asferico. Il diaframma ha 9 lamelle e si chiude fino a f/22. Il motore di messa a fuoco è del tipo passo-passo estremamente rapido e silenzioso. E’ protetto da polvere ed acqua con classificazione IP53. Le dimensioni sono 160 mm di lunghezza per 79 di diametro, monta filtri da 72 mm e pesa 760 grammi.
La costruzione anche in questo caso è impeccabile e di alta classe con finiture molto accurate. L’obiettivo dispone di una flangia di sostegno per montarlo su treppiedi senza sforzare troppo per il peso l’innesto della fotocamera. Questa flangia è ruotabile, purtroppo senza scatti, ma solo con segni di riferimento per poter orientare la fotocamera anche in verticale, ma non è smontabile e può essere un ingombro superfluo nel trasporto se non se ne prevede l’uso; è però comoda per impugnare l’insieme fotocamera obiettivo in modo più stabile. Le ghiere di comando scorrono dolcemente e in modo uniforme, con una giusta resistenza. Quella più vicina all’innesto, per la variazione di focale, è ampia e comoda, quella per la messa a fuoco, che agisce per via elettrica, è vicina più sottile, ma adeguata per una facile messa a fuoco. Per attivare la messa a fuoco manuale è necessario tirare indietro verso l’innesto la ghiera di messa a fuoco come si vede in foto. Lateralmente sul barilotto c’è un pulsante Fn a cui è possibile assegnare numerose funzioni come per quelli sulla fotocamera. L’obiettivo si allunga durante la zoomata.
Il diaframma equivalente è f/5,6.
Risoluzione
Riporto le misure della risoluzione orizzontale relative all’accoppiata obiettivo sensore per le focali di 40,50 e 70 mm.
La risoluzione al centro, a tutte le focali misurate, è discreta a tutta apertura per poi migliorare a buona ai diaframmi intermedi 4,0 5,6 e 8,0 e da qui calare chiudendo ulteriormente fino a scarso a f/22. I bordi sono poco inferiori, con lo stesso andamento, ma non raggiungono mai il buono.
Distorsione
La distorsione, sempre a barilotto, alla focale 40 mm è 2,1 %, 1,2 a 50 mm, 0,8 a 70 mm. La distorsione può essere compensata automaticamente dalla macchina salvando in jpeg o da OM Workspace o altri software durante la conversione da raw.
Vignettatura
La vignettatura è pari a 1 stop a 40 mm e f/4,0, e diminuisce molto chiudendo il diaframma, e 0,7 stop fino alla massima focale. Anche questa è corretta automaticamente dalla macchina in jpeg o opzionalmente dal software di conversione.
Complessivamente questo obiettivo ha prestazioni discrete come risoluzione, ma un buon microcontrasto che produce immagini piacevoli.
Raffica
Le possibilità di scatto a raffica della OM-1 II sono descritte nella sezione “Uso in pratica”.
Ho potuto registrare la raffica della OM-1 II solo nel funzionamento con l’otturatore meccanico in quanto con quello elettronico la raffica è assolutamente silenziosa.
Le prove sono state effettuate con una scheda SD UHS II (300 mb/s), foto jpeg standard o raw a pieno formato, priorità dei tempi a 1/1000, fuoco manuale.
Jpeg H 10 fg/s
La OM-1 II ha scattato alla velocità di 10 fg/s fino a quando ho interrotto la prova a 26 secondi e avrebbe proseguito indefinitamente fino presumibilmente al riempimento della scheda.
Raw H 10 fg/s
Comportamento quasi uguale al jpeg: 10 fg/s fino a quando ho interrotto la prova a 26 secondi e avrebbe proseguito indefinitamente fino presumibilmente al riempimento della scheda.
Raw più jpeg H 10 fg/s
Comportamento quasi uguale al jpeg: 10 fg/s fino a quando ho interrotto la prova a 26 secondi e avrebbe proseguito indefinitamente fino presumibilmente al riempimento della scheda.
Nella pratica per verificarne l’efficacia ho scattato dalle mia consuete postazioni a veicoli in movimento veloce. Ho usato lo zoom 40-150/2,8 a 150 mm, equivalente a 300 mm, a 1/2000 come tempo di scatto e ISO auto. Ho scelto la velocità SH2 a 50 fg/s, già molto alta per la maggior parte degli usi, ma non tale da riempire eccessivamente schede e computer, che consente il live view per poter seguire il soggetto in movimento, autofocus AFC a inseguimento e esposizione scatto per scatto.
Pe le riprese sulle auto la OM-1 II ha scattato sempre costantemente a 50 fg/s, sia in jpeg che in raw più jpeg con immagini sempre a fuoco, su 1713 immagini solo 2 sono risultate fuori fuoco, ma la fotocamera si è ripresa subito.
Per i treni ho usato il 12-40 mm a 40 mm, 80 equivalenti, f/2,8 e 1/1250 ISO auto, velocità SH2 a 50 fg/s. In questo caso ho potuto prolungare molto la raffica: dopo circa 4 secondi questa ha rallentato a 3-4 fg/s per poi, dopo altri 2 secondi riprendere ad alta velocità; tutte le foto sono state a fuoco.
In conclusione una prestazione eccellente che supera la maggior parte delle altre mirrorless, anche professionali e che viene superata solo da un’unica concorrente che però costa il triplo. La OM-1 II si pone quindi come un’ottima scelta per fotografia sportiva, di azione e naturalistica di animali e uccelli nel loro ambiente.
Video
La ripresa video consente di riprendere video Cine 4K,4Ke Full HD. Con la fotocamera impostata su iAuto le riprese sono effettuate in totale automatismo di esposizione e messa a fuoco. Altrimenti è possibile riprendere video con tutte le modalità di funzionamento. Impostandola su “Filmato” è invece poi possibile scegliere tutte le modalità di funzionamento, compresa quella manuale, il diaframma, il bilanciamento del bianco la compensazione dell’esposizione e le modalità di messa a fuoco. La durata massima di ripresa è illimitata.
Nelle prove ho riscontrato una corretta esposizione e bilanciamento del bianco. La messa a fuoco ha funzionato bene anche durante l’uso dello zoom con però qualche incertezza, rapidamente recuperata. Il passaggio di ostacoli davanti al soggetto non ha influenzato la messa a fuoco. Buona anche la resa audio con i microfoni interni.
Galleria
Le foto sono state scattate a Roma, a varie sensibilità, ma possibilmente 200 ISO, in raw e convertite con CaptureOne con la riduzione di rumore azzerata. Le foto notturne sono state sottoesposte, in alcuni casi, di 2/3 stop rispetto alle indicazioni della fotocamera.
Tutte presentano una buona nitidezza, colori vivi, ma non troppo esaltati e naturali e quindi una buona qualità complessiva. Il rumore non è un problema fino a 3200 ISO, oltre è percepibile, ma si può arrivare anche a 6400 ISO senza troppo danno.
Conclusioni
La OM-1 II è chiaramente una fotocamera di livello anche professionale, pensata per la velocità per foto sportive, naturalistiche e di azione. La sua realizzazione è di notevole livello per costruzione e finitura, sia del corpo macchina che degli obiettivi.
La qualità d’immagine è molto buona, anche se con un sensore M43 da 20 Mpx la risoluzione non può essere molto alta. Questo può influire nei dettagli delle foto in alcune applicazioni come paesaggio, architettura, still life, moda per le quali un’elevata risoluzione ed un”estrema nitidezza data da fotocamere fullframe, con un maggior numero di pixel o con sensore ancora più grande sono determinanti. Per le foto per cui la OM-1 II è più adatta però la cosa non ha grande importanza ed infatti le fotocamere al suo livello per la velocità di raffica e dell’autofocus hanno risoluzione uguali o non troppo diverse, si va dai 24 ai 26 Mpx. In compenso il formato 4/3 consente di avere obiettivi luminosi e tele spinti di dimensioni e peso molto più ridotti di quelli di una fullframe, con un enorme vantaggio per chi deve spostarsi con una serie completa di obiettivi.
Il formato ridotto del sensore comporta però in linea generale un rapporto segnale/rumore e una gamma dinamica inferiori a quelli di una fullframe, oltre che una profondità di campo più ampia. Dal punto di vista del rumore però la OM-1 II si comporta bene contenendolo adeguatamente fino alle sensibilità medio alte, 3200 ISO, mentre la gamma dinamica è buona ed al livello di una fullframe di qualche anno fa come la Sony A7 III.
La profondità di campo ampia in alcuni casi può essere un vantaggio nelle foto dinamiche in quanto garantisce da eventuali piccoli errori di messa a fuoco.
La profondità di campo ampia in alcuni casi può essere un vantaggio nelle foto dinamiche in quanto garantisce da eventuali piccoli errori di messa a fuoco.
Ci sono però alcune perplessità. I comandi pur essendo completi e in molti casi diretti, sono un po’ “sparpagliati” per il corpo e richiedono un po’ di personalizzazione per essere efficaci e consentire un uso con l’occhio al mirino.
La valutazione complessiva è positiva e la OM-1 II è una delle poche alternative alle costose, e in certi casi ingombranti e pesanti, fotocamere professionali per riprrese dinamiche.
Riassumendo:
Costruzione e finitura
Ottimo: ben costruita e finita, protetta da polvere ed acqua.
Ergonomia e comandi
Buono: comandi completi anche se richiedono qualche personalizzazione.
Menu
Buono: completi ed abbastanza chiari.
Mirino
Ottimo: ha una buona risoluzione e un buon ingrandimento.
Schermo
Buono: ben visibile e sensibile al tocco, utile la possibilità di orientarlo in ogni direzione.
Autofocus
Ottimo: per la velocità e la precisione.
Esposizione
Ottimo: corretta anche in condizioni difficili. Solo in casi estremi ho apportato qualche correzione.
Bilanciamento del bianco
Ottimo: affidabile sia di giorno che di notte.
Qualità d’immagine
Buono: foto nitide anche se con risoluzione non molto alta e buon rapporto segnale/rumore per una M43.
Raffica
Eccellente: è velocissima e l’autofocus riesce a seguirla.
Video
Buono: buona la qualità delle riprese C4K.
Obiettivi
Buono: dispone di una gamma di obiettivi ampia anche se i due provati non hanno una risoluzione elevata.
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In conclusione la OM-1 II si è dimostrata una buona macchina. I suoi pregi maggiori sono la leggerezza e le ridotte dimensioni degli obiettivi, unite ad una buona qualità d’immagine, un autofocus ed una raffica velocissimi. E’ un piacere usarla ed è dotata di un corredo di obiettivi ampio e di buona qualità e adatto a tutte le esigenze. Portandola in giro anche un intero giorno non ci si accorge quasi di averla con se e insieme alle contenute dimensioni e peso degli obiettivi (che ricordo hanno lunghezze focali della metà di quelli fullframe a parità di angolo di campo) consente volendo di trasportare un intero corredo anche di alta luminosità senza caricarsi eccessivamente.
Mi hanno impressionato in particolare le foto notturne, veramente ottime, che sfruttano la luminosità degli obiettivi e la stabilizzazione per non aumentare eccessivamente la sensibilità ISO e non essere penalizzate dal rumore. Non me lo aspettavo con una M43.
E’ quindi una buona scelta per chi vuole fare foto sportive, naturalistiche e di azione senza affrontare un impegno di spesa eccessivo, ma ovviamente va bene anche per molti altri generi fotografici.
IL prezzo è adeguato alla qualità complessiva di fotocamera ed obiettivo.
Pregi
– ottima costruzione e finitura
– dimensioni e peso degli obiettivi contenuto
– autofocus ottimo
– raffica eccellente
– stabilizzatore efficace
– ampia gamma di obiettivi
– disponibilità di Art Filter ed effetti
Difetti
– risoluzione ridotta
– invarianza ISO ridotta
– interruttore di accensione scomodo
Alternative
Fujifilm X-H2S
E’ la mirrorless ammiraglia di Fujifilm. Il sensore APS ha 26 Mpx, Stacked-CMOS con tecnologia Fujifilm X-Trans V, l’elaboratore d’immagine è l’X-Processor 5, il mirino elettronico ha 5,76 Mpx ingrandimento reale 0,8x e copertura del 100 %, lo schermo da 3″ è orientabile in tutte le direzioni e sensibile al tocco, dispone di stabilizzazione sul sensore a “5 assi”, l’autofocus a rilevamento di fase e di contrasto ha 425 punti AF, la raffica raggiunge 40 fg/s, e riprende video C4K. L’innesto obiettivi è il Fujifilm X con una disponibilità di 47 ottiche più molti obiettivi di altri produttori. E’ dotata di wi-fi e Bluetooth. Le dimensioni e il peso sono 136x93x95 mm e 660 g. Il corpo è protetto da polvere ed acqua.
Costa 2.149 € solo corpo.
Panasonic Lumix G9 II
E’ una mirrorless di livello professionale. Il sensore M43 CMOS ha 25 Mpx, l’elaboratore d’immagine Venus Engine, il mirino elettronico ha 3,69 Mpx ingrandimento reale 0,8x e copertura del 100 %, lo schermo da 3″ è orientabile in tutte le direzioni e sensibile al tocco, l’autofocus a rilevamento di fase ha 779 punti AF, è dotata di stabilizzazione sul sensore a “5 assi”, la raffica raggiunge 60 fg/s e riprende video 5,8K. L’innesto obiettivi è il Micro 4/3 con una disponibilità di 45 ottiche Panasonic e altrettante Olympus/OM System più qualche obiettivo di altri produttori. E’ dotata di wi-fi e Bluetooth. Le dimensioni e il peso sono 134x102x90 mm e 658 g. Il corpo è protetto da polvere ed acqua.
Costa 1.599 € solo corpo, 1.799 € con il Lumix 12-60 e 2.199 € con il Leica 12-60/2,8-4,0.
Sony A6700
E’ una mirrorless a forma di compatta. Il sensore APS BSI-CMOS ha 26 Mpx e l’elaboratore d’immagine BIONZ X, il mirino elettronico ha 2,36 Mpx ingrandimento reale 0,71x e copertura del 100 %, lo schermo da 3″ è orientabile in tutte le direzioni, l’autofocus a rilevamento di fase e di contrasto ha 759 punti AF,è dotata di stabilizzazione sul sensore a “5 assi”, la raffica raggiunge 11 fgs/ e riprende video 4K. L’innesto obiettivi è il Sony E con una disponibilità di 75 ottiche più altre 150 di altri produttori. E’ dotata di wi-fi e NFC. Le dimensioni e il peso sono 122x69x64 mm e 493 g.
Costa 1.449 € solo corpo, 1.6190 con lo zoom 16-50 e 1.889 con il 18-135.
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