Panasonic GH-2: uso in pratica

Per valutare completamente una fotocamera non bastano le misure di laboratorio o le foto di test, ma si deve usarla praticamente sul campo. In questo modo si può valutare la sua funzionalità, facilità d’uso e non ultimo il divertimento che da usarla.
Anche questa volta non mi sono limitato alle foto di test, ma ho usato la GH2 in molte occasioni, anche in quelle in cui avrei usato la mia reflex. Sono andato in giro per Roma come turista, ho fatto foto notturne sia a Roma si all’osservatorio astronomico in occasione della notte delle stelle, in occasioni sociali con amici, in giro in bici per la pianura Pontina, e in varie gite. Per trasportare la macchina con i tre obiettivi ricevuti a corredo, gli zoom 14-42 e 14-140 stabilizzati e il Leica 25/1,4, ho usato la borsa che di solito uso per la reflex, dove la GH2 e i suoi obiettivi entravano abbondantemente. La differenza era che risultava più leggera. Anche con la GH2 bisogna stare attenti che nel prenderla o riporla dalla borsa nonsi sposti inavvertitamente qualche levetta di comando, come qualche volta mi è capitato.
La leva di accensione è di rapido utilizzo se si trasporta la fotocamera con la mano destra sull’impugnatura e l’accensione molto rapida, non essensoci parti in movimento da spostare, anche se non quanto una reflex.
Lo schermo, con la luminosità regolabile, è abbastanza ben visibile anche in esterni con il sole per l’accesso ai menu. Per inquadrare e scattare è ovviamente preferibile l’ottimo mirino. Questo è grande, il suo ingrandimento equivale a quello di una reflex fullframe, leggermente superiore alle migliori APS. La risoluzione è elevata e la visione molto ben definita. Anche la luminosità è elevata e anzi, nonostante lo abbia opportunamente regolato, mi ha sempre mostrato un’immagine un po’ più brillante di quella che poi risultava nella foto. In buona luce non ci sono problemi nemmeno a seguire i soggetti in movimento che risultano nitidi e definiti. Le cose cambiano quando c’è poca luce: in questo caso l’amplificazione consente di vedere un’immagine abbastanza luminosa, ma se ci sono delle luci nell’inquadratura, spostando la macchina queste creano delle scie e l’immagine perde di nitidezza e leggibilità fino a che non ci si ferma. E’ lo scotto da pagare ai mirini elettronici che si basano sull’immagine fornita dal sensore e non su quella ottica rinviata dallo specchio.
Lo schermo orientabile è stato utile per riprese dal basso, per i video per i quali l’ho usato, anche se è possibile usare anche il mirino, e per scattare qualche foto senza farsi osservare.
Nell’uso la GH-2 si è dimostrata valida e piacevole da usare. I comandi sono in stile reflex reflex, con la ghiera principale per impostare le modalità di funzionamento da automatica a priorità o manuale e la ghiera posteriore che consente, a secondo del tipo di funzionamento, di impostare tempi, diaframmi e compensazione dell’esposizione in modo semplice ed immediato. La sensibilità Iso può essere impostata, escluso quando si usa la modalità iAuto, direttamente con il pulsante alto del pad. Se sisceglie l’impostazione automatica la macchina adegua la sensibilità in modo da non scendere sotto un tempo di sicurezza che garantisca foto nitide in funzione della focale dell’obiettivo, adeguandolo anche alla variazione della focale degli zoom: ottimo! Altrimenti, se si vuole un controllo manuale, è possibile regolarla direttamente dal mirino oppure sullo schermo. Molto comodo poi il quick menu per impostare la maggior parte degli altri parametri, compresa la sensibilità, che varia a secondo delle modalità di funzionamento.
L’unico appunto, trattandosi di una mirrorless che può montare obiettivi praticamente con ogni attacco, in particolare i Leica, è che sarebbe stato utile avere il sistema di stabilizzazione integrato nel corpo macchina. Questo avrebbe consentito di rendere stabilizzati tutti gli obiettivi montabili sulla macchina che, ricordo, si comporteranno ai fini dell’angolo di campo e della stabilità e mosso come se avessero una focale doppia a causa del fattore moltiplicativo 2.

La macchina può essere usata in totale automatismo impostandola in iAuto. In questo caso le foto possono essere salvate sia in jpeg che in raw e la fotocamera fa tutto da sola: sceglie la scena più appropriata allo scatto, regola l’esposizione, il bilanciamento del bianco e il colore. I risultati sono di solito molto buoni.
Se si vuole influire sul suo comportamento si possono scegliere il funzionamento Program o le priorità dei tempi e diaframmi o anche il manuale. In queste condizioni tutte i parametri possono essere regolati.
Per la messa a fuoco si può scegliere fra quella completamente automatica, in cui la macchina sceglie le zone di messa a fuoco, di solito correttamente, oppure su una zona ristretta centrale,ma riposizionabile sullo schermo o infine su una zona ad ampiezza variabile sempre definibile tramite lo schermo. C’è infine una posizione per attivare il riconoscimento dei volti.
La messa a fuoco è abbastanza rapida, almeno per i soggetti normali. Non è però certo pensata per le foto sportive.
L’esposizione è corretta sia in luce ambiente sia con il flash integrato che può essere molto utile anche di giorno come luce di schiarita, nei controluce o per eliminare le ombre dai voltSi può scegliere fra la messa a fuoco singola, adatta per la maggior parte delle occasioni e quella continua, adatta quando si vogliono seguire soggetti in movimento. Via menu si può scegliere se dare la priorità alla messa a fuoco o allo scatto. La messa a fuoco è veloce con i soggetti statici e molto precisa. Con i soggetti in movimento è abbastanza reattiva anche se non raggiunge la velocità di una reflex con messa a fuoco a rilevamento di fase.
L’esposizione si è rivelata sempre corretta usando il sistema valutativo a zone, anche in situazioni difficili e in controluce. In caso di necessità è possibile ricorrere anche alla misurazione spot, ed è disponibile anche quella media a prevalenza centrale. E’ però difficile valutare la corretta esposizione nel mirino prima dello scatto ed è preferibile verificare la foto dopo averla scattata sullo schermo.
Il flash, piccolo ma abbastanza potente, deve essere aperto manualmente. Può funzionare in automatismo, anche con la modalità per la riduzione degli occhi rossi, e può essere sincronizzato anche sulla seconda tendina.
La ripresa video è un’altro dei punti di forza della GH-2. Si può riprendere video Full HD a 1920×1080 pixel in modalità AVCHD o Motion Jpeg. E’ possibile variare il frame rate e, in modalità Video Creativo, regolare a piacimento tutti i parametri, sensibilità, bilanciamento del bianco, tempi, diaframmi e usare tutte le modalità di esposizione, programmata, a priorità e manuale. E’ anche possibile scegliere la modalità di misurazione dell’esposizione. La messa a fuoco può essere continua. L’audio stereo attraverso i due microfoni incorporati, ed è possibile regolarne il livello. Mentre si gira un video è anche possibile scattare una foto a piena risoluzione, ma solo in formato 16:9.
La GH-2 è quindi una macchina molto completa con tutte le caratteristiche che si possono desiderare in una macchina amatoriale di livello elevato ed è stata piacevole da usare in tutte le occasioni senza farmi rimpiangere la reflex anche grazie ai suoi obiettivi di elevata qualità di cui parlerò nel seguito del test.

Per tutte le foto di prova ho usato il formato 3.2, quello usato di solito anche per le reflex, che mantiene le proporzioni più piacevoli. Il formato 4:3 è infatti troppo sviluppato in verticale e si presta solo per alcune inquadrature, mentre il 16:9 è troppo orizzontale ed in molti casi inquadra troppo lateralmente se si vuol fare entrare nel fotogramma tutto il soggetto. Inoltre mentre il 3:2 non fa praticamente perdere pixel (si ottengono foto da 15 Mpx), il 16:9 produce foto da 14 Mpx.
Le foto di prova sono suddivise in due gruppi: foto di test, scattate a tutte le sensibilità, da 160 a 12.800 Iso, in luce naturale di giorno e di notte e in interni ed a vari diaframmi per valutare gli obiettivi, e foto di esempio, come turista, a varie sensibilità a secondo delle situazioni, anche se di giorno sono stati usati possibilmente i 160 Iso. Tutte le foto sono state salvate sia nel formato jpeg come salvato dalla macchina, sia nel jpeg convertito dal raw con il programma fornito da Panasonic, una versione di Silkypix personalizzata, e per in alcuni casi con Lightroom 4.1. I risultati forniti dai due convertitori sono infatti abbastanza differenti. Per le foto scattate di giorno e con basse sensibilità le foto convertite con Silkypix sono più piacevoli, ma per quelle scattate di notte ad alta sensibilità Ligtroom è riuscito a contenere molto meglio il rumore di crominanza. Ho provato anche altri programmi come Aftershot (l’evoluzione di Bibble acquistata da Corel) e Rawtherapee, ma nessuno è riuscito ad ottenere i risultati di Ligtroom.
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