Panasonic G9: prestazioni e conclusione

Sensore

La G9 è dotata di un sensore CMOS di formato Micro 4/3 (17,3×13 mm) con 20 Mpx e senza filtro antialias.
La sua sensibilità varia da 100 a 25600 ISO a passi di 1/3 EV.
Per valutarne le caratteristiche e la qualità pubblico oltre alle foto di prova il grafico del rapporto segnale/rumore in funzione della sensibilità e quello della gamma dinamica massima registrabile in funzione sempre della sensibilità.

Rapporto segnale/rumore

In questo grafico è riportato l’andamento del rumore prodotto dal sensore in funzione della sensibilità ISO. Questo viene rilevato fotografando una superficie completamente bianca e convertendo le foto raw così ottenute in jpeg con la minima compressione possibile (100 %). In questo modo più è alto il rumore, che si presenta in forma di punti scuri e colorati invece di punti bianchi, meno è possibile comprimere la foto e quindi questa risulta di maggiori dimensioni. Ho effettuato la conversione con Silkypix. Per avere una valutazione di come si pone la G9 rispetto ad una reflex fullframe ho effettuato il confronto con la Canon 6D, con la conversione con Canon DPP. Ho riportato anche i risultati ottenuti dalla GH5 e dalla Fujifilm X-H1. Le foto sono state convertite in TIFF e poi trasformate in JPEG con lo stesso programma, Acdsee Pro, per applicare gli stessi algoritmi di compressione jpeg. Inoltre per un confronto omogeneo fra fotocamere con differente numero di pixel è necessario standardizzare queste dimensioni ad un valore uniforme,10 Mpx che consente di confrontare tutte le macchine disponibili attualmente e consente di effettuare una stampa di formato A4 senza ridimensionamento. Questo ridimensionamento è stato fatto durante la conversione raw/tiff.

L’andamento della curva di rumore della G9 mostra un rapporto segnale/rumore superiore a quello della Canon 6D a partire da 1600 ISO come è logico aspettarsi. Da 1600 ISO la differenza è mediamente di 1 stop. L’andamento della curva della GH5, provata lo scorso anno ha lo stesso andamento con differenze trascurabili e dovute semplicemente all’errore di misura. La Fujifilm X-T2 va meglio con un rapporto segnale/rumore che, è superiore solo a 100 ISO, ma poi è migliore in particolare fra 800 e 3200 ISO (a cui la X-H1 è anche migliore della 6D) e si avvicina a quello della G9 solo a 12800.
E’ un’ottima prestazione che pone la G9 al livello della maggior parte delle APS e le consente di avere un’ottima qualità d’immagine anche in riprese in poca luce.

Gamma dinamica

La gamma dinamica misura la massima differenza di luminosità, fra ombre e luci, registrabile dal sensore prima di arrivare alla saturazione. Nel grafico sono riportate la massima differenza di luminosità in sottoesposizione e sovraesposizione, rispetto all’esposizione corretta, alle quali è ancora possibile distinguere dei dettagli nelle ombre e nelle luci, la loro somma che corrisponde alla gamma dinamica complessiva registrata dal sensore, e la gamma dinamica della Canon 6D come riferimento. La gamma dinamica è espressa in valori EV con un intervallo minimo di 1/3 EV.

La G9 ha una gamma dinamica variabile fra 10,33 EV a 200 ISO e 8,66 EV a 25600 ISO, superiore a quella della 6D fra 800 e 12800 ISO e inferiore nettamente di 1 EV solo a 100 ISO (sensibilità estesa ottenuta per sottoesposizione.
Un’ottima prestazione per il formato.

Le foto di test in interni e notturne sono scattate in raw a tutte le sensibilità da 100 a 12.800 ISO e convertite con Silkypix.

Foto senza riduzione di rumore

Nelle foto di prova raw il rumore si inizia a percepire a 1600 ISO in forma fine che non disturba, mentre la nitidezza rimane elevata. A 3200 ISO il rumore è visibile e potrebbe essere necessaria una sua riduzione, ma la nitidezza è comunque buona. Il rumore è elevato a 6400 ISO, sensibilità a cui è indispensabile una riduzione per utilizzare le foto; la nitidezza è comunque ancora buona. A 12800 ISO la foto è invasa dal rumore, ma è ancora abbastanza nitida, quindi recuperabile, mentre quella a 25600 non lo è.

Foto con riduzione di falsi colori con Silkypix

Eliminando con Silkypix il rumore dovuto ai falsi colori, senza toccare quello di luminanza (cosa che influirebbe sulla nitidezza) le cose migliorano. Le foto a 1600 ISO presentano solo dei finissimi puntini scuri, simili alla grana della pellicola, con ottima nitidezza; in quelle a 3200 la “grana” è più visibile, ma accettabile senza pregiudizio per la nitidezza. Oltre l’effetto è troppo marcato e va ridotto.

Foto con riduzione di rumore con Silkypix

A 1600 ISO si può rimuovere del tutto l’effetto “grana” senza pregiudicare la nitidezza, mentre a 3200 si riesce a ridurlo, ma è meglio non eliminarlo completamente così come a 6400 ISO per non perdere eccessivamente in nitidezza. Oltre a 12800 ISO se si vuole ridurre la “grana” si perde nitidezza e le foto a 25600 non sono comunque recuperabili.

Foto con riduzione di rumore con Dfine

Usando il plug-in Dfine in questo caso, vista la sua efficacia, è possibile aumentare la nitidezza. Così le foto a 1600 ISO sono pulitissime e con una nitidezza vicina a quelle a 200, mentre quelle a 3200 sono un po’ inferiori. A 6400 ISO la riduzione è un po’ meno efficace, ma comunque le foto sono ancora buone anche per nitidezza; oltre è difficile andare, la foto a 12800 ISO presenta comunque rumore e quella a 25600 è sempre irrecuperabile.

Foto senza riduzione di rumore ridotte a 10 Mpx

Riducendo le dimensioni delle foto a 10 Mpx si ha in pratica un guadagno di quasi uno stop: le foto a 3200 ISO sono accettabili senza riduzione di rumore.

Foto con riduzione di falsi colori con Silkypix a 10 Mpx

Le foto a 1600 ISO non presentano praticamente rumore, quelle a 3200 sono molto buone e quelle a 6400 accettabili.

Foto con riduzione di rumore con Silkypix ridotte a 10 Mpx

In questo caso anche nella foto a 6400 ISO il rumore è scarsamente visibile ed è utilizzabile seppure con una perdita di nitidezza. Quelle a sensibilità superiore rimangono troppo poco nitide e a 25600 ISO con rumore visibile.

Foto con riduzione di rumore con Dfine ridotte a 10 Mpx

Ottime le foto a 3200 ISO e a 3200, buona quella a 6400 seppure un po’ meno nitida. Si potrebbe pure pensare di utilizzare quelle a 12800, seppure con una rilevante perdita di nitidezza.

Foto jpeg originali

Nelle foto jpeg originali la riduzione di rumore si comincia a vedere a 1600 ISO con una perdita progressiva di nitidezza che diventa inaccettabile oltre i 3200.

In conclusione un’ottima prestazione per il formato: con la G9 si può scattare fino a 1600 ISO, se si usa il jpeg, o a 3200 ISO se si usa il raw senza problemi. Oltre è necessario usare il raw ed applicare una riduzione di rumore con foto buone fino a 6400 ISO, ma le foto oltre questa sensibilità perdono inevitabilmente di nitidezza e la sensibilità di 25600 è praticamente inutilizzabile.

Obiettivi

La G9 è dotata di innesto obiettivi Micro 4/3. questo vuol dire che può montare tutti gli obiettivi per Micro 4/3 disponibili, indipendentemente dal produttore, mantenendo tutti gli automatismi previsti. Ricordo che il fattore moltiplicativo degli obiettivi Micro 4/3 è 2, quindi per conoscere la focale equivalente in termini di formato 35 mm o fullframe basta raddoppiare la focale reale.
Se però si vuole sfruttare la velocità dell’autofocus con la tecnologia DFD è necessario usare esclusivamente obiettivi Panasonic.

Con la G9 ho avuto a disposizione gli zoom Leica DG Vario-Elmarit 12-60/2,8-4,0 POIS stabilizzato, con cui è anche venduta in kit, Leica Nocticron 42,5 mm f/1,2 e Leica Elmarit 200 mm f/2,8 POIS stabilizzato.

Nota importante sulla risoluzione:
il sensore da 20 Mpx della G9 in formato 4:3 produce foto che sul lato orizzontale hanno 5184 pixel. Questo significa che la risoluzione orizzontale massima teoricamente ottenibile è 5184:2= 2592 linee. I sensori con filtratura Bayer, come questo, però non riescono mai ad arrivare alla massima risoluzione teorica, anche senza filtro antialias, a causa dell’interpolazione necessaria per ricostituire l’immagine e si fermano mediamente al 70 % di tale valore. In questo caso però si è arrivati fino a 2059 linee, l’80 %, un ottimo risultato.

Leica Vario-Elmarit 12-60 mm f/2,8-4,0

E’ uno zoom standard di uso abbastanza universale, adatto a molti tipi di fotografia, dai paesaggi ai ritratti, cerimonie, viaggi, famiglia e per la sua buona luminosità anche interni.
E’ composto da 14 lenti di cui 4 asferiche e 3 ED in 12 gruppi con trattamento antiriflessi Nano Surface Coating. Il diaframma ha 9 lamelle e si chiude fino a f/22. L’obiettivo è abbastanza compatto, 68 mm di diametro e 86 di lunghezza per 320 g di peso. Mette a fuoco fino a 20 cm con un ingrandimento 0,3x. Il motore di messa a fuoco è di tipo lineare.
Costa se non acquistato in kit 700 €.

Caratteristiche ottiche

Nel diagramma riporto il variare dell’apertura dell’obbiettivo.

Diaframma equivalente

Il grafico riporta il diaframma equivalente dell’obiettivo, in funzione della sua lunghezza focale, in rapporto a quello che dovrebbe avere quello di un obiettivo per sensore fullframe per ottenere gli stessi risultati in termini di quantità di luce totale che raggiunge il sensore e di profondità di campo. Infatti mentre per l’esposizione un valore di diaframma su una compatta, una APS o una fullframe sono equivalenti e determinano la stessa esposizione, ai fini della quantità di luce totale che raggiunge il sensore e della profondità di campo sono molto diversi. Siccome il rumore che si produce sul sensore dipende dalla quantità totale di luce che lo raggiunge da un diagramma del diaframma equivalente si può valutare anche il rapporto segnale/rumore che ci si può aspettare dai sensori, a parità di tecnologia. Inoltre più questo valore è alto più è ampia la profondità di campo. Questo spiega perché con le compatte è sempre tutto a fuoco e con le fullframe no.

Il diaframma equivalente del Leica 12-60/2,8-4,0 sulla G9 è allo stesso livello a tutte le focali rispetto ad un obiettivo di focale equivalente simile, Nikon 18-105/3,5-5,6; su APS e di 1 stop inferiore rispetto ad un Sony 28-70/3,5-5,6 su fullframe.

Risoluzione

Riporto le misure della risoluzione orizzontale relative all’accoppiata obiettivo sensore.

12 mm:

il centro è molto buono da tutta apertura fino a f/11,0, poi buono ancora a f/16 e sufficiente a f/22. I bordi un po’ sono inferiori al centro, buoni da f/2,8 fino a f/11, poi seguono il calo del centro, discreti a f/16 e molto scarsi a f/22.

25 mm:

il centro è molto buono da tutta apertura fino a f/11, poi c’è e un calo progressivo a f/16 buono, ma molto più marcato a f/22 dove è solo sufficiente. I bordi sono molto buoni da f/3,5 fino a f/8,0, buoni ancora a f/11 e poi discreti a f/16 e scarsi a f/22.

60 mm:

Il centro è molto buono da f/4,0 fino a f/11,0, discreto a f/16 e sufficiente a f/22. I bordi sono simili, molto buoni fino a f/8,0, buoni a f/11, poi discreti a f/16 e sufficienti a f/22.

La distorsione è abbastanza forte a 12 mm, 6,1 % barilotto a tutta apertura, e diminuisce per poi scomparire alle focali maggiori, con solo lo 0,7 % a cuscinetto a 60 mm. La vignettatura sempre a f/2,8 e 12 mm è di 2/3 di stop. La G9 compensa distorsione e vignettatura automaticamente in jpeg. In raw la compensazione dipende dal software usato.

Un comportamento molto buono per uno zoom 5x anche abbastanza luminoso con una risoluzione che si mantiene alta dalla minima alla massima focale e abbastanza uniforme fra centro e bordi, al contrario di molti zoom di questo tipo che cedono un po’ alla focale massima. E’ opportuno però non chiudere il diaframma oltre f/16.
E’ altamente raccomandato come zoom tuttofare per la G9 come per la GH5.

Leica Nocticron 42,5 mm f/1,2

E’ un obiettivo ultra luminoso con una focale equivalente, 85 mm, adatta per il ritratto.
E’ composto da 14 lenti di cui 2 asferiche una ED e una UHR in 11 gruppi con rivestimento antiriflessi Nano Surface Coating. Il diaframma ha 9 lamelle e si chiude fino a f/16. Nonostante la grande luminosità l’obiettivo è abbastanza compatto, 74 mm di diametro e 77 di lunghezza per 425 g di peso. Mette a fuoco fino a 50 cm con un ingrandimento 0,1x. Il motore di messa a fuoco è del tipo passo-passo.

Diaframma equivalente

Il diaframma equivalente del Leica 42,5/1,2 sulla G9 è f/2,4.

Risoluzione

Riporto le misure della risoluzione orizzontale relative all’accoppiata obiettivo sensore.

Il centro è molto buono da tutta apertura f/1,2 fino a f/11 e a f/16 discreto. I bordi sono buoni a f/1,2 e f/1,4, poi molto buoni da f/2,0 a f/11 e discreti a f/16.

La distorsione è minima e praticamente impercettibile. La vignettatura a f/1,2 è di circa 1 stop. La G9 compensa la vignettatura automaticamente in jpeg. In raw la compensazione dipende dal software usato.

Un comportamento ottimo per un obiettivo ultra luminoso che ha un’ottima resa già a tutta apertura, come deve essere, e raggiunge i limitii di risoluzione del sensore. Anche in questo caso però è opportuno però non chiudere il diaframma oltre f/16.

Leica Elmarit 200 mm f/2,8

L’obiettivo ha dimensioni medie, ma deve essere considerato compatto e leggero in relazione alla sua focale equivalente di 400 mm ed alla sua luminosità come si vede nella foto precedentemente pubblicata. E’ un teleobiettivo stabilizzato adatto alla foto sportiva e naturalistica.
E’ composto da 15 lenti di cui e ultra-low-dispersion in 13 gruppi con rivestimento antiriflessi Nano Surface Coating. Il diaframma ha 9 lamelle e si chiude fino a f/22. Misura 88 mm di diametro e 174 di lunghezza per 1245 g di peso. Mette a fuoco fino a 115 cm con un ingrandimento 0,2x.
Costa 3.000 €.

Diaframma equivalente

Il diaframma equivalente del Leica 200/2,8 sulla G9 è f/5,6.

Risoluzione

Non riporto le misure di risoluzione in quanto per questa focale non sono possibili all’interno del mio laboratorio.

Come si può notare tutti gli obiettivi hanno una buona nitidezza ai diaframmi più aperti fino a f/8,0 per poi decadere progressivamente, a causa della diffrazione, e infine drammaticamente a f/22 che è un diaframma che sconsiglio assolutamente di usare.

Stabilizzazione

La Panasonic ha introdotto la stabilizzazione sul sensore a “5 assi” in aggiunta quella ottica negli obiettivi. Questa stabilizzazione utilizza la tecnologia Dual IS II che le consente di collaborare con quella eventualmente presente sugli obiettivi.
Il vantaggio della stabilizzazione sul sensore è che funziona con tutti gli obiettivi, anche i focale fissa di solito non stabilizzati e gli obiettivi di altre fotocamere montati con anelli adattatori.
Tutti gli zoom Panasonic comunque sono stabilizzati con la stabilizzazione Power OIS o Mega OIS, mentre tra i focale fissa solo il Leica Macro Elmarit 45 mm e l’Elmarit 200/2,8 lo sono.

Per valutare l’efficacia della stabilizzazione ho usato i Leica 12-60/2,8-4,0 POIS, Leica 42,5/1,2 e 200/2,8 POIS.

Leica 12-60/2,8-4,0

Con il 12-60 ho effettuato gli scatti, alla libreria che uso sempre per queste prove, alla focale di 60 mm (120 mm eq.) partendo dal tempo di scatto di 1/125 (tempo minimo di sicurezza) e aumentandolo progressivamente di uno stop fino ad arrivare ad 1/2 (più 6 stop).

A 1/4 di secondo, più 5 stop sul tempo di sicurezza, ho ottenuto foto ancora nitide, mentre a 1/2 (più 6 stop) alcune foto presentano tracce di mosso. Senza stabilizzazione solo le foto a 1/125 sono perfettamente nitide.

Leica 42,5/1,2

Con il Nocticron 42,5/1,2 (85 mm eq.) ho scattato a partire da 1/100 aumentandolo fino a 0,63 secondi (più 6 stop).

Le foto conservano una buona nitidezza fino a 1/6 di secondo, più 4 stop, ma anche quelle a 0,3125 (5 stop) e 0,625 (6 stop) sono abbastanza nitide e risentono più del calo qualitativo dell’obiettivo a f/16 e della sovraesposizione per quella a 0,625 che del mosso.

Leica 200/2,8

Ho usato l’obiettivo con il suo moltiplicatore di focale 1,4x che lo trasforma in un 280 mm f/4,0 (560 mm eq.). Le foto sono state scattate in esterni a partire dal doppio del tempo considerato di sicurezza, quindi da 1/1300 per arrivare a 1/40 (più 5 stop).

Le foto sono nitide fino a 1/40 (4 stop) anche se risentono del calo di prestazioni dell’obiettivo alla chiusura di f/22.

In conclusione con la stabilizzazione Dual IS II si ottiene un guadagno da 4 a 6 stop, a secondo dell’obiettivo usato e si possono stabilizzare efficacemente anche gli obiettivi privi di stabilizzazione. Un eccellente risultato.

Raffica

Le possibilità di scatto a raffica della G9 sono descritte nella pagina “Descrizione & uso”.

Per le prove ho usato una scheda UHS-I 3 a 95 Mb/s, l’otturatore meccanico a 1/1000 di secondo e la messa a fuoco manuale.

Jpeg

Super alta velocità SH2 con otturatore elettronico

A questa velocità si ottengono circa 60 fg/s per 2 secondi, poi la velocità scende a 10 fg/s.

Alta velocità H

Alla velocità H Si ottengono circa 12 fg/s e la raffica può continuare indefinitamente, presumibilmente fino a che la scheda di memoria è piena.

Media velocità M

A quella M si ottengono 6,5 fg/s e la raffica può continuare fino a che la scheda di memoria è piena.

Raw

Super alta velocità SH2 con otturatore elettronico

A questa velocità si ottengono circa 60 fg/s per poco meno di 2 secondi, poi la velocità scende a 10 fg/s.

Alta velocità

Alla velocità H Si ottengono 12 fg/s per circa 5 secondi, poi la raffica continua la ritmo di circa 1 fg/s.

Media velocità M

A quella M si ottengono 7 fg/s per circa 12 secondi , poi la raffica continua ad intervalli come per la velocità alta.

Nella pratica la G9 con il tele Leica 200/2,8, sia da solo che con il moltiplicatore 1,4x, , usando la velocità alta H che consente il live view per potere seguire il soggetto in movimento e autofocus AFC a inseguimento, è stata in grado di seguire con raffiche a 9 fg/s veicoli in movimento veloce in avvicinamento o allontanamento mantenendoli sempre a fuoco, salvo qualche saltuario fotogramma fuori fuoco.
Alla velocità SH2, usando il 12-60 con autofocus continuo, ma senza live view ha scattato a 16-18 fg/s a soggetti in movimento non così veloce con foto sempre a fuoco, salvo anche in questo caso qualche rara eccezione.
In complesso un’ottima prova al livello delle migliori concorrenti sia reflex che mirrorless che pone la G9 come una delle migliori fotocamere per effettuare riprese sportive o naturalistiche con teleobiettivi spinti. Per avere di meglio occorre spendere molto di più e trasportare e maneggiare obiettivi molto più pesanti con una reflex o mirrorless specializzate per questo tipo di foto.

Ripresa 6/4K

Con la ripresa a raffica 4K si ottengono video da 60 fg/s da cui è possibile estrarre, durante la visione direttamente in macchina, gli scatti di interesse in formato jpeg da 8 Mpx, mentre con quella 6K a 30 fg/s si possono ottenere dai video foto da 18 Mpx. Questo consente di effettuare raffiche velocissime con fotogrammi ad alta risoluzione per l’analisi di movimenti rapidissimi, anche se la loro durata è limitata a qualche secondo.

Video

La G9 pur non essendo specializzata per il video come la GH% se la cava molto bene anche in questo tipo di riprese.
Come detto può riprendere video in formato MOV e MP4 QFHD 3840X2160 pixel a 60, 50, 30 o 25 fg/s. Inoltre riprende in Full HD a 1920×1080 pixel con codec H.264 e formato MP4 o AVCHD. In questo caso le velocità di registrazione possono essere 60p/50p, 60i/50i, 30p/25p e 24p.
L’attivazione delle riprese si effettua con il pulsante rosso accanto al pannello LCD e dietro quello di scatto, in posizione molto comoda.
Durante le riprese l’esposizione è risultata sempre corretta così come il bilanciamento del bianco. La messa a fuoco è stata efficace ed ha mantenuto bene il fuoco anche usando lo zoom con qualche piccolo aggiustamento risolto rapidamente. L’audio, pur ripreso senza microfono esterno è risultato buono.
Complessivamente la qualità delle riprese è ottima, come in tutte le ultime Panasonic, e se non si desiderano funzioni sofisticate e specialistiche come quelle dalla GH5 può soddisferà anche gli utenti più esigenti.

Galleria

Le foto sono state scattate a Baltimora e a Roma e sono suddivise in funzione dell’obiettivo usato.
Prevalentemente ho usato la impostazione automatica della sensibilità che se la luce è sufficiente si imposta a 200 ISO, mentre per le foto in poca luce è arrivata fino a una sensibilità di 12800 ISO.
La conversione da raw è stata effettuata con Silkypix, fornito da Panasonic, impostato con i suoi parametri di default con la riduzione di rumore disabilitata fino a 800 ISO. Per le sensibilità superiori è stata lasciata attiva solo la soppressione dei falsi colori.

Leica 12-6072,8-4,0

Le foto presentano un’ottima nitidezza, dettaglio elevato e colori, con il profilo colore standard, saturi e brillanti. Il rumore è contenuto e nelle foto scattate a sensibilità più elevata, pur presente, è visibile solo come grana fine scura che causa meno fastidio che quella a puntini colorati. La nitidezza anche in queste foto rimane buona in quanto il filtro di Silkypix per l’eliminazione dei falsi colori non agisce sui dettagli fini e non degrada la qualità dell’immagine.
Nella foto N° 23 si nota nelle persiane del palazzo sullo sfondo l’effetto moirè dovuto all’assenza del filtro antialias.

Leica 42,5/1,2

Ovviamente le foto notturne scattate con il Nocticron 42,5/1,2 hanno richiesto una sensibilità molto inferiore a quelle scattate con il 12-60/2,8-4,0 e la loro qualità è decisamente superiore.
Notare la foto N° 78, scattata a 1/3 di secondo con il 42,5 non stabilizzato che presenta un’elevata nitidezza senza traccia di mosso, segno di una grande efficacia del sistema di stabilizzazione Dual IS 2. Questo consente di scattare foto notturne usando basse sensibilità e quindi con una migliore qualità d’immagine.

Leica 200/2,8

Anche queste foto hanno un’ottima nitidezza ed una buona profondità di campo, pur essendo state scattate tutte a f/2,8. Notare nella foto N° 67 il leggero accenno di moirè sulle persiane del palazzo papale davanti a San Pietro e la scarsa profondità di campo della foto N° 85, scattata a f/1,2 e 1/10000, rispetto alla 86 scattata a f/16 e 1/100, o ugualmente nella N° 83 della statua di Dante. Infine l’ottima definizione del ritratto con la messa a fuoco a rilevamento dell’occhio e la scarsa profondità di campo.

Leica 200/2,8 con moltiplicatore 1,4x

L’uso del moltiplicatore non penalizza più di tanto la nitidezza che si mantiene sempre molto buona.

Conclusione

La G9 è una fotocamera con ottime caratteristiche sia per le foto che per il video. La qualità che però maggiormente la contraddistingue è la velocità sia di raffica che di autofocus. Le sue prestazioni ne fanno un ottima scelta per foto sportive e naturalistiche di animali in libertà, ma anche di cronaca e di eventi. Il tutto con dimensioni, pesi e costi “umani” sopratutto se si vogliono usare lunghe focali che con questa fotocamera è possibile utilizzare anche a mano libera, anche grazie alla stabilizzazione a “5 assi” Dual IS II che si è dimostrata molto efficace.
Le alternative sono tutte più costose e essendo di formato fullframe richiedono l’uso di obiettivi di dimensioni e peso tali da consentire difficilmente un uso a mano libera e richiedendo invece monopiedi o treppiedi robusti.
Dal punto di vista della qualità d’immagine oltretutto non ci sono problemi; la risoluzione di 20 Mpx è al livello delle alternative fullframe, reflex o mirrorless, e così l’ergonomia, i comandi e il mirino. L’autonomia di 380-400 scatti è già buona, ma può essere aumentata con l’impugnatura porta batteria opzionale. Il tutto è completato da un corpo di costruzione molto robusta e solida, protetto da polvere ed acqua e del giusto peso e consistenza per adeguarsi anche all’uso di obiettivi, specialmente tele, anche pesanti e consistenti, ma sempre contenuti in rapporto alla focale equivalente.
Gli obiettivi provati, Leica Vario-Elmarit 12-60/2,8-4,0, Leica Elmarit 200/2,8 e Leica Nocticron 42,5/1,2 si sono dimostrati di ottima qualità.
L’unica mancanza che ho sentito è stata quella del flash incorporato utile come luce di schiarita di emergenza.

Riassumendo:

Costruzione e finitura

Ottimo: il corpo è in lega di magnesio, protetto da polvere ed acqua.

Ergonomia e comandi

Ottimo: i comandi sono ben disposti, facilmente comprensibili e raggiungibili anche con l’occhio al mirino. Molto comodo ed efficace il Quick-menu visibile anche dal mirino e comandabile con le due ghiere senza staccare l’occhio.

Menu

Ottimo: sono chiari e semplici da utilizzare.

Mirino

Ottimo: il mirino elettronico è ottimo senza scie o “congelamenti” e con un’elevata risoluzione e ingrandimento superiore a quello di una reflex fullframe. Quando c’è veramente poca luce non presenta il fastidioso fenomeno del rumore come riscontrato su altre fotocamere. Visualizza inoltre tutte le regolazioni apportate all’esposizione ed al bilanciamento del bianco, e opzionalmente le griglie guida ed il centro del fotogramma. Ottima anche la livella a due assi, longitudinale e trasversale, visualizzabile nel mirino o nello schermo, che evita foto storte.

Schermo

Ottimo: lo schermo orientabile è altrettanto valido. La sua possibilità di orientamento è molto comoda per riprese dall’alto o dal basso, per i “selfie” e per i video e la funzione touch gli da un qualcosa in più. Non si vede bene, come al solito, in pieno sole, ma in questo caso c’è il mirino anche per i video.

Autofocus

Ottimo: è rapido e molto preciso, non ho quasi mai ottenuto immagini fuori fuoco. Nelle riprese di soggetti in movimento, con la messa a fuoco continua ed a inseguimento (tracking) è sempre efficace anche con la raffica. Durante le riprese video ha funzionato bene. La messa a fuoco manuale, assistita con l’ingrandimento dell’area di interesse e con l’evidenziazione dei contorni (peaking) è molto facile e rapida. La funzione post-focus è utile in particolare per le macro.

Esposizione

Ottima: sempre corretta anche in condizioni difficili. Solo in casi estremi ho dovuto apportare qualche correzione. Per le foto notturne o in ambienti scuri è però necessario compensare l’esposizione con 2/3 o 1 stop in meno. L’automatismo ISO ha sempre funzionato bene consentendo, in Program, di sfruttare l’obiettivo alla massima luminosità ed adeguando la sensibilità in modo da non scendere sotto il tempo di sicurezza adeguato alla focale in uso anche con gli zoom.

Bilanciamento del bianco

Molto buono: in automatismo si è dimostrato quasi sempre corretto.

Qualità d’immagine

Ottimo: la risoluzione è buona e la definizione alta, la resa dei colori con le impostazioni di base molto piacevole e realistica. E’ comunque ampiamente personalizzabile con vari profili colore oltre allo standard, ciascuno di essi regolabile in modo fine. Il rumore è ben contenuto considerando le dimensioni del sensore; si può usare senza problemi fino a 1600 ISO in jpeg e, usando il raw fino a 3200 e a 6400 applicando una leggera riduzione di rumore.

Raffica

Ottimo: raggiunge i 9 fg/s con live view e autofocus continuo, i 16-18 fg/s sempre con AF contino, ma senza live view e 60 fg/s con AF fisso, anche se per pochi secondi. La ripresa foto 6K/4K è un plus molto interessante.

Video

Ottimo: ha delle ottime capacità di ripresa video come tutte le Panasonic. La qualità delle riprese è ottima,la messa a fuoco funziona senza incertezze. La durata della ripresa è elevata.Interessante la possibilità di estrarre dai video 4k singoli fotogrammi da 8 Mpx.

In conclusione la G9 è un’ottima fotocamera, di livello anche professionale, particolarmente adatta alle riprese veloci, ma valida per tutti i generi fotografici e per le riprese video
Panasonic in realtà offre due fotocamere in questa fascia, una la GH5 più specializzata per i video e la G9 più per le foto, ma in entrambi i casi si tratta di ottime fotocamere.

Il prezzo è per quanto offerto conveniente.

Pregi

– ottima costruzione e finitura
– ottima qualità d’immagine
– stabilizzazione molto efficace
– ottima raffica
– otturatore meccanico e elettronico
– ottime capacità di ripresa video anche in 4K
– comandi completi, comodi e facilmente raggiungibili
– Quick menu molto comodo e pratico
– ottimo mirino elettronico
– schermo touch orientabile
– ampia gamma di obiettivi di qualità
– obiettivi compatti e leggeri
– possibilità di personalizzazione elevate
– possibilità di montare moltissimi obiettivi di altre fotocamere

Difetti

– manca il flash integrato
– autofocus veloce solo con obiettivi Panasonic
– programma di conversione raw, Silkypix, con interfaccia poco amichevole

Alternative

Fujifilm X-T3

Mirrorless con sensore di formato APS (23,6×15,6 mm) da 26 Mpx retroilluminato con tecnologia X-Trans CMOS Fujifilm senza filtro antialias, innesto obiettivi Fujifilm X, autofocus ibrido a rilevamento di fase e di contrasto con 325 punti AF, mirino elettronico con 3,69 Mpx con copertura del 100 € e ingrandimento reale 0,75x, schermo basculabile, velocità di raffica fino a 20 fg/s o 30 fg/s con ritaglio 1,25x, ripresa video 4K e wi-fi. Il corredo obiettivi comprende 26 ottiche Fujinon più 3 Zeiss Touit, e alcuni Samyang manuali. Le dimensioni ed il peso sono contenute, 133x93x59 mm e 539 g.
Costa 1.340 € solo corpo e 1.720 € con lo zoom 18-55/2,8-4,0 OIS.

Fujifilm X-H1

Mirrorless con sensore di formato APS (23,6×15,6 mm) da 24 Mpx con tecnologia X-Trans CMOS Fujifilm senza filtro antialias, innesto obiettivi Fujifilm X, autofocus ibrido a rilevamento di fase e di contrasto con 325 punti AF, mirino elettronico con 3,69 Mpx con copertura del 100 € e ingrandimento reale 0,75x, schermo basculabile, stabilizzazione integrata a “5 assi” sul sensore, velocità di raffica di 14 fg/s, ripresa video C4K e wi-fi e Bluetooth. Il corredo obiettivi comprende 26 ottiche Fujinon più 3 Zeiss Touit, e alcuni Samyang manuali. Le dimensioni ed il peso sono medi, 140x97x86 mm e 673 g.
Costa 1.080 € solo corpo e 1.270 € con l’impugnatura porta batteria VPB-XH1.

Olympus OM-D E-M1 II

Mirrorless con sensore di formato Micro 4/3 (17,3×13 mm) da 20 Mpx, innesto obiettivi Micro 4/3, autofocus ibrido a rilevamento di fase e di contrasto con 121 punti AF, stabilizzazione integrata sul sensore a “5 assi”, mirino elettronico con 2,36 Mpx con copertura del 100 % e ingrandimento reale 0,74x, schermo basculabile, velocità di raffica fino a 60 fg/s, ripresa video C4K e wi-fi. Il corredo obiettivi comprende 29 ottiche Olympus più 38 Panasonic e alcune di altre marche autofocus e manuali. Le dimensioni ed il peso sono contenute, 134x91x67 mm e 574 g.
Costa 1.420 € solo corpo, 2.000 € con lo zoom 14-40/2,8 Pro e 2.450 con il 12-100/4,0 Pro stabilizzato.

Sony A6500

Mirrorless con sensore di formato APS (23,5×15,6 mm) da 24 Mpx, innesto obiettivi Sony E, autofocus ibrido a rilevamento di fase con 425 punti AF e di contrasto con 25, mirino elettronico con 2,36 Mpx con copertura del 100 % e ingrandimento reale 0,7x, schermo basculabile, stabilizzazione integrata sul sensore a “5 assi”, velocità di raffica di 11 fg/s, ripresa video 4K e wi-fi. Il corredo obiettivi comprende circa 48 ottiche Sony E più una trentina di produttori terzi e altri obiettivi a fuoco manuale di Samyang e Zeiss. Le dimensioni ed il peso sono contenute, 120x67x53 mm e 453 g.
Costa 1.100 € solo corpo, 1.640 € con lo zoom 18-105/4,0 e 2.340 € con lo zoom Zeiss 16-70 OIS.

Sony A7 III

Mirrorless con sensore di formato fullframe (36×24 mm) da 24 Mpx, innesto obiettivi Sony FE, autofocus ibrido a rilevamento di fase e di contrasto con 693 punti AF, mirino elettronico con 2,36 Mpx con copertura del 100 % e ingrandimento reale 0,78x, schermo basculabile, velocità di raffica di 10 fg/s, ripresa video 4K, wi-fi e NFC. Il corredo obiettivi comprende 23 ottiche Sony FE più circa 15 di produttori terzi e altri obiettivi a fuoco manuale di Samyang e Zeiss. Le dimensioni ed il peso sono contenute, 127x96x74 mm e 650 g.
Costa 2.100 € solo corpo, 2.280 € con lo zoom 28-75 OIS e 3.390 con il 24-105/4,0 G.

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