Sony A7R II: descrizione e uso

La A7R II come detto è una fotocamera molto compatta per una fullframe. Confrontandola con un’altra mirrorless APS come la Fujifilm X-T1, come pubblicato nella precedente prova dell’A7 si vede che le dimensioni del corpo sono le stesse e solo l’obiettivo, con focale più o meno equivalente e luminosità un po’ inferiore(28-70 f/3,5-5,6 per la Sony e 18-55 f/2,8-4,0 equivalente ad un 27-83) è più grande.
Confrontandole con delle fullframe “vere”, cioè con delle reflex a pellicola come pubblicato nella precedente prova dell’A7R si vede che le dimensioni sono superiori a quelle di una Olympus OM-2, anche a causa dell’obiettivo, pur se si deve dire che quello dell’Olympus è un 28-48 non autofocus. Comunque anche il confronto con una relex autofocus, la Pentax MZ-5n dotata di un 28-200 mm, fa vedere che le dimensioni sono confrontabili, nonostante la mancanza dello specchio e lo zoom con minore escursione focale.
La A7R II differisce poco dal modello precedente e le differnze si concentrano essenzialmente sull’impugnatura più pronunciata.

Descrizione e comandi

La A7R II è una fotocamera fullframe con le dimensioni ed il peso di una mirrorless Micro 4/3 o APS e già questa opera di miniaturizzazione di Sony fa un’ottima impressione. Il corpo ha un’estetica piacevole con spigoli vivi tranne nell’impugnatura che è arrotondata. L’aspetto è comunque quello di una reflex e solo lo spessore più ridotto fa capire che non si tratta di una piccola reflex APS. Il mirino quindi, pur essendo elettronico, sporge al centro sopra il corpo macchina. Questo è costruito totalmente in lega di magnesio, protetto da polvere ed acqua. L’impugnatura e la parte destra posteriore dove sono i comandi è rivestita di materiale morbido zigrinato antiscivolo. Lo schermo pur essendo orientabile in alto e in basso non sporge quasi per niente dalla parte posteriore. Si può ribaltare in alto fino a 90° e in basso fino a 45°, ma non in avanti.
La A7R II è venduta solo corpo. L’obiettivo standard, con cui conviene dotarla, lo Zeiss 24-70 mm f/4,0, ha dimensioni in proporzione meno contenute di quelle del corpo macchina, anche se non eccessive, ma si deve considerare che copre il formato fullframe e di conseguenza il diametro delle lenti e le dimensioni devono essere adeguate a questo formato. In alternativa ho provato anche lo Zeiss 55 mm f/1,8 di dimensioni più contenute.

Inizio la descrizione dal frontale:

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Sulla sinistra dell’innesto obiettivi (guardando la fotocamera frontalmente) si vede il pulsante di sblocco dell’obiettivo e più in alto, sull’impugnatura, l’illuminatore a led di ausilio per l’autofocus che funziona anche come segnalatore dell’autoscatto. Sopra questo la ghiera di comando anteriore.

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Sulla calotta superiore si vedono al centro la sporgenza del mirino con la slitta porta accessori per un flash esterno. A destra la manopola delle modalità di funzionamento: P Program, A priorità dei diaframmi, S priorità ei tempi, M manuale, 1 e 2 per il richiamo di impostazioni personalizzate, filmato, funzione panorama, Scene e Auto. Più a destra due pulsanti personalizzabili, C1 e C2 con dietro la ghiera di compensazione dell’esposizione. Davanti sull’impugnatura il pulsante di scatto, ora posizionato più comodamente che nella A7R, con coassiale l’interruttore di accensione, nella posizione più pratica per la rapidità di funzionamento.

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Nella parte posteriore tutti i comandi sono concentrati sulla destra tranne il pulsante per il richiamo dei menu in alto a sinistra. Al centro si vede il grande oculare del mirino con sopra il sensore per la commutazione automatica fra schermo e mirino. Alla sua destra un pulsante personalizzabile C3 e la ghiera di comando posteriore. La piccola levetta sotto serve per abilitare la messa a fuoco manuale in aggiunta all’autofocus per poter intervenire con delle correzioni. Premendo il pulsante al centro si attiva l’assistenza alla messa a fuoco con l’evidenziazione dei contorni (focus-peaking) e l’ingrandimento dell’immagine quando si aziona la ghiera di messa a fuoco dell’obiettivo. Sotto c’è il  pulsante Fn che attiva un piccolo menu rapido per le principali impostazioni della fotocamera. Poi una ghiera con un pulsante al centro che funziona anche da pad a quattro vie. La ghiera consente di navigare nei menu e scegliere le opzioni. Premendola in alto e in basso e dai lati svolge le seguenti funzioni, a partire dall’alto in senso orario: scelta delle informazioni visualizzate sullo schermo o nel mirino, sensibilità Iso, scelta personalizzabile e modo di scatto (singolo o continuo) e autoscatto. Infine chiudono la serie il pulsante per la revisione delle foto e quello per cancellarle che durante il funzionamento in ripresa può essere personalizzato (C4) e per default serve a scegliere la modalità di misurazione esposimetrica.

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Sul lato destro si vede il pulsante rosso per la ripresa video, piuttosto scomodo. Sotto c’è l’alloggiamento per la scheda di memoria ricoperto da uno sportellino.

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Sul lato sinistro ci sono le prese USB e HDMI e quelle per cuffia e microfono ricoperte da uno sportellino.

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Nella parte inferiore troviamo l’inesto per il treppiedi coassiale con l’obiettivo e uno sportello che protegge l’alloggiamento della batteria ricaricabile agli ioni di litio.

In dotazione, insieme alla macchina sono forniti:

– batteria ricaricabile FW50
– caricabatteria con cavo da collegare direttamente all’ingresso USB della fotocamera
– un cavo USB
– la cinghia a tracolla
– il coperchio per l’innesto obiettivi, e quello per la slitta accessori
– il manuale di istruzioni plurilingue

Come accessori sono disponibili:

– impugnatura verticale portabatteria
– telecomandi e comandi via cavo
– due adattatori per obiettivi Alpha LA-EA1 per obiettivi APS e LA-EA3 per quelli fullframe che mantengono l’autofocus solo con gli obiettivi SAM/SSM e LA-EA2, per APS e LA-EA4 per fullframe dotati di un autofocus interno e molto costosi che la mantiengono l’autofocus con tutti gli obiettivi Alpha.

Principali menu

Uso in pratica

Per la prova ho avuto a disposizione una A7R II dotata dell’obiettivo Zeiss 24-70/4,0 stabilizzato e dello Zeiss 55 mm f/1,8.

Con lo zoom 24-70 l’insieme macchina-obiettivo è abbastanza leggero, più o meno come una mirrorless Micro 4/3 o APS. La macchina è molto maneggevole e compatta e non è molto pesante da trasportare, a differenza delle reflex fullframe, anche le più piccole.
Usarla è piacevole e consente di effettuare i più diversi tipi di riprese senza problemi. Contribuiscono a questo le sue numerose caratteristiche positive: mirino, schermo, comandi, autofocus.

Il mirino è di ottima qualità, con una risoluzione adeguata di 2,36 Mpx. La sua copertura è del 100 % con un ingrandimento reale di 0,78x (superiore a quello di una reflex fullframe). E’ luminoso (la luminosità è regolabile) e non presenta scie o perdite di nitidezza se si muove velocemente l’inquadratura. Consente di vedere il risultato delle regolazioni prima dello scatto.

Lo schermo da 3″ con 1.230.000 pixel ha un’elevata nitidezza, ma come tutti gli schermi non consente una visione ottimale in condizioni di forte illuminazione, specialmente in controluce.

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Comoda la possibilità di ribaltarlo verso l’alto e verso il basso, utile su treppiede o se si vuole fotografare senza farlo vedere, anche se non si ribalta completamente in avanti per i “selfie”.

Il corpo macchina, realizzato in lega di magnesio è ben finito. I comandi sono ben disposti e permettono agevoli regolazioni in tutte le modalità di scatto, grazie anche alle due ghiere disponibili. L’unico comando scomodo è quello per la ripresa video, posto quasi sul fianco destro e difficle da trovare e da azionare col pollice se si vuole usare il mirino.

La A7R II è dotata di un otturatore meccanico che funziona in modo classico con l’apertura della prima tendina per iniziare l’esposizione e la chiusura della seconda per terminarla. A differenza però della precedente A7R nella versione II è possibile sostituire la prima tendina meccanica con quella elettronica come sulla A7, evitando così la chiusura e riapertura della prima tendina prima dell’esposizione, cosa che nell’A7R causava rumore e sopratutto produceva  vibrazioni con possibilità di micromosso.

La messa a fuoco è una delle grandi novità della A7R II. E’ del tipo ibrido, a rilevamento di fase con 399 punti sul sensore che coprono il 45 % dell’area inquadrata e si aggiungono alle 25 aree (più che punti) a rilevamento di contrasto. Questo consente grazie alla elevata velocità di lettura del sensore retroilluminato una messa a fuoco veloce anche per soggetti in movimento ed un efficace inseguimento del soggetto (tracking). Ugualmente l’autofocus è efficace per le riprese video sfruttando il sistema Fast Hybrid AF.
I punti AF sono selezionabili automaticamente o singolarmente in modo manuale. In alternativa si può scegliere la messa a fuoco a zone selezionabili nell’inquadratura, solo sull’area centrale, oppure spot su un punto ristretto in qualunque parte dell’inquadratura, spostabile con la ghiera superiore e regolabile in dimensione con la ghiera posteriore. Sono anche disponibili le funzioni Eye AF che per le foto di ritratto è in grado di individuare e mettere a fuoco l’occhio più vicino del soggetto e la funzione Lock-on-AF che può individuare un soggetto in movimento e restringere ad esso l’area di messa a fuoco per seguirlo mantenendolo nitido. La messa a fuoco può essere singola AF-S, continua AF-C e manuale. E’ disponibile anche una modalità DMF che consente, dopo la messa a fuoco automatica, di intervenire manualmente. Nella messa a fuoco manuale una parte dell’inquadratura viene ingrandita per agevolarla e si attiva la funzione di evidenziazione dei contorni (focus peaking) a fuoco, con possibilità di scegliere il colore; si possono regolare l’ingrandimento con la ghiera superiore e spostare l’area con la ghiera posteriore. Veramente comodo. Quando c’è poca luce si attiva automaticamente l’illuminatore ausiliario.
In pratica l’autofocus è molto preciso e ha dimostrato una buona velocità anche per soggetti in movimento veloce. Non ha mai mancato la messa a fuoco anche in condizioni di pochissima luce. Per i soggetti in movimento veloce anche in raffica ha risposto bene quasi sempre, mancando solo la messa a fuoco in pochissimi casi e recuperandola nello scatto successivo. Nelle riprese video la messa a fuoco è continua. E’ abbastanza precisa e non dimostra incertezze e perdite di fuoco.
Un grande progresso rispetto alla precedente A7R che nell’autofocus aveva il suo punto debole, anche se ancora non è al livello delle migliori reflex professionali per l’uso in foto sportive. Aspetto per questo di provare la nuova A99 II.

L’altra novità della A7R II è la stabilizzazione a “5 assi” sul sensore, per la prima volta su una mirrorless fullframe. Questa lavora in sincronia con quella sull’obiettivo, se presente. Per la sua efficacia vedere la pagina delle prestazioni.

La modalità di funzionamento si sceglie tramite la manopola di comando sulla calotta. L’esposizione può essere totalmente automatica in Auto. In questo caso la fotocamera esegue tutto automaticamente compresa la selezione della scena. Volendo è possibile selezionare manualmente la scena fra quelle disponibili. In alternativa si può usare il programma P, eventualmente impostando la sensibilità Iso se non è su Auto  premendo e ruotando la ghiera di comando posteriore. La compensazione dell’esposizione può essere modificata con l’apposita ghiera dedicata; le impostazioni del programma possono essere modificate con le ghiere superiori anteriore o posteriore senza variare l’esposizione. Le priorità ai tempi o diaframmi si usano regolando il relativo parametro con una delle ghiere superiori. Infine l’esposizione manuale nella quale si regolano i tempi e i diaframmi alternativamente con le due ghiere e gli Iso come visto precedentemente, facendo riferimento ad una scala graduata, sullo sullo schermo o nel mirino, che indica l’esposizione corretta e la sovra o sottoesposizione; in questo caso se la sensibilità Iso è su auto questa viene variata per ottenere l’esatta esposizione con il tempo e il diaframma scelto, funzionando come una priorità combinata tempi/diaframmi. La sovra o sottoesposizione in tutte le modalità è indicata sulla ghiera e da una scala graduata a 1/3 di EV fino a +/- 3 EV. In modalità Iso Auto la macchina regola il tempo minimo di scatto in funzione della lunghezza focale impostata sull’obiettivo e, coadiuvata dallo stabilizzatore sul sensore e, se presente sull’obiettivo, consente di evitare foto mosse (per soggetti statici!). La lettura esposimetrica può essere valutativa, con prevalenza al centro o spot.
L’esposizione si è dimostrata sempre corretta anche in situazioni difficili e in controluce. Di notte e in ambienti piuttosto bui invece è preferibile sottoesporre di almeno uno stop rispetto alla misurazione valutativa, come in quasi tutte le fotocamere, per non avere foto troppo chiare e che non rispecchiano l’atmosfera del soggetto.
Si possono scegliere vari stili per le foto oltre allo standard con la funzione “Stile personale” con la quale si possono selezionare diversi profili: vivace, neutra, trasparente, cupa, chiara, ritratti, paesaggi, tramonto, scena notturna,foglie d’autunno, bianco nero, seppia. Si possono regolare, con la ghiera posteriore, il contrasto, la saturazione e la nitidezza. Naturalmente tutte queste regolazioni valgono per le foto salvate in jpeg, quelle raw devono essere regolate durante la fase di conversione sul pc. Possono essere usati in tutte le modalità di funzionamento regolando l’esposizione, i tempi e diaframmi e la sensibilità a differenza della modalità scene che è automatica.

E’ possibile poi scegliere numerosi effetti speciali, fotocamera giocallolo, High e Low key, foto d’epoca, pop, monocromatico ed altri.

La fotocamera dispone anche di un’ottima funzione “panorama” che consente di riprendere automaticamente scene panoramiche in orizzontale o verticale.

Esiste anche una funzione DRO per ottimizzare la gamma dinamica, schiarendo le ombre, regolabile su più livelli e una funzione HDR automatica che scatta 3 foto in sequenza (meglio usare un treppiede) fondendole automaticamente in una foto ad alta dinamica (solo jpeg).

Il bilanciamento del bianco può essere automatico che da quasi sempre buoni risultati, oppure su 10 diversi valori prefissati compreso uno per foto subacquee (si richiede una custodia impermeabile!). E’ possibile anche effettuare e memorizzare tre tarature personalizzate ed effettuare una regolazione in gradi Kelvin.

La sensibilità Iso può essere regolata automaticamente o manualmente, a passi di 1/3 EV, da 50 a 102400 Iso. La regolazione automatica, come detto, tiene conto della focale dell’obiettivo, anche di quella impostata sullo zoom.

Le foto possono essere salvate in formato 3:2 o 16:9 e in varie dimensioni, L a 42 Mpx, M a 18 Mpx, S a 11 Mpx e possono essere salvate in Jpeg con qualità Extra Fine, Fine o Standard, in raw (ARW) e in raw più jpeg.
La registrazione è effettuata su scheda SD ed è opportuno usarne una con elevata velocità, UHS I o III specialmente se si usa il formato raw. Purtroppo l’alloggiamento per le schede è uno solo e questo è un limite per una fotocamera con caratteristiche professionali. Avere due alloggiamenti per schede non è importante tanto per avere una maggiore quantità di memoria, o per suddividere i raw dai jpeg, ma piuttosto per avere una registrazione duplicata delle foto, importantissima per riprese professionali o critiche. Le schede infatti possono rompersi o non funzionare (succede più spesso di quanto si creda) e questo potrebbe rappresentare un grave danno, anche economico per un professionista.
Anche io ho tremato quando ho effettuato degli scatti assolutamente irripetibili in Val d’Orcia con un meraviglioso arcobaleno e mi sono affrettato a salvare le foto sul computer il prima possibile.

La A7R II non dispone di flash integrato, e non ne viene fornito uno esterno come per altre mirrorless. Sulla sporgenza del mirino è disponibile una staffa per flash esterno da scegliere fra quelli Sony o compatibili.

La A7R II dispone di ripresa a raffica a bassa velocità 2,5 fg/s o alta velocità 5 fg/s. L’esposizione e la messa a fuoco sono regolate scatto per scatto impostando AF continuo o automatico.

La ripresa video consente di riprendere video 4K QFHD a 3840×2160 pixel 30/25p , altra novità dell’A7R II, oppure Full HD a 1920×1080 pixel 60i/50i 60p/50p  o 24p/25pin formato AVCHD o MP4. Durante la ripresa la messa a fuoco può essere automatica o manuale. La ripresa può essere effettuata in totale automatismo, oppure usando le impostazioni a priorità e manuali. E’ disponibile un’uscita audio per cuffia stereo e un ingresso microfono. Per produzioni con audio professionale è disponibile un adattatore (opzionale) con ingressi XLR. E’ infine disponibile un’uscita HDMI per il segnale non compresso 4:2:2 per la registrazione su un dispositivo esterno. La fotocamera, impostata sulla modalità Super 35, non effettua pixel binning. I video sono salvati in formato XAVC S con campionamento 4.2:0 per il salvataggio sulla scheda a 60-100 Mbps per il 4K e 50 Mbps per il Full HD. Inoltre si possono registrare video HD 1280×720 pixel a 120 fg/s. Dispone di time code e usr bit per un’editing preciso e REC control per sincronizzare la fotocamera con un registratore esterno. Si può anche registrare contemporaneamente un video 4K e una copia a più bassa qualità Full HD. Per registrare video 4K è però richiesto l’uso di schede SD particolarmente veloci UHS III da 95 Mb/s.

La fotocamera dispone di connettività Wi-Fi e NFC e può essere controllata remotamente da uno smartphone con l’applicazione Play Memories disponibile per iOs e Android. Sono disponibili anche alcune PlayMemories Camera Apps.

Infine un’osservazione sul caricabatteria: la A7R II è fornita di un alimentatore USB che richiede, per caricare la batteria, che questa sia montata sulla macchina collegata al cavo. Questo preclude l’uso della macchina mentre si carica la batteria. Sony fornisce a parte un caricabatterie esterno, ma sarebbe opportuno che lo fornisse con la macchina come standard.

Nella pratica la A7R II si è dimostrata un’eccellente fotocamera. Con l’obiettivo in dotazione è necessario portarla in una borsa, ma al collo non pesa molto e sicuramente molto meno di una reflex fullframe.
La qualità del mirino e la prontezza di messa a fuoco e di scatto la rendono molto piacevole da usare.  Anche l’accensione, coassiale al pulsante di scatto, è immediata e questo consente di essere pronti immediatamente e di scattare al volo. Quando non ci si vuole fare notare è poi possibile usare lo schermo, inclinato verso l’alto, per inquadrare. In ogni situazione la A7R II è stata all’altezza, esterni, paesaggi, ritratti, interni scuri, ha sempre prodotto foto corrette, piacevoli e perfettamente a fuoco.
Quello che colpisce maggiormente però è guardare le foto su un grande schermo: la nitidezza ed i dettagli sono eccezionali già con le foto jpeg direttamente dalla fotocamera, ma si può ottenere anche di più salvandole in raw e poi convertendole in tiff, o jpeg con minima compressione se non si deve fare postproduzione, con CaptureOne for Sony scaricabile gratuitamente. Per le foto di paesaggio, ambiente urbano, monumenti è insuperabile, merito anche degli eccellenti obiettivi Zeiss.

Per tutte le foto di prova ho usato il formato 3:2 nativo del sensore.
Le foto sono suddivise in foto di test, scattate a tutte le sensibilità, da 50 a 102400 Iso, in luce naturale di giorno e di notte e in interni ed a vari diaframmi per valutare l’obiettivo, e foto di esempio, come turista, a varie sensibilità a secondo delle situazioni, anche se di giorno sono stati usati possibilmente i 100 Iso. Tutte le foto sono state salvate sia nel formato jpeg come salvato dalla macchina, sia nel jpeg convertito dal raw con il programma fornito da Sony, CaptureOne.

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Prestazioni
Galleria
Conclusioni
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