Panasonic G9 II: prestazioni e conclusione

Sensore

La G9 II è dotata di un sensore Live CMOS di formato M43 (17,3×13 mm) con 25 Mpx. La sua sensibilità varia da 100 a 25600 ISO a passi di 1/3 EV.
Questo sensore usa la tecnologia Dual Native ISO per ottimizzare la qualità d’immagine e ridurre il rumore. In pratica usa due circuiti di amplificazione analogica differenti, uno per le basse sensibilità e uno per quelle più alte. Questo consente di ottimizzare e ridurre il rumore alle alte sensibilità. la commutazione fra queste due curve è automatica.
Per valutarne le caratteristiche e la qualità pubblico oltre alle foto di prova il grafico del rapporto segnale/rumore in funzione della sensibilità e quello della gamma dinamica massima registrabile in funzione sempre della sensibilità.

Rapporto segnale/rumore

In questo grafico è riportato l’andamento del rumore prodotto dal sensore in funzione della sensibilità.
Il rumore viene rilevato fotografando una superficie completamente bianca e convertendo le foto raw così ottenute direttamente in jpeg usando per tutte le fotocamere Adobe Lightroom. In questo modo si uniforma il trattamento di tutti i raw applicando per tutti la stessa compressione jpeg con fattore 100 %.
Per poter confrontare però foto ottenute da fotocamere con diverso numero di pixel tutte vengono ridimensionate alla grandezza di 10 Mpx, adatta per una stampa A4 (circa 21×30 cm).
La curva di rumore della Sony A7 III è il riferimento. Inoltre riporto anche le curve della Fujifilm X-T5.
L’andamento della curva di rumore della G9 II mostra un rapporto segnale/rumore superiore a quello della Sony A7 III di circa 1 stop fino a 1600 ISO e di 1,5 per le sensibilità superiori. Rispetto alla Fujifilm X-T5 (da 40 Mpx) la differenza è di 0,5 stop fino a 3200 ISO e di uno o più oltre questa sensibilità. Il tutto è in linea con quello che ci si può aspettare in base alle dimensioni dei rispettivi sensori.
Foto da raw senza riduzione di rumore
Nelle foto di prova raw il rumore si inizia a percepire a 800 ISO in forma molto fine che non disturba. A 1600 ISO invece è visibile e inizia ad essere necessaria la sua riduzione, almeno per quello colore. Oltre questa sensibilità è necessario ridurre il rumore colore e, in parte anche quello di luminanza.
Foto da raw con riduzione di falsi colori

Eliminando il rumore dovuto ai falsi colori, senza toccare quello di luminanza (cosa che influirebbe sulla nitidezza), le cose migliorano. Le foto a 1600 ISO presentano solo dei finissimi puntini scuri, simili alla grana della pellicola; in quelle a 6400 ISO la “grana” è più visibile, ma potrebbe essere accettabile senza pregiudicare la nitidezza con una riduzione del rumore di luminanza. Oltre il rumore è alto e va ridotto.

Foto da raw con riduzione di rumore
A 1600 e 3200 ISO si può rimuovere quasi del tutto l’effetto “grana” senza pregiudicare la nitidezza, mentre a 6400 si riesce a ridurlo con però una perdita di nitidezza. Oltre non è possibile eliminare completamente e la perdita di nitidezza è evidente.
Foto da raw senza riduzione di rumore a 10 Mpx
In questo caso si guadagna meno di 1 stop e il rumore, percepibile a 1600 ISO è inferiore, ma ancora visibile.
Foto da raw con riduzione di falsi colori a 10 Mpx
Eliminando i falsi colori le foto a 1600 e 3200 ISO sono abbastanza pulite ed accettabili, mentre per quelle a sensibilità più alta è sempre necessaria una riduzione anche del rumore di luminanza.
Foto da raw con riduzione di rumore a 10 Mpx
Con la riduzione di rumore le foto a 6400 ISO sono accettabili con però una perdita di nitidezza. Oltre non è possibile eliminare completamente il rumore e la perdita di nitidezza.
Foto jpeg originali

Le foto jpeg originali sono pulite fino a 1600 ISO senza perdita di nitidezza, poi il rumore è eliminato al prezzo di una progressiva ed eccessiva perdita di nitidezza.

In conclusione con la G9 II si può scattare fino a 1600 ISO senza problemi accettando un minimo rumore. Oltre è necessario usare il raw ed applicare una riduzione di rumore con foto buone fino a 6400 ISO. Oltre questa sensibilità le foto perdono di nitidezza e la sensibilità di 25600 è praticamente inutilizzabile.
Complessivamente un risultato discreto, ma normale per un sensore M43.

Dual ISO

Per verificare l’effetto della doppia curva di sensibilità del sensore ho scattato a tutte le sensibilità, da 100 a 25600 ISO, a luce costate, cioè con la stessa esposizione determinata per la sensibilità di 1600 ISO salvando le foto in raw. Ho poi corretto l’esposizione nella conversione in jpeg da +/- 4 stop rispetto a quella di scatto corretta per 1600 ISO. In questo modo si vede che il rumore più ridotto è a 500 ISO, sensibilità nativa più alta del sensore, a cui è inferiore a quello a 100 ISO ed a tutte le sensibilità inferiori.
Inoltre in questo modo si vede anche che il rumore è sempre costante per tutte le sensibilità superiori. Infatti il rumore dipende dalla quantità di luce ricevuta dal sensore. La gamma dinamica però diminuisce all’aumentare della sensibilità.
Se la luce si riduce, e quindi per ottenere un’esposizione corretta si aumenta la sensibilità il rumore aumenta perché al sensore arriva meno luce.
Pubblico le foto scattate a luce costante in una situazione di forte contrasto che richiede un’alta gamma dinamica, sia le originali che quelle corrette per la giusta esposizione.

Gamma dinamica

La gamma dinamica misura la massima differenza di luminosità, fra ombre e luci, registrabile dal sensore prima di arrivare alla saturazione. Nel grafico sono riportate la massima differenza di luminosità in sottoesposizione e sovraesposizione, rispetto all’esposizione misurata dall’esposimetro della fotocamera, alle quali è ancora possibile distinguere dei dettagli nelle ombre e nelle luci, la loro somma che corrisponde alla gamma dinamica complessiva registrata dal sensore, e la gamma dinamica della Sony A7 III come riferimento. La gamma dinamica è espressa in valori EV con un intervallo minimo di 1/3 EV.
Con il grafico della gamma dinamica si vede bene l’effetto della doppia sensibilità base del sensore. La gamma dinamica da 100 a 400 ISO è uguale a quella del riferimento, 12 stop, e leggermente in calo. Poi a 500 ISO ha un aumento, a 800 ISO è di quasi 13 stop e da lì è superiore a quella della A7 III di almeno 2/3 di stop.
Un’ottima prestazione per il formato.

Per verificare anche in pratica la gamma dinamica ho scattato delle foto in esterni, tutte alla stessa sensibilità di 100 ISO, partendo da un valore corretto di esposizione e poi sottoesponendo o sovraesponendo fino a 5 stop. La conversione dei raw è stata effettuata con Lightroom perché è l’unico software che arriva a +/- 5 stop di compensazione dell’esposizione.

In sottoesposizione si può compensare bene con un’ottima resa della gamma tonale fino a -5 stop; in questo caso si rivela però un rumore eccessivo. A – 3 stop il rumore è appena percepibile ed accettabile anche al 100 % mentre fino a -2 stop non è assolutamente percepibile e non si ha nessuna conseguenza sulla qualità dell’immagine.
In sovraesposizione invece si può recuperare fino a +2 stop, poi la perdita nelle alte luci è irrecuperabile e le foto diventano sempre più grigie e prive di colore.

Invarianza ISO

Con questo termine si intende la capacità di alcuni sensori di accettare una sotto esposizione in ripresa e una correzione durante la conversione da raw senza che l’immagine mostri un rumore eccessivo. Ciò permette di recuperare il dettaglio nelle ombre e non bruciare le alte luci senza usare l’HDR e di correggere eventuali errori di esposizione.
Per la prova ho esposto una foto in esterni in poca luce per l’esposizione corretta a 12800 ISO e poi ho ridotto la sensibilità, mantenendo costante l’esposizione, fino a -5 stop, cioè 400 ISO, infine ho convertito l’immagine con Lightroom correggendo l’esposizione.

Nella foto esposta a -5 stop il rumore è più alto di quella esposta correttamente. A – 3 stop il rumore è uguale a quello con l’esposizione corretta. Lo stesso avviene ovviamente con sottoesposizioni inferiori.
Il sensore della G9 II quindi dimostra una buona invarianza ISO e consente di sottoesporre, per scelta o per errore, fino a -3 stop senza conseguenze per la qualità d’immagine.

Autofocus

Il nuovo autofocus a rilevamento di fase ha prestazioni molto migliori del precedente DFD. Per i soggetti statici è veloce e preciso e non ha mai fallito la messa a fuoco anche in condizioni difficili, controluce o foto notturne, la sua sensibilità infatti arriva a -4 EV. Particolarmente valida è la messa a fuoco sul viso e sugli occhi che l’autofocus individua sempre correttamente identificando la persona o l’animale e il viso con un rettangolo giallo e sovrapponendo una croce azzurra sull’occhio a fuoco. Questa funzione è disponibile anche in AFC e si rivela veramente utile nelle foto di ritratto dando notevole sicurezza a chi scatta. La messa a fuoco manuale, assistita con l’ingrandimento dell’area di interesse e con l’evidenziazione dei contorni è molto facile e rapida.
Il miglioramento notevole si ha per i soggetti in movimento veloce. Nel mio consueto set di prova riprendendo con il Leica 25-50/1,7 e con l’Olympus 40-150/2,8 entrambi alla massima focale (100 e 300 mm equivalenti) e massima apertura f/1,7 o f/2,8, tempo 1/2000 soggetti in movimento veloce (auto) ho scattato 1064 foto tutte perfettamente a fuoco. Anche scattando a treni in accelerazione, con il 25-50 a 50 mm f/1,7, le 480 foto scattate sono risultate tutte a fuoco.
Nelle riprese video la messa a fuoco è precisa, e non dimostra incertezze, anche se per i video di qualità è preferibile usare la messa a fuoco manuale.

Stabilizzazione

La Panasonic usa la stabilizzazione sul sensore a “5 assi” in aggiunta quella ottica negli obiettivi quando presente. Questa stabilizzazione utilizza la tecnologia Dual IS II che le consente di collaborare con quella eventualmente presente sugli obiettivi.
Il vantaggio della stabilizzazione sul sensore è che funziona con tutti gli obiettivi, anche i focale fissa di solito non stabilizzati e gli obiettivi di altre fotocamere montati con anelli adattatori.
Per valutare l’efficacia della stabilizzazione ho usato il Leica 25-50/1,7 alla massima focale di 50 mm, 100 mm equivalente.
Ho effettuato gli scatti partendo dal tempo di scatto di 1/200. superiore al tempo minimo di sicurezza di 1/100 e aumentandolo progressivamente di uno stop fino ad arrivare ad 1,3 secondi, 8 stop.
Fino a 1/6 di secondo, 4 stop sul tempo di sicurezza, ho ottenuto foto sempre nitide, mentre a 0,3 e 0,6 secondi ( 6 stop) alcune foto sono nitide ed altre presentano tracce di mosso. Senza stabilizzazione solo le foto a 1/200 sono perfettamente nitide.
In conclusione con la stabilizzazione si ottiene un guadagno fino a 4 stop e fino a 6 stop effettuando più scatti. Un buon risultato.

Obiettivi

La G9 II è dotata di innesto obiettivi M43. queto vuol dire che può montare tutti gli obiettivi per M43 disponibili, indipendentemente dal produttore, mantenendo tutti gli automatismi previsti. Ricordo che il fattore moltiplicativo degli obiettivi M43 è 2, quindi per conoscere la focale equivalente in termini di formato 35 mm o fullframe basta raddoppiare la focale reale.
Con la G9 II ho avuto a disposizione gli zoom Leica DG Vario-Summilux 10-25/1,7 e Leica DG Vario-Summilux 25-50/1,7.
Nota importante sulla risoluzione:
il sensore da 25 Mpx della G9 II in formato 3:2 produce foto che sul lato orizzontale hanno 5776 pixel. Questo significa che la risoluzione orizzontale massima teoricamente ottenibile è 5776:2= 2888 linee. I sensori con filtratura Bayer, come questo, però non riescono mai ad arrivare alla massima risoluzione teorica, anche senza filtro antialias, a causa dell’interpolazione necessaria per ricostituire l’immagine e si fermano mediamente al 70 % di tale valore, circa 2000 linee.

Leica Vario-Summilux 10-25 mm f/1,7

Questo obiettivo è uno zoom grandangolare di alta luminosità, equivalente ad un 20-50 mm. Il diaframma equivalente, ai fini della profondità di campo è f/3,4. E’ adatto a paesaggi, ambiente urbano, gruppi, eventi, interni e anche strada, in cui è solo un po’ penalizzato per le sue dimensioni e peso. Infatti a causa della sua luminosità, elevata e costante, ha le dimensioni ed il peso di un 24-70/2,8 per fullframe. E’ protetto da polvere ed acqua.
E’ composto da 17 elementi in 12 gruppi con 3 lenti asferiche, 4 ED e 1 UHR. Il diaframma ha 9 lamelle e si chiude fino a f/16. Ha un diametro di 87,6 mm, una lunghezza di 128 mm e un peso di 690 g. Mette a fuoco fino a 26 cm con un ingrandimento 0,28x.
Costa 1.999 €.
Risoluzione
Riporto le misure della risoluzione orizzontale relative all’accoppiata obiettivo sensore per le focali 10, 14 e 25 mm.
La risoluzione è buona al centro da tutta apertura f/1,7 a f/8,0 a tutte le focali, poi decade leggermente a f/11 e pesantemente a f/16 a cui è solo discreta. I bordi sono inferiori, discreti fino a f/2,8 e buoni, ma un po’ inferiori rispetto al centro fino a f/8,0; poi seguono il decadimento del centro.
Distorsione
La distorsione è a 10 mm, 5,2 % barilotto, 3,6 % a 14 mm, sempre  a barilotto e scompare a 25 mm, corretta automaticamente dalla fotocamera o dal software di conversione da raw.
Vignettatura
La vignettatura a 10 mm f/1,7 è 1 stop, 0,9 a f/2,0, 0,7 a f/2,8 e 0,3 a f/4,0; a 14 mm è 0,7 stop fino a f/2,8 e 0,3 a f/4,0; a 25 mm è 1 stop a f/1,7,0,7 fino a f/2,8 e 0,3 a f/4,0, compensata dalla fotocamera o dal software per la conversione raw.
Un ottimo comportamento per uno zoom molto luminoso con una risoluzione che si mantiene buona dalla minima alla massima focale e abbastanza uniforme fra centro e bordi sfiorando al centro il massimo consentito dal sensore. E’ opportuno però non chiudere il diaframma oltre f/11.
E’ altamente raccomandato come zoom grandangolare per la G9 II, anche se il suo prezzo è elevato.

Leica Vario-Summilux 25-50 mm f/1,7

Questo obiettivo è uno zoom dal normale dal tele ad alta luminosità, equivalente ad un 50-100 mm. Il diaframma equivalente, ai fini della profondità di campo è f/3,4. E’ adatto a ritratti, dettagli, eventi, cerimonie  e in generale a foto a luce ambiente i. A causa della sua luminosità, elevata e costante, ha dimensioni ed peso consistenti.
E’ composto da 16 elementi in 11 gruppi con 1 lente asferica, 3 ED e 1 UHR. Il diaframma ha 9 lamelle e si chiude fino a f/16. Ha un diametro di 87,6 mm, una lunghezza di 128 mm e un peso di 654 g. E’ protetto da polvere ed acqua.
Mette a fuoco fino a 28 cm a 25 mm e a 31 cm a 50 mm con un ingrandimento 0,42x. Il barilotto si allunga leggermente durante l’escursione dello zoom.
Costa 1.999 €.
Risoluzione
Riporto le misure della risoluzione orizzontale relative all’accoppiata obiettivo sensore per le focali 25, 35 e 50 mm.
La risoluzione è buona al centro da tutta apertura f/1,7 a f/8,0 a tutte le focali, poi decade leggermente a f/11 e pesantemente a f/16 a cui è solo discreta. I bordi sono leggermente inferiori, quasi buoni fino a f/2,8 e buoni, ma un po’ inferiori rispetto al centro fino a f/8,0, apertura a cui pareggiano il centro; poi seguono il decadimento del centro.
Distorsione
La distorsione è a 25 mm, 2,1 % barilotto, nulla a 35 mm e 0,7 % a cuscinetto a 50 mm, corretta automaticamente dalla fotocamera o dal software di conversione da raw.
Vignettatura
La vignettatura a 25 mm f/1,7 e f/2,0 è 0.9 stop, 0,6 a f/2,8 e 0,3 a f/4,0; a 35 mm è 0,6 stop fino a f/2,8 e 0,3 a f/4,0; a 50mm è 0,3 stop fino a f/2,0 e assente a f/2,8 e f/4,0, compensata dalla fotocamera o dal software per la conversione raw.
Anche in questo caso un ottimo comportamento per uno zoom molto luminoso con una risoluzione che si mantiene buona dalla minima alla massima focale e abbastanza uniforme fra centro e bordi sfiorando al centro il massimo consentito dal sensore. E’ opportuno però non chiudere il diaframma oltre f/11.
E’ altamente raccomandato anche se il suo prezzo è elevato.
Come conclusione si può dire che anche in questo caso, come in tanti altri, la risoluzione è limitata più dal sensore che dagli obiettivi infatti entrambi hanno raggiunto il valore massimo di risoluzione consentito da questo sensore di tipo Bayer, come spiegato nella nota iniziale.

Profondità di campo

Una delle caratteristiche degli obiettivi M43 è quella di avere una focale dimezzata, a parità di angolo di campo, rispetto a quelli per fullframe e, di conseguenza, una profondità di campo più ampia, circa doppia, rispetto a quelli. Ciò perché la PDC (profondità di campo) dipende dalla lunghezza focale e dal diametro del diaframma che è più piccolo per una lunghezza focale ridotta.
Per verificarlo ho scattato alcune foto con entrambi gli obiettivi provati, alla massima e minima focale ed ad una intermedia, con il diaframma a tutta apertura f/1,7 e chiuso al massimo a f/16. Nelle foto ho messo a fuoco un soggetto vicino per verificare l’effetto sullo sfondo del diaframma aperto  o chiuso.
L’effetto maggiore di sfuocatura dello sfondo si ottiene alle focali più alte, in particolare a 50 mm, molto meno a 10 mm. Si può anche verificare che non c’è differenza fra la foto scattata con il 25-50 a 25 mm e il 10-25 alla stessa focale, entrambi a f/1,7 e f/16.
Per confrontare la PDC di una fotocamera M43 con quella di una fullframe ho anche allestito un apposito set di prova: ho fotografato una scacchiera con i pedoni posti su piani diversi a vari diaframmi.
Per la fullframe ho scattato con una Nikon Z5 e zoom 24-70/4,0 S a 70 mm e diaframmi 4,0, 8,0, 16 e 22; per la G9 II ho usato il 25-50 a 35 mm (70 equivalenti) e diaframmi1,7, 2,0, 4,0, 8,0 e 16.
Dalle foto pubblicate si vede che la profondità di campo della M43 è superiore a quella della fullframe e praticamente a f/2,0 su M43 si ha la stessa PDC che a f/4,0 su fullframe; ugualmente a f/4,0 M43 e f/8,0 fullframe e f/8,0 M43 e f/16 fullframe.
In pratica però si può ottenere un buon effetto sfuocato  per lo sfondo usando grandi aperture di diaframma come si vede  in questi due ritratti scattati a f/1,7 e 50 mm (100 equivalenti) con il 25-50.

Raffica

Le possibilità di scatto a raffica della G9 II sono descritte nella sezione “Uso in pratica”.
Nella pratica per verificarne l’efficacia ho scattato dalle mia consuete postazioni a veicoli in movimento veloce e a treni in accelerazione. Ho usato lo zoom Leica 25-50 alla massima focale, equivalente a 100 mm, apertura f/1,7 e lo zoom Olympus 40-150/2,8 a 150 mm, equivalente a 300 mm, in entrambi i casi a  1/2000 come tempo di scatto e ISO auto che è rimasta quasi sempre su 100. Ho scelto la velocità SH20, già abbastanza alta per la maggior parte degli usi, ma non tale da riempire eccessivamente schede e computer, che consente il live view per poter seguire il soggetto in movimento e autofocus AFC a inseguimento.
la G9 II ha scattato sempre costantemente a 20 fg/s, sia in jpeg che in raw più jpeg con immagini sempre a fuoco.
In situazioni particolari  che lo richiedano si può arrivare a 60 fg/s in SH60, con AFC, per circa 3 secondi o a 75 fg/s in SH75 solo con AFS o messa a fuoco manuale.
In complesso un’eccellente prova al livello delle migliori concorrenti mirrorless che pone la G9 II come una delle migliori fotocamere per effettuare riprese sportive o naturalistiche con teleobiettivi spinti con il vantaggio di usare lunghezze focali inferiori e di conseguenza pesi, dimensioni e prezzi inferiori.

Video

La G9 II pur non essendo specializzata per il video se la cava molto bene anche in questo tipo di riprese.
L’attivazione delle riprese si effettua con il pulsante rosso accanto dietro quello di scatto accanto alla manopola delle modalità di funzionamento, in posizione molto comoda.
Durante le riprese l’esposizione è risultata sempre corretta così come il bilanciamento del bianco. La messa a fuoco è stata efficace ed ha mantenuto bene il fuoco anche usando lo zoom con qualche piccolo aggiustamento risolto rapidamente. L’audio, pur ripreso senza microfono esterno è risultato buono.
Complessivamente la qualità delle riprese è ottima, come in tutte le Panasonic e  può soddisfare anche gli utenti più esigenti.

Galleria

Le foto sono state scattate a Roma.
Prevalentemente ho usato la impostazione automatica della sensibilità che se la luce è sufficiente si imposta a 100 ISO, mentre per le foto in poca luce è arrivata solo fino a una sensibilità di 2000 ISO grazie alla luminosità degli obiettivi usati.
La conversione da raw è stata effettuata con CaptureOne, impostato con i suoi parametri di default con la riduzione di rumore disabilitata fino a 1600 ISO; per le sensibilità superiori è stata lasciata attiva solo la soppressione dei falsi colori.
Le foto presentano un’ottima nitidezza, dettaglio elevato e colori, con il profilo colore standard, saturi e brillanti. Il rumore è contenuto e nelle foto scattate a sensibilità più elevata, pur presente, è visibile solo come grana fine scura che causa meno fastidio che quella a puntini colorati. La nitidezza anche in queste foto rimane buona in quanto il filtro per l’eliminazione dei falsi colori non agisce sui dettagli fini e non degrada la qualità dell’immagine.

Conclusione

Da diverso tempo non provavo una fotocamera M43 perché negli ultimi anni le novità ed il mercato si sono concentrati prevalentemente sulle fullframe. Anche la stessa Panasonic lo ha fatto, ma evidentemente non si è dimenticata delle M43. La prova di questa G9 II ha evidenziato infatti i progressi fatti da Panasonic per questo tipo di fotocamere, autofocus, raffica, qualità d’immagine. Tutto ciò può risvegliare l’interesse per questo formato che offre diversi vantaggi in particolare per la fotografia naturalistica e sportiva. Il fatto di poter usare obiettivi di lunghezza focale dimezzata consente infatti di poter disporre di tele e zoom, anche luminosi, di dimensioni, peso e costo inferiori a quello degli obiettivi dedicati alle fullframe, a parità di angolo di campo inquadrato, in altre parole a focale equivalente. Questo si traduce in una maggiore trasportabilità per chi usa la fotocamera per escursioni a piedi, alpinistiche, in moto o comunque in viaggio, quindi anche per chi fa paesaggi, ambiente urbano, natura ed anche strada. Anche il fatto che la profondità di campo di una M43 sia più ampia di quella di una fullframe, a parità di focale equivalente e di apertura di diaframma, spesso considerato uno svantaggio, in certi casi può essere utile per avere una maggiore nitidezza su un campo più ampio se si è costretti ad usare aperture ampie a causa delle condizioni di luce scarsa.
Tutto questo va bene se però le qualità fotografiche delle M43 sono all’altezza di quanto ci si deve aspettare da una fotocamera attuale e nel caso della G9 II lo sono. La G9 II infatti ha una buona qualità d’immagine, con nitidezza all’altezza delle fullframe da 24-25 Mpx, un ottimo autofocus, una velocità di raffica ai vertici e ottime caratteristiche video. Anche per quanto riguarda costruzione ed ergonomia la G9 II si piazza molto bene, con un corpo robusto, ben costruito e protetto da polvere ed acqua, uguale a quello delle fullframe Panasonic. Lo stesso vale per i comandi che sono i migliori come schema, disposizione, completezza ed usabilità e per il mirino adeguato al livello della fotocamera.
Ci sono ovviamente anche degli svantaggi: a causa del sensore più piccolo rispetto ad una fullframe il rumore si manifesta più facilmente ed in misura maggiore alle alte sensibilità. A questo si può ovviare usando obiettivi di elevata luminosità, come quelli provati, o i tanti altri disponibili per l’innesto M43, che consentano di limitare l’aumento di sensibilità necessario in poca luce.
In conclusione quindi la G9 II è un’ottima fotocamera, adatta a tutti i  generi fotografici, ma particolarmente indicata per l’uso di tele e zoom di media e lunga focale  e anche per riprese video.
Riassumendo:
Costruzione e finitura
Ottimo: il corpo è in lega di magnesio, protetto da polvere ed acqua.
Ergonomia e comandi
Eccellente: i comandi sono ben disposti, facilmente comprensibili e raggiungibili anche con l’occhio al mirino.
Menu
Molto buono: sono chiari e semplici da utilizzare.
Mirino
Buono: ha una risoluzione standard, ma è grande e luminoso.
Schermo
Ottimo: utile la possibilità di orientamento in 3 direzioni e quella di spostare i punti AF al tocco con l’occhio al mirino.
Autofocus
Ottimo: veloce per tutti i soggetti fermi o in movimento anche veloce.
Esposizione
Ottimo: sempre corretta anche in condizioni difficili. L’automatismo ISO ha sempre funzionato bene.
Bilanciamento del bianco
Molto buono: in automatismo si è dimostrato quasi sempre corretto.
Qualità d’immagine
Buono: la risoluzione è buona, l’impressione di nitidezza alta ed i colori in jpeg buoni. Il contenimento del rumore consente di scattare fino a 1600 ISO.
Raffica
Eccellente: raggiunge i 60 fg/s con live view e autofocus continuo, a 75 con AFS ea  20 anche in raw.
Video
Ottimo: ha delle ottime capacità di ripresa video come tutte le Panasonic.
In conclusione la G9 II è un’ottima fotocamera, di livello anche professionale, particolarmente adatta alle riprese veloci e con tele, ma valida per tutti i generi fotografici e per le riprese video.
Il prezzo è per quanto offerto adeguato.

Pregi

– ottima costruzione e finitura
– stabilizzazione efficace
– raffica eccellente
– ottime capacità di ripresa video
– comandi completi, comodi e facilmente raggiungibili
– schermo touch orientabile
– ampia gamma di obiettivi di qualità
– possibilità di personalizzazione elevate

Difetti

– rumore oltre 1600-2000 ISO
– manca il flash integrato
– dimensioni e peso “da fullframe”
– autonomia batteria

Alternative

OM System OM-1 II

Mirrorless con sensore di formato Micro 4/3 (17,3×13 mm) da 20 Mpx Stacked CMOS, innesto obiettivi M43, autofocus ibrido a rilevamento di fase e di contrasto con 1053 punti AF, stabilizzazione integrata sul sensore a “5 assi”, mirino elettronico con 5,76 Mpx ,  copertura del 100 % e ingrandimento reale 0,82x, schermo orientabile in tutte le direzioni, velocità di raffica fino a 120 fg/s anche in raw, ripresa video C4K, wi-fi e Bluetooth. Il corredo obiettivi comprende 44 ottiche Olympus più 45 Panasonic e alcune di altre marche, autofocus e manuali. Le dimensioni ed il peso sono 135x92x73 mm e 599 g.
Costa 2.399 € solo corpo e 2.999 € con lo zoom 12-40/2,8 Pro II.

Fujifilm X-H2S

Mirrorless con sensore di formato APS (23,6×15,6 mm) da 26 Mpx con tecnologia X-Trans Fujifilm Stacked CMOS, innesto obiettivi Fujifilm X, autofocus ibrido a rilevamento di fase e di contrasto con 425 punti AF, stabilizzazione integrata sul sensore a “5 assi”, mirino elettronico con 5,76 Mpx , copertura del 100 % e ingrandimento reale 0,8x, schermo orientabile in tutte le direzioni, velocità di raffica di 40 fg/s anche in raw, ripresa video C4K, wi-fi e Bluetooth. Il corredo obiettivi comprende 46 ottiche Fujinon altrettante di altre marche, autofocus e manuali. Le dimensioni ed il peso sono 136x93x73 mm e 660 g.
Costa 2.399 € solo corpo.

Fujifilm X-T5

Mirrorless con sensore di formato APS (23,6×15,6 mm) da 40 Mpx con tecnologia X-Trans Fujifilm BSI-CMOS, innesto obiettivi Fujifilm X,  autofocus ibrido a rilevamento di fase e  di contrasto con 425 punti AF, mirino elettronico con 3,69 Mpx, copertura del 100 % e ingrandimento reale 0,8x, schermo basculabile, velocità di raffica fino a 15 fg/s o 20 fg/s con ritaglio 1,29x, ripresa video 6K e C4K, wi-fi e Bluetooth. Il corredo obiettivi comprende 46 ottiche Fujinon altrettante di altre marche, autofocus e manuali. Le dimensioni ed il peso sono 130x91x64 mm e 557 g.
Costa 1.779 € solo corpo, 2.449 € con lo zoom 16-50/2,8-4,8 e 2.470 € con il 16-80/4,0 OIS.

Nikon Z5 II

Mirrorless con sensore di formato fullframe (36×24 mm) da 24 Mpx BSI-CMOS, innesto obiettivi Nikon Z, autofocus ibrido a rilevamento di fase e di contrasto con 299 punti AF, mirino elettronico con 3,69 Mpx , copertura del 100 % e ingrandimento reale 0,8x, schermo orientabile in tutte le direzioni, velocità di raffica di 30 fg/s, ripresa video 4K, wi-fi e Bluetooth. Il corredo obiettivi comprende 42 ottiche Nikon Z più circa 30 di produttori terzi e altri obiettivi a fuoco manuale. Le dimensioni ed il peso sono 134x101x72 mm e 700 g.
Costa 1.790 € solo corpo, 2.090 € con lo zoom 24-50, 2.389 con il 24-70/4,0, 2.549 con il 28-75/2,8, 2.690 con il 24-120/4,0 e 2.590 con il 24-200.

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