Canon 650D: uso in pratica

Per la prova ho avuto a disposizione una EOS 650D dotata dell’obiettivo 18-135/3,5-5,6 IS STM fornito normalmente in kit.

La EOS 650D è una reflex di classe medio-economica. Il suo aspetto però la fa apparire una macchina di classe abbastanza elevata e la sua costruzione, di buona fattura, conferma questa impressione quando la si impugna. Le dimensioni sono medie, ci sono reflex più piccole, ma non eccessive e, se potrà apparire grande a chi è abituato alle compatte o alle mirrorless, sono “giuste” per una reflex e consentono un’ottima impugnabilità e un facile accesso ai comandi.
La costruzione come detto, con l’esterno in policarbonato, da una buona sensazione di solidità ed il rivestimento, in parte di materiale rugoso e morbido è piacevole al tatto. Il peso consistente, ma non eccessivo.
Con l’obiettivo usato per la prova, EF-S 18-135 IS STM, l’insieme è equilibrato e facile da trasportare. Naturalmente ci vuole una borsa pronto o fotografica. Il 18-135 è molto adatto come zoom di uso universale e con la sua focale equivalente da 29 a 216 mm consente una buona flessibilità d’azione ed è adatto a quasi tutte le circostanze. Delle caratteristiche e qualità dell’obiettivo parlerò nell’apposita pagina.

I comandi, tutti concentrati sul lato destro, tranne il pulsante per il richiamo dei menu e quello per il richiamo delle informazioni, sono tutti a portata di dita e facilmente raggiungibili e memorizzabili. Molto comodo il pulsante Iso, vicino a quello di scatto e raggiungibile facilmente con l’indice anche con l’occhio al mirino. Basta premerlo e senza continuare la pressione si può variare con la ghiera di regolazione accanto la sensibilità Iso. Veramente comodo e rapido, molto meglio di quello sulla sinistra delle Nikon, difficile da trovare senza spostare la mano dall’impugnatura e che va tenuto premuto per effettuare la regolazione. Altrettanto comoda la leva di accensione con la quale però è necessario ricordarsi di posizionarla sulla posizione video prima di poter riprendere un filmato. Semplice anche la scelta dei punti di messa a fuoco effettuabile con il pollice premendo l’apposito pulsante in alto a destra e poi il pad direzionale. Anche il controllo della compensazione di esposizione è facilmente raggiungibile e dopo averlo premuto la regolazione è immediata con la ghiera sull’impugnatura. Questa serve anche per il program shift e per la regolazione di tempi e diaframmi nelle relative priorità. In manuale una pressione sul pulsante di compensazione commuta la ghiera di regolazione fra tempi e diaframmi. Non è così immediato come avere due ghiere, ma questa soluzione di Canon è abbastanza efficace e non fa rimpiangere troppo la mancanza della seconda ghiera. I comandi azionabili con il pad sono ugualmente immediati e consentono una rapida regolazione di bilanciamento del bianco, autofocus, stili e modalità di scatto. Le regolazioni principali, tempi, diaframmi, Iso possono essere effettuate con l’occhio al mirino. Per le altre è molto comodo richiamare sullo schermo il menu di regolazione rapida e poi effettuarle con questo. Da questo punto di vista quindi l’usabilità della macchina è ottima. Anche il live view si aziona immediatamente con l’apposito pulsante. Solo per le riprese video bisogna ricordarsi di mettere prima la leva di accensione sulla posizione video. L’unica cosa un po’ scomoda è la manopola delle modalità di funzionamento che non gira di 360°, ma ha un fermo a fine corsa, costringendo a rifare tutto il giro nell’altra direzione per tornare indietro. Questo è stato ovviato sulla 700D.

Il mirino a pentaspecchio con copertura del 95 % e ingrandimento reale di 0,53x (0,85x con 50 mm) è abbastanza ampio e luminoso, migliore di altre reflex della stessa categoria. I punti AF coprono una superficie adeguata e sono ben posizionati. Quelli attivi sono visualizzati in rosso al momento della messa a fuoco. Alla sua base sono visualizzate tutte le impostazioni della fotocamera, tempi, diaframmi, sensibilità, compensazione dell’esposizione, WB, modalità di scatto, impostazione flash, blocco AE/AF e conferma messa a fuoco, quindi si può scattare senza distogliere l’occhio dal mirino.

Lo schermo da 3″ con 1.040.000 pixel e rapporto dimensionale 3:2 ha un’elevata nitidezza, ma come tutti gli schermi non consente una visione ottimale in condizioni di forte illuminazione, specialmente in controluce. Lo schermo inoltre è sensibile al tocco, come uno smartphone, e questo facilita la revisione delle foto con il loro scorrimento e ingrandimento come molti ormai sono abituati a fare. E’ possibile, come detto, anche selezionare il punto di messa a fuoco e scattare toccando lo schermo. E’ poi possibile visualizzare un apposito menu che consente di effettuare la maggior parte delle impostazioni della fotocamera direttamente sullo schermo. La sua articolazione consente di orientarlo nella posizione più comoda per riprese dal basso, dall’alto e per i video. Si può anche rivolgerlo verso l’avanti per autoritratti.

La EOS 650D non è dotata di stabilizzatore integrato, ma si affida a quello degli obiettivi. Il 18-135 provato è dotato di stabilizzatore abbastanza efficace visto che anche con tempi relativamente lunghi non ho ottenuto foto mosse. Dalle mie prove ho rilevato che consente di guadagnare circa 3 stop sul tempo di esposizione, come si può vedere dalle foto allegate.

1/2 secondo non stabilizzata
1/2 secondo non stabilizzata
1/2 secondo stabilizzata
1/2 secondo stabilizzata
1/15 di secondo non stabilizzata
1/15 di secondo non stabilizzata

La messa a fuoco è ibrida. Quando si scattano foto usando il mirino reflex è a rilevamento di fase con il sistema autofocus dedicato con 9 punti a croce di cui quello centrale ha una maggiore sensibilità per gli obiettivi con luminosità di f/2,8 o maggiore. In live view o durante le riprese video la messa a fuoco è effettuata dalla parte centrale del sensore con il sistema a rilevamento di fase usando alcuni pixel sdoppiati appositamente disposti e su tutto il sensore a rilevamento di contrasto. La velocità col sistema AF a 9 sensori e l’obiettivo 18-135 STM è fulminea e la messa a fuoco silenziosissima. Non ho misure precise (cosa difficilissima da fare con precisione) ma la sensazione è che sia anche leggermente più rapida di quella della Nikon D7000 con il 18-200 col motore ad ultrasuoni. La messa a fuoco è quindi efficace anche per soggetti in rapido movimento e l’unico limite è quello del ridotto numero di punti AF per il focus tracking. Bisogna però abituarsi al suo comportamento che, se la scelta dei punti AF è automatica, mette a fuoco sempre il soggetto più vicino coperto da un punto AF. Se si vuole una messa a fuoco precisa è quindi bene scegliere il punto centrale, mettere a fuoco premendo a metà il pulsante di scatto (oppure quello di blocco AE/AF se impostato solo sul blocco della messa a fuoco) e poi senza rilasciare il pulsante modificare se necessario l’inquadratura. La messa a fuoco ibrida è invece molto più lenta e questo comporta alcune perdite di fuoco durante le riprese video.
L’unico limite del sistema AF della 650D è l’assenza di una luce di ausilio per la messa a fuoco. Quando è necessaria bisogna sollevare il flash incorporato che funge anche da illuminatore ausiliario, cosa piuttosto scomoda.

L’esposizione può essere totalmente automatica in Smart Auto. In questo caso la fotocamera esegue tutto automaticamente compresa la selezione della scena e dello stile; si possono però selezionare manualmente, dallo schermo touch alcune scene. In modalità CA (creativa automatica) si possono effettuare una serie di impostazioni, sempre selezionandole sullo schermo, compresa quella relativa alla sfocatura dello sfondo (profondità di campo) e richiamare i filtri creativi. In alternativa si possono usare il programma P con la possibilità di cambiare la coppia tempo/diaframma (program shift) con la ghiera di regolazione, le priorità ai tempi o diaframmi o l’esposizione manuale. In questo caso su un’apposita scala viene indicata la differenza fra l’esposizione impostata e quella misurata fino a +/- 3 EV. In tutte le modalità è molto facile regolare la macchina con la ghiera o con i tasti del pad. La sensibilità ugualmente si può regolare con facilità, se non si usa in Auto, premendo il pulsante dedicato e con la ghiera, oppure con il pannello di controllo rapido. In modalità Iso Auto la macchina regola il tempo minimo di scatto in funzione della lunghezza focale impostata sull’obiettivo e, coadiuvata dallo stabilizzatore, se presente sull’obiettivo, consente di evitare foto mosse (per soggetti statici!). La lettura esposimetrica può essere valutativa, parziale o spot.
L’esposizione si è dimostrata sempre corretta sia con molta luce sia di notte anche in presenza di forti contrasti e solo in casi veramente al limite ho dovuto apportare delle correzioni. Come in tutte le Canon si possono scegliere vari stili per le foto: automatico, standard, ritratto, paesaggio, neutro, immagine fedele, monocromo e 3 stili utente.

Le foto possono essere salvate in formato 3:2, 4:3, 16:9 e 1:1 e in varie dimensioni, L a 18 Mpx (per il 3:2), M a 8 Mpx, S1 a 4,5 Mpx, S2 a 2,5 Mpx e S3 a 0,35 Mpx e possono essere salvate in Jpeg con qualità Fine o Normal, in raw (CR2) e in raw più jpeg.

Il flash integrato, come in tutte le reflex tranne le professionali, è piccolo e non molto potente. Va bene per illuminare soggetti vicini, piccoli gruppi o come luce di schiarita in esterni di giorno. Può però comandare altri flash esterni Canon in modalità senza fili. Il tempo di sincronizzazione massimo è di 1/200 di secondo.

La ripresa video consente di riprendere video Full HD a 1920×1080 pixel in modalità MPEG-4 AVC/H.264 con formato di registrazione MOV 30p a 30 (29,97), 25 o 24 (23,976) fg/s. E’ disponibile anche una ripresa con formato HD a 1280×720 pixel 60p a 60 o 50 fg/so VGA a 640×480 pixel. Durante la ripresa la messa a fuoco è continua.. La ripresa può essere effettuata con l’esposizione completamente automatica, oppure regolando manualmente la sensibilità, il diaframma ed il tempo di otturazione e la messa a fuoco.

La EOS 650D dispone di numerose modalità scena, selezionabili in modo automatico (Smart Auto) o manuale e presentate con alcuni suggerimenti per la loro applicazione. Inoltre in modalità CA (Scatto creativo automatico) è possibile modificare la profondità di campo, la modalità di scatto (singolo, continuo) e l’uso del flash. Per ciascuna scena premendo il pulsante Q si visualizza una schermata di controllo rapido che consente di cambiarne alcune impostazioni.
Molte delle funzioni poi possono essere comandate direttamente dallo schermo con il tocco.

Nell’uso la EOS 650D si è dimostrata una fotocamera molto valida. Il suo peso ed ingombro non sono eccessivi e si porta facilmente tutto il giorno senza problemi. Se dotata di un obiettivo come il 18-135 si potranno affrontare quasi tutte le situazioni fotografiche in viaggio, vacanze, eventi, mostre, ecc. senza dover cambiare obiettivo. Il mirino è molto buono e consente un’ottima visione. Quando invece si deve usare lo schermo, come per le riprese video, ci si accorge che ha i soliti difetti di tutti gli schermi: in esterni con il sole si vede poco. L’accensione è immediata. L’interruttore coassiale con la manopola delle impostazioni di funzionamento è facilmente raggiungibile. I comandi sono molto pratici e completi e consentono la maggior parte delle regolazioni con l’occhio al mirino. Molto pratico anche il menu di controllo rapido.

Per tutte le foto di prova ho usato il formato 3:2 nativo dei sensori APS.
Le foto sono suddivise in foto di test, scattate a tutte le sensibilità, da 100 a 25600 Iso, in luce naturale di giorno e di notte e in interni ed a vari diaframmi per valutare l’obiettivo, e foto di esempio, come turista, a varie sensibilità a secondo delle situazioni, anche se di giorno sono stati usati possibilmente i 100 Iso. Tutte le foto sono state salvate sia nel formato jpeg come salvato dalla macchina, sia nel jpeg convertito dal raw con il programma fornito da Canon, Digital Photo Professional e con Adobe Lightroom 4.3.

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