Leica M: impressioni

M-2La scorsa settimana ho partecipato presso il Leica Store La Placa di Roma ad un Leica day promozionale con la possibilità di provare gli ultimi prodotti della famosa casa tedesca, in particolare la M e la Monochrom, e di effettuare degli scatti su un set di posa appositamente predisposto. nelle giornate erano previsti anche alcuni workshop ed un giro fotografico nel quartiere per effettuare qualche scatto guidati da fotografo Franco Pagetti.
Eì stata un’occasione interessante per provare l’ultima novità di Leica la M.
La manifestazione però è iniziata con il tour nel quartiere a caccia di foto originali. Il gruppo abbastanza numeroso di fotografi era dotato di fotocamere Leica, fornite dall’organizzazione, D Lux-6, X2, m e Monochrom. L’unico a non avere una Leica sono stato io. Le macchine a disposizione erano finite ed allora ho usato una Nikon 1 V2 che sto provando, con risultati molto soddisfacenti, anche se forse gli addetti leica non hanno visto la cosa di buon occhio.

Dopo il giro fotografico si è tornati in studio per analizzare più da vicino la tecnologia delle attuali Leica con l’aiuto dei tecnici presenti. E’ stata messa in evidenza in particolare la capacità degli obiettivi Leica di trasferire uniformemente tutto lo spettro della luce visibile, dal rosso al violetto, senza privilegiare particolari frequenze e questo da loro le particolari caratteristiche di qualità che molti apprezzano. E’ stata anche messa in evidenza la grande gamma dinamica della medio formato S2 che consente di registrare senza problemi zone illuminate e altre in ombr anche con un forte contrasto senza perdere dettagli.

Volendo provare poi una Leica ho deciso per la nuova M, una Leica rivoluzionaria che consente il live view, la ripresa video, può montare un mirino elettronico e gli obiettivi Leica R per le reflex della casa, oltre ai suoi M.
Ricordo le sue principali caratteristiche:

– sensore CMOS fullframe da 24 Mpx
– innesto obiettivi Leica M
– mirino a telemetro con cornicette
– possibilità di montare un mirino elettronico
– funzione Live View
–  messa a fuoco con Live View Focus e Focus Peaking
– pieno formato digitale per obiettivi Leica R, con l’Adattatore Leica R per M
– ripresa video Full HD (1080p) a 1920×1080 pixel
– sensibilità da 100 a 6400 Iso
– schermo da 3″ con 920.000 pixel, protezione in vetro Corning® Gorilla®
– elaborazione delle immagini con processore immagine Leica Maestro
– corpo macchina a tenuta di spruzzi
– misurazione dell’esposizione multi-zonale e spot
– dimensioni 139x80x42 mm
– peso 680 grammi

Costa 6.200 € e gli obiettivi hanno prezzi dai 1.400 del Summarit 50/2,5 ai 6.000 del Tri.Elmar trifocale 16-18-21 mm f/4,0.

Per la prova ho scelto un tele da ritratto Summicron 90 mm f/2,0 di elevata qualità.
Ho iniziato a scattare ed è stato un viaggio nel tempo, naturalmente nel passato. Innanzitutto la M funziona solo in priorità del diaframma o in manuale, ma non in priorità dei tempi o in program.
Ho scelto l’esposizione manuale partendo da una sensibilità di 1600 Iso per avere un tempo di scatto adeguato di 1/180 ad evitare il mosso e poi sono passato a 3200 Iso e 1/250 aprendo il diaframma a f/2,0 o f/2,4.
Ho messo poi l’occhio al mirino a telemetro. La sensazione è strana per chi è abituato da molti anni ad usare i mirini reflex. Il mirino è piccolo, si deve inquadrare tenendo conto della cornice che delimita l’area ripresa dall’obiettivo e mettere a fuoco facendo collimare le due immagini sdoppiate appena distinguibili. Questa è la parte più difficile ed è difficile mettere a fuoco con precisione su un punto preciso, nel mio caso gli occhi della modella. Dopo qualche tentativo che ha ottenuto delle foto leggermente sfocate ho chiesto il mirino elettronico per vedere se con questo le cose andavano meglio. Il mirino elettronico può consentire un ingrandimento di 10x della parte che interessa mettere a fuoco così da facilitare l’operazione. Questo ingrandimento però non si attiva automaticamente come in molte altre mirrorless quando si mettono in fuoco manuale e si aziona la ghiera di messa a fuoco. Si deve invece attivarlo azionando un pulsante sul frontale ed una ghiera posteriormente. L’operazione è macchinosa ed anche i tecnici Leica hanno avuto difficoltà a spiegarmela. Qualche tentativo è andato bene,, ma poi ci ho rinunciato, mettendo a fuoco sul mirino senza ingrandimento e poi tenendo invariata la distanza. Alla fine due o tre foto su una ventina sono risultate a fuoco. In pratica la messa a fuoco della Leica M è piuttosto problematica e molto più lenta di quella che si può ottenere con una moderna mirrorless in messa a fuoco manuale, per non parlare poi della rapidità di una reflex o anche della velocissima Nikon 1 V2.
Oltre a questo la operatività globale della macchina mi è sembrata lenta e il tempo di attesa fra uno scatto e l’altro eccessivo. Forse ero viziato dalla V2!
Una volta le Leica erano usate dai fotogiornalisti e dai fotografi di strada per la loro velocità, ma evidentemente questo avveniva molto tempo fa, quando i termini di paragone erano le medio formato tipo Rollei. Non a caso quando i giapponesi, dopo avere tentato di copiare e rincorrere Leica, hanno messo in produzione le reflex hanno avuto grandissimo successo e dilagato anche nel mondo della fotografia professionale e Leica è sopravvissuta solo grazie alla sua tradizione, alla qualità degli obiettivi ed un gruppo di fan affezionati e tradizionalisti.
Quando poi ho esaminato le foto sul pc mi sono accorto che nella maggior parte il bilanciamento del bianco, impostato in automatico, non era corretto, ma la cosa più grave era che variava da foto a foto, con una sola corretta (strano).
Alla fine sono riuscito a selezionare due foto che pubblico a confronto con una fatta nella stessa situazione con la Nikon 1 V2.

Indubbiamente la qualità d’immagine delle due foto Leica è molto elevata, con una nitidezza ed una risoluzione sorprendenti (notare i capelli) cosa che ci si deve aspettare da una fullframe di qualità. Anche la gamma tonale e la dinamica sono elevate e l’incarnato è reso molto bene, anche se nella seconda ho dovuto corrreggere sia il bilanciamento del bianco che la tonalità. Il rumore è praticamente assente, sono scattate a 3200 Iso,  anche con la sua riduzione disattivata. La foto della V2 però, scattata ad una sensibilità inferiore, ha più rumore (anche qui la riduzione era disattivata), ma non sfigura affatto per tonalità e risoluzione ed è stata ottenuta con AF automatico sul punto centrale, molto rapidamente e senza nessuna correzione.

In conclusione la Leica M, pur rivoluzionaria per la casa, è ancora troppo tradizionale ed ancorata al passato e se prima (60 anni fa) era una macchina veloce e pratica oggi è una macchina lenta ed inadeguata a scattare velocemente e con efficacia e richiede un notevole apprendimento prima di potere ottenere buoni risultati. E’ un peccato perchè la qualità di base, sensore ed obiettivi, c’è, ma è contenuta in un corpo che ormai da molto non è al passo coi tempi.
Se Leica facesse qualche ulteriore sforzo, adottando ad esempio un mirino ibrido come la Fujifilm X Pro-1, per non abbandonare completamente il telemetro, l’autofocus ed un ergonomia più pratica e veloce la M sarebbe una fotocamera veramente eccezionale, la migliore delle mirrorless e la prima mirrorless fullframe. Così com’è è destinata ad essere usata dagli affezionati del marchio che pur di scattare con una Leica passano sopra a tanti difetti e fotografando con molta calma e pazienza, come si faceva con la pellicola, riescono ad ottenere buoni risultati, non certo però in foto d’azione o quando serve di scattare velocemente per non perdere l’attimo.

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42 pensieri su “Leica M: impressioni”

  1. Ebbene, io sono un “ultras” della Leica, ma proprio per questo, utilizzo una M3 a pellicola e non comprerei mai (anche se potessi permettermela) la nuova M per fare foto tutti i giorni.
    Hai perfettamente ragione, come al solito, sul problema della lentezza.
    Infatti le Leica dovrebbero essere usate solo con obiettivi di focale più corta, chiudendo un po’ il diaframma e fidando sulla PdC, come si faceva una volta (ricordate? uno dei libri più famosi di Capa si intitola “Slightly out of focus” … e Capa utilizzava una Contax perché più precisa 🙂 ).
    In effetti il 90 f2 è sempre stato un obiettivo difficile con il telemetro (ma anche sulle reflex non scherza), anche sulla M3 a pellicola mi va spesso fuori fuoco a TA, ma ripeto, la Leica non nasce per quell’utilizzo.
    Ricordo che veniva usata anche per foto a teatro (perché molto silenziosa) ma posso immaginare che con il 90 mm diventasse una tortura, poi ai tempi dell’analogico non si ingrandivano molto le foto (con il 35 mm di solito pagina intera del National Geo, che è piccolino) mentre con il digitale si guarda tutto su schermi giganteschi e ad ingrandimenti spaventosi, quindi i difetti di messa a fuoco si ingigantiscono di pari passo.
    Concordo su tutto, si tratta di un bel giocattolo per ricchi e non critico chi se la può permettere perché è come possedere una Ferrari … vale la pena solo per guardarla, ma per andare al supermercato è meglio una Panda, ciao Roberto

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  2. Io comprerei senza ombra di dubbio una Leica M! Nella mia vita ho avuto una M6 e una M8digitale . Credo la nuova Leica M la più veloce fotocamera al mondo, senza compromessi! Perchè? Perchè queste macchine vanno usate con grandangolari e chiudendo il diaframma nella fotografia “veloce” per avere la massima profondità di campo,come si è sempre fatto con le fotocamere Leica M! In questo modo fidatevi non c’è Nikon D4 o Canon eos 1ds che tenga! Il fatto che abbiano sviluppato una così alta qualità (finalmente!) alle alte sensibilità facilita tutto il discorso chiusura maggiore del diaframma che determina maggiore profondità di campo. Poi il fatto che possa essere usata anche con un mirino esterno, che possa finalmente fare anche i video (oggi molto utilizzati per i professionisti) e tutto il resto rende questa fotocamera ancora una volta regina tra le fotocamere anche nel digitale! Non comprate una Leica se avete solo intenzione di mettere a fuoco come si fa con una Canon e Nikon impazzireste! Bisogna entrare in un’altra ottica di fotografare, bisogna fotografare come faceva Henri Cartier Bresson, Elliott Erwitt e molti altri grandi nomi della fotografia.

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    1. Daniele,
      molto interessante il tuo commento.
      Il modo con cui dici che si deve usare la Leica M suscita la mia curiosità, ma mi fa sorgere alcuni interrogativi a cui non saprei dare risposta:
      1) se le Leica M vanno usate senza mettere a fuoco, usando grandangoli, diaframmi chiusi e fidando sull’iperfocale, perchè Leica insiste a dotare le sue macchine di un inutile e costoso meccanismo quale il telemetro?
      2) perchè poi ha dotato la M di una funzione che, quando è abbinata al mirino elettronico, consente di ingrandire l’area di interesse per la messa a fuoco se invece con le Leica non è necessario mettere a fuoco?
      3) perchè Leica produce obiettivi ad altissima luminosità, f/1,4 ma anche f/1,0, e i fotografi li comprano a caro prezzo quando è evidente che a queste aperture la profondità di campo è ridottissima e quindi per avere una foto nitida sarebbe necessario mettere a fuoco, ma le Leica M ” vanno usate con grandangolari e chiudendo il diaframma”. A che serve quindi un obiettivo luminoso. Basterebbero i f/2,8 e anche meno.
      4) sempre con riferimento al fatto che le Leica M ” vanno usate con grandangolari e chiudendo il diaframma” come mai Leica produce anche teleobiettivi per M fino a 135 mm?
      5) sempre con riferimento alle modalità d’uso delle Leica M che ” vanno usate con grandangolari e chiudendo il diaframma” pare che con queste macchine non sarebbe possibile fare ritratti, mettendo a fuoco un viso e sfocando lo sfondo e quindi i tecnici Leica che hanno organizzato una sessione di ritratto per valutare la qualità delle loro macchine sarebbero degli incompetenti?
      6) in tutti i casi in cui si vuole fotografare isolando il soggetto dallo sfondo che si vuole sfocato allora non è opportuno usare fotocamere Leica M visto che ” vanno usate con grandangolari e chiudendo il diaframma “?

      Lasciamo perdere poi Cartier Bresson che aveva un suo stile e genere di fotografia in un periodo storico ormai remoto, quando Leica era l’unica macchina facilmente portatile e per questo la usava, organizzandosi per ottenerne i migliori risultati possibili, facendo di necessità virtù. All’epoca inoltre non c’erano i computer per vedere le foto su schermi da 27” ingrandite al 100 % notando la minima sfocatura o il minimo micromosso, ma si stampava in b/N al massimo al 18×24 e nessuno si accorgeva se le foto erano leggermente sfocate. Quello che contava era il loro contenuto e quello che raccontavano a chi le guardava ed è questo il velore delle foto di Bresson, non il fatto che siano state fatte con una Leica. Chi voleva la qualità però, come Adams, usava le banco ottico di medio formato a lastre.
      Oggi le esigenze si sono molto ampliate e le fotocamere sono ben diverse, molto migliori qualitativamente e molto più efficienti.
      Nel Leica Day a cui ho partecipato, durante il workshop organizzato per i partecipanti a tutti è stata affidata una Leica, dalla D Lux 6 (clone della Panasonic LX-7) alla M e alla Monochrom, io ero l’unico ad avere una Nikon, non una D4, ma una modesta 1 V2. Eppure questa con la sua messa a fuoco ultraveloce mi ha consentito di scattare in giro per la città delle foto che gli altri non hanno potuto fare, tutte perfettamente a fuoco sul soggetto e nitide. Ugualmente nella sessione di ritratto le foto con la V1 sono risultate tutte a fuoco e di ottima qualità, quelle con la Leica M risultate a fuoco erano superiori, peccato che sono state solo due su oltre venti, nonostante che, dopo i primi tentativi senza risultato, non abbia usato il telemetro, ma il mirino elettronico con cui, macchinosamente, si può ingrandire il particolare da mettere a fuoco (il viso del soggetto).
      Capisco che tutto questo è un ragionamento razionale e che non può essere applicato per la scelta di una Leica M che chi la compra fa solo per fede, ma non posso impedirmi di pormi questi ed altri interrogativi.
      Ciao, Francesco

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  3. Ciao Francesco,
    capisco le tue perplessità che erano anche le mie quando non conoscevo come si utilizzava questa fotocamera ma, solo lavorandoci e confrontandomi con nomi importanti della fotografia contemporanea che usano Leica M, ho capito dove sta la grande potenzialità.
    Io ho lavotato in ambito fotogiornalistico per diversi anni e prima ancora ho fatto workshop con fotografi contemporanei che hanno usato o usano Leica quali Francesco Zizola e Alex Majoli , da loro ho appreso come si sfrutta al massimo le potenzialità di questa fotocamera che come qualità degli obiettivi e tridimensionalità delle immagini prodotte non è seconda a nessuno.
    Per sfruttare al massimo la velocità della fotocamera questi fotografi (e anche io) usavano un’ottica fissa grandangolare (nel mio caso un 28 f2,0), impostandola quasi sempre a diaframma f11 se lo permetteva o al massimo f8, giocando quindi sulla sensibilità, grazie alla leva sottostante sulla ghiera della messa a fuoco delle ottiche, ci si abitua a capire in base alla posizione del soggetto o vicino o lontano dall’obiettivo dove farla ruotare, se più a destra o a sinistra (utilizzando sempre la stessa ottica si impara in poco tempo ad intuire le distanze, solitamente i professionisti in ambito fotogiornalistico lavorano con una sola ottica e la conosco in modo così approfondito che è come se avessero un secondo campo visivo oltre i loro occhi). In questo modo la profondità di campo faceva il resto. Questo mi permetteva di avere una velocità di lavoro maggiore di qualunque autofocus (io solitamente lavoro anche con Nikon D3 che come autofocus è uno dei più veloci che il mercato possa offrire) anche perché appena vedevo un soggetto mi bastava girarmi e scattare, per abitudine ed intuito ruotavo la leva della ghiera di messa a fuoco in modo naturale e ultra veloce nella posizione corretta, senza sbagliare come a volte accade con gli autofocus che se non rilevano una zona di contrasto possono andare in crisi.
    Quindi Leica M nasce innanzitutto come fotocamera da strada è in questo ambito e con i grandangolari che questa fotocamera è regina.
    Ma ovviamente il telemetro ha un senso e ancora una volta risulta essere migliore della mia Nikon, soprattutto in situazioni di luce scarsissima. Proprio quando la luce è bassissima (quando dico bassa intendo che anche a malapena l’occhio riesce a percepire la situazione), l’autofocus della Nikon non riesce a mettere a fuoco perché essendoci una situazione buia e quindi di inevitabile mancanza di contrasti, l’autofocus non riesce e anche usando le ottiche manualmente non si riesce ad essere precisi. Mentre Leica con il suo bel telemetro permette, attraverso l’immagine sdoppiata che si riduce ad un’unica immagine attraverso il movimento della ghiera di messa a fuoco, una messa a fuoco perfetta, soprattutto se usiamo dei grandangolari (hanno una profondità di campo maggiore). Scattando poi a diaframmi a tutta apertura come le ottiche ultra luminose Leica hanno, tipo a f2 (nel caso del mio 28mm), mettendo un tempo di 1/8 di secondo (posso usare questi tempi e anche oltre senza rischiare il mosso per la mancanza dello specchio che reflex hanno) sensibilità alta, fino a 3200 iso ( grazie la nuova Leica M si possono raggiungere queste sensibilità con qualità molto elevate) posso ottenere un’immagine che realmente è più luminosa di ciò che il tuo occhio in quella situazione riesce a vedere, ma soprattutto è a fuoco!
    Quindi riassumendo Leica è superiore in velocità a parer mio nell’utilizzo di grandangolari con soggetti anche in movimento ed è superiore in situazione di scarsissima luminosità grazie al telemetro, per il resto concordo che la fotocamera può avere limiti, come ad esempio la fotografia di soggetti in movimento con medio tele o teleobiettivi, in situazioni di luce accettabili, dove i moderni autofocus agganciano il soggetto . In quel caso una reflex è superiore per quanto riguarda l’autofocus, ma non certo per qualità e tridimensionalità delle immagini prodotte, dove le ottiche Leica fanno la differenza.
    Leica dà comunque la possibilità di utilizzare la fotocamera con obiettivi fino al 135mm per una fotografia più riflessiva, senza togliere il fascino di un mezzo intuitivo e tradizionale, oggi poi con la nuova M con appositi adattatori e l’utilizzo del mirino elettronico si può utilizzare l’intero parco ottiche NIKON F, CANON EOS, LEICA R compresi i tele, il video ad alta qualità (tanto criticato dai puristi del marchio o da chi utilizza Leica solo come un feticcio, ma tanto amato da chi, come me, vuole avere un mezzo da lavoro con meno limiti possibili alla creatività, come è sempre stato e sempre dovrebbe essere), la tropicalizzazione, la possibilità del GPS , la qualità alle alte sensibilità paragonabile alla mia D3 e tante altre innovazioni rendono la Leica M finalmente degna del prezzo che viene proposto, forse per la prima volta da quando Leica è passata al digitale.
    Insomma si potrebbe parlare per ore di Leica, su pregi e difetti ma purtroppo la vera differenza la si percepisce solamente se si ha la possibilità di lavorarci con il tempo. La Leica va conosciuta, difficile all’inizio, diversa dalle altre, con una sua personalità e una sua storia unica, una poesia ogni volta che la usi. Le più belle immagini che ho fatto sono proprio con Leica, sento un’anima dentro a quell’insieme di metallo, meccanica ed elettronica, e forse Leica oggi più che mai con questa nuova M rappresenta la massima espressione di tradizione e innovazione.

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    1. Daniele,
      ti ringrazio del bello ed appassionato commento in favore delle Leica M, che però mi conferma quanto ho già detto: la Leica è una fede.
      I tuoi argomenti infatti non mi convincono: tu dici che la Leica M si usa, per fotografia di strada e reportage, con un grandangolo (ok), diaframmata a f/11 per avere una buona profondità di campo e spostando la messa a fuoco più o meno ad occhio a secondo di dove si trova il soggetto. Ma questo si può fare con qualsiasi reflex fullframe (o APS con vantaggi per la profondità di campo) con un grandangolo luminoso, non è prerogativa delle Leica! La PdC è uguale per tutte a parità di formato del sensore e di focale.
      Altro argomento la messa a fuoco in poca luce: dici che quando a malapena ci si vede nel telemetro si vede l’immagine sdoppiata. Forse, ma ne dubito, il telemetro non è un amplificatore di luce, e comunque la collimazione col telemetro non è mai precisa: andava bene col B/N e le stampe al massimo 18×24 cm, non va bene con i monitor da oltre 20″ e la visione al 100 %. Comunque ti ricordo che le moderne fullframe hanno una sensibilità dell’autofocus che arriva a -3 EV, il che significa che non ci vedi quasi, che hanno un illuminatore ausiliario e che la messa a fuoco automatica è sempre più rapida di quella manuale, anche se non sempre la più precisa nella scelta di cosa mettere a fuoco. Ma anche con la messa a fuoco manuale si riesce a mettere a fuoco una reflex in poca luce senza problemi. Le prime, negli anni 60 dello scorso secolo, avevano qualche difficoltà a causa di schermi poco luminosi e di stigmometri che si oscuravano, ma le attuali non hanno problemi. In realtà comunque sono sempre riuscito a mettere a fuoco la mia Topcon (la prima reflex con esposimetro TTL, sullo specchio, del 1962, anni avanti rispetto a Nikon) anche in pochissima luce. Non a caso quando i giapponesi hanno messo in produzione e diffuso le reflex hanno spazzato via la concorrenza tedesca che ancora puntava sulle telemetro. E non a caso questo successo dura da 50 anni.
      Certo sono rimasti pochi fedeli ed attaccati al telemetro e alle Leica, ma se l’uso che ne fanno è quello che dici a che servono il telemetro e gli obiettivi luminosi, i famosi Summilux f/1,4 e Summicon f/2,0, tanto se si usa l’obiettivo diaframmato a f/8,0 o f/11 basta un Summarit f/2,5 e si risparmia pure.
      Un’altra delle differenze che i leicisti vantano per queste macchine è la qualità degli obiettivi, cosa che condivido, e la tridimensionalità delle foto, cosa poco dimostrabile. In realtà gli obiettivi Leica hanno una buona uniformità di trasmissione della luce su tutto lo spettro luminoso, come affermano i tecnici Leica, cioè sono apocromatici o quasi, mentre altri obiettivi privilegiano di più le frequenze centrali giallo-verdi. Questo sicuramente potrebbe influire sulla resa del colore, che però con i sensori di tipo Bayer è un’interpretazione del software della fotocamera o di quello di conversione da raw, ma difficilmente sulla tridimensionalità che dovrebbe essere data, in foto tradizionale non 3D, dalla nitdezza o sfocatura dei vari piani.
      Significativa poi la tua conclusione: per apprezzare le Leica M ci si deve abituare e poi riporto testualmente: “La Leica va conosciuta, difficile all’inizio, diversa dalle altre, con una sua personalità e una sua storia unica, una poesia ogni volta che la usi. Le più belle immagini che ho fatto sono proprio con Leica, sento un’anima dentro a quell’insieme di metallo, meccanica ed elettronica, e forse Leica oggi più che mai con questa nuova M rappresenta la massima espressione di tradizione e innovazione.”
      Se non è fede questa!
      Ciao, Francesco

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  4. Ciao Francesco,
    non credo sia come dici per quanto riguarda la fede per Leica, certo mi piace sapere che dietro al mezzo fotografico ci sia una grande storia e che sia una certa fiducia nel marchio per la sua attenzione verso il mondo professionale e l’indiscussa precisione di come vengono progettati e costruiti i suoi prodotti, ma c’è una reale mia esigenza di ricerca di efficenza e allo stesso tempo praticità che cerco in un mezzo, anche perché non sono un amatore o un collezionista, ma io con il mezzo fotografico ci lavoro! Leica mi permette di avere la stessa qualità di una moderna reflex professionale full frame ma di passare inosservato in situazioni estremamente difficili, per le sue dimensioni ridotte e il suo design poco futurista , dove l’importanza di non essere considerato un professionista è molto importante, per non creare disagio in chi ritraggo, dove mi posso avvicinare in modo discreto, dove la silenziosità della mancanza dello specchio fa la differenza e come se la fa! Pur mantenendo la qualità di una moderna full frame.
    Per quanto riguarda la messa a fuoco in buone condizioni di luce, in tutte le fotocamere reflex si può utilizzare questa tecnica di chiudere il diaframma per aumentare la profondità di campo, hai ragione! Ma Leica ha inserito in molti suoi obiettivi, soprattutto grandangolari, una leva posta sotto l’obiettivo ( http://www.sabatini.ws/downloads/obiettivo_summicron_50_leica.jpg ) che ti permette di capire senza guardare la ghiera di messa a fuoco o senza cercare di mettere a fuoco collimando l’immagine con il sistema telemetrico, ma semplicemente spostandola a destra e a sinistra in base all’esperienza acquisita basata sulla lontananza approssimativa del soggetto che abbiamo intenzione di mettere a fuoco. Per questo dico che all’inizio Leica può sembrare complicata, ma diventa molto veloce quando si ha acquisito bene la tecnica, anzi ci permette di fotografare per chi ha buona esperienza, mettendo a fuoco senza guardare nel mirino, in modo silenzioso e ultraveloce.
    Per quanto riguarda la fotografia in situazione di luce scarsa il mirino Leica non ha rivali, perché non stiamo parlando di un’immagine riflessa su uno specchio di una reflex, con una perdita di luce inevitabile o di un’immagine riprodotta digitalmente da un mirino elettronico che ci fa perdere molti elementi della realtà, ma stiamo parlando di un’immagine che possiede quasi la stessa luminosità di quella che vediamo se guardiamo ad occhio nudo la stessa situazione. Ti inviterei a guardare una situazione di poca luce attraverso un mirino Leica e un mirino reflex, vedrai quale grande differenza c’è. E’ come quasi se fotografassi con i tuoi occhi e senza filtri dinnanzi. Anche questo rende Leica differente, si ha una maggiore consapevolezza di ciò che ci sta accadendo intorno con un forte realismo. Sono sottigliezze che a molti neofiti o ricercatori della sola avanguardia tecnologica possono sembrare sciocchezze, ma per chi ricerca un’immagine raffinata può fare la differenza.
    Quando parlo di tridimensionalità dell’immagine non è nè una cosa che si può spiegare e neppure verificare scientificamente. L’unica cosa che si potrebbe fare è prendere una reflex e una Leica con i relativi loro obiettivi della stessa focale (ex 35mm) e, fotografando la stessa situazione, ci si accorgerà che le foto fatte con Leica avranno un maggior apprezzamento, considerando anche il fatto che mediamente lo sfocato di un’ottica tedesca (Leica, Zeiss) ha solitamente qualcosa di superiore, ma stiamo parlando sempre di raffinatezze per i veri cultori delle immagini, anche se ormai la grande diffusione della cultura fotografica sta portando molti ad apprezzare queste piccole differenze. Un’altra ragione dovrebbe essere la maggior tridimensionalità derivata dalla quantità elevate di lamelle del diaframma che produce uno sfocato migliore e dalla vicinanza maggiore tra piano del sensore full frame e l’ottica, lo avevo letto da qualche parte, devo però verificarlo.
    Perfettamente d’accordo che le Giapponesi hanno sempre fatto da regine negli ultimi decenni, soprattutto per le avanguardie tecnologiche raggiunte, la tedesca Leica in ambito elettronico ha sempre sofferto la mancanza di ricerca in questa direzione, ma soprattutto negli ultimi anni si sta avendo un leggero calo di vendite delle Giapponesi, mentre un esplosione impressionante di richiesta di Leica, forse perché oltre la ricerca della qualità c’è il fascino di un prodotto con una forte identità storica, a volte anche mitizzata dai grandi fotografi che l’hanno utilizzata.
    Ciao, Daniele

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    1. Daniele,
      è sempre un piacere scambiare opinioni con te.
      Concordo su quanto dici per quanto riguarda il passare più inosservati con una Leica piuttosto che con una reflex, anche se mi fa sorridere l’idea di non considerare un professionista chi usa una Leica pensando che quando ero bambino i fotografi professionisti della mia cittadina usavano proprio queste fotocamere, con flash in pieno giorno, e mi hanno fatto tante foto con quelle macchine.
      Io invece attualmente passo spesso inosservato con le più recenti mirrorless senza mirino.
      Per la tecnica di messa a fuoco ad occhio fidando sulla profondità di campo è evidente che con qualunque macchina bisogna farci l’occhio e prenderci la mano. Alcuni obiettivi Leica possono avere la leva per agevolare la cosa, ma secondo me il risultato dipende dall’abitudine ad una certa macchina, dal tipo di foto e dall’uso che se ne deve fare.
      Per la messa a fuoco in poca luce sono sempre riuscito, anche con la mia vecchia reflex Topcon RE Super del 1962 (un giorno scriverò un articolo su questa stupenda reflex) a mettere a fuoco quasi al buio grazie alla grandezza e nitidezza del suo mirino ed allo specchio che non ha perdite di luce (quelli semitrasparenti la hanno). Con le mirrorless o anche con le Sony SLT si può sfruttare l’amplificazione luminosa del mirino elettronico, insieme all’ingrandimento dell’immagine, se mai l’autofocus non dovesse farcela. Nelle reflex di solito non serve, mettono a fuoco anche quando non si vede, fino a -3 EV.
      L’apprezzamento della tridimensionalità resta poi una valutazione personale e non dimostrata, visto che i diaframmi con molte lamelle li hanno tutti i migliori obiettivi per reflex. Il maggiore tiraggio degli obiettivi influenza certo il loro schema, ma gli attuali retrofocus hanno superato i problemi che avevano cinquanta anni fa e dalle prove si vede che la loro qualità è pari, e in alcuni casi migliore, dei Leitz.
      Inquadrare con il telemetro poi, dovendo fare riferimento a cornicette varie, che non limitano mai con precisione ciò che si sta inquadrando mi mette piuttosto a disagio, abituato come sono a reflex con mirino con copertura 100 % che mi garantiscono che quello che inquadro è esattamente quello che ci sarà nella foto, con qualunque obiettivo ed a qualunque distanza dal soggetto. Con il telemetro non è evidentemente così e questo è stato il principale motivo del successo delle reflex.
      La minore rumorosità potrebbe essere un vantaggio, ma anche questo problema è stato superato da alcune moderne mirrorless che volendo scattano con otturatore elettronico senza emettere alcun suono. Per adesso non ce ne sono fullframe, ma è solo questione di tempo. La Leica M fa meno rumore di una reflex, ma si sente.
      Sarebbe bello che Leica, che ha già in parte modernizzato le sue fotocamere, capendo che ormai era un’opera necessaria, con live view, mirino elettronico e video, completasse l’opera inserendo autofocus (sulla S2 c’è) e un mirino ibrido, tipo quello eccellente della Fujifilm, in modo di dare al fotografo la possibilità di scegliere come operare e non limitare la scelta degli obiettivi alle focali corte e al massimo medie. Sarebbe la prima e migliore “mirrorless” (questa è in fondo la definizione moderna delle Leica M). Dovrebbe anche migliorare l’ergonomia dei comandi, almeno per la parte elettronica.
      Così come è la Leica M resta una macchina di nicchia, adatta ad un ben preciso uso, ma non ad altri, e anche piuttosto costosa. E’ vero che mantiene il valore sull’usato, ma questo vale per le Leica meccaniche a pellicola che possono funzionare sempre senza batterie. E’ da vedere se per le digitali sarà così.
      Infine i numeri: in questo periodo di crisi mondiale è possibile che ci sia stato anche un calo di vendite di fotocamere (non ho presenti i dati più recenti del 2013), anche se mi sembra che riguardi più le compatte economiche insidiate dagli smartphone, mentre reflex e soprattutto mirrorless crescono, ma i numeri delle Leica M (non le compatte cloni di Panasonic) sono infinitamente inferiori. Quando si fanno piccoli numeri è molto più facile crescere.
      Ciao, Francesco

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    2. Daniele riporto una tua frase e spero in una tua risposta perché mi sembra molto improbabile che i risultati ottenuti siano buoni senza guardare nel mirino: “Per questo dico che all’inizio Leica può sembrare complicata, ma diventa molto veloce quando si ha acquisito bene la tecnica, anzi ci permette di fotografare per chi ha buona esperienza, mettendo a fuoco senza guardare nel mirino, in modo silenzioso e ultraveloce.”

      Ti saluto
      Alberto

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  5. Ciao Francesco posso chiederti un’informazione?
    Quando si mette a fuoco dal mirino elettronico, si può ingrandire solo la parte centrale dell’inquadratura o si può decentrare?
    Ti chiedo questo perchè, nei ritratti ravvicinati fatti a tutta apertura con obiettivi molto luminosi, se si mette a fuoco con il punto centrale e si ricompone, il piano di messa a fuoco si sposta.
    Grazie mille e ciao.
    Massimo

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    1. Massimo,
      a dire il vero non lo so, anche se spero di si per Leica. Infatti dopo alcuni tentativi di attivare l’ingrandimento nel mirino elettronico durante la prova della M, con manovre complicate con le quali anche i tecnici Leica erano in difficoltà, ci ho rinunciato. Con Olympus e Panasonic la cosa si può fare senza difficoltà, l’ingrandimento si attiva appena si aziona la ghiera di messa a fuoco, quando si è in messa a fuoco manuale, e la zona può essere spostata con i tasti del pad a quattro vie in tutte le direzioni. Ma in Leica tutto è più complicato e difficile, fa parte del fascino e della qualità del marchio e sicuramente qualche leicista spiegherà perchè è meglio così.
      Ciao, Francesco

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      1. Grazie Francesco, sei molto gentile. A dire la verità sono un leicista anch’io, ma non integralista!
        Utilizzo anche attrezzatura Canon, con la 1DX ed un bel parco ottiche e apprezzo entrambi i sistemi con gli inevitabili pro e contro.
        Quanto al sistema Leica provengo, in sequenza, da M7 (a pellicola), M8 ed M9.
        Finchè la mia vista era buona non ho mai avuto problemi con il telemetro (è solo questione di abitudine, poi diventa fulmineo), poi la combinazione di astigmatismo, miopia e presbiopia mi ha messo in difficoltà.
        Nella messa a fuoco manuale, contavo molto sull’ausilio del mirino elettronico e del fattore ingrandimento (che utilizzo con soddisfazione sulla mia attuale fuji x-e1).
        Comunque sabato provo quella di un mio amico, poi deciderò se acquistare la M con la possibilità di utilizzare nuovamente le mie amate ottiche leica (su tutte il summilux 50 1° tipo, un obiettivo del 1959, ottimo per il ritratto) su full frame.
        Grazie di nuovo e ciao.
        Massimo

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        1. Massimo,
          non so dove abiti, ma se hai la possibilità di andare in un Leica Store (a Roma ce n’è uno) sicuramente ti faranno provare la messa a fuoco.
          Se poi vuoi una macchina per usare le ottiche Leica senza problemi e con un eccellente mirino prova le Fujifilm X-Pro 1 e X-E1. Possono montare gli obiettivi Leica con un adattatore fornito da Fujifilm e hanno la funzione che ti interessa. Il loro sensore è unCMOS APS da 16 Mpx di alta qualità senza filtro antialias, ma con una disposizione particolare dei pixel che elimina i falsi colori e l’effetto moirè. La qualità d’immagine è vicina a quella di una fullframe.La X- Pro 1 ha anche un eccellente mirino ibrido, sia ottico che elettronico. Infine la linea esterna e la disposizione dei comandi ricordano molto (volutamente) le Leica.
          Ciao, Francesco

          P.S.: non ho nulla contro gli ammiratori di Leica, i cosiddetti leicisti, ma ultimamente mi hanno scritto due lettori di questo tipo piuttosto approssimativi con Leica D-Lux (cloni di Panasonic) che mi hanno fatto un po’ diminuire la stima su certi personaggi. So benissimo che le Leica sono state eccellenti macchine, a suo tempo molto innovative e che gli obiettivi Leitz sono fra i migliori per il “piccolo formato” come si chiamava una volta il 35 mm. Leica potrebbe produrre oggi le migliori fotocamere senza specchio (mirrorless) e approfittare del momento che per la prima volta dopo 50 anni vede in dubbio la supremazia delle reflex in favore di questi modelli visti come una novità e che invece proprio Leica produce da decine di anni, ma dovrebbe veramente modernizzare la propria serie M per la parte ergonomica ed adottare l’autofocus che non significherebbe rinunciare al telemetro, basta un mirino ibrido tipo Fujifilm,, senza venire meno naturalmente alla sua tradizione di qualità. In fondo l’autofocus l’ha già adottato sulla S2. Forse non ha i capitali sufficienti per gli investimenti necessari o è una questione di management? Mi dispiace un po’ tutto ciò perchè alla fine è l’unico marchio fotografico europeo rimasto.

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          1. Grazie mille Francesco, sei molto gentile e apprezzo molto anche la tua schiettezza, che denota un’autonomia apprezzabile.
            Ho già la x-e1 e mi ci trovo molto bene, ma desidero utilizzare gli splendidi obiettivi Leica nuovamente su full frame.
            Proverò senz’altro la M, per capire se riesco ad instaurare un feeling con questa macchina, oppure se è meglio che aspetti l’inevitabile full frame mirrorless di Fuji o Sony.
            Un saluto.
            Massimo

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    1. Se lo afferma la sua somma e suprema saggezza non può che essere così, perciò mi illumini dall’alto della sua sublime e infinita sapienza in modo che anche io conosca la verità.

      Francesco

      P.S: un mio vecchio maestro affermava che ricorre agli insulti chi non ha altri argomenti. Probabilmente aveva ragione

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  6. Fotografo con Leica M da circa 20 anni e le foto sfocate che ho fatto sono davvero poche. Per anni ho fotografato anche senza esposimetro regolandomi ad occhio. E’ la scuola che ho appreso da un papà appassionato di fotografia e che mi permette in fase creativa di ragionare su cosa voglio ottenere e dove voglio andare, cosa che una reflex ultramoderna autofocus e automatica ti fa fatica a far apprendere. La Leica ti avvicina a una realtà di cui consapevole scegli una parte guardando nel mirino (una reflex non te lo permette e neanche una picturebridge perché ti mostrano un’inquadratura già parcellizzata). Come tutti gli strumenti, per utilizzarla al meglio bisogna fare pratica e conoscerla perché come tutti notano non è uguale alle altre fotocamere e non dico se è migliore o peggiore. Le lenti comuque sono ineguagliabili ed è oggettivo. Trovate inoltre un altro brand che vi permette di utilizzare le ottiche degli anni trenta su una macchina moderna perchè ne vale la pena e soprattutto le ripara oggi come allora.

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    1. Francesco,
      fotografare senza esposimetro è possibilissimo e l’ho fatto anche io a suo tempo. Si faceva però con le pellicole bianconero sfruttando la loro ampia latitudine di posa e il recupero che consentiva la fase di stampa. Pochi e raramente lo facevano con le dia che non hanno questa tolleranza. Fotografare così però fa perdere tempo nel pensare ed impostare la giusta esposizione, tempo sottratto alla fase fondamentale della fotografia che è la composizione, non l’inquadratura che viene dopo. Con una macchina automatica la maggior parte di questo tempo è risparmiata e si deve solo valutare se apportare una correzione a partire da una base già definita con una buona approssimazione. Anche Leica ha infatti introdotto l’esposizione automatica.
      L’autofocus invece potrebbe anche essere inutile nelle foto di paesaggio e soggetti statici o con grandangoli per soggetti a distanza ravvicinata, ma se si vogliono fotografare soggetti in movimento è prezioso. Precedentemente si usavano tecniche particolari per ottenere foto a fuoco di soggetti in movimento veloce (auto, moto, ma anche atleti) mettendo a fuoco su un punto preciso e scattando quando il soggetto passava li, ma non si aveva la flessibilità che si ha adesso con l’autofocus.
      Non capisco poi cosa voglia dire “La Leica ti avvicina a una realtà di cui consapevole scegli una parte guardando nel mirino (una reflex non te lo permette e neanche una picturebridge (?! cosa sono? N.d.R) perché ti mostrano un’inquadratura già parcellizzata)”. La foto si compone, mentalmente e anche visivamente, prima di guardare nel mirino (almeno io faccio così)! Poi il mirino reflex o elettronico (io preferisco il reflex) ti consente di avere la certezza che nell’inquadratura ci sia solo quello che vuoi e null’altro, cosa invece difficile con l’approssimativa indicazione delle cornicette. La composizione della foto però è già fatta e il mirino serve solo per l’inquadratura. Comporre direttamente nel mirino invece limita moltissimo la possibilità di ottenere una buona foto.
      Indubbiamente ogni macchina richiede una certa pratica ed apprendistato per essere usata al meglio, ma il suo valore dipende anche dalla velocità con cui si può arrivare a controllarla al meglio e la curva di apprendimento delle Leica M mi sembra molto lunga.
      Non metto in dubbio che i suoi obiettivi siano eccellenti, ma non sono i soli. Per l’utilizzo di vecchi obiettivi su fotocamere attuali, mantenendo tutte le funzionalità dell’obiettivo posso citare Nikon i cui obiettivi per reflex dei primi anni 60 possono essere usati sulle attuali digitali, oppure Pentax che può montare gli obiettivi a vite dagli anni 40 e infine tutte le mirrorless che possono montare obiettivi Leica.
      Ciao, Francesco

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  7. Ciao,
    dopo aver provato la Leica M ho deciso di acquistarla. Adesso la possiedo da poco più di una settimana e quindi è un pò presto per giudizi definitivi, ma la prima impressione è nettamente positiva, avendo riscontrato che gli obiettivi Leica, che prima utilizzavo sulla pur ottima Fuji X-E1, riacquistano la loro giusta dimensione su un sensore full frame di notevole risoluzione come quello della M.
    Come giustamente ha notato Francesco, il mirino elettronico esterno della M è abbastanza spartano: ad es. ingrandisce solo sul punto centrale di messa a fuoco e non anche, come sulla E-X1, su punti di messa a fuoco decentrati; in compenso, è molto semplice e funzionale e le difficoltà operative riscontrate da Francesco si superano facilmente solo dopo due o tre esperienze di utilizzo.
    Piuttosto ho trovato l’immagine che forma molto più stabile di quella della Fuji e questa è un’altra comodità che non mi aspettavo.
    Un accenno alle prestazioni qualitative del sensore, che mi sono apparse davvero ottime, sia in termini di risoluzione che di gamma dinamica, che mi ha stupito per la sua estensione.
    La resa ad alti iso è notevolmente superiore a quella della M9, la grana prodotta dal rumore molto gradevole, molto simile a quella analogica; sotto questo aspetto però siamo abbastanza al di sotto delle prestazioni della mia 1DX, ma quest’ultima è notoriamente un punto di riferimento assoluto come prestazioni alle alte sensibilità.
    Per il momento mi fermo, in attesa di approfondire l’argomento quando avrò avuto l’occasione di testare la macchina in un servizio fotografico con una modella che ho in programma domenica prossima.
    Ciao a tutti.
    Massimo

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    1. Massimo,
      complimenti per l’acquisto e spero che dopo averla usata più a lungo ti dia le soddisfazioni che ti aspetti.
      Concordo sulla qualità d’immagine anche alle alte sensibilità. Le poche foto perfettamente a fuoco che ho ottenuto sono ottime per risoluzione, gamma dinamica e tonale e assenza di rumore. Il mirino Leica è uguale ai tanti Panasonic che ho usato. Ha una buona risoluzione e funziona discretamente anche con poca luce. Quello che fa perdere tempo è la modalità di attivazione dell’ingrandimento per la messa a fuoco che in altre fotocamere si attiva automaticamente quando si aziona la ghiera di messa a fuoco se si è in manuale o al massimo premendo un unico pulsante e che inoltre si può spostare in qualunque parte dell’inquadratura mentre tu confermi che con la Leica M l’ingrandimento avviene solo nel suo centro.
      Man mano che continui a fare esperienza con la Leica M tienici aggiornati.
      Ciao, Francesco

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  8. Complimenti per il numero spropositato di inesattezze sparato a zero su leica. Ma che differenza c’è fra una mirrorless e una leica con mirino elettronico, nessuna!!!!!!!! Il focus peaking si attiva in automatico basta solo impostarlo!!!! Ma che tecnici c’erano della leica per non spiegarti sta roba!!!???? Attento prima di scrivere tutte queste robe senza aver provato veramente.

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    1. Gabriele,
      una Leica M e’ una mirrorless anche senza mirino elettronico, nessuno lo nega, infatti non ha lo specchio. Peccato pero’ che invece di dotarla di un mirino ibrido ottico/elettronico come ha fatto Fujifilm con le sue X il mirino elettronico Leica sia separato e venduto pure a caro prezzo pur essendo uguale a quello Panasonic. Avra’ pure il focus peaking, come tu dici, ma evidentemente non e’ cosi’ facile da usare come dici perche’ il personale dell’unico Leica Store di Roma e il personale Leica a supporto non ci sono riusciti.
      Infine rifletti bene tu prima di scrivere fesserie peche’ su questo blog non si scrive di cose che non sono state provate e chi mi conosce e mi segue lo sa.
      Ciao, Francesco

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  9. Ragazzi mi sto divertendo un mondo, leggendo i battibecchi sulla Leica. Se avessi la possibilità economica, ne comprerei una, solo per partito preso o per principio, perché la tecnologia e la precisione con cui è progettata e costruita, è onorevole e simbolica al Genio dell’Umanità !!!. Nel 1992 quando avevo appena iniziato a fotografare con una Pentax (P30 se ricordo bene), un amico mi portò da provare un’antica macchinetta compatta di suo padre (una Leica M3 o 4 ???) e quella volta è stata la mia unica esperienza. Ho inserito un rullino (con fatica perché non avevo idea di come si dovesse fare !!!) e ignaro di quello che avevo in mano, cominciai a scattare foto in città per tutto il pomeriggio. Veramente prima di inserire il rullino, il ricordo che ancora oggi è indelebile e forte, è stato lo stupore (per me) nella facilità, stranezza, ma anche precisione della messa a fuoco, legata ad una modalità di inquadratura che mi incuriosiva inaspettatamente. Prima di inserire il rullino e dopo aver sbirciato dal telemetro provando a focheggiare, ricordo che sono stato più di 10 minuti a guardarla da vicino in tutte le sue parti, commentando e cercando di capire come funzionasse quel cavolo di mirino che mi aveva così tanto stupito. Oggi so che cosa avevo in mano (ma non ce l’ho più) e quando riguardo le negative e le stampe di quelle foto rubate, vedo non solo una qualità eccelsa, ma anche delle inquadrature diverse da quelle che facevo e che ho fatto dopo con le mie reflex (anche Nikon). Forse non tutti possono comprendere una spiegazione oggettiva: per quel che ricordo, oggi posso dire che il Telemetro è una cosa grandiosa, diversa, ma efficace e piacevole per i miei occhi. Possiedo e ho usato una Yashica Mat 124 G con mirino tipo Hasselblad (simpatica, se non si soffre di mal di mare), ma col Telemetro ci si sente come direttamente dentro all’immagine (è solo una sensazione personale inspiegabile). Si capisce senza sforzo, caro Francesco, che la Leica M non fa’ per te ed è giusto che sia così. Non sono un Leiconiano e quando serve adoro anche l’auto focus (se veloce e preciso), infatti penso che tra le macchine fotografiche più belle del mondo, ci siano la Leica M4-P e la Nikon F4s, ma credo tutt’ora, che le foto vengano fatte essenzialmente dalle Ottiche e non dai corpi macchina (fotografo e sensore a parte) !!! … quindi ad ognuno il suo o la sua e tanta buona Luce a tutti !!!.
    enrico

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    1. Enrico,
      Leica ha avuto il grande merito nel 1925 di inventare le fotocamere “piccolo formato” (come si diceva allora) usando la pellicola cinematografica e proponendo macchine piccole, leggere, facilmente portabili e ben costruite in un ambiente che usava ancora le 9×12 a lastre e al massimo le 6×9 a soffietto o le 6×6 biottica. Ma non si può continuare a costruire lo stessa prodotto per 90 anni, a parte innovazioni marginali e l’adozione negli ultimi anni dei sensori digitali, e sperare di convincere il pubblico che questo sia quanto di più avanzato nella tecnologia fotografica. La costruzione è eccellente, gli obiettivi ugualmente, ma la funzionalità, l’usabilità e l’ergonomia non sono più all’altezza.
      Facciamo un po di storia: a metà dello scorso secolo il mercato fotografico era dominato dai tedeschi con la Leica e la Zeiss con le loro telemetro professionali, la Rollei con le biottiche, la Voigtlaender, l’Agfa più qualche produttore italiano, Bencini e Ferrania, per il settore amatoriale, tutti con macchine a telemetro o a mirino galileiano. I giapponesi, che volevano espandersi bei mercati occidentali, dopo avere cercato di copiare le telemetro e biottica tedesche con scarso successo decisero di innovare. Perfezionarono un’idea tedesca, di Exakta, e crearono le moderne reflex 35 mm a cui aggiunsero subito l’esposimetro interno con misurazione attraverso l’obiettivo (TTL), con la Topcon RE Super nel 1962 e poco dopo la Pentax Spotnatic. Il successo fu immediato e dirompente visti gli innegabili vantaggi della visione attraverso l’obiettivo e della misurazione esposimetrica interna, così tutti, professionisti ed amatori, passarono alle reflex anche per l’enorme possibilità di scelta che aprivano nel campo degli obiettivi. L’industria tedesca fu spazzata via: Zeiss smise di produrre fotocamere, Rollei sparì, così Voigtlaender e altri (comprese le case italiane). Leica dopo aver tentato di copiare i giapponesi con le Leicaflex e Leica R (queste fatte in collaborazione con Minolta), rinunciò all’idea e continuò a produrre in piccoli numeri solo le telemetro M per un ristretto gruppo di fans. Questa è la realtà.
      Oggi Leica potrebbe avere la migliore “mirrorrless” del mercato, in un periodo in cui queste sono in crescita, ma invece di produrre una fotocamera moderna ed innovativa come ad esempio ha fatto Fujifilm con la X-Pro 1, continua ad insistere con il suo antiquato schema. Poi vende il suo marchio (il bollino rosso) applicandolo alle compatte e bridge prodotte da Panasonic.
      Dici poi che col telemetro ci si sente dentro l’ummagine: a me non sembra proprio. Monta un 14 mm su una reflex fullframe e sarai dentro l’immagine, anzi dentro la scena (su una telemetro non lo puoi fare); monta un 300, 400, 500 mm su una reflex fullframe e sarai dentro l’immagine (con una telemetro non lo puoi fare). Cerca un’inquadratura precisa, in particolare per un soggetto ravvicinato nel mirino di una reflex e vedrai qual è la differenza dall’approssimativo uso delle cornicette e del mirino con errore di parallasse.
      Insomma capisco ammirare le cose buone del passato, ma il mondo non si ferma alle Leica a telemetro ed ai suoi obiettivi che secondo i fans danno una resa del colore ineguagliabile (nell’era digitale in cui il colore è un’interpretazione del software ed in cui con un click posso cambiarlo a piacimento?!)
      Infine le macchine migliori e più innovative sono state la già citata Topcon RE Super e le Olympus OM1 e OM2. Non ho mai sopportato ne voluto le Nikon F con le loro complicazioni, gli esposimetri in mansarda, e le dimensioni spropositate, ne tantomeno le Leica, non solo per il loro costo, ma per la scarsa ergonomia e funzionalità.
      Capisco che parlare male di Leica da alcuni “leicisti” è considerato sacrilegio, ma qui non siamo allo stadio e non è ambiente da ultras, quindi è bene dire come in realtà sono le cose.
      Ciao, Francesco

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      1. Caro Francesco, la tua esprime considerazioni viziate dalla tua scarsa conoscenza dei prodotti Leica. Il telemetro ti permette una visione generale di cui scegli un particolare attività fondamentale per lo Street Journalism e per le foto alla Cartier Bresson. Per tua informazione la Leica ha collaborato sulle reflex con Minolta a cui ha insegnato molto sull’ottica( gli schemi ottici delle ottiche Minolta anni 80 ma non ha mai copiato nulla dai giapponesi mentre è e evidente che le prime Canon e Nikon erano copie identiche di Leica che è nata ben prima (1925). Per tua conoscenza inoltre Leica ha sempre prodotto reflex dal 1963 ad oggi; prima le Leicaflex (a tutt’oggi il mirino della SL2 rimane a detta di tutti il più luminoso e bello di tutti quelli prodotti, Il Summicron 50 mm venne definito l’obiettivo che vedeva meglio dell’occhio umano e i suoi risultati sono migliori di tante ottiche attuali pur essendo costruito nel 65!!), poi le R dalla R3 alla R9 (su cui Leica ha costruito il dorso digitale con Kodak imacom che ha permesso di utilizzare indifferentemente la fotocamera con pellicola e dorso:Campione unico!!) e infine le S e S2 con sensore medio formato.
        La Leica inoltre dimostra una serietà unica per continuità, oggi è l’unica marca che permette di utilizzare tutte le ottiche prodotte dal 1925 ad oggi al contrario di brand blasonati come Nikon e Canon e che ripara in assistenza a Solms l’intera gamma sia di fotocamere che di ottiche.
        Da queste informazioni ho volutamente omesso il mio giudizio che ovviamente è però favorevole a Leica. Ho fotografato con tutti i brand ma il risultato visivo è nettamente a favore di Leica, certo bisogna avere un po’ di tecnica e uscire dal criterio mordi e fuggi che il mercato impone un po’ per tutto.
        In ultimo una riflessione: chiediti perché il 90% dei fotografi professionisti ha una reflex di varie marche ma quasi tutti hanno una Leica M…..Qualche esempio? Cartier Bresson, William Klein, Sebastiao Salgado, Robert Doisneau, Brian Adams, Riccardo Moncalvo………..

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        1. Francescoandrea,
          è evidente che scrivi da tifoso e non oggettivamente. I prodotti Leica li conosco bene, più di quanto tu pensi.
          Gli esempi che fai di fotografi che usano Leica risalgono al passato. Anche i piccoli professionisti 50 anni fa usavano Leica o Rollei. Oggi usano reflex digitali Canon o Nikon fullframe. Non ne vedo uno fare cerimonie o fotocronaca con Leica, sarebbe un suicidio.
          Non insegnarmi poi la storia di Leica che conosco bene. Dopo la Leicaflex, troppo costosa, pesante e manuale, Leica aveva bisogno di un partner per sviluppare delle reflex più moderne, anche automatiche, e si rivolse a Minolta per acquisirne la tecnologia (altro che non ha copiato nulla!) e in più gli affidò la produzione della Leica Cl (clamoroso flop). Canon e Nikon hanno iniziato copiando Leica (Canon) e Zeiss Contax (Nikon) per tua informazione, ma poi si sono resi conto che era necessario innovare ed hanno creato le reflex TTL all’inizio degli anni 60. La Leicaflex SL risale invece ad 1968 non al 1963 e non ha mai avuto grande successo ne fra i professionisti ne fra gli amatori.
          Che Leica sia una casa seria e che costruisca bene i suoi prodotti non ci sono dubbi; che gli obiettivi siano ottimi lo stesso; peccato però che non sia innovativa e proponga lo stesso prodotto da 90 anni. Con la S e S2 che conosco bene ed ho anche provato ha fatto qualcosa di innovativo, peccato che non abbia trasferito queste tecnologie nella serie M, forse proprio per il fanatismo dei suoi fans e clienti che avrebbero storto il naso di fronte ad innovazioni radicali.
          Ognuno e libero di spendere i suoi soldi come vuole e comprare Leica M (per S2 il discorso è diverso) basta che non voglia convincermi che è il massimo della tecnologia fotografica.
          Ciao, Francesco

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          1. Ciao Francesco, come utilizzatore squattrinato di Leica ho sempre utilizzato in passato i modelli precedenti agli ultimi di Leica e questo ha fatto si insieme alla passione di riparare le vecchie fotocamere come hobby che io conosca tecnicamente bene sia esse che quelle concorrenti.
            Prima della leicaflex sl ci sono state le leicaflex prototipo, mk1 e 2 che forse non conosci la prima del 63 e le altre due prodotte dal 64 al 68. Prima della collaborazione con Minolta con uno scambio alla pari di expertise elettronica e ottica per il solo progetto R4 c’ė stata la R3. Le fotocamere erano assolutamente migliori delle giapponesi sia come meccanica che come ottica, purtroppo con prezzi elevati dovuti a una manodopera carissima e ad una piccola azienda con il credo assoluto della Qualitá che gli ha permesso di sopravvivere con successo fino ad ora. Ritengo che con l’autofocus Leica abbia tecnicamente perso terreno anche se i primi sistemi erano mediocri ma come resa fotografica i risultati sono stati i migliori grazie alle ottiche.
            Le foto con il dorso digitale sono tutt’ora eccelse e confrontate con i risultati dei competitor del tempo oserei dire certamente migliori.
            Per la cronaca Brian Adams ė un fotografo di oggi e se fai una ricerca vedrai che quasi tutti i fotografi di oggi (Berengo Gardin, Cozzi, Jean Gaumy…) posseggono e utilizzano una Leica M insieme alle altre fotocamere.
            La ragione ė quella che ho cercato di spiegarti, una visione fotografica diversa della realtà, non una ricerca di tecnologica, quella dei tuoi occhi che guardano la realtà per poi soffermarsi su una porzione di essa. Questa ė la ragione per cui si sceglie una reflex (io prima Leica r9 e ora Leica S) e vi si associa una Leica m. Un’altra ragione ė la silenziosità che fa si che Leica m sia l’unica macchina fotografica ammessa ancora oggi ai concerti di musica classica e in teatro. Nessuno te la vuole imporre ma chi la apprezza la suggerisce a chi condivide la stessa passione. La qualità non deluderà neanche te qualunque sia la tua scelta tecnologica. Non ultimo se non si sceglie l’ultima release si può spendere cifre abbordabili sia come ottiche che come corpi e divertirsi anche a creare l’immagine come si faceva quando c’erano meno automatismi su cui devo riconoscere altri costruttori sono eccellenti.
            In sintesi, sii un po’ meno agguerrito e transchant; dalle diversità emergono spunti di riflessione e belle scoperte che ciascuno é libero di fare senza per forza dover convincere gli altri delle proprie idee.
            E poi indipendentemente dalla penna é importante sapere e avere qualcosa da scrivere. Buona luce Francesco!

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            1. Francescoandrea,
              io dico e scivo quello che penso della fotografia e delle fotocamere e questo credo che piaccia a chi mi legge. Anche per u test che faccio con fotocamere che mi affidano i produttori faccio lo stesso e infatti evito di chiedere in prova fotocamere di cui poi non potrei parlare bene (per fortuna sono poche).
              Eiguardo a Leica ho detto quello che penso: grande qualità costruttiva ed ottica, ma ergonomia e funzionalità indietro di almeno 50 anni senza la volontà di aggiornarla. Va bene il telemetro e il mirino ottico, ma Fujifilm ha dimostrato che si può fare di meglio con i suoi mirini ibridi e l’autofocus. Non mi dire che i leicisti rifiuterebbero un autofocus.
              Poi ognuno è libero di usare e fotografare con ciò che vuole: io uso ogni tanto qualcuna delle mie reflex anni 60 e 70, compresa la famosa Topcon RE Super che nel 1962 era in produzione e in vendita, non un prototipo andato in vendita effettiva nel 1968 (ho il numero di Progresso Fotografico che ne parla). Non mi risulta poi che chi prende una reflex poi vi associ una Leica M come tu dici: non ne ho mai incontrato nessuno. E ti ripeto non vedo nessun professionista oggi usare Leica M: sarà significativo?
              Comunque sono disponibile a provare una Leica M se qualcuno me la mette a disposizione. Proverò anche a chiederla a Leica Italia.
              Ciao, Francesco

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  10. Sono entrato in possesso di un paio di ottiche OM Zuiko (28/2 e 50/1.8) e devo dire che sono proprio spettacolari, piccolini, leggeri, intelligenti e superfunzionali. Aspetto di utilizzarli in un corpo APS-C per metterli alla prova, ma da quello che sento in giro devono essere fantastici. Personalmente adoro lo still life e ho lavorato in studio con i banchi ottici: quello è fotografare !!!. Per il discorso Leica, ripeto, ognuno va’ dove lo porta il cuore, io rispetto le scelte personali, se non ti trovo, non ti trovi, è inutile insistere. Comunque ho appena finito di analizzare le foto demo (Leica e Nikon) che hai messo a disposizione e mi è caduta la mascella. Sono spiazzato ed incredulo di quello che ho visto: la Leica M ha scattato a 3200 iso con il 90/2.4, mentre la Nikon a 720 iso con un 60/5.6 (credo). Ho aperto ed ingrandito al 100% le due foto e la differenza che si nota subito è che una fa’ letteralmente schifo (passatemi il termine), ovvero sembra una fotografia ad una pagina di una bella rivista patinata da 600 dpi, dove non si capisce il punto esatto di messa a fuoco e dove è tutto un po’ sfuocato e molto rumoroso (soprattutto sulle parti scure: es. le sopracciglia, le pupille, etc) e l’altra è eccezionale nonostante l’altissima sensibilità usata, dove oltre ai peli del viso si vede perfettamente che il punto corretto della messa a fuoco (il sopracciglio), distacca con una lieve e morbida sfocatura, purtroppo, la pupilla e quindi lo guardo (ma qui “il fotografo” ha ammesso di essersi trovato in difficoltà col Telemetro). Ad una visione del 200%, ancora è faticoso notare che la fotografia è digitale e nonostante il rumore (che non è assente, ma non disturba affatto), il risultato mette in luce l’altissima qualità del sistema (sensore, processore, software, esposimetro e ottica) e potrei confermare che la grana della foto è talmente fine da assomigliare ad un rullino a 25 iso (… fantastica !!!). Foto con queste finiture le ho viste soltanto con i dorsi digitali medio formato. Bravo Francesco e grazie ancora di tutto !!!.

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    1. Enrico,
      innanzitutto la foto Nikon non è sfuocata, semmai soffre di un po’ di micromosso a causa del tempo di 1/60 se vogliamo essere precisi. Qui inoltre paragoniamo due fotocamere di costo ben diverso: la Leica M con il Summicron 90/2,0 costa 12 volte di più della Nikon 1 V2 con il 10-30 quindi DEVE dare risultati superiori. Il problema è che mentre con la Leica solo due o tre foto sono a fuoco, nonostante che usassi con cura il telemetro, quelle Nikon sono tutte a fuoco. Il telemetro andava bene quando le foto si stampavano su carta 10×15 e un 30×40 era un’eccezione. Oggi a schermo una foto fullframe da 24 Mpx si vede come se fosse ingrandita a 150×100 cm e l’approssimazione del telemetro non basta più.
      Ciao, Francesco

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  11. Francesco,
    non volevo dire che è sfuocata, ma che non si capisce quale è il punto esatto di messa a fuoco e che quindi sembra tutta un po’ sfuocata (non micro-mossa !!!); se dici che tutte quelle Nikon sono a fuoco così, allora quello è il massimo che la fotocamera può dare. Comunque è molto ricca di particolari, tanto che si può osservare il Cerone del trucco, che in certi punti è seccato e si sta staccando (la truccatrice forse ha esagerato un po’ 🙂 ). Il fatto che col telemetro hai fatto più fatica, può essere che non ti trovi assolutamente e soprattutto col fuoco manuale. Ma vedo che è un problema per molti (anche per me) e forse è proprio nel fatto che i mirini sono sempre più piccoli ed è sempre più ostico trovare la giusta messa a fuoco, manualmente. Per curiosità ho scaricato alcuni sample frame con sensori medio formato (Leica S2 e Hasselblad H4-D 40Mp) e ho notato che anche con la S2 si possono fare scatti con il fuoco sulle sopracciglia piuttosto che sulla pupilla (vuoi che sia un difetto degli Autofocus ????… secondo me è possibile). Naturalmente la spettacolarità di questi formati, rasenta la perfezione: gli scatti della H4 sopportano una visione a 400% senza alcun problema, ma sono foto da 20-40°000 € !!!. Che dire, forse hai ragione quando dici che il telemetro non basta più, ma secondo me non è così semplice. Pensandoci meglio, le foto scattate con una M3 e con una M digitale, alla logica dei fatti, il risultato sarà identico (come messa a fuoco) e quindi se non ti piacciono oggi, non ti piacciono nemmeno quelle fatte in questi 70-80 anni (… è certo che non sei un uomo Leica M !!!). Ma c’è anche un altro grosso problema con le Mire: il EVF. Secondo me, la Leica M deve rimanere rigorosamente a Telemetro e se a qualcuno serve un mirino “tipo reflex”, sborsa i soldi per estendere la possibilità (infatti è stato presentato subito un EVF per Leica M) o si prende una Reflex e risolve tutto. La mia impressione è che la cosa sembra un po’ assurda: versi oltre 6000 € per una macchina a Telemetro fatta come si deve e poi ci piazzi in cima un mirino elettronico con una qualità ancora discutibile (versando tra l’altro altri contanti). In conclusione, la tua impressione: “Se Leica facesse qualche ulteriore sforzo, adottando ad esempio un mirino ibrido come la Fujifilm X Pro-1, per non abbandonare completamente il telemetro, l’autofocus ed un ergonomia più pratica e veloce la M sarebbe” … in via definitiva, tutta un’altra macchina e non una Leica M. Comunque una cosa è certa: è assolutamente obbligatorio provare sempre, prima di acquistare (… come con le scarpe).

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    1. Enrico,
      non capisco cosa cerchi con questa polemica sul mio blog. Ti piace la Leica M? pensi che sia quanto di meglio? Comprala pagandola i 6.000 € che richiedono più altrettanti per gli obiettivi e vai a scattare un po’ di foto, invece di cercare di convincere me di quanto tu pensi.
      Francesco

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    2. Caro Francesco,
      non ti offendere ma preciso ancora: Leicaflex prototipo 1963, MK1 in vendita dal 64, MK2 in vendita dal 66, SL dal 68 al 74 e SL2 dal 74 al 76 quando nasce la R3. Sono pesanti e ingombranti come quelle dell’epoca vedi Pentax, Praktica, Canon ecc.
      Il mirino EVF come il LV nascono per rispondere ad una precisa esigenza: utilizzare tutte le ottiche Leica prodotte per cui non sarebbe stato possibile utilizzare le cornicette interne né i mirini aggiuntivi. Con questo Leica M può utilizzare i grandi tele e i macro per cui aveva flessibilità limitata prima e inoltre i possessori delle meravigliose ottiche R potevano utilizzare un corpo digitale evoluto più del dorso DMR limitato in bassa luce dal rumore. Con gli anelli adattatori si possono utilizzare inoltre tutte le ottiche disponibili sul mercato.
      La leica M nasce per una applicazione fotografica ben precisa per cui l’autofocus è meno necessario benchè sarebbe gradito. Per quanto riguarda l’autofocus vi è comunque in tutti quelli che ho provato una certa percentuale di errore per come lo si utilizza soprattutto nel ritratto che mi irrita molto. Per contro nella foto sportiva è veramente dura con la Leica M…..
      Utilizzo recentemente anche la Leica X vario ( interamente prodotta autonomamente in Solms) con uno zoom autofocus 20-70 Elmarit, e credo che anche per Leica M il futuro possa essere autofocus.
      Nel valutare l’obsolescenza e i parametri tecnologici però ritengo si debbano valutare più aspetti come la tecnologia ottica, i sensori, i firmware, la resa cromatica, il rumore e su questo Leica è all’avanguardia e personalmente ritengo la migliore. Quando vedo le foto fatte con M in diverse condizioni di luce rimango letteralmente esterrefatto e parlo di Qualità percepibile a livello visivo, quella che mi ha fatto sacrificare negli anni 90 un corredo Zeiss completo a favore di un piccolo set Leica R.
      Quanto ai fotografi professionisti ce ne sono infiniti che utilizzano Leica M e ne conosco personalmente, sono fotografi di reportage e ritratto e qualcuno te l’ho citato. Scrivono libri e campano di quello, spesso conosciamo quelli più affini a noi come gusto e stile.
      Quanto alle tue osservazioni, sono spunti, a me non infastidiscono affatto e un giudizio è tale e quindi personale e non assoluto, personalmente se qualcosa non mi piace lo dico serenamente
      Se vuoi provare una Leica X la prestano per l’Xvario contest.
      Ciao

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      1. Francescoandrea,
        non pubblico un blog per discutere con due fans di Leica che continuano a vedere solo quel modello, con la puzza sotto il naso, come se oltre non ci fosse nulla e tutte le altre fotocamere fossero inferiori e continuano ad insistere puntigliosamente in precisazioni e controrisposte.
        Quel che dovevo dire l’ho detto. Non vedo foto di professionisti su riviste fatte con Leica e non vedo professionisti in giro con Leica. Se tu sei convinto del contrario ognuno è libero di avere le proprie opinioni.
        Discussione chiusa.
        Francesco

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  12. Scusa Francescophoto, mi sembra che tu ti stia scaldando senza un motivo.
    Francesco Andrea sta esprimendo il suo punto di vista pacatamente e con buoni argomenti: non mi sembra voglia convincerti per forza.
    Del resto, quanto ai professionisti che usano Leica, ti faccio il nome di Berengo Gardin, che mi sembra piuttosto significativo.
    Io utilizzo un sistema Canon basato sulla 1DX e molte ottiche L e lo trovo un sistema ottimo e versatile, uso spesso il sistema Nikon di un mio amico, anch’esso ottimo, ma, quanto a qualità pura, a mio parere, non c’è nulla che eguagli la Leica M accoppiata alle sue fantastiche ottiche, sia di recente produzione (taglienti come lame), sia vintage (imbattibili per sfuocato e tridimensionalità), sia Leica R (ottima la resa del 180 apo telyt).
    Il telemetro è fulmineo nella messa a fuoco manuale e pratico nell’uso in iperfocale nel reportage, il mirino EVF perfetto per chi ha problemi di vista come me, quando la luce è scarsa e per inquadrare perfettamente con i grandangoli spinti e con le ottiche R.
    Cosa si può volere di più.
    Certo, per foto di sport, macro, impieghi particolari, niente è versatile come il sistema reflex, ma, a livello di qualità pura, ti assicuro che Leica M è un gradino superiore.
    Questa la mia esperienza.
    Un saluto cordiale a tutti.

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    1. Massimo,
      è questa adorazione fanatica e acritica verso Leica, che deve essere sempre migliore delle altre fotocamere, che mi da fastidio, come se non ci fossero altre buone fotocamere e come se non ci fossero altri obiettivi con uguale nitidezza e che siano in grado di sfocare e dare tridimensionalità altrettanto bene. Che ne dici ad esempio di Zeiss, ma anche di Nikon e Canon professionali?
      Non mi dire poi che il telemetro è fulmineo perchè non è vero, l’ho usato spesso ai tempi della pellicola.
      Mi accorgo, come pensavo, che criticare Leica per i suoi fanatici adoratori è delitto di lesa maestà, ma non importa. Quando farà una fotocamera più adeguata ai tempi ne parlerò bene, come ho fatto per le S e S2.
      Comunque nessuno si offre di farmene provare una (Leica M, non i cloni di Panasonic) in modo che io possa pentirmi e convertirmi.
      Francesco

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    1. Raffaele,
      è vero anche se non erano molti i reporter con Leica, considerata fotocamera di “piccolo formato”. I più usavano le Rolleiflex biottica 6×6 che davano una qualità ben superiore. Prima ancora usavano le Speedgrphic 9×12 a lastra o pellicola piana.
      Oggi anche Leica ha l’autofocus, tranne che nella serie M perchè evidentemente crede che sia utile.
      Riguardo allamessa a fuoco c’è da considerare anche che un conto è una foto pubblicata su un giornale con un basso ingrandimento e una qualità di stampa limitata che può permettersi anche una messa a fuoco approssimativa, un altro conto è vedere le foto al 100 % su un grande schermo come molti fanno oggi e con i quali la minima sfocatura risulta subito.
      Ciao, Francesco

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    1. Antonino,
      della Leica Q penso molto bene e non vedo l’ora di provarla, penso a breve. Ha infatti delle ottime caratteristiche compreso l’autofocus ed il mirino elettronico, unite alla qualità degli obiettivi Leica. In rete inoltre girano voci sulla prossima presentazione di un modello di Q ad ottica intercambiabile e questa è la confrma che avevo visto giusto.
      Inoltre già con la T, che ho provato con grande soddisfazione, Leica ha dimostrato di saper fare fotocamere all’avanguardia ed innovative.
      Ciao, Francesco

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      1. Sicuramente sembra che Leica ti abbia ascoltato. Credo che in questo momento a livello di qualita non abbiano assolutamente rivali. Tenuta Iso spettacolare con grana gradevolissima a 3200 e notevole dettaglio. La Nikon D750 che è sempre stata il mio riferimento in termini di massima tenuta Iso, presenta perdita di dettaglio e pastosità rispetto alla Leica. Una Q con ottica intercambiabile sarebbe una svolta per il mercato devo darti ragione.

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