Canon SX50HS: prestazioni

Sensore

La SX50HS è dotata di un sensore BSI CMOS retroilluminato di formato 1/2,3″ (6,17×4,55 mm) con 12 Mpx. La sua sensibilità varia da 80 a 6400 Iso a passi di 1/3 E.
Per valutarne le caratteristiche e la qualità pubblico oltre alle foto di prova il grafico del rapporto segnale/rumore in funzione della sensibilità.

Rapporto segnale/rumore

SX50HS_rumore

In questo grafico è riportato l’andamento del rumore prodotto dal sensore in funzione della sensibilità Iso. Questo viene rilevato fotografando una superficie completamente bianca e convertendo le foto raw così ottenute in jpeg con la minima compressione possibile (100 %). In questo modo più è alto il rumore, che si presenta in forma di punti scuri e colorati invece di punti bianchi, meno è possibile comprimere la foto e quindi questa risulta di maggiori dimensioni. Ho effettuato la conversione con Canon Digital Photo Professional (DPP) e con Lightroom. Per avere una valutazione di come si pone la X-M1 rispetto ad una reflex fullframe ho effettuato il confronto con la Canon 6D. Anche in questo caso ho convertito le foto con Lightroom e con Canon DPP. Le foto sono state convertite in TIFF e poi trasformate in JPEG con lo stesso programma, Acdsee Pro 6, per applicare gli stessi algoritmi di compressione jpeg. Inoltre per un confronto omogeneo fra fotocamere con differenta numero di pixel è necessario standardizzare queste dimensioni ad un valore uniforme. Il valore scelto è 10 Mpx che consente di confrontare tutte le macchine disponibili attualmente e consente di effettuare una stampa di formato A4 senza ridimensionamento. Questo ridimensionamento è stato fatto durante la conversione raw/tiff.
Come si può notare dal grafico innanzitutto c’è una notevole differenza tra le foto convertite da raw con Digital Photo Professional, il software fornito da Canon, e quelle convertite con Lightroom che contengono molto più rumore, con una differenza di circa 2 stop. Considerando la curva ottenuta con DPP, sia per la SX50HS che per la 6D, per la bridge si rileva una differenza di 3-3,5 stop nel contenuto di rumore rispetto alla reflex. Ciò è normale per un sensore di piccole dimensioni come quello della SX50HS che per una bridge offre comunque una buona prestazione. Infatti facendo il confronto con una compatta dalle buone prestazioni e con un sensore più grande come la Sony RX100 si vede che l’andamento della cirva del rumore in funzione della sensibilità è molto simile, con differenze piccolissime fino a 1600 Iso, per poi discostarsi di almeno uno stop oltre questa sensibilità.
In complesso un ottimo risultato per una bridge con sensore da 1/2,3″ che supera alcune compatte con sensore da 1/1,7″.

Gamma dinamica

A causa delle limitazioni nella SX50HS dei tempi di scatto e delle sensibilità Iso selezionabili con l’esposizione manuale non ho potuto rilevare la sua gamma dinamica.

Le foto di test notturne sono scattate a tutte le sensibilità da 100 a 6400 Iso. Quelle a 80 e 100 Iso sono sottoesposte in quanto non è possibile scattare con tempi superiori al secondo in priorità dei diaframmi. Il rumore comincia a comparire in forma leggera a 800 Iso, notare l’acqua, ma non disturba la foto che rimane nitida e ben definita. Anche il cielo, nero, non presenta rumore visibile. A 1600 Iso il rumore è visibile in tutte le aree, sia scure che luminose, ma la foto resta abbastanza nitida. A 3200 invece il rumore comincia ad essere eccessivo rendendo difficile l’uso delle foto senza un’adeguata riduzione, mentre i 6400 Iso sono pervasi dal rumore e conviene usarli solo in sitazioni disperate. Con un’opportuna riduzione di rumore durante la conversione con DPP è possibile recuperare abbastanza bene le foto a 1600 Iso ottenendo una discreta qualità ed una buona nitidezza, mentre è difficile ottenere qualcosa di buono a 3200 e impossibile a 6400.
Per potere ottenere dei buoni risultati con la SX50HS in poca luce usando sensibilità medio-alte è però indispensabile scattare salvando in raw e convertire le foto con Canon DPP. Infatti la conversione e riduzione di rumore con Lightroom da risultati. Questo fa anche pensare alla validità dei test pubblicati da alcuni siti che usano sempre lo stesso convertitore raw, Adobe ACR lo stesso di Lightroom, per tutte le fotocamere invece di quello del produttore quando si rivela migliore.

In conclusione con la SX50HS è possibile scattare con sensibilità Iso fino a 1600 e con alcune riserve fino a 3200 salvando le foto in raw e convertendole con Canon DPP come si può vedere dalle due ultime foto.
Se si vuole invece scattare usando direttamente il formato Jpeg è bene limitare la sensibilità massima usata a 640 Iso. Infatti oltre gli algoritmi di riduzione del rumore applicati in macchina fanno perdere ogni dettaglio alle foto a partire da 800 Iso. A 6400 Iso si ha una foto priva di rumore, ma anche di ogni dettaglio tanto da sembrare fuori fuoco, come si può vedere dalle seguenti foto.

Una buona prestazione complessiva migliore di alcune compatte dotate di sensori più grandi e delle altre bridge fino ad ora provate, che non mi sarei aspettato da una fotocamera di questo tipo.

 

Obiettivo

L’obiettivo della SX50HS è uno zoom 50x 4,3-215 mm f/3,4-6,5 equivalente in formato pellicola o fullframe ad un 24-1200 mm. E’ un’escursione focale molto ampia e deteneva il record fra le bridge fino a poco tempo fa. Oggi ci sono zoom anche 60x e più con il record 63,3x 25-1550 della Sony DSC-H400.
Queste focali lunghe così estreme attirano molto i neofiti della fotografia, ma chi ha esperienza sa che sono difficili da usare. Innanzitutto in esterni nelle riprese di paesaggi il primo problema è la trasparenza dell’aria che spesso, con una leggera foschia o smog, deteriora l’immagine. Nella ripresa di soggetti in movimento poi è difficile tenere inquadrato il soggetto e, per metterlo a fuoco e mantenervelo, sarebbe necessario un autofocus rapidissimo che nessuna bridge ha. Non per niente le reflex e gli obiettivi professionali in grado di fornire queste prestazioni costano migliaia di euri, ma i professionisti li comprano perchè sanno di non potere fare diversamente.
Per i soggetti statici, particolari di paesaggio, dettagli architettonici il problema maggiore è comunque quello del mosso. Nonostante gli stabilizzatori è pressochè impossibile ottenere foto nitide senza micromosso per un 1200 mm con tempi più lenti di 1/250 di secondo ( circa 2 e 1/3 di stop sotto il tempo di sicurezza). Questo corrisponde, con un’apertura massima di f/6,5 ad un’esposizione con sole velato. Altrimenti si avranno foto mosse e poco nitide.
Consapevoli di questi limiti questi obiettivi possono essere usati per riprendere dettagli lontani in condizioni ottimali, ma è inutile sperare di più. Se la luminosità è molto inferiore l’unica soluzione è usare un robusto treppiedi come ho fatto in alcune circostanze.
La stabilizzazione dell’obiettivo ha dimostrato di funzionare molto bene, consentendo di scattare foto nitide ad una focale equivalente di 1/250 e in qualche caso anche a 1/160 (3 e 1/3 stop di guadagno).

L’obiettivo è a comando elettrico per la zoomata, con una comoda levetta attorno al pulsante di scatto. La scelta della modailtà di messa a fuoco si effettua dalla fotocamera. La messa a fuoco arriva, in posizione macro, fino a 1 cm dalla lente frontale, cosa molto comoda per riprendere oggetti anche piccolissimi, a patto di riuscire ad illuminarli. La messa a fuoco manuale si comanda con la ghiera posteriore e si effettua sulla parte centrale dell’inquadratura ingrandita al centro dello schermo o del mirino.

Risoluzione

Come spiegato nell’articolo “Risoluzione: obiettivi e sensori” riporto le misure della risoluzione orizzontale relative all’accoppiata obiettivo sensore per le focali equivalenti di 24, 50 e 100 mm.

SX50HS_risoluzione_24

SX50HS_risoluzione_50

SX50HS_risoluzione_100
La risoluzione a 24 mm equivalenti è buona al centro da tutta aperturrrra fino a f/5,6 con un decadimento a f/8,0 a causa della diffrazione. I bordi sono inferiori e solo discreti anche se decadono proporzionalmente di meno a f/8,0.
A 50 mm equivalenti la risoluzione cala appena al centro, ma migliora ai bordi in modo da essere più uniforme, con il solito decadimento a f/8,0.
A 100 mm la risoluzione cala ancora al centro, con valori solo discreti, ma migliora ai bordi raggiungendo una buona uniformità e con un calo inferiore ai precedenti a f/8,0.
L’impressione di nitideza, dipendente dalla MTF (Modulation Transmission Function) è però ottima.
La distorsione a 24 mm equivalenti e a tutta apertura f/3,4 è del 5 % a barilotto, corretta automaticamente dalla macchina, oppure a richiesta da DPP.

 

In complesso una buona prestazione per uno zoom con un’escursione così ampia, che mantiene una buona nitidezza anche alla focale massima, superando altre bridge provate e ponendosi all’altezza di molte compatte con zoom con una molto minore estensione focale. In confronto con la Panasonic LX-7, da solo 10 Mpx, è perdente, ma questa ha uno zoom Leica 3,6x di alta qualità.
Siamo comunque lonatni dalle prestazioni di reflex e mirrorless, ma l’impressione visiva delle foto è ottima grazie all’impressione di nitidezza.

Gli scatti effettuati in interni ed esterni nel mio consueto set di prova, alla massima apertura a f/5,6 e a f/8,0, in questo caso anche alla massima focale equivalente di 1200 mm in esterni, confermano quanto detto.

Raffica

La SX50HS dispone di una velocità di raffica di 2 fg/s. Mesa a fuoco ed esposizione sono regolate sul primo fotogramma.
Con una scheda SD di classe 10 e salvando in jpeg normal ho ottenuto i 2 fg/s nominali per un tempo prolungato, presumibilmente fino al riempimento della scheda di memoria. Non è una velocità elevata, ma mantiene quello che promette.

 

Video

La ripresa video consente di riprendere video Full HD a 1920×1080 pixel o HD a 1280×720 pixel con audio stereo o anche a risoluzione VGA (640×480 pixel). La ripresa è effettuata in totale automatismo. La messa a fuoco è continua.
Nelle mie prove ho riscontrato una corretta esposizione e bilanciamento del bianco. La messa a fuoco ha funzionato abbastanza bene, dimostrando però qualche incertezza con qualche perdita di fuoco e un recupero un po’ lento.

 

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