Fujifilm X-Pro3: impressioni

In occasione della presentazione alla stampa della X-Pro3 è stato possibile esaminare la fotocamera, provarla e scattare foto di prova. Ho atteso a pubblicarne le impressioni fino a che è stato disponibile l’aggiornamento software di CaptureOne for Fujifilm per poter valutare la qualità delle foto raw scattate nell’occasione.
La X-Pro3 è, come dice il nome, la terza versione di questa mirrorless unica nel suo genere perché dotata di un mirino ibrido, ottico o digitale in alternativa e di una forma che richiama le fotocamere a telemetro. La prima versione X-Pro1, presentata nel 2012, era dotata di un sensore con tecnologia X-Trans CMOS da 16 Mpx, la seconda X-Pro2, con molti miglioramenti funzionali, aveva un sensore X-Trans CMOS III da 24 Mpx, questa nuova X-Pro3 ha infine un sensore X-Trans CMOS IV da 26,1 Mpx uguale a quello montato sulle X-T3 e X-T30.
Nella presentazione della X-Pro3 è stato evidenziato il legame con il passato analogico e della fotografia a colori di Fujifilm che si è voluto conferire a questa fotocamera.

Alla presentazione da parte di Riccardo Scotti di Fujifilm Italia  è seguita la proiezione delle belle foto realizzate a Santorini con la X-Pro3 dal fotografo Alberto Selvestrel.

Le tre generazioni di X-Pro differiscono esteticamente relativamente poco l’una dall’altra, ma hanno segnato un progresso notevole nei contenuti tecnici.

Il design elegante e raffinato insieme alla finitura disponibile in tre colori nera (Black), Nera Titanio (DR Black) e Argento Titanio (DR Silver) rende l’aspetto della X-Pro3 accattivante.

Questo è legato al trattamento esterno della calotta e del fondello della X-Pro3. Infatti l’esterno del corpo della fotocamera è realizzato in titanio, mentre la struttura interna è in lega di magnesio. Le versioni DR Black e DR Silver dispongono di un trattamento superficiale di indurimento denominato Duratect che le conferisce un grado di durezza molto elevato, superiore al quarzo, per proteggerle dai graffi e contemporaneamente conferisce loro una finitura con colori esclusivi e raffinati.

Il mirino ibrido offre poi la possibilità, unica fra le attuali fotocamere, di inquadrare con una visione ottica diretta o con una visione elettronica, a secondo delle preferenze del fotografo o delle circostanze di scatto. Il mirino ottico, che consente di inquadrare con cornicette variabili a secondo dell’obiettivo montato, è stato migliorato con minore distorsione e eye-point aumentato a 17 mm.

Quello elettronico è ora un pannello OLED, invece di un LCD, con 3,69 Mpx, maggiore contrasto, copertura quasi completa dello spazio colore sRGB e frequenza di scansione di 100 fg/s.

Altra novità è lo schermo posteriore, presente in tutte le fotocamere digitali.
Nella X-Pro3 invece non c’è!. In realtà non è proprio così: lo schermo c’è, ma per vederlo occorre ribaltare verso il basso il pannello mobile sul dorso. Su questo è presente solo un piccolo schermo su cui normalmente è riportata l’informazione sul profilo colore, o pellicola Fujifilm, impostato sulla fotocamera Questo schermo ha le dimensioni corrispondenti a quelle della linguetta delle confezioni di pellicola che si inserivano nella tasca sul dorso delle fotocamere analogiche per ricordarsi cosa si era caricato in macchina. Anche le grafica e i colori sono uguali a quelli delle scatolette di pellicola. Naturalmente sullo schermo possono essere evidenziate in alternativa altre informazioni come le principali regolazioni della fotocamera.

Fra le simulazioni pellicola disponibili è stata introdotta la nuova Classic Neg che richiama i colori della pellicola Superia e un nuovo profilo B&W Monocromatic Color declinabile in diverse varianti calde o fredde e in diversi colori dal magenta al verde.

Tutto questo, secondo Fujifilm, dovrebbe portare chi usa la X-Pro3 a scattare in modo più tranquillo e ragionato, usando il mirino per inquadrare, senza la necessità, quasi compulsiva, di riguardare ogni foto sullo schermo appena la si è scattata e invece con la possibilità di conferirle l’aspetto che avrebbe avuto una foto analogica usando i profili pellicola disponibili.

La X-Pro3 ha ricevuto altri miglioramenti rispetto alla precedente versione. L’autofocus ora vanta una sensibilità elevatissima, -6 EV, quasi al buio, c’è un limitatore via software dell’ampiezza della messa a fuoco, la funzione HDR arriva all’800 %, è disponibile un’esposizione multipla migliorata e la possibilità del focus bracketing.
Le altre caratteristiche sono simili a quelle della X-T3 con il sensore X-Trans CMOS IV da 26,1 Mpx, l’otturatore meccanico con tempi fino a 1/8000 e elettronico fino a 1/32000, l’autofocus ibrido con 425 punti AF e il riconoscimento di volti e occhi, la velocità di raffica fino a 20 fg/s e 30 con ritaglio 1,25x, la ripresa video C4K e 4K limitata a 15 minuti, le connessioni USB-C 3.1, cuffia, microfono, wi-fi e Bluetooth e la protezione da polvere ed acqua.
I comandi sono stati semplificati rispetto alla X-Pro2 con l’eliminazione del pad posteriore a quattro vie, sostituito validamente dal Joystick che fortunatamente rimane.

Infine il prezzo: la X-Pro3 costa 1.939,99 € in versione Black, 2.139,99 e in versione DR Black o Silver solo corpo.

Per la prova erano disponibili molte X-Pro3 con a disposizione l’intera gamma di obiettivi Fujinon X.

Fra le tante ne ho presa una DR Silver su cui inizialmente ho montato l’ottimo zoom XF 18-55 mm f/2,8-4,0.

La prima cosa che viene in mente impugnando da X-Pro3 è: “dove è lo schermo?” nonostante si sia stati avvertiti durante la presentazione che questo è nascosto. E inusuale infatti vedere una fotocamera digitale senza schermo e a questo punto non si sa come poter entrare nei menu ed effettuare le regolazioni della fotocamera, anche perché il mirino, commutato sulla visione ottica, non è d’aiuto. Dopo un attimo di incertezza apro il pannello posteriore e posso entrare nei menu per impostare la fotocamera come piace a me.

La X-Pro 3 ha in realtà dimensioni medie, ma rispetto alla GFX 50R che impugnavo un attimo prima e che ho usato per documentare l’evento, mi è sembrata piccola.

Il corpo è un parallelepipedo liscio, ma la piccola sporgenza sulla destra, tipo una piccola impugnatura, aiuta a tenerlo saldamente. Uno sguardo al mirino fa capire subito che la visione ottica è piacevole, ma presenta qualche inconveniente. Per l’inquadratura si usa la cornicetta luminosa che delimita l’area effettivamente ripresa e che varia in funzione della focale dell’obiettivo montato o dello zoom. Ci sono inoltre le indicazioni di esposizione, tempi, diaframmi, sensibilità e punti AF. Il problema però sta nel fatto che nel mirino si vede la parte anteriore dell’obiettivo che copre in parte l’inquadratura. Penso che ciò sia dovuto alla lunghezza dello zoom e monto il grandangolo 18 mm, quasi un pancake per dimensioni, ma l’inconveniente non scompare per cui decido che è preferibile il mirino elettronico, anche se effettuo comunque qualche scatto con quello ottico per valutare la differente operatività.
Il mirino elettronico è di notevole qualità ed ha un’ottima risoluzione, anche se attualmente sono disponibili mirini con risoluzione superiore anche in casa Fujifilm (GFX 100). La commutazione fra mirino ottico ed elettronico è comandata da una leva sul frontale azionabile con il dito medio.

Le modalità di funzionamento della macchina sono comandabili nel solito modo Fujifilm: c’è una ghiera per i tempi sulla calotta che prevede anche la posizione Auto; la stessa ghiera sollevata (come nelle fotocamere a pellicola) regola la sensibilità ISO anche in questo caso con la posizione Auto; infine tutti gli obiettivi XF sono dotati di anello dei diaframmi, anche questo posizionabile su Auto. Combinando queste regolazioni è possibile ottenere tutti i tipi di funzionamento, da quello totalmente automatico Program (tutte e tre le regolazioni su Auto) a quello totalmente manuale, passando per le priorità ai tempi, ai diaframmi, ad entrambi o alla sensibilità. Accanto alla ghiera dei tempi c’è quella di compensazione dell’esposizione e più avanti il pulsante di scatto, con la filettatura per lo scatto flessibile come una volta, e coassiale l’interruttore di accensione in posizione comoda e pratica. Infine un pulsante personalizzabile.
Gli altri comandi sono pochi, ma comodi e semplici.

Frontalmente, sulla sinistra dell’innesto obiettivi (guardando la fotocamera frontalmente), ci sono in basso il pulsante di sblocco per il loro smontaggio, in alto la leva che commuta la visione del mirino da ottica a elettronica e la ghiera di comando anteriore. Al centro il led che segnala il funzionamento dell’autoscatto e che funziona da illuminatore ausiliario per l’autofocus. A destra in basso la levetta che commuta la messa a fuoco da singola a continua o manuale. In alto la finestra del mirino ottico.

Nella parte posteriore vediamo in alto a sinistra il mirino con a sinistra la rotella di regolazione diottrica e a destra il sensore che lo attiva quando funziona in modalità elettronica. In alto al centro i pulsanti per impostare le modalità di scatto, singola, continua a bassa e alta velocità e le varie modalità di bracketing, e quello per bloccare l’esposizione, la messa a fuoco o entrambe a secondo di come si è personalizzata la scelta. Più a destra la ghiera di comando posteriore. Sotto il joystick che serve a spostare il punto o l’area di messa a fuoco, ma anche fa le funzioni del pad a quattro vie per l’impostazione dei comandi e per la navigazione nei menu. Sotto il pulsante per il richiamo dei menu e per la conferma delle scelte, quello denominato Play per la visualizzazione delle foto e quello per scegliere le informazioni da vedere nel mirino o nello schermo, se aperto, e per tornare indietro nei menu. Infine all’estrema destra sull’accenno di impugnatura posteriore il pulsante Q da cui si richiama il “Quick Menu” con il quale si possono regolare rapidamente tutte le impostazioni della fotocamera e sopra un altro pulsante personalizzabile.
Come si vede mancano i comandi diretti per la sensibilità ISO, il bilanciamento del bianco e la scelta dell’area di messa a fuoco. Se non si vuole passare dal menu rapido però è possibile per alcuni di essi personalizzare i pulsanti disponibili.

I menu sono nel solito stile Fujifilm, ben organizzati a secondo dell’area di intervento cercata, semplici e pratici. Mi sono subito trovato bene anche perché nello stesso periodo ho in prova un’altra Fujifilm.

Dopo aver preso familiarità con la X-Pro3 ho iniziato a fare qualche scatto nell’ambiente circostante, dove però c’erano poche occasioni interessanti. Accanto alla sala dove è avvenuta la presentazione era però disponibile un’altra saletta per effettuare degli scatti con la presenza di un modello e una modella.
In complesso ho quindi effettuato un po’ di scatti con il 18-55.
Ho provato poi il 18 mm f/2,0, un grandangolo piccolo e leggero (equivale ad un 27 mm) molto adatto alla X-Pro3. Infine visto che era disponibile ho fatto anche qualche scatto con il 200 mm f/2,0, un luminosissimo tele (equivale ad un 300 mm) per fotografia sportiva da ben 6.000 €, certamente non adatto alla X-Pro3 come approccio “filosofico” anche se questa fotocamera ha tutte le caratteristiche della X-T3 per quanto riguarda autofocus e velocità di raffica e potrebbe essere usata senza problemi anche per fotografia sportiva e naturalistica, usando naturalmente il mirino elettronico.

Per tutte le foto ho usato il profilo colore standard Provia, non modificandolo nella conversione da raw nella quale ho azzerato la riduzione di rumore ed aumentato la nitidezza.

!8-55

18 f/2,0

200 f/2,0

Le foto hanno tutte un’ottima nitidezza anche se una ridotta profondità di campo avendo scattato quasi sempre a priorità dei diaframmi a tutta apertura. Impressionante a questo proposito il 200 mm f/2,0. I colori con il profilo usato sono realistici e naturali, ma è molto facile modificarli anche a posteriori, se si usa il raw, usando i profili forniti da CaptureOne for Fujifilm che ricalcano quelli disponibili sulla fotocamera.

Infine ho scattato anche una serie di foto a tutte le sensibilità per valutare il rumore.

Il rumore comincia ad essere visibile a 1600 ISO, ma diventa un problema che richiede una sua riduzione solo a 6400, confermando così l’ottimo comportamento dei sensori APS Fujifilm vicino a quello delle fullframe.

In conclusione la X-Pro3 è una fotocamera che offre un approccio particolare alla fotografia, più pensato e ragionato ed in questo senso più vicino alla fotografia analogica nella quale non si scattavano decine e centinaia di fotografie come oggi, ma solo poche visto che l’autonomia era limitata e per ognuna pensando di più a quello che si faceva visto che la verifica non era immediata sullo schermo. Lo stesso è in questa Fujifilm, in particolare se si usa il mirino ottico che non permette la revisione delle foto a meno che non si voglia ogni volta aprire lo schermo. Il mirino ottico comunque è prevalentemente qualcosa che può accontentare i nostalgici della visione diretta e della fotografia con le fotocamere a telemetro, anche se offre molti dei vantaggi delle fotocamere moderne compreso l’autofocus.
Le altre caratteristiche fotografiche ed elettroniche sono aggiornatissime e pongono la X-Pro3 al livello delle migliori fotocamere attuali di Fujifilm e non solo. Un plus è la costruzione in titanio e la finitura esterna a prova di graffio delle versioni DR.
Le caratteristiche, l’aspetto e il prezzo ne fanno una fotocamera di nicchia che però troverà degli estimatori.

Pro

– costruzione e finitura
– rivestimento in titanio resistente ai graffi
– doppio mirino ottico e elettronico
– comandi semplici
– ottima qualità d’immagine
– autofocus veloce e preciso
– raffica veloce

Contro

– nel mirino ottico si vedono gli obiettivi
– scomodo rivedere le foto
– manca la stabilizzazione
– prezzo un po’ elevato

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