Canon EOS 4000D: impressioni

La EOS 4000D è una delle ultime novità reflex di Canon. E’ il modello d’ingresso nel mondo reflex e non solo di Canon. La sua costruzione è improntata alla massima economicità.
E’ dotata di un sensore di formato APS-C da 18 Mpx, quello utilizzato qualche anno fa nei modelli di punta delle reflex APS Canon. L’autofocus è semplice con soli 9 punti AF. Anche il mirino e lo schermo sono pensati per il risparmio più che per le prestazioni. La ripresa video è quindi solo Full HD, ma la 4000D è almeno dotata di wi-fi. Le sue dimensioni sono medie, superiori a quelle della piccola di casa, ka EOS 200D, ma il peso contenuto: Il suo prezzo con lo zoom EF-S 18-55/3,5-5,6 III è però contenuto in 400 €.

Il fatto che la EOS 4000D sia di costruzione economica non significa però che non possa garantire buone prestazioni, sicuramente migliori delle compatte che spopolavano fino a qualche anno fa e anche di quelle attuali. Il sensore di grandi dimensioni (APS-C) e la possibilità di dotarla di obiettivi di qualità sono la garanzia di buoni risultati.
La 4000D è destinata ad un pubblico che spesso proviene dagli smartphone, ma vuole fare un salto di qualità. Per questo i suoi comandi e menu sono semplificati e di facile uso, anche se in realtà non manca nulla per una completa regolazione.

Certo fa un po’ impressione, dopo avere provato dei modelli di alta classe reflex e mirrorless, avere a che fare con una fotocamera economica come la 4000D che costa un decimo di quanto provato poco prima. Le prestazioni però come vedremo non stanno certo in questo rapporto.
L’aspetto della 4000D fa comunque una buona impressione. Il corpo è di materiale plastico liscio, tranne un rivestimento zigrinato sull’impugnatura. Presa in mano si sente abbastanza leggera, ma si impugna bene e si vede che i comandi, tutti concentrati sul lato destro, sono facilmente raggiungibili. Questi seguono comunque il classico schema Canon.

La prima cosa che si nota è la mancanza dell’interruttore di accensione, infatti la fotocamera si accende ruotando la ghiera delle modalità di funzionamento: non è molto comodo per un’accensione veloce, ma si deve anche considerare che le reflex accese consumano molto poco la batteria in quanto non devono alimentare lo schermo o il mirino, quindi è possibile lasciarla accesa a lungo.

Sulla calotta oltre alla manopola delle modalità di funzionamento, che comprende i classici modi P (Program), Tv (priorità dei tempi), Av (priorità dei diaframmi), M (manuale), A+ (totalmente automatico) più numerose scene e la ripresa video, c’è solo l’unica ghiera di comando disponibile.
Al centro sopra il mirino c’è il flash ribaltabile che circonda la slitta per un flash esterno. Sull’impugnatura il pulsante di scatto.

Sul dorso, a destra dello schermo ci sono i restanti comandi: dall’alto il pulsante per il live view o le riprese video, a secondo di come è posizionata la manopola delle modalità, poi quello per la compensazione dell’esposizione, quello per richiamare il menu rapido e quello per cambiare le informazioni visualizzate sullo schermo. Al posto della consueta ghiera di comando posteriore di Canon c’è un pad a quattro vie, con al centro il pulsante di conferma, che serve ad accedere alle regolazioni della sensibilità ISO, dell’autofocus, del bilanciamento del bianco e delle modalità di scatto. Sotto il pulsante di richiamo dei menu e quello per la revisione delle foto. All’estrema destra in alto un pulsante per scegliere la modalità dell’autofocus e i punti AF, affiancato da un altro che insieme al precedente serve per ingrandire o ridurre la visualizzazione delle foto.
In complesso quindi ci sono tutti i comandi importanti che si rivelano anche pratici da usare.
Il mirino, che si avvale di un pentaspecchio, è piuttosto piccolo e poco luminoso con un ingrandimento equivalente di 0,5x: ci si deve accontentare.
Anche lo schermo è più piccolo del normale con 2,7″ e una risoluzione di soli 230.000 pixel.
L’otturatore invece segue gli standard delle fotocamere amatoriali con tempi da 30 secondi a 1/4000.

Per provare la 4000D, non essendo disponibile al momento della prova il suo obiettivo in kit 18-55 ho scelto uno zoom di caratteristiche superiori e con una lunghezza focale un poco maggiore per poter scattare più agevolmente anche dei ritratti, l’EF-S 15-85/3,5-5,6 IS USM equivalente ad un 24-135 mm. E’ indubbiamente un obiettivo di qualità superiore a quelli che saranno usati su questa reflex, ma servirà a evidenziare eventuali punti deboli del sensore. La sua luminosità è comunque la stessa del 18-55 standard.

Senza farmi condizionare dall’idea dell’economicità di questa macchina ho incominciato a scattare. L’autofocus, pur con pochi punti AF, reagisce bene e mette a fuoco rapidamente. Fuori c’è poco da fotografare per cui ho scattato un paio di foto anche in negozio.

Le foto sono di buona qualità, specialmente quelle in interno.

Non ho effettuato una prova di raffica visto che la 4000D scatta solo fino a 3 fg/s e l’autofocus ha una capacità d’inseguimento limitata.

Per valutare il rapporto seganle rumore ho poi cercato un angolo poco illuminato nel negozio in cui potere scattare anche con sensibilità elevate.

I risultati sembrano buoni: il rumore si incomincia a vedere a 1600 ISO, ma raggiunge valori preoccupanti solo a 6400. Naturalmente questo andrà verificato con una prova più completa.

Infine anche in questo caso sonopassato ai ritratti nella sala di posa della La Placa Academy.
Tutte le foto sono state scattate il 4 maggio 2018.

Ho scattato in Program con misurazione spot, cercando di mettere a fuoco con uno dei punti AF sugli occhi della modella. Gli scatti sono stati salvati in raw e convertiti con Canon Digital Photo professional, sia con il profilo colore standard impostato sulla fotocamera, sia con quello Ritratti, e con Lightroom.
L’esposizione è stata sempre corretta, tranne nella foto a mezzobusto perchè la misura spot è sempre centrale e non segue il punto di messa a fuoco. Il bilanciamento del bianco impostato automaticamente ha dato prevalenza alla luce ambientale ed è quindi piuttosto caldo, come si vede nella foto 2. Impostandolo, in conversione, per la prevalenza al bianco, foto 3, il risultato è ugualmente insoddisfacente. La scelta migliore è stata quella di impostare la temperatura di colore della luce sul valore di solito usato per il tungsteno, 2800 K°.
Altro problema è stato quello della illuminazione della scena che purtroppo ha richiesto, data la scarsa luminosità dell’obiettivo, l’uso di sensibilità elevate.
Le foto però, nonostante l’uso di elevate sensibilità, hanno un’ottima qualità con una buona nitidezza.
Per quanto riguarda la resa del volto e dell’incarnato si ottengono risultati diversi, a parità di regolazioni, usando diversi software per la conversione. Propongo quindi le foto convertite con Canon Digital Photo Professional anche con il profilo Ritratti e con Lightroom.
Ognuno può valutare quale sia la versione più piacevole.

Digital Photo Professional

Digital Photo Professional ritratto

Lightroom

Per concludere la Canon EOS 4000D dimostra che per fare foto di buona qualità non è sempre necessario avere fotocamere supercostose, ma che è possibile ottenere ottimi risultati sapendo sfruttare quello che si ha a disposizione. La 4000D può montare qualsiasi obiettivo dello sterminato sistema Canon e permette di sperimentare molte possibilità fotografiche con un impegno economico ridotto e molto inferiore a quello di uno smartphone “fotografico” di ultima generazione consentendo risultati decisamente migliori.
L’unica controindicazione è che non si può mettere in tasca.

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