Fotocamere consigliate – Professionali

Nell’aggiornare i miei consigli per le fotocamere ho pensato di aggiungere anche qualche considerazione sulle fotocamere al più alto di gamma e sicuramente professionali.
Certamente i professionisti sanno bene cosa acquistare per il loro lavoro, ma potrebbe essere utile per i fotoamatori evoluti per confrontare le loro opinioni ed eventualmente per qualche fortunato fare un’acquisto. Spero che certamente lo sia per chi inizia oggi a scoprire l’affascinante mondo della fotografia.

In questa categoria si collocano le fotocamere che consentono di ottenere il massimo della qualità in termini di immagini, di costruzione, affidabilità e versatilità. La categoria è dominata dalle reflex medio formato e fullframe.
La scelta è ampia, ma prima di tutto è importante il tipo di fotografia a cui saranno destinate: foto in studio, still life, moda, paesaggio, foto sportive, cerimonie, architettura,foto industriale, pubblicità, ecc..
Per queste fotocamere poi è opportuno scegliere accuratamente gli obiettivi, privilegiando la qualità alla comodità. In questo caso il costo e il peso possono passare in secondo piano.

Hasselblad H4D

Le Hasselblad sono le fotocamere reflex medio formato più diffuse e famose. Sono state sempre universalmente usate dai professionisti in studio, per foto di moda, still lfe, cerimonie, ma anche paesaggio ed esterni in genere.
L’ultima serie presentata è la H4D che comprende diversi modelli con differenti sensori e risoluzioni, da 31 a 60 Mpx. Tutte hanno la stessa struttura, completamente modulare, che consente oltre al cambio dell’obiettivo, anche la sostituzione del mirino e la rimozione del dorso digitale contenente il sensore.
La struttura della macchina comprende un corpo centrale con lo specchio, l’otturatore, tutti i meccanismi ed i circuiti elettronici di comando e controllo, lo schermo di messa a fuoco intercambiabile ed un’impugnatura laterale. Nella parte superiore dell’impugnatura sono alloggiati alcuni comandi, il piccolo schermo di controllo delle impostazioni ed il pulsante di scatto. La parte inferiore è costituita dalla stessa batteria che alimenta la macchina, rivestita in gomma e facilmente sostituibile. Nella parte anteriore c’è il grande bocchettone per l’innesto degli obiettivi. Posteriormente invece si innesta il dorso digitale che contiene il sensore protetto dal filtro antialias e posteriormente lo schermo per la revisione delle foto da 3′. Nella parte superiore si inserisce il mirino. Quello standard è a pentaprisma, ma può essere sostituito da un mirino a pozzetto per le riprese dall’alto.
La macchina è abbastanza pesante, oltre 2 kg con l’obiettivo 80/2,8 e il mirino a prisma, ma impugnandola non se ne sente il peso. L’ergonomia è eccezionale con l’impugnatura che cade perfettamente in mano per sorreggerla e l’indice che cade perfettamente sul pulsante di scatto. La mano sinistra sotto l’obiettivo aiuta a sorreggerla e la rende perfettamente stabile e bilanciata. E’ tutta un’altra cosa in confronto con le “monumentali” fullframe top di Canon e Nikon (serie 1D e D3) la cui forma non agevola assolutamente l’impugnatura, con il corpo che si prolunga sotto l’obiettivo e la eccessiva larghezza ed altezza. Anche in confronto alla diretta concorrente leica S2 l’Hasselblad appare oiù facilmente impugnabile e con una migliore ergonomia. Con la Hasselblad peso ed ingombro non si sentono e la maneggevolezza è ottima anche se ovviamente non come quella di una bridge o compatta. Tutti i comandi sono facilmente raggiungibili e di immediata comprensione
Un grande vantaggio di queste fotocamere è il mirino, ampio e luminoso, molto più grande di quello delle DSLR fullframe, che consente quindi si studiare e scegliere l’inquadratura con più facilità. Altro vantaggio è la possibilità, come in tutte le grandi formato, di ottenere una strettissima profondità di campo, sfuocando lo sfondo, grazie al maggior diametro del diaframma a parità di valore f/stop rispetto a fotocamere con sensori più piccoli, comprese le fullframe.
La costruzione è ottima per qualità e finiture. L’ergonomia è eccezionale con l’impugnatura che cade perfettamente in mano per sorreggerla e l’indice che cade perfettamente sul pulsante di scatto. La mano sinistra sotto l’obiettivo aiuta a sorreggerla e la rende perfettamente stabile e bilanciata. Il mirino poi è uno spettacolo: grande e luminoso molto più di una fulframe. La messa a fuoco è automatica con un solo sensore a croce posizionato al centro. Per mettere a fuoco un punto diverso dal centro prima si deve inquadrarlo al centro e premere a metà il pulsante di scatto per focheggiare, poi spostare l’inquadratura. Il sistema True Focus, un’esclusiva Hasselblad, provvederà a modificare il fuoco di quello che serve a mantenerlo perfettamente nitido anche se la sua distanza è aumentata in funzione dello spostamento dell’inquadratura. In alternativa al mirino a pentaprisma può essere montato un mirino a pozzetto che consente la visione diretta sullo schermo, anche se a lati invertiti, per foto dal basso o dall’alto. Per questo tipo di visione non è infatti necessaria la funzione live view ed uno schermo orientabile. Infatti lo schermo di smerigliato è abbastanza grande, come in tutte le medio formato, per consentire una buona visione del soggetto, anche se con i lati invertiti. E’ comunque una notevole semplificazione della macchina e offre il vantaggio della visione ottica diretta non affetta dai ritardi e dai difetti della visione elettronica. L’esposizione può essere automatica con le tre classiche modalità P (Program) A (Aperture) e S (Shutter) o manuale. La sensibilità varia da 50 a 1600 Iso. Le foto possono essere salvate solo in raw. Sopra il mirino è posizionato un piccolo flash. Lo schermo posteriore è da 3″ con 240.000 pixel.
Il corredo di obiettivi, marcati Hasselblad e progettati dalla casa, ma costruiti in Giappone da uno dei più importanti produttori di obiettivi professionali anche per telecamere ad alta definizione, è molto ampio e completo. Le ottiche fisse partono da un supergrandangolo 28 mm equivalente ad un 21, 20 o 18 mm a secondo delle dimensioni del sensore. Ci sono poi due grandangoli un 35 mm (27/24/22 mm equivalente), un 50 mm (39/35/32 mm), un normale l’80/2,8 provato (62/56/51 mm), e un luminoso 100/2,2 (78/70/64 mm), un macro 120 (94/84/77 mm), e tre tele 150 (117/105/96 mm), 210 (164/147/135 mm) e 300 (234/210/192 mm). Infine due zoom 35-90 (27-70/24-63/22-58 mm) e 50-110 (39-86/35-77/32-70 mm) ed un moltiplicatore di focale 1,7x. E’ poi possibile utilizzare con un apposito adattatore gli obiettivi Zeiss previsti per il sistema V.
La qualità d’immagine è eccellente. La caratteristica principale di queste fotocamere, come delle altre medio formato, è l’elevatissima risolvenza che consente anche stampe di grandissime dimensioni. La gamma dinamica è elevata, ma non quanto la Nikon D3x. Il rumore è assente a 400 Iso, si vede appena a 800 e si percepisce a 1600 Iso, ma è in una forma molto simile alla grana delle pellicole, senza macchie di colore e non disturba molto. La nitidezza ne risente pochissimo.
La H4D-31 costa, completa con obiettivo 80/2,8 9.995 € di listino. E’ un prezzo alto, ma se si pensa che una reflex fullframe con una risoluzione che le si avvicina, anche se inferiore, come la Nikon D3x o la Canon 1Ds III con almeno un obiettivo arriva a circa 7.000 €, con caratteristiche di qualità e di flessibilità inferiori, non si può considerare cara e per certi tipi di foto potrebbe essere la scelta migliore, se si persegue la massima qualità.
Gli altri modelli Hasselblad sono la H4d-40 40 Mpx circa 14.500 €, la H4D-50 50 Mpx circa 20.000 € e il top H4D-60 60 Mpx e circa 30.000 €.
In conclusione le Hasselblad H4D sono delle macchine eccezionali. Il loro ambito di utilizzo è in studio per moda, ritratti e still life, ma anche in esterni per paesaggi, eventi, avvenimenti di cronaca, architettura e cerimonie.

Leica S2

La S2 è stata una grande novità per il marchio tedesco. presentata lo scorso anno, ma commercializzata da poco tempo è una vera e propria rivoluzione per questa casa fino ad oggi molto tradizionalista.
La Leica S2 si presenta in tutto e per tutto come una tradizionale reflex digitale. Le dimensioni sono un po’ più grandi, ma non di molto. Il peso è elevato, ma inferiore, almeno nella sensazione che si prova a maneggiarla, di quello di reflex fullframe tipo la Canon 1Ds III e la Nikon D3s. Il suo utilizzo è molto facile ed istintivo e viene facile impugnarla come una normale reflex, portarla all’occhio e scattare. Questo a differenza di tutte le sue concorrenti (tranne forse la nuova Pentax 645D) che hanno una forma più squadrata e massiccia, meno facile da impugnare e portare all’occhio. Si tratta di un grande pregio della S2 che la rende adatta avari tipi di fotografia, non solo in studio e su treppiede, ma anche in esterni, per paesaggi, cerimonie, ritratti ambientati, teatro, foto di scena ecc.. Il sensore della S2 ha una dimensione di 45×30 mm con 37,5 Mpx con una gamma dinamica dichiarata di 12 stop e senza filtro antialias. Questo dovrebbe garantire una risoluzione elevata. L’effetto moirè che si potrebbe generare è eliminato via software durante l’elaborazione digitale dei dati. Il mirino a pentapisma, con copertura del 96 % e ingrandimento 0,86x, è molto grande e luminoso e consente un’ottima inquadratura. Lo schermo è da 3″ con 460.000 pixel. La S2 dispone di un solo punto centrale AF. L’otturatore a tendine metalliche ha tempi da 32 sec a 1/4000 e sincro per flash a 1/125 un po’ basso per il lavoro con i flash da studio, ma saranno disponibili appositi obiettivi con otturatore centralle che permetteranno il sincro fino a 1/500. La sensibilità varia da 80 a 1250 Iso.
La qualità d’immagine è elevatissima, con una risolvenza molto alta e una gamma dinamica elevata. Il rumore non si vede fino a 640 Iso, mentre a 1250 è presente purtroppo con macchioline colorate.
Il corredo di obiettivi attualmente è composto da 5 focali, tutte fisse: 30 mm f/2,8 (equivalente ad un 24 mm), 35mm f/2,5 (28 mm), 70 mm f/2,5 (55 mm), 120 mm f/2,5 (95 mm) e 180 mm f/3,5 (145 mm).
La S2 è, purtroppo come tutte le Leica, molto costosa, circa 19.000 € solo corpo.
In conclusione la S2 è una fotocamera eccezionale, molto semplice da usare e molto adatta non solo per foto in studio, ma data la sua maneggevolezza, da reflex standard, e qualità delle foto prodotte anche per foto in esterni, paesaggi, moda, pubblicità, matrimoni ed eventi vari.
L’unico difetto è il prezzo.

Mamiya DM

Mamiya proviene da una lunga tradizione di macchine medio formato. Molto diffuse sono state le …645, 4,5×6 e le Rz67, 6×7. Con il digiatale Mamiya ha introdotto sia dorsi digitali adattabili alle sue fotocamere a sistema, sia delle vere e proprie medio formato digitali.
La Mamiya DM è una macchina a sistema, con obiettivi, mirini e dorsi intercambiabili, come le Hasselblad, e fornita con diversi sensori e diverse risoluzioni.
Le Mamiya DM hanno la classica forma squadrata a cubo delle medio formato. Il mirino pentaprisma è grande e luminoso, con una superficie tre volte più grande di quella di una fullframe. La profondità di colore con cui sono salvate le foto è di 16 bit, senza compressione o con compressione loseless, e questo garantisce una gamma dinamica di almeno 12 stop. La DM offre inoltre un sistema di ripresa personalizzato: il fotografo può configurare, memorizzare e selezionare varie modalità di ripresa predefinite. Successivamente richiama rapidamente le impostazioni di lavoro e di scatto desiderate, per esempio ottimizzate per ritratti, panorami o macro. La DM è la prima fotocamera di medio formato a presentare questa funzionalità. L’otturatore ha tempi da 1/4000s fino a 60 minuti; può scattare fino a 2 fotogrammi al secondo. La sincronizzazione flash è con l’otturatore a tendina: fino a 1/125 di secondo; con le ottiche con otturatore centrale si ha la sincronizzazzione flash fino a 1/1600 di secondo con il supporta dei flash TTL. Le sensibilità Iso non sono molto elevate e variano, a secondo dei modelli, da 25 ad 800 Iso. Queste non sono macchine per condizioni di lavoro con luci estreme, ma per foto in studio ben illuminate o in esterni di giorno o con un robusto treppiedi.
Sono disponibili tre modelli con diverse risoluzioni.
DM22 con sensore da 48×36 mm (il doppio del flullframe) e 22 Mpx; costa 6.990 € più IVA con l’obiettivo Schneider Kreuznach 80mm (il “normale” per questo formato).
DM28 con sensore da 44×33 mm e 28 Mpx; costa 8.990 € più IVA con l’obiettivo Schneider Kreuznach 80mm.
DM33 con sensore da 48×36 mm e 33 Mpx; costa 11.990 € più IVA con l’obiettivo Schneider Kreuznach 80mm.

La qualità d’immagine anche in questo caso è eccellente per la risoluzione molto elevata, specialmente con i sensori con più Mpx, mentre gamma dinamica e rapporto segnale/rumore sono buoni, ma inferiori alle fullframe Nikon.
Per le DM sono disponibili 8 obiettivi Mamiya AF: si parte dal grandangolo 35 mm f/3,5(1.190 + IVA), il 55 mm f/2,8 (890 € + IVA), l’80 mm f/2,8, il 150 mm f/3,5 (890 € + IVA), il 210 mm f/4,0 (1.490 € + IVA), il 300 mmf/4,5 (2.990 € + IVA) e due zoom, 55-110 mm f/4,5 (1.790 € + IVA) e 105-210 mm f/4,5 (1.790 € + IVA). Inoltre possono essere montati gli obiettivi della Mamiya 645 non autofocus e gli obiettivi obiettivi Hasselblad V (tramite adattatore).
Le Mamiya DM quindi sono macchine veramente interessanti per i lavori in studio, still life, moda, ma anche paesaggio, cerimonie, architettura. Il loro prezzo, in particolare quello della DM22, e quello degli obiettivi è poi assolutamente competitivo con quello delle fullframe più blasonate di Canon e Nikon.

Pentax 645D

La 645D è la reflex medio formato di Pentax, lungamente attesa. Pentax ha una grande tradizione nel medio formato, a differenza delle sue concorrenti.
La macchina monta un sensore CCD prodotto da Kodak da 40 Mpx. Il corpo è in lega di magnesio con telaio interno in acciaio, sigillato contro le infiltrazioni di polvere ed acqua. L’elaboratore d’immagine Prime II lavora a 14 bit e permette di salvare le foto, oltre che in jpeg in raw PEF (Pentax Electronic Format) anche in DNG, il formato di Adobe per il raw. Il mirino è a pentaprisma con una copertura del 98 % e un ingrandimento di 0,85x (1,08x effettivo). Lo schermo è da 3″ con 921.000 pixel. l’autofocus Safox IX+ ha 11 punti di messa a fuoco di cui 9 a croce. L’esposimetro ha 77 zone e può effettuare una misurazione multizona o a prevalenza centrale o spot. Sono disponibili naturalmente tutte le impostazioni, P, A, S e M manuale e una speciale priorità ISO. La sensibilità varia da 100 a 1600 Iso. E’ disponibile una funzione HDR che automaticamente combina tre foto per ottenerne una ad alta dinamica. C’è anche una livella digitale per controllare l’orientamento della macchina e la possibilità di correggere le aberrazioni e distorsioni per gli obiettivi Pentax FA e DFA.
La macchina si presenta abbastanza massiccia, sicuramente più delle Hsselblad, anche se meno della Leica S2. Anche il peso è elevato, circa un kilo e mezzo, ma non molto di più delle fullframe top di Canon e Nikon. La Forma del corpo è squadrata con un’impugnatura laterale abbastanza comoda, ma non come quella eccellente dell’Hasselblad H4D. Comunque con la mano sinistra sotto l’obiettivo e la destra sull’impugnatura la reflex si tiene ben bilanciata ed il peso non si sente troppo. Meglio che le balsaonate feullframe profrssionali.
Il mirino è ampio e luminoso consente di inquadrare facilmente il soggetto.
I comandi sono facilmente accessibili con le due ghere anteriore e posteriore sull’impugnatura, la ghiera delle modalità di scatto sulla sinistra ed il pulsante Iso accanto a quello di scatto. Gli altri comandi sono sulla parte destra del dorso e sotto lo schermo. Alcuni sono sulla sinistra del pentaprisma.
Non c’è un flash incorporato, ma una slitta sul pentaprisma per i flash Pentax e compatibili. Le schede di memorizzazione sono le SD in tutti gli standard (SD, SDHC e SDXC), con un doppio slot, e questo lascia un po’ perplessi visto che le Compact Flash sono più veloci e per questo sono usate sulle fotocamere professionali.
La nitidezza è eccellente come in tutte le medio formato. La gamma dinamica è elevata, ma anche in questo caso leggermente inferiore alla Nikon D3x. Il rapporto segnale/rumore invece è migliore della D3x, il rumore si intavede leggermente sullo sfondo ad 800 Iso, ma in puntini molto fini anche se colorati e nelle parti più scure dell’immagine a 1600 Iso, ma non disturba molto.
La gamma di obiettivi è abbastanza ampia e comprende: tre grandangoli 25 mm (equivalente ad un 20), 35 mm (equivalente ad un 28 mm) e 45/2,8 (equivalente ad un 35 mm). Poi due normali, 55/2,8 (45 mm eq.) e 75 mm (60 mm eq.), cinque tele, 150/2,8 (120 mm eq.), 200 mm (160 mm eq.), 300 mm f/4,0 e 300 mm f/5,6 (240 mm eq.) e 400 mm (320 mm eq,), quattro zoom, 33-55 mm (25-45 eq.), 45-85 (35-65 eq.), 55-110 (45-90 eq), 80-160 (65-130 eq.) e 150-300 (120-240 eq.) e un macro 120 mm (95 mm eq.) che arriva a mettere a fuoco fino al rapporto 1:1. Sono in totale 15 obiettivi.
Il prezzo della 645D è di circa 11.000 € con l’obiettivo 75/2,8.
Complessivamente quindi la Pentax 645D è una macchina dalle potenzialità molto alte. Dal punto di vista ergonomico la macchina è buona, ma non al livello dell’Hasselblad H4D con cui si confronta direttamente.
Rispetto all’altra concorrente, la Leica S2, costa meno, è più facile da usare (ha 11 punti AF contro uno solo centrale e i comandi con le scritte e non anonimi), ha una maggiore scelta di obiettivi ed un prezzo decisamente inferiore.

Canon 1DX

La nuova fullframe professionale di Canon riunifica (per adesso) le due serie 1D, destinata alla foto sportiva con sensore APS-H da 16 Mpx, e 1Ds, orientata allo studio ed al paesaggio con sensore fullframe da 21 Mpx, in un solo modello.
La 1Dx ha infatti un sensore fullframe da 18 Mpx, una velocità di raffica che arriva a 14 fg/s.
SWembra quindi destinata prevalentemente alle riprese sportive e di cronaca, ma il suo sensore fullframe, di media risoluzione, potrebbe renderla interessante anche per paesaggio, architettura, cerimonie e riprese dinamiche in generale. In studio mi sembra però surclassata dalle medio formato.
La 1Dx sarà disponibile dal marzo 2012 e solo allora se ne potrà dare una valutazione.

Leica M9

Un cenno va fatto a questa fotocamera che è costosissima, circa 5500 €, ma che può essere equipaggiata con tutti gli obiettivi Leitz costruiti a partire dagli anni 50 e il cui corredo può essere acquistato quindi a prezzo conveniente sul mercato dell’usato.
La M9 è l’evoluzione in digitale delle Leica M a telemetro. Monta un sensore fullframe da 18 Mpx. Il mirino è il classico galileiano con telemetro della serie M, con le cornicette che si illuminano per delimitare l’inquadratura a secondo dell’obiettivo montato. Con il mirino-telemetro si possono usare obiettivi da 28 a 135 mm. per i grandangoli più corti, disponibili nel corredo Leica, è necessario utilizzare un mirino esterno. Lo schermo posteriore da 3″ ha 230.000 pixel. La sensibilità massima non è molto elevata ed arriva a 2500 Iso.
La qualità d’immagine è elevata, con una risoluzione notevole, merito degli obiettivi, una gamma dinamica buona, ma inferiore alle Nikon D3s e D3x ed un buono rapporto segnale/rumore, anche in questo caso leggermente inferiore alle Nikon.
Il corredo classico è costituito dalla serie Summicron f/2,0: 28 mm (3200 €), 35 mm (2300 €), 50 mm, il miglior obiettivo per il formato 24×36 o fullframe, (1550 €), 75 mm (1300 €) e 90 mm Apo (2900 €). Ci sono poi gli ultraluminosi Summilux f/1,4, 35 mm (3300 €) e 50 mm (2700 €), il favoloso Noctilux 50 mm f/0,95 (8000 €), ma anche i meno luminosi e costosi (si fa per dire!), sempre di eccellente qualità, Elmarit 28/2,8 (1600 €) e Summarit f/2,5, 35 mm (1350 €), 50 mm (1100 €), 75 mm (1350 €) e 90 mm (1350 €). Ci sono poi supergrandangolari con mirino dedicato fino a 21 mm e un tele 135 (il massimo per le Leica a telemetro). Certo un corredo costoso!
Le alternative possono essere gli obiettivi Leica usati, oppure i Voigtländer economici, ma di buona qualità, anche se non ha senso spendere tanto per il corpo e poi non montare obiettivi originali.
Invece un Summicron 50/2,0 si può trovare usato in condizioni A per circa 700 €. Un Elmarit 50/2,8, ottimo obiettivo anche questo, costa meno di 300 €, e così per molti altri ottimi obiettivi.
Per chi può permettersela, e credo siano pochi purtroppo, è la più piccola e più leggera fullframe, adatta per paesaggi, ritratti, viaggi, eventi, luce ambiente e street photography. Non è invece adatta per macro e foto con lunghi tele. L’assenza del filtro antialias AA, presente in tutte le altre digitali e che limita la risolvenza e la nitidezza, insieme alla qualità degli obiettivi rendono le sue foto di una nitidezza e di una qualità inarrivabile dalle altre fotocamere. Il suo prezzo infine, in confronto a Canon 1DsIII e Nikon D3x non è poi così alto, mentre la qualità e il valore nel tempo sono superiori.

Nikon D3s

La Nikon D3s è la DSLR professionale di punta della famiglia Nikon particolarmente pensata per foto sportive, fotogiornalismo e ogni occasione in cui serva rapidità d’azione, protezione dagli agenti atmosferici, robustezza e ergonomia che consenta un utilizzo più rapido e flessibile possibile. Il fatto di avere “solo” 12 Mpx sembrerebbe penalizzarla però per quanto riguarda la qualità d’immagine in termini di risoluzione, ma non è così. Infatti abbinandola a obiettivi di elevata qualità del corredo Nikon la sua qualità d’immagine è stupefacente (merito del sensore) e regge il confronto, anche ingrandendo le foto, con fotocamere con maggior risoluzione nominale. Inoltre la qualità del suo sensore è tale da consentire un rapporto segnale/rumore estremamente alto e quindi foto con pochissimo rumore di fondo. Si può scattare tranquillamente fino a 12.800 Iso e ottenere foto che possono essere ingrandite e stampate in grandi dimensioni senza alcun problema. A 25.600 Iso la qualità è ancora accettabile e questa quindi può essere considerata una sensibilità limite di riserva. Oltre i 51.200 e 102.400 Iso sono veramente da usare in emergenza: meglio una foto rumorosa che nessuna foto.
La costruzione è di qualità eccezionale, totalmente in metallo, con un otturatore testato per 300.000 scatti, e un corpo impermeabilizzato contro polvere ed acqua. Il mirino superlativo come solo in una fullframe può essere. La velocità di raffica al top con 9 fg/s in fullframe e 11 se usata in formato DX (APS).
Il sistema autofocus è adeguato a questa velocità e conta su 51 punti AF.
La D3s può anche riprendere video in qualità HD (1280×720 pixel)cosa impensabile fino a poco tempo fa per le professionali, ma che evidentemente segue un’esigenza di mercato delle agenzie fotogiornalistiche che così riescono ad ottenere insieme, da un unico inviato, foto e filmati. La diffusione di filmati online, anche per notizie ed eventi, lo giustifica ampiamente.
L’unico inconveniente è il peso, che abbinato a quello degli obiettivi, è notevole ed affaticante.

La qualità d’immagine è eccellente. La risoluzione non è molto elevata a causa dei “soli” 12 Mpx, ma la gamma dinamica è molto elevata, superata soltanto dalla D3x alle basse sensibilità, e il rapporto segnale/rumore il migliore in assoluto fra tutte le digitali.
La D3s solo corpo costa 4.300 €.
Naturalmente per ottenere i migliori risultati è necessario corredarla di ottiche di elevata qualità, non perchè il fullframe sia più esigente dell’APS, anzi è il contrario, ma perchè sarebbe un peccato non sfruttare al meglio le qualità dell’ottimo sensore ed una fotocamera così costosa. Quindi il corredo dovrebbe essere composto da zoom di qualità cone i Nikon 14-24/2,8 (1700 €), il 24-70/2,8 (1600 €) e il 70-200/2,8 VR II (2100 €). Come tele più spinti Nikon offre poi un’ottima serie di teleobiettivi dal 200/2,0 al 600/4,0 tutti stabilizzati VR e che costano molte migliaia di €. Saranno scelti da chi ne ha l’esigenza secondo le necessità.
In alternativa agli zoom si potrebbero usare i fantastici focale fissa ad alta luminosità, alcuni recentemente presentati, come il 24/1,4 (2100 €), 35/1,4 (1900 €), 50/1,4 (400 €), 85/1,4 (1700 €) e 200/2,0 VR (5900 €) con cui si avrebbe un corredo che consentirebbe, insieme alla sensibilità del sensore, di scattare in condizioni di luce estreme.
In ogni caso si tratta di corredi costosi e l’investimento deve essere giustificato. In alternativa è meglio scegliere un corpo meno costoso da abbinare con obiettivi sempre di buona qualità, ma più economici.

Nikon D3x

La versione della Nikon D3 ad alta risoluzione, 24 Mpx, ha le stesse qualità della sorella. Le differenze sono, oltre la risoluzione aumentata del 40 % circa, la sensibilità massima limitata a “soli” 6400 Iso, la velocità di raffica di 5 fg/s e la mancanza della ripresa video. Il suo prezzo però è molto più alto, 6300 € con una differenza di 2000 € rispetto alla D3s. Se si considera che il sensore è lo stesso montato sulle Sony A900 e A850, che costavano circa 1800-2300 €, questa differenza sembra eccessiva ed il prezzo dettato solo da considerazioni di marketing sul posizionamento del prodotto.

La qualità d’immagine è comunque eccellente, con una gamma dinamica superlativa fino a 200 Iso, poi leggermente inferiore alla D3s, ma sempre ottima. Il rapporto seganle rumore è ottimo, solo 2/3 di stop inferiore al termine di paragone della D3s.
Certamente la D3x è la reflex che produce in assoluto le foto di migliore qualità. Il suo utilizzo è prevalentemente in studio o per chi fa foto di paesaggio o di architettura con gli appositi obiettivi decentrabili. Solo per questi usi specialistici se ne può giustificare il maggior prezzo, anche se con poco di più sipossono trovare anche alternative di maggiore qualità
Per gli obiettivi valgono le stesse considerazioni della D3s.

5 pensieri riguardo “Fotocamere consigliate – Professionali”

  1. Caro Francesco, interessantissimo e “spiazzante” come al solito, in particolare i paragoni tra full frame simil 35 mm e camere medio formato. Certo a ben considerare la Mamiya sembra proprio un best buy, prezzo paragonabile ad una full frame, ma obiettivi con costi abbordabili e qualità di immagine, penso, molto superiore anche ad una reflex professionale. Avendo i soldi, una schiena robusta, se non fai foto d’azione o street, potrebbe essere la scelta ideale. Se mi guadagnassi da vivere con la fotografia, probabilmente considerei attentamente le medio formato, magari affiancate da una Leica per l’agilità (concordo sul suggerimento in merito agli obiettivi usati, purchè recenti -nel mondo leica significa con meno di venti anni- perché quelli più vecchi è difficile trovarli in buono stato). Purtroppo, a meno di improbabili vincite al superenalotto, un miraggio … Ciao, Roberto

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  2. Ciao Francesco,
    nel sito Hasselblad, scorrendo le caratteristiche tecniche, ho notato una gamma di posa da 64 secondi a 1/800 di secondo.
    Questo particolare mi ha sconcertato.
    Stavo già pensando di acquistare questo modello in luogo di reflex 35 mm. di alta gamma, tipo canon 1dx o nikon d1x, ma questa limitazione del minimo tempo a 1/800 di secondo mi lascia perplesso, soprattutto quando sia necessario fare foto di ritratto o fashion in esterni con sole alto, dove la necessità di aprire il diaframma per sfruttare l’ottimo sfuocato di questi apparecchi si scontra con l’impossibilità di compensare con un tempo adeguato.
    Potresti chiarire questo mio dubbio, oppure confermarlo?
    Un saluto cordiale e complimenti per le tue utilissime considerazioni e prove.
    Ciao.
    Massimo

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  3. Buongiorno.
    Articolo interessante ma non posso fare a meno di segnalare qualche imprecisione. Le hasselblad in quanto medioformato progettate per uso specifico in ritrattistica in studio , still life, moda e anche per architettura non sono adatte per l’utilizzo in reportages o eventi come cerimonie. La loro ridotta velocita operativa, la ridotta scala iso , la velocità otturatore limitata non oltre i 1/500 sec , nonché una bassa flessibilitá le rendono molto “settoriali” e subordinate ad utilizzi specifici. Saluto

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    1. Paolo,
      premetto che questo articolo deve essere ancora aggiornato.
      Riguardo alla Hasselblad puoi pensare quello che vuoi ed usarle per quello che ti pare, ma se qualcuno le vuole usare per cerimonie è libero di farlo o no? Per me si possono usare e la sincronizzazione flash a 1/500 semmai è un pregio, non un difetto. La ridotta sensibilità Iso poi non è certo un problema per l’uso con il flash. Non ho mai visto fare cerimonie in interni senza flash, anche se io ho fatto diverse foto di matrimonio con fulframe e senza flash, ma non ero il fotografo ufficiale.
      Ciao, Francesco

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