Digitale versus pellicola

Può sembrare strano che oggi si parli ancora di pellicola. Questo articolo però non vuole fare un confronto tecnico o qualitativo fra la fotografia a pellicola e quella digitale, ma piuttosto fare alcune riflessioni sui cambiamenti avvenuti nell’approccio alla fotografia e nel modo di fotografare avvenuti con il passaggio al digitale.
L’idea l’avevo in testa da un po’ di tempo, a livello di sensazioni e di riflessioni, ma mi ha dato lo spunto per concretizzarla l’osservazione di un Dj, la cui musica ascolto spesso mentre scrivo sul pc, riguardo alla differenza fra una qualsiasi immagine e una fotografia.
La fotografia è nata chimica. Fin dall’inizio le prime fotografie sono state ottenute tramite i sali di argento ed è andata avanti così per oltre un secolo e mezzo.
L’emulsione contenente i sali d’argento veniva inizialmente spalmata su lastre di vetro che poi venivano esposte alla luce. Si è poi passati alle pellicole piane di acetato, poi alle pellicole in rullo, invenzione di Kodak, ed infine ai caricatori, i famosi “rullini”, ma si sono sempre usate emulsioni contenenti sali di argento anche nelle pellicole a colori.
Le lastre o le pellicole venivano poi sottoposte ad un apposito procedimento chimico, sviluppo e fissaggio, che trasformava i sali d’argento in argento metallico ed eliminava quelli non impressionati rendendo visibile l’immagine negativa, Per le foto a colori c’era qualche complicazione in più, si dovevano generare i colori, ma il procedimento era sostanzialmente lo stesso, tranne che per le dia per le quali con il procedimento d’inversione si generava direttamente l’immagine positiva.
Fatto questo era necessario analizzare le foto e per facilitare la cosa si stampavano i provini e infine si passava alla stampa. Anche per questa il procedimento era analogo: si impressionava la carta, questa volta, sotto l’ingranditore e la si sviluppava e fissava come per la pellicola. Alla fine dopo l’asciugatura si potevano vedere le foto.
La maggior parte dei fotografi però non faceva questo da soli, ma si affidava ai laboratori di sviluppo e stampa.
In ogni caso fra il momento dello scatto e la visione delle foto passava qualche ora o qualche giorno.

Oggi con il digitale tutto è cambiato: si scatta una foto, la fotocamera la memorizza sulla scheda e la si può vedere un secondo dopo. Se non piace si può cancellare subito; se piace si trasferirà su un un supporto di memoria più stabile (hard disk, DVD, chiavetta USB) e potrà essere vista su qualunque dispositivo, pc, tablet, smartphone. Di più potrà essere trasferita su una memoria in rete (Cloud) e su un social network in modo da farla vedere a quante più persone possibile. Se si vuole potrà essere modificata e in qualche caso migliorata facilmente sul pc con tanti programmi di fotoritocco. In qualche raro caso sarà pure stampata con una stampante casalinga o tramite un servizio online.

Questi modi diversi di operare hanno avuto delle conseguenze profonde sul modo di fotografare.
Innanzitutto c’è da considerare che fotografare con la pellicola costava. Si dovevano acquistare le pellicole in caricato (da 24 o 36 scatti), pagare lo sviluppo e la stampa oppure acquistare carta e chimici per fare tutto in casa. In ogni caso ciascuna foto aveva un costo non indifferente. Oltre a ciò le foto non si vedevano subito, si poteva solo immaginare il risultato.
Ora invece, una volta acquistate fotocamera e scheda, uno scatto non costa nulla, se ne possono fare quanti se ne vuole senza preoccupazioni. Anche la loro memorizzazione su disco costa pochissimo, visto la riduzione dei prezzi dei supporti magnetici. Inoltre le foto si vedono subito, sullo schermo della fotocamera o poco dopo su tablet o pc. In molti casi le foto si scattano e si rivedono direttamente sugli smartphone.

Tutto ciò determina un comportamento dei fotografi molto diverso da quello del passato con vantaggi e svantaggi.
Con la pellicola si avevano poche possibilità di scatto, si era frenati dal numero limitato di scatti in un rullino e dal costo di ciascuno. Prima di scattare quindi ci si pensava un attimo, si valutava se il soggetto scelto valesse la pena di uno scatto, si curava la composizione e l’inquadratura (le possibilità d’intervento a posteriori erano limitate, nulle per le dia), si regolava al meglio l’esposizione anche se si usavano fotocamere automatiche e la messa a fuoco, infine se era il caso si scattava. Una foto, al massimo due se il soggetto era veramente interessante. Era quindi un tipo di foto pensata e meditata e i risultati mediamente erano buoni.
Certamente c’erano anche i principianti ed i fotografi occasionali, con le famose Instamatic. In questo caso si scttava come capitava, ma i risultati non erano peggiori di quelli ottenuti oggi con gli smartphone oggi. Poi qualche principiante si appassionava e per migliorare comprava direttamente la reflex giapponese, non c’era altra scelta dopo il tramonto delle tedesche a telemetro. Spesso teneva solo l’obiettivo “normale”, 50 mm, con cui era venduta, ma chi voleva fare qualcosa di più prendeva i classici 28 e 135 mm, e andava a fotografare, senza lamentarsi di ingombro e peso. Alcuni lo hanno fatto solo per moda e in seguito hanno abbandonato la fotocamera in un cassetto, altri hanno continuato e in questo caso hanno anche iniziato a sviluppare e stampare da soli, escludendo il colore che facevano solo con le dia a sviluppo incluso.
Per imparare chiedevano ad amici, leggevano il manuale d’istruzioni, libri e riviste, si impegnavano commettendo errori prima di ottenere buoni risultati. Corsi ce n’erano pochi, ma si riusciva ugualmente ad imparare provando ed impegnandosi.
Naturalmente c’erano, come sempre, i professionisti che usavano tecniche particolari derivanti dal loro mestiere ed esperienza per ottenere foto sportive e di cronaca, quando non era disponibile l’autofocus e le reflex che potevano scattare 4-5 foto al secondo si contavano sulle dita di una mano. Per il resto si usava il medio e grande formato.

Oggi con il digitale alcune cose sono più semplici e migliorate, ma altre hanno peggiorato sensibilmente il comportamento dei fotografi o di chi si ritiene tale.
E’ molto più facile scattare: se ci si trova davanti ad un soggetto interessante non si fanno una o due foto, ma decine, in certi casi centinaia, tanto non costa nulla. In questo modo il fotografo esperto può anche provare l’effetto di varie impostazioni per verificare anche sul campo quale può dare il risultato migilore. Poi si selezioneranno sul pc quelle migliori, almeno alcuni lo fanno, ma non tutti (sic!) hanno questa volontà e capacità.
Questo è spesso un fattore positivo perchè si possono verificare varie possibilità per fotografare un determinato soggetto in modo da ottenere i risultati migliori. Ad esempio per i ritratti a persone (non modelli e modelle professioniste) o gruppi scattando due o tre foto velocemente dopo la prima che tutti si aspettano e per la quale posano si ottengono immagini decisamente migliori e più naturali.
Altro vantaggio è la possibilità di vedere molto rapidamente i risultati e valutarli.
Per chi si occupa di foto di cronaca o sportive poi l’autofocus e la raffica risolvono molti problemi, anche se non tutti. Il funzionamento delle attuali fotocamere con gli automatismi che risolvono tutti i problemi tecnici nel 95% dei casi infine consente di dedicarsi prevalentemente a quello che conta davvero nella fotografia: la scelta del soggetto, lo studio della luce e dei colori, la composizione e l’inquadratura.

La facilità di scatto, il funzionamento automatico che garantisce comunque un risultato tecnico dignitoso e la disponibilità di una fotocamera sempre in tasca (lo smartphone) fa però pensare a molti di essere abili fotografi, ma spesso purtroppo non lo sono, senza impegnarsi minimamente ad imparare, a capire cos’è una fotografia e cosa c’è dietro, a imparare come funziona una fotocamera e come controllare le sue funzioni che anche se automatiche richiedono sempre il controllo e la supervisione del fotografo.
Molti scattano senza curarsi molto di composizione e inquadratura, tanto pensano che poi con Photoshop qualsiasi brutta foto possa diventare un capolavoro, cosa assolutamente falsa, e spesso incolpano la fotocamera per gli scarsi risultati. Altri scattano a qualsiasi cosa e in qualunque situazione. Alla fine però di solito ottengono foto brutte e banali. A questo punto cercano qualche artificio per migliorarle e così hanno fatto la fortuna dei filtri artistici. Certi effetti potrebbero essere ottenuti con qualsiasi programma di fotoritocco, ma per farlo è necessario imparare ad usarlo e poi lavorare un po’ per ottenerlo. Molto più facile usare delle cose già preconfezionate. E così sono proliferate in rete le foto elaborate con Istagram e simili applicazioni che cercano di dare un senso ed un valore estetico a foto banali, quasi sempre senza riuscirci e producendo foto tutte simili.
Il risultato è che oggi si scattano molte più immagini di una volta, miliardi al giorno in tutto il mondo, ma veramente poche hanno un qualche valore, esprimono un’idea, dicono qualcosa a chi le guarda e quindi possono definirsi “foto”. Il resto sono immagini destinate a durare un attimo, escluse le foto ricordo, famiglia ed amici, che si sono sempre fatte e che hanno un valore documentativo e appunto … di ricordo.
A questo proposito però c’è molto da pensare e da preoccuparsi. Con le immagini digitali non si ha nulla di fisico a differenza che con le foto su pellicola. Le pellicole e le stampe sono oggetti fisici che come tutto possono deteriorarsi col tempo, ma che se ben conservate durano a lungo. Io ho foto di famiglia che risalgono a cento e più anni fa e sono ancora in buone condizioni. Le foto digitali sono invece immateriali: una serie di bit, 0 e 1, su un disco magnetico o a stato solido che può rompersi, rendendo il suo contenuto illeggibile, in tempi molto più brevi del deterioramento di una stampa. Pochi si preoccupano di questo e pochi fanno un backup che li garantisca dalla perdita delle foto. Anche in questo caso però le foto saranno leggibili con i software disponibili fra 10, 20 o più anni? E per quanto tempo? E chi si preoccuperà dei successivi backup?
In conclusione oggi rischiamo di affogare nelle immagini, fra un po’ di anni rischieremo di non avere più fotografie.

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11 pensieri su “Digitale versus pellicola”

  1. Anche se quello che dici sembra triste hai però accennato a qualche lato positivo. Ne aggiungo un altro: la foto digitale ha “democratizzato” l’immagine, quasi tutti oggi possono giocare con uno scatto. Io vivo da qualche anno in Africa e qui molti ragazzi hanno solo un cellulare per divertirsi a fotografare ed è diventato un mezzo di socializzazione. Ed è piacevolissimo vedere soprattutto le giovani ragazze mettersi in posa come fossero famose top model. Ma niente stampe, per quello occorrono ancora soldi. Ciao
    Renzo

  2. Ottime considerazioni, tutte condivisibili e vere.
    Concordo anche con la ” democratizzazione ” dell’immagine citata da Renzo.
    Tornando alle considerazioni di Francesco, volevo aggiungere che purtroppo le considerazioni fatte, sono lo specchio dei tempi, della “globalizzazione” che ci rende tutti in ogni ambito ” surfisti ” veloci dell’onda, nella notizia, nell’immagine … ahimè inflazionata, nei pensieri, nei valori considerati vecchi e senza valore. Questo tutto a scapito della “lentezza intelligente”, della meditazione, della mancanza di profondità di pensiero, del buon senso, che non porta certo qualità di pensiero anzi !
    Sono pensieri che ho trovato per la prima volta qualche anno fà leggendo ” I nuovi barbari ” di Baricco, uno dei primi che si era accorto di questa superficialità imperante. Non è semplice ai giorni nostri rimanere con i piedi ancorati bene a terra.
    Dalle mie parti c’è un detto ” La gata furiusa, là fà i gatè orb ” ” la gatta agitata e veloce non può che partorire i gattini cechi “.
    Tornando alla fotografia, penso che manchi appunto la voglia di imparare sul serio a cosa significhi fotografare, entrare nello spirito della fotografia, l’impegno a formarsi dal punto di vista tecnico, continuare con l’esperienza, e poi infine c’è chi ha quel tocco in più, quel tocco di classe, quella scintilla, che è innata, questa scintilla non la impari, o ce l’hai o non ce l’hai.
    Questo percorso richiede, tempo, molto tempo, profondità di analisi, calma e professionalità………ma il ” surfista ” deve veleggiare veloce sull’onda, non ha tempo di tuffarsi nelle profondità della conoscenza.
    Complimenti ancora.
    Nick

  3. La moda ha sempre avuto un suo ruolo, in tutte le attività che abbiano risvolti sociali e, ovviamente, la fotografia non fa differenza. Rivedo gli scatti delle vacanze di quando ero bambino e li trovo, per la maggior parte, assolutamente banali. Gente in posa, al mare o altrove, che sorride all’obiettivo. Sintetizzerei che la tecnologia ha reso facile fare foto banali e un po’ meno difficile fare scatti di qualità. Ho fatto recentemente ragionamenti analoghi, sul mio blog, per quanto riguarda la scelta, l’acquisto e l’ascolto della musica.

  4. Il digitale ha reso la fotografia molto meno emozionante: la snervante attesa per vedere le foto stampate e la grandissima gioia nel vederle ben riuscite miste alla delusione per vederne salvate 5 o 6 su 36… Col digitale e macchine che hanno una raffica stellare è fin troppo facile fare foto d’azione, era così bello Dover fare un panning fatto bene per non veder tutto sfocato.., va bè, anche oggi lo si può fare, modalitaà scatto singolo e via, ma aver subito sott’occhio il risultato toglie l’emozione dell’attesa ed a vedere che poi, come in passato, i risultati validi sono pochi rispetto ai tentativi si và di raffica e ciao ciao poesia della fotografia… Certo, la medaglia ha due facce e se tutto ciò che ho scritto fino ad ora rappresenta un lato della stessa vedendolo con pensiero positivo, lo si può girare di 180 gradi e vederlo negativo… dipende dai giorni, a volte rimpiangi il romanticismo e le emozioni dei tempi passati, a volte (il più delle volte) apprezzi appieno le funzionalità degli attuali attrezzi fotografici che sono dei prodotti eccezionali… Anche se di fatto non si stampa più, una volta visto il risultato ci si accontenta di archiviarlo su una Memory card i sull’hard disk, però… però quanto son più belle le fotografie stampate…

  5. Vorrei chiedere la tua opinione sul Medio Formato….Io da anni mi diletto col digitale, ma da un pò di tempo, vista l’impossibilità di spendere migliaia di euro per realizzare qualche foto panoramica e still life in Bianco e Nero, su cavalletto, da posterizzare per bene con ingrandimento in formato A2 (avrei avuto bisogno, credo, di una costosa D800E o roba simile) viste le difficoltà, ho trovato a 100 euro una Moskva 5 in condizioni PERFETTE con un telemetro che è una chicca, per fare il 6×9 e mascherina inclusa per riduzione al 6×6. Portabilità da tablet (quasi…)…..
    Fatti in un certo modo (cavalletto, esposimetro, etc.) vengon fuori negativi divini, e quanto ad ingrandimenti non ho proprio problemi….C’è un pò da lavorare vintage, è vero, sviluppo il negativo con la tank, scannerizzo alla buona e il fotogramma che mi piace lo mando in un laboratorio per la stampa fine art….e se penso che si salta il fotoritocco, le interpolazioni e l’ingrandimento Photozoom, i costi allucinanti delle cartucce a pigmenti, il problema di ricalibrare il monitor, etc….Beh, per il grande formato in Bianco e Nero non penso che potrò eliminare l’analogico….magari, con pò di $, gli affiancherò una D800, ma una Hasselblad digitale costa quanto una vettura….Che ne pensi? Ciao e complimenti per il BLOG!

    1. Franco,
      sul medio formato c’è molto da dire e devo… pensare. Ti risponderò nei prossimi giorni.
      Eccellente il tuo sistema per le foto in bianconero, credo che sia un ottimo metodo. L’unico punto critico che vedo è la scannerizzazione: che scanner usi?
      Ciao, Francesco

  6. Sempre molto interessanti i tuoi articoli Francesco, ti seguo con vero piacere. Un excursus che fa riflettere questo tuo ultimo articolo, soprattutto la conclusione. Il mio negoziante di fiducia ripete da tempo: stampate, stampate. Personalmente ogni quadrimestre creo un album con le cento foto che ritengo più significative, per motivi vari. Con i più cordiali saluti.

  7. Ciao Francesco, sono un pensionato di 74 anni, il tuo magnifico articolo mi ha riportato al tempo in cui giovanotto cominciando con una punta e scatta a pellicola mi sono ritrovato successivamente a sviluppare le foto in casa con un’attrezzatura di diversi milioni di lire e di riviste libri e dispense acquistati sulle bancarelle dell’usato, le sensazioni erano tutte come le hai sapute ben descrivere. Ho venduto la camera oscura e volevo vendere anche il resto ma il tuo articolo mi ha fermato mettendomi nel dubbio. Data l’età ora vado con il computer e stampante e siccome mi conosco , per non spendere in macchine e obbiettivi vari mi accontento di una canon G1X. Complimenti per il tuo articolo. Roberto

  8. Bella considerazione.
    Visto che ho cominciato con una 35mm analogica posso solo dire che un rullino da 36 foto poteva durare anche settimane e se andava male 1 o 2 giorni. Col digitale mi faccio anche 200 foto in un giorno.
    Il limite fisico del digitale forse è la batteria, ma qui ormai si parla di 300/500 foto per ogni ricarica, in alcuni case anche 1000.
    Gigi

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